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"La zona" di Rodrigo Plá

1 settembre 2007 Recensioni 3 Commenti
La zona

Sacher, 4 Aprile 2008 – Ficcante

I residenti di una zona residenziale di Città del Messico sono scioccati dall’omicidio di un’anziana donna da parte di tre ragazzi che hanno superato il muro che separa la Zona dal resto della città. Non riconoscendo l’autorità della polizia, i residenti si mettono in caccia dei responsabili…


Mario Zaragoza in La zonaOpera prima del regista Rodrigo Plá (alle spalle due cortometraggi qua e là premiati), presentata nelle “Giornate degli Autori” di Venezia 64, La Zona – nome che evocava suggestioni tarkovskiane – spinge forte sull’aberrazione del reale, ipotizza un nucleo societario che esplicita la divisione classista attraverso la materialità di un accesso invalicabile. Gli stessi abitanti dell’area sembrano non voler prendere in considerazione l’entità “esterno”, dando vita quindi a un sistema sociale completamente auto-referenziale. La riproduzione in vitro di un nucleo umano è per giunta completa a tutti i livelli, dal momento che gli zelanti condomini non riconoscono neanche l’autorità della polizia cittadina, la quale comprensibilmente si presenta alla porta dopo l’avvenuta intrusione.

Alan Chávez e Maribel Verdú con Daniel Giménez Cacho sullo sfondo in una scena di La zonaPlá riesce nell’intento di mostrare gli effetti di queste premesse inserendoli all’interno di meccanismi da thriller piuttosto serrato, conservando così l’appeal della vicenda e l’interesse per la storia; il protagonista è il giovane Alejandro, rampollo di una famiglia residente nella Zona e fulcro, nel giorno del suo compleanno, di una impaurita caccia all’uomo tra i villini familiari. Il regista sceglie l’occhio di un ragazzo per mettere in discussione lo status quo, eppure lo circonda di un gran numero di personaggi, ognuno credibile e portatore di una sensibilità propria. Essenziale per la riuscita di un film che si pone delle domande è l’avvalersi di personaggi non interamente positivi (o negativi). Nei padri di famiglia della Zona, quindi, si nota buonsenso e sincera preoccupazione, pur inficiati da una grave miopia di fondo.

Dalla somma di tante visioni del mondo risulta il quadro di una comunità impaurita e quasi ingenua nella sua incapacità di relazionarsi con l’Altro. Tanto efficace nel rispondere delle esigenze dei suoi membri, quanto spaesata di fronte alla messa in discussione dei propri valori. Quando la colpa, come spesso succede, si trasforma in paranoia e poi violenza, nessuno degli “esterni” riuscirà ad arrestarne lo sviluppo (si veda la disperazione negli occhi della madre di uno dei ragazzi, costantemente aggrappata ai cancelli).

Alan Chávez in La zonaDecisamente tra le sorprese più belle di questo Festival, La Zona è forse il film migliore nel gruppone delle sezioni esterne al concorso, e ha subito convinto tutti con la sua solidità. Plá stupisce per il ritmo che imprime al film, senza punti morti eccetto qualche esitazione prima del finale. Le sferzate conclusive schivano saggiamente una risoluzione facile e dimostrano che La Zona ha centrato il bersaglio. Non è un film che apre gli occhi su una contraddizione nascosta, al contrario analizza una tematica globale che già alberga nelle coscienze; serve però l’importante proposito di testimonianza di noi stessi.


La locandina di La zonaTitolo: La zona (Id.)
Regia: Rodrigo Plá
Sceneggiatura: Laura Santullo
Fotografia: Emiliano Villanueva
Interpreti: Daniel Jiménez Cacho, Maribel Verdú, Carlos Bardem, Daniel Tovar, Alan Chávez, Mario Zaragoza, Marina de Tavira, Andrés Montiel, Blanca Guerra, Enrique Arreola, Gerardo Taracena
Nazionalità: Messico – Spagna, 2007
Durata: 1h. 37′


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Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. Realpolitic scrive:

    Salve, ho visto il film e faccio i bei complimenti per la complettezza con cui l’ha analizzato, rimanendo pero sempre sul piano filmico… abitare in messico non è facile e una scelta come quella di questi cittadini (che sicuramente sono più consapevoli, civili, coscienziosi e “umani” delle migliaia di tagliagole, sicari, spacciatori che impazzano sempre più nelle zone densamente popolate messicane) non può che essere condivisa, quei tre “ragazzi”, ma preferirei chiamarli vili assassini se consegnati a una delle polizie più corrotte del mondo potrebbero: 1. venire subito scambiati per favori o mazzette dalle loro ghenghe di adulti che conoscono tutti i benefici dello sfruttamento di giovanissimi criminali, 2. finirebbero in una prigione o riformatorio, non so se li avete visti in qualche reportage o sentito parlare, ebbene liè tutto in mano alle bande interne che hanno armi e droga a non finire, le guardie malpagate quando va bene sono in pieno intrallazzo, quindi chi viene inghiottito da una delle carceri (comunque per breve tempo, il paradosso è che le pene in messico ma anche in molti altri paesi latini sono lievi, forse perchè i magistrati sono al corrente dell’inferno che rappresentano) ebbene per dei ragazzini si pone solo il quando e quanto saranno brutalizzati, oppure, se gli va bene un blood-in iniziare una carriera in una ghenga affermata, magari la ms13.
    insomma, fine della storia, alla fine del film non ho potuto che essere felice di come sono andate le cose, suggerendo ai residenti di rinforzare un poco di piu le difese esterne.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dell’apprezzamento alla recensione, ma io trovo normale che ci si concentri sull’aspetto cinematografico di un film invece di parlare di politica, anche perché in questo caso c’è il forte rischio di allineare il giudizio cinematografico alle idee politiche di chi scrive e/o chi legge. E’ giusto invece contestualizzare il mondo raccontato nel film, quando serve e ne vale la pena, ma proprio in virtù del fatto che nel corso del film nulla viene realmente detto del mondo al di fuori della Zona, sono d’accordo con la scelta di Tommaso di non allargare il discorso all’esterno.

    Detto questo, io non conosco la situazione del Messico ma rinchiudersi in un ambiente chiuso e lasciare il controllo del territorio alla malavita è la cosa peggiore che si possa fare. Vero che non toccava a questi cittadini far qualcosa per cambiare le cose, ma la fuga penso che in generale sia la scelta sbagliata. Mi viene da pensare alla lotta alla mafia in Italia: se tutti i cittadini onesti del sud emigrassero e lo Stato smettesse di opporsi, sarebbe una sconfitta totale per la civiltà…

  3. rumen scrive:

    volevo dire che secondo me questo film dopo tutto vuole fare capire che nel mondo ci sono ricchi e poveri.da:rumen.

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