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Paola
Cavallini, 30 Ottobre 2001: Sconvolgente |
Bim,
12 Ottobre 2001
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Viaggio
a Kandahar
di Mohsen Makhmalbaf
Nafas
è una giovane giornalista di origini afgane, che però vive e lavora
in Canada; un giorno riceve da Kandahar, in Afghanistan la lettera di
sua sorella, nella quale la ragazza (priva di gambe a causa di una mina
sin da quando era una bimba) le annuncia l'intenzione di volersi togliere
la vita in occasione della successiva eclissi solare. Nafas riceve la
lettera con enorme ritardo, e decide quindi di partire immediatamente.
Il suo viaggio sarà però lunghissimo e denso di difficoltà sin dall'inizio:
la giornalista è "persona non desiderata" in Afghanistan a causa dei
suoi numerosi articoli di denuncia, e non potrà entrare per le vie d'accesso
ufficiali; questo la costringerà ad affrontare la via del deserto tra
l'Iran ed il suo paese, con tutti i suoi rischi, ed i suoi strani incontri.
Inizialmente costretta a fingersi la quarta moglie di un anziano nomade,
quando la piccola carovana viene derubata di tutti i propri averi e
l'uomo riprende la via dell' Iran, Nafas decide di proseguire utilizzando
come guida Khak, un ragazzino che è appena stato cacciato dalla scuola
coranica perché non sa recitare alla perfezione il libro sacro. Verrà
poi aiutata da un giovane medico americano e da uno strano personaggio
del luogo che vive di espedienti...
"Viaggio
a Kandahar" è l'opera più recente di Mohsen Makhmalbaf, regista iraniano
ormai di fama mondiale, ed a ben veduta ragione: il suo sguardo lucido
e realistico sull'Iran ed i paesi limitrofi dell'Asia di oggi ci fornisce
un quadro tragico e preciso delle condizioni di vita degli uomini e
delle donne che, ancora oggi, vivono in condizioni che a stento possono
essere definite umane.
Anche in questo film, che è molto più di un documentario (la storia
di Nafas infatti non è certo la cosa più importante del film), possiamo
vedere come più della metà del mondo odierno sia costretta a vivere,
mentre noi occidentali sfruttiamo la maggior parte delle risorse del
pianeta. Nafas, durante la sua breve traversata del deserto incontra
solo disperati: l'anziano nomade rassegnato a fare la spola tra Iran
ed Afghanistan con tutta la sua numerosa famiglia; il giovanissimo Khak
che, cacciato dalla scuola coranica, ha perso ogni speranza di realizzare
il suo sogno di divenire un talebano; il disperato medico americano
che ottiene il rispetto dei suoi pazienti incollandosi ogni giorno la
lunga barba; i pazienti mutilati e sfigurati di un campo della Croce
Rossa che attendono invano un paio di gambe artificiali della loro misura;
le donne e gli uomini in fuga da un paese che non ha più nulla da offrire
a nessuno. Tutta questa gente disperata accetta il proprio destino con
una forza ed una dignità le cui radici affondano nel loro orgoglio etnico
e nazionale, e trovano il coraggio di andare avanti nella disperazione
di non aver altra scelta.
"Viaggio
a Kandahar" è un film terribile, sconvolgente, se ci si ferma a pensare
che tutto quello che ci viene raccontato non è il parto della fantasia
del regista e degli sceneggiatori, ma semplicemente il ritratto della
realtà quotidiana di un intero popolo. Alcune sequenze sono meravigliose
e strazianti allo stesso tempo: il raduno delle bambine alla scuola
iraniana e la lezione delle insegnanti su come evitare le mine antiuomo
a forma di bambola; l'assembramento delle donne coperte dal burka attorno
ad un venditore di cosmetici e braccialetti; la corsa del popolo degli
storpi e dei mutilati verso le gambe artificiali paracadutate dagli
aerei della Croce Rossa. Quest'ultima in particolare ha la grazia coreografica
di un incredibile balletto, ed allo stesso tempo il sapore amarissimo
della disperazione più profonda.
Tecnicamente
segnaliamo la fotografia: assolata, nitida, mai sgranata, che evidenzia
ogni ruga, ogni segno sul viso dei personaggi e sul mondo in cui vivono.
La regia di Makhmalbaf è veramente magistrale nel seguire i personaggi,
i luoghi in cui vivono. Bellissimo il rincorrersi dei primi piani delle
donne nascoste dietro i loro abiti, degli uomini segnati dalle cicatrici;
affascinanti i panorami nella loro assoluta assenza di vita.
Nell'assistere
a questo film il sentimento predominante che assale lo spettatore, oltre
al dolore per ciò che si vede, è la vergogna: la vergogna di chi vive
nell'opulenza e nel benessere più totale e che raramente si sofferma
a pensare a chi davvero non riesce nemmeno a sopravvivere.
"Viaggio a Kandahar" è un film che tutti dovrebbero vedere, in particolare
chi, ancora oggi, si ostina a pensare che l'unica civiltà possibile
sia quella occidentale, e che tutti, al mondo, abbiano le stesse possibilità.
Titolo:
Viaggio a Kandahar (Safar
e Ghandehar)
Regia:
Mohsen Makhmalbaf
Sceneggiatura:
Mohsen Makhmalbaf
Fotografia:
Ebraham Ghafouri
Interpreti:
Niloufar Pazira, Hassan Tantai,
Sadou Teymouri, Hayatala Hakimi, Monica Hankievich, Zahra Shafahi,
Safdar Shodjai, Mollazaher Teymouri
Nazionalità:
Iran - Francia, 2001
Durata:
1h. 25'
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