Stai leggendo:

"La Generazione Rubata" di Phillip Noyce

16 luglio 2002 Recensioni 0 Commenti
Francesco Puglisi, 16 Luglio 2002: Sorprendente
Buena Vista, 22 novembre 2002

Australia, 1931. Dopo essere state strappate alle proprie famiglie, tre bambine aborigene sono rinchiuse in un campo governativo dove saranno guidate nel percorso di integrazione nella società bianca attraverso la totale cancellazione della loro cultura aborigena…


Australia 1931: dopo essere state strappate alle proprie famiglie, Molly (Everlyn Sampi), Gracie (Laura Monaghan) e Daisy (Tianna Sansbury), tre bambine aborigene mezzosangue, vengono rinchiuse in un campo governativo dove un programma prevede l’eliminazione della specie attraverso la loro integrazione nella società bianca (se sposate con uomini bianchi, le mezzosangue daranno alla luce bambini “meno aborigeni” e così via di generazione in generazione, fino ad arrivare alla completa eliminazione della specie). Ma le tre bambine, guidate dalla più grande, Molly, riusciranno a fuggire e seguendo la lunghissima rete anticoniglio ad arrivare al loro villaggio, pur essendo braccate dall’inseguitore Moodoo (David Gulpilil) e da guardie governative sguinzagliate da A.O. Neville (Kenneth Branagh) rappresentante del governo.

Il film più applaudito del Taormina FilmFest 2002, è un film che non ci si aspettava di vedere da un regista come Noyce, che ha diretto pellicole non eccelse come Il Santo o Il collezionista di ossa. Un film bello, sincero, che ha lo scopo di mostrarci cose di cui altrimenti non avremmo visto né sentito parlare. Una storia semplice, folle, vera e per questo drammatica.

La sceneggiatura, tratta dal romanzo di Doris Pilkington, madre della protagonista del film, ci mostra un governo, una società e la loro “follia” che si attua in pieno nel momento in cui si auto-convincono di essere nel giusto quando mettono in pratica il programma di integrazione; ci mostra la diversità tra la popolazione bianca e quella aborigena, la loro impossibilità nel ribellarsi e la loro unica colpa, che è quella di “essere” e di vivere in quel mondo; ci mostra un paesaggio arido, immenso e dispersivo dentro il quale si immergono e si perdono le storie di queste tre bambine, la cui forza e volontà di ritornare a casa coinvolge lo spettatore ed è anche metafora dell’accettare gli altri per quel che sono e di rifiutare ogni tipo di globalizzazione che porti ad un annullamento.

Una regia semplice, che ci fa identificare con le protagoniste e non con i bianchi (l’inquadratura in prima persona della bambina durante la visita di Neville nel campo), che ci mostra il viaggio e l’ambiente che le circonda, e che crea ambiguità in personaggi come Moodoo e determinata freddezza in quelli come Branagh.

Gli interpreti sono eccellenti, non si può rimanere indifferenti di fronte ai volti delle tre bambine; Branagh e Gulpilil sono perfetti. Ottime la fotografia di Christopher Doyle e le musiche di Peter Gabriel.


Titolo: La Generazione Rubata (Rabbit-proof Fence)
Regia: Phillip Noyce
Sceneggiatura: Christine Olsen
Fotografia: Christopher Doyle
Interpreti: Everlyn Sampi, Tianna Sansbury, Laura Monaghan, David Gulpilil, Kenneth Branagh, Deborah Mailman, Ningali Lawford, Jason Clarke, Myarn Lawford, Garry McDonald, Roy Billing, Andrew S. Dilbert, Ken Radley, Don Barker
Nazionalità: Australia, 2002
Durata: 1h. 34′


Percorsi Tematici

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Scrivi un commento







Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure puoi iscriverti alla pagina senza commentare.

Incassi dal 23 al 25 settembre