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"Le Ultime 56 Ore" di Claudio Fragasso

7 maggio 2010 Recensioni 31 Commenti
CineFile

Medusa, 7 Maggio 2010 – Televisivo

Il Colonnello Moresco è a capo di 12 soldati che si ribellano per denunciare le conseguenze dell’uso di proiettili all’uranio impoverito. Per farlo scelgono un atto estremo, e chi gli si oppone è il Commissario Manfredi, uomo d’azione e negoziatore capace…


Gianmarco Tognazzi in una scena di Le Ultime 56 OrePuò una giusta causa essere sufficiente ad assegnare un buon giudizio a un film? E’ questa la domanda che sorge spontanea all’uscita dalla sala cinematografica dopo aver visto Le Ultime 56 Ore di Claudio Fragasso, che in passato ha firmato la regia di Palermo Milano sola andata e del seguito, Milano-Palermo: il ritorno, oltre che di diversi altri lungometraggi d’azione e, precedentemente, horror.

Luca Lionello in Le Ultime 56 OreIl film affronta meritevolmente la tematica dell’utilizzo dell’uranio impoverito per rivestire la parte esterna dei proiettili utilizzati in zone di guerra. Il vantaggio, messo tra virgolette, è quello di rendere più potenti i proiettili stessi. Ma tale “vantaggio” porta con sé il rischio, anzi: la certezza, di provocare gravissime forme di cancro in coloro che vengono contaminati dalle radiazioni, sia sui soldati che, peggio ancora, sui civili. I soldati italiani, in particolare, non sono mai stati avvertiti di questo pericolo e mai gli sono stati forniti strumenti di protezione. Questo è il motivo che porta alla ribellione dei soldati guidati dal Colonnello Moresco (Gianmarco Tognazzi), che vuole rendere pubblico questo scandalo. Altro protagonista del film è il Commissario Manfredi (Luca Lionello), tipico personaggio da film d’azione, un po’ anarchico e molto coraggioso, capace di muoversi nelle situazioni più difficili.

Luca Lionello e Nicola Canonico in una scena di Le Ultime 56 OreQuesto è il contenuto del film, meritorio nella tematica, un po’ banale nello svolgimento, condannato alla mediocrità dalla forma. La regia è classicamente televisiva, semplice semplice, piatta e poco capace di appassionare. E’ una regia che subisce l’azione invece di guidarla. Non è la cinepresa che riprende le situazioni, ma le situazioni che si fanno riprendere dalla cinepresa. Il ruolo del regista si risolve nel tentativo di rendere il più spettacolari possibile le scene d’azione, senza lasciare nulla da intuire, senza vero linguaggio cinematografico. Quando l’azione cede il passo al racconto delle vicende di contorno viene fuori tutta la difficoltà a narrare una storia e il ricorso alla banalità è l’unica via d’uscita. Alla fine ciò che rimane è la denuncia politica. Potrebbe anche essere sufficiente, ma chi cerca il Cinema resta decisamente con l’amaro in bocca.


La locandina di Le Ultime 56 OreTitolo: Le Ultime 56 Ore
Regia: Claudio Fragasso
Sceneggiatura: Rossella Drudi
Fotografia: Patrizio Patrizi
Interpreti: Luca Lionello, Gianmarco Tognazzi, Barbora Bobulova, Simona Borioni, Nicole Murgia, Libero Di Rienzo, Primo Reggiani, David Coco, Francesco Venditti, Luigi Maria Burruano, Nicola Canonico
Nazionalità: Italia, 2010
Durata: 1h. 47′


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Attualmente ci sono 31 commenti a questo articolo:

  1. Mirko scrive:

    Ieri ho visto il film “Le Ultime 56 ore”

    L’ho trovato bello, avvincente e coinvolgente tanto che nel finale la commozione mi ha avvolto e sorpreso, ma non potevo reprimerla come molti altri presenti in sala. L’emozione e i sentimenti che il film trasmette sono talmente forti da travolgere anche un pezzo di marmo. La tematica di denuncia è trattata attraverso un giallo ben fatto pieno di adrenalina e suspance, ma con una poetica davvero rara per ciò che viene definito un thriller di denuncia sociale. Per me è molto di più c’è un mondo da scoprire dentro il plot del film davvero inusuale e ben congegnato. Gli attori del cast rispondono con grande partecipazione ed impegno al film aderendo ai personaggi in modo perfetto. Tra i tanti voglio citare il protagonista Gianmarco Tognazzi (grandissimo) Barbora Bobulova (eccellente) e Luca Lionello in un fantastico ruolo da negoziatore. Senza nulla togliere agli altri tutti degni di nota come la giovane promessa Nicol Murgia, Primo Regiani e Simona Borioni, ma anche Francesco Venditti, Maurizio Merli, Nicola Canonico e Simone Sabani. Il film parte alla grande in una scena di guerra girata in modo raro per un film italiano davvero coinvolgente come la scena della rapina davvero mitica. La cosa incredibile e ritrovare la stessa maestria registica nelle scene drammatiche e intimiste per poi tornare alla suspance da giallo. Vi assicuro che resterete incollati alla sedia per tutto il tempo con il cuore palpitante per le numerose e forti emozioni. Assolutamente da vedere.

  2. Alessandro scrive:

    Sono il recensore… e mi rivolgo a Mirko… non ti sembra di aver esagerato un pò con la sviolinata? Hai letto la mia recensione? Perchè non rispondi alle critiche che ho fatto alla pellicola?
    Disponibile al confronto…

  3. mirko scrive:

    Sono il recensore… e mi rivolgo a Mirko… non ti sembra di aver esagerato un pò con la sviolinata? Hai letto la mia recensione? Perchè non rispondi alle critiche che ho fatto alla pellicola?
    Disponibile al confronto.

    Io sono un sempice spettatore amante del cinema originale come questo, non un critico, non faccio cinema ma lo vedo da pubblico e come tale posso esporre quanto penso dei film che vedo, li confronto con i miei amici e ne discutiamo fino a notte fonda come nel caso delle ultime 56 ore. cosa dovrei rispondere non capisco. Il pubblico dice quanto ha provato e cosa ha provato vedendo un film ,non c’è altro da aggiungere se non il fatto che lei trova televisiva e mediocre addirittura banale una regia che se davvero fosse televisiva le assicuro che la tv farebbe ascolti record e invece è il contrario per quanto ci propinano. Non capisco cosa lei intende per televiso, da fruitore e amante del buon cinema le ultime 56 ore, avvince e incolla alla sedia, fa battere il cuore, ha suspance e colpo di scena finale come in un buon giallo, per poi commuoveri sinceramente. Cosa si può volere di più da un film che ha anche il pregio d’informarci su dei fatti sconosciuti? .E poi ripeto, mai si vedono certe scene così belle in un film italiano, è davvero raro vederle oggi.
    Mirko

  4. pasquale scrive:

    Ma siamo andati a vedere lo stesso film?? Io ero in una sala con poco più di 20 persone e quasi la metà ha abbandonato la sala durante il film. Per prima cosa ha un passo, un atmosfera ed un respiro assolutamente televisivo della peggior specie. Il problema è che tutto il film si regge sulla scena d’azione nell’apertura, ben fatta sul piano della regia, ma nel panorama di oggi siamo abituati a tutt’altro.
    Scene drammatiche ridicole rese tali da interpretazioni assolutamente insufficienti (la gente rideva in sala).
    Poi anche ai reparti tecnico-artistici (come la fotografia) non è che hanno reso il film tanto più spettacolare ma anzi……. l’hanno avvicinato ancora di più a cosa siamo abituati a vedere in tv.
    Il cinema di genere che tanti ci invidiano implicava costantemente un’osare e sperimentare sotto il punto di vista sia tecnico che artistico che in questo film non è presente. E’piattamente televisivo! Nn so come sia stato possibile che sia acceduto al finanziamento del ministero. 4/10

  5. Roberto scrive:

    Ho visto le ultime 56 ore giovedì scorso con un gruppo di amici dai 30 ai 40 anni. Avevamo visto prima il film tanto strombazzato di denuncia della Guzzanti che tutto è meno che un film e secondo (noi) non è neanche un documentario. Siamo pubblico amante del cinema ben fatto, non critici, ma il cinema si fa per il pubblico e noi vediamo tutto o quasi tutto per amore del grande schermo. Questa premessa per dire che se c’era un film meritevole di andare a Cannes come denuncia vera, svolta in un contesto originale, nuovo e avvincente, quello era ed è “Le ultime 56 ore” di Fragasso. Autore che stimiamo e seguiamo da anni. I film vanno analizzati per ciò che sono e trasmettono, questi commenti atti solo a denigrare lasciano il tempo che trovano. E’ evidente la rabbia di chi vorrebbe, ma non ha capacità registiche di tale livello e professionalità. Concordo con chi prima di me ne esalta le rirpese d’azione che vorremmo vedere sempre più spesso nel nostro cinema, davvero fantastiche e inimitabili. Avendo poi sentito da Fragasso in tv, con quanti pochi mezzi e tempi brevi è stato in grado di girarle, viene chiara la domanda di cosa sarebbe capace di fare se solo avesse la metà del bugdet di altri film, ma non quelli americani mi riferisco alle solite commedie. Solo con uno come lui il nostro cinema potrebbe tornare ad essere apprezzato all’estero. Ho anche letto che il film è stato subito selezionato per l’europa e non ne avevo dubbi, dove rappresenterà l’italia. Sul discorso televisivo, rido, anzi ridiamo pensando alle imbarazzanti fiction che spacciano per genere, girate con i piedi, sciatte e cialtronesche e la cosa strana o forse comica è che tutto iniziò in tv, copiando Fragasso dopo il suo bellissimo Palermo Milano, ancora inarrivabile dopo le tante squallide fiction. dove la regia non si sa proprio cosa sia e dove le storie tutte uguali non hanno mai un pizzico di originalità. Comunque anch’io mi domando (anzi, ci domandiamo) se abbiamo visto lo stesso film, la sala non era pienissima, questo è vero ma non c’erano 20 persone ma più di cento. La gente rideva alle battute dell’attore malato e ai duetti davvero simpatici tra i due giovani nell’ospedale. Ma batteva le mani e si commuoveva dove era giusto farlo, per non parlare dell’applauso finale da groppo alla gola, scattato ancor prima dei titoli di coda. Quindi invece di dileggiare, studiate per capire quello che a noi pubblico piace vedere. Inoltre la denuncia sociale di questo film ha mostrato coraggio da vendere andando contro un problema che ci riguarda tutti perchè è di morte da radioattività che si parla, e tutto quanto è successo attorno a questo film sta a dimostrare che non si vuole far sapere la verità ripiegando su scandaletti più alla portata di tutti. La morte fa paura e quindi si oscura. Solo per questo va sostenuto sempre, senza dimenticare l’originalità delle due storie che s’intrecciano in una unica e sola con il colpo di scena finale. Fragasso è un grande regista, forse troppo grande in questo paese di filmettini di cui in tanti non ne possiamo più. Spero non si sia pentito di aver voluto cambiare, scegliendo un tema tanto scottante e che continui a regalarci emozioni.

    Roberto e dieci altri amici di Roma.

  6. Alessandro scrive:

    Eccomi… scusate il ritardo. Sono stato via nel week end e al ritorno ho trovato queste mail, che mi fanno molto piacere. Il confronto avevo chiesto e il confronto c’è stato.
    Entrando nel merito delle cose che avete scritto, beh… personalmente mi trovo più daccordo con Pasquale, ma questo va da se. A Mirko, Roberto e ai suoi amici voglio innanzitutto dire che tanto non condivido le loro opinioni, quanto le rispetto. Lo faccio perchè sono assolutamente ben circostanziate e perchè toccano almeno un punto sul quale mi trovo daccordo. Avete assolutamente ragione quando dite che questo film è originale rispetto al panorama cinematografico italiano. L’Action Movie non è mai stato un tipo di cinema molto battutto da noi. Se vogliamo c’è stato Umberto Lenzi che negli anni ’70 è stato il capostipite del cinema noir italiano, fatto di sparatorie, inseguimenti e scene d’azione. Un genere che conta tra le sue file titoli quali “Milano odia: la polizia non può sparare”, “Napoli Violenta”, “Roma a mano armata”, ecc…
    All’epoca era considerato un cinema di serie B, mentre ora è stato rivalutato, grazie anche all’apprezzamento che Quentin Tarantino ha espresso per quei film.
    Ecco, quando ho scritto questa recensione ho pensato a quel cinema e mi sono domandato se stavo facendo un errore nel dare un giudizio negativo. La risposta è quella che avete letto, ma voglio dire anche il perchè.
    E’ vero che fare un film d’azione merita rispetto, perchè in Italia non se ne fanno. Ma i limiti di questo film sono evidenti. Mi viene in mente una scena in particolare.
    Quando i soldati sono blindati nell’ospedale e la polizia lo ha circondato, ad un certo punto i primi cominciano a sparare. Beh… non vi è sembrata una recitazione grezza quella di Luca Lionello, che prima urla “Tutti a terra!!” e poi si tuffa sull’asfalto? Mi è sembrata una recitazione meccanica e forzata, quasi ridicola…. e questa è stata solo la punta dell’iceberg…

  7. emerico scrive:

    Mi rivolgo a tutti coloro che parlano male del film le ultime 56 ore… Io parlo da spettatore che ha visto un film ricco di contenuti…. e per me di ottima fattura… Ma non voglio discutere sulle fattezze del film un po perchè non ne sono all’altezza un po perchè sono rispettoso delle opinioni altrui e un sostenitore di “de gustibus disputandum est… Credo tuttavia che un film debba essere visto per mille altri motivi.. credo che non si debba andare al cinema solo per ridere… o per vedere film che parlano di cose fantastiche.. spesso racconto ai miei bambini (che ho rischiato di non vedere crescere) con quanta trepidazione assistevo alle puntate di spazio 1999 che parlava di macchine volanti.. e uomini con tre nasi….siamo nel 2010 ed ancora non è successo nulla….. Credo che il cinema proprio perchè è un mezzo di informazione importante… e che attraverso il grande schermo vadano soprattutto trasmessi valori.. verità nascoste.. giustizia… e … soprattutto rispetto!!!
    Ragazzi giovani e pieni di voglia di vivere che ci hanno lasciato la pelle per gli interessi vergognosi economici e personali di alcuni… Un recensore su un altro sito poi definisce il film fascista… veramente non capisco come questo strumento utile per molti esseri pensanti possa essere utilizzato da gente che apre bocca e gli da fiato… Io sono uno di quelli che al ritorno di una missione nei Balcani si è trovato a combattere contro un cancro di 24 cm in mezzo ai polmoni, per l’esposizioni alle radiazioni ionizzanti per l’uranio impoverito..Ho fatto 12 cicli di chemioterapia e 20 cicli di radioterapia ho combattuto la mia battaglia ed ho vinto… Il fatto però che sia stato più fortunato degli altri non mi da diritto a sputare addosso a quelli che meno fortunati di me hanno combattuto e perso.. Il film va visto e apprezzato per il coraggio che regista, sceneggiatore e visto la pessima pubblicità che dementi come voi gli fate anche la Produzione che sapeva di andarsi a scontrare contro gli stupidi, i superficiali e gli omertosi come voi…
    Se per voi vedere un film significa solo vederne le fattezze senza fermarsi sui contenuti… la proissima volta vai a vedere “Topolino va in vacanza”.. vedrai li c’è poco da capire… Magari un giorno quando prenderai le mie medicine capirai cosa significa per te e che ammirazione hai nel veder gente che ha il coraggio di dare voce al tuo dolore.. ai tuoi urli nel deserto!!
    Grazie a tutto il cast Regista sceneggiatrice e Produzione per cio che avete fatto Grazie davvero!!

  8. pasquale scrive:

    Caro Roberto,
    ma non ti sembra che dopo una campagna pubblicitaria a tappeto (anche sull rai e mediaset) cartelloni appiccicati dapertutto e sopratutto 180 sale; se il film sia realmente riuscito come tu lo descrivi allora non dico tanto ma un pò più di 140 mila euro in 10-11 giorni li avrebbe dovuti fare sopratutto dopo che la miglior pubblicità è il passaparola tra gli spettatori?? Allora secondo le tue parole questo film avrebbe dovuto almeno incassare i soldi che hanno speso per pubblicizzarlo, ma non è stato così. Un pò sicuramente è da attribbuire al fatto che hanno scelto un momento in cui mandarlo in sala non dei migliori, dall’altro la maggior parte della gente che è andata avederlo non è stata soddisfatta dei risultati e non ha certamente consigliato i propri conoscenti di andarlo a vedere.
    Io poi di televisione ne vedo ben poca ma mi ricordo bene dei flash di “distretto di polizia” e simili e ti dico che il taglio del film a livello visivo e recitativo si avvicina molto a quello delle fiction di canale 5 .
    Fragasso è lo stesso che ha sfornato con probabilmente un terzo del budjet di questo film “Teste Rasate”, quindi secondo me non è un problema di soldi e mezzi (che poi aveva) ma idee e voglia di sperimentare come faceva una volta.

  9. pasquale scrive:

    Emerico,
    ma trovo che il tema debba essere stato trattato con molta meno superficialità perchè il punto di forza del film assieme al regista è proprio questo tema.
    Se fosse stato “usato” nel modo giusto avrebbe alzato un polverone mediatico come pochi, non dalla mera pubblicità sulle tv ma proprio dal passaparola degli spettatori.

  10. Roberto scrive:

    Per Pasquale,
    sinceramente non me ne intendo di pubblicità, manifesti o altro, però io e i miei amici abbiamo faticato a trovare la sala del film, a capire quale fosse il film che volevamo vedere perchè non esistevano locandine facili da identificare, premetto che l’unica cosa vista che ci ha interessato è stato il trailer a notte fonda, dove si capiva che era un buon film. Però in giro per la città manifesti zero, le trasmissioni in tv non lo so perchè non la guardo, in rete invece ho trovato molto, ma solo in rete su film. La sala dove siamo andati noi faceva un solo spettacolo al giorno, quello dell 22,30. e l’altra dove volevamo andare a porte di roma solo due spettacoli, alle 15,30 e alle 18,30. Ora non sono un esperto,ma non mi sembra che sia stato così visibile come dici. Molti altri nostri amici non sapevano nemmeno che fosse uscito. Quindi non mi sembra che ci sia stata tutta questa pubblicità. Ma poi cosa c’entra con il merito e la bellezza del film, nn capisco questa esagerata acredine nei confronti di un film che ha cambiato una pagina di storia e che nulla ha che fare con il poliziesco anni 70. Perchè questo ha delle scene decisamente raffinate non si possono confrontare siamo ad alti livelli. Rispondo anche all’altro che faceva il paragone con distretto di canale 5, che al confronto è un fotoromanzo fatto male. Hanno copiato Fragasso copiando anche male per incapacità, ma torniamo al ciema, si parla male di Lionello dandogli del ridicolo e del rozzo, ma perchè? E’ un bravo attore diverso da quei damerini o pupazzi senza voce che girano nel nostro cinema, finalmente diverso e particolare. Mi sembra che sia tu che l’altro vogliate criticare tutto ciò che è diverso e che, fortunatamente si distacca dall’omologazione degli attori, storie e registi praticamente tutti uguali e allo stesso livello, tanto da confonderne uno con l’altro. Allora è proprio un difetto tutto italiano che per non far sfigurare la maggioranza dei mediocri si livella tutto per non far passare la diversità, bocciando l’eccell enza. E adesso rispondo anche per la tematica del film e come è stata trattata. Anche qui il coraggio e l’originalità d’inserire due strade diverse come fossero due film che poi s’incontrano per arrivare al cuore della storia e quindi terza parte, non solo è innovativo e interessante, ma l’equilibrio che c’è tra le tre storie è bello e avvincente, cu tiene con il fiato in gola fino alla fine. Inaspettata commozione finale e messaggio denuncia che ti arriva dentro anche se non lo vuoi. Non credo possa fare esempi di un simile intreccio per altri film italiani, almeno fino ad oggi. Questo film poi porta alla discussione dopo la visone e dopo essersi ripresi, se ne parla tantissimo, quindi qualcosa nasce e fa scattare e la dimostrazione è anche in questo blog, se ne discute appassionatamente. Ultima cosa non capisco perchè si debba sempre criticare chi almeno ci prova a fare qualcosa di diverso e lo fa bene, chissà quando un altro film come questo che ci emoziona e appssiona così d anon msmettere mai di discuterne. Per lo scarso pubblico a parte la poca visibilità, penso sia dovuto al messaggio di morte e tumori che fa da respingente alla gente. E sinceramente anche io avevo paura di vedere un film diverso da quello che ho visto. La fiducia da sempre in Fragasso ci non mi ha mai deluso, ma per chi non lo conosce il respingente è stato fortissimo.
    Lo voto adesso perchè non l’ho fatto prima da 1/10 10.

  11. Roberto scrive:

    Sempre per Pasquale avevo dimenticato la cosa più importante,
    da fruitore accanito di cinema, posso dirti che il polverone mediatico mancato su film è stato ordinato e voluto da chi non voleva far sapere dell’uranio impoverito, ignorando arginandolo. Ho letto tempo fa che si doveva fare un fulm sull’uranio impoverito che poi è stato bloccato oppure l’hanno fatto e non è mai uscito adesso non ricordo bene, però è evidente che questo film proprio non lo volevano e non sta certo a me dire (basta avere un poco di cervello leggendo i giornali e confrontarne più di uno) che si manovrano le notizie a seconda di quanto e cosa fa comodo, l’indifferenza è da sempre in poitica, l’arma migliore per oscurare, mentre la polemica è miglior pubblicità. Ho seguito tutto in rete su questo film e ne ho lette di dichiarazioni da parte degli interessati per confermare quanto penso. Ormai è tutto pilotato un succeso o un insuccesso, dipende dal messaggio che viene dato. Comunque adesso basta vorrei solo parlare di brutti film o di bei film che restano e non si fanno dimenticare appena si accendono le luci in sala. Ciao a tutti e viva il cinema “diverso”

  12. barbara scrive:

    Credo che nessuno abbia mai creduto alla falsa pubblicità circa il film denuncia e quindi pochi si siano fatti intimorire dalla trama di questa pellicola.
    Che dire, l’ho visto questo fine settimana e più che essere commossa nel finale ero sconcertata dalla pessima, ma realmente pessima realizzazione. Avrei voluto un Matteo Garrone a dirigerlo e sono sicura si sarebbe MERITATO IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO; o almeno avrebbe avuto quel non so che di diverso: CINEMA!!!!
    voto 3/10

  13. Alessandro scrive:

    Pur felicissimo della discussione che si è accesa, anche io cercherei, a questo punto, di mettere un punto alla discussione, e non perchè voglio l’ultima parola, anzi…. ma perchè ormai credo sia stato detto tutto quello che doveva essere detto. A Emerico dico che il mio voto è fortemente influenzato dalla tematica del film che, come dico espressamente, è assolutamente meritoria. Ne vorrei mille di film del genere, anzi, direi che proprio i film di denuncia sono quelli che preferisco. Quindi leviamo dalla discussione le critiche sulla tematica, perchè non credo ci sia nessuno che critica QUESTO aspetto del film. Il problema è il modo in cui la tematica viene presentata e sviluppata. E’ qui che cade la mia critica e cade ancora più pesante proprio perchè un argomento del genere meriterebbe ben altra attenzione. Sono daccordo con Barbara quando si domanda cosa sarebbe venuto fuori da un regista meraviglioso come Garrone. Certamente non un film d’azione dietro il quale la denuncia resta indebolita. Ma, io credo, un film di analisi di una tragedia che ha colpito molti uomini ai quali va dato il rispetto che meritano tutte le vittime di decisioni e menefreghismo altrui.
    Detto tutto questo resta il fatto che il film è un buon film d’azione, realizzato (secondo me) male ma tutto sommato diverso dal classico cinema italiano. Se si riuscisse a far crescere questo tipo di cinema per avvicinarlo, per dire, a quello che viene fatto in Francia, sarebbe un ottimo risultato, ma per ora mi sembra ci siano ancora dei limiti enormi…
    E comunque per denunciare un fenomeno credo sia sempre meglio puntare sull’analisi e non sulla spettacolarizzazione, ma questa, forse, è solo un’opinione…

  14. Cristina scrive:

    A me invece (in risposta a Barbara) è proprio piaciuta la diversità nel film di denucia che non capisco come fa a definire falsa, forse hanno sbagliato a puntare al contrario sull’azione in unfilm che con l’azione non ha nulla a che fare se non quelle belle scene inizali. Garrone a mio avviso è un regista sopravaluto e molto aiutato da quella spint apolitica che questo film non ha avuto, perchè se alle spalle non ci fosse stato il bellissomo romanzo di Saviano e tutto quello che si è trascinato dietro, Gomorra al cinema non lo avrebbe visto nessuno. Mentre il Divo di Sorrentino che è stato “oscurato” da Gomorra film, è la dimostrazione di come il cinema è cinema, tra creatività ed invenzione, nella oniricità della storia e nell’originalità delle rirpese. Gomorra film è poco più ce un documentario stanco, Il Divo è cnema puro. Chiarito questo ribadisco che il fil “Le uLtime 56 ore” di Fragasso che a me non è dispiaciuto affatto, andrebbe premiato per il coraggio di osare nel modo di esprimersi su più forme come il cinema dovrebbe fare, con ritmi incalzanti e suspance si può portare sullo schermo anche la denuncia e se il messaggio di denuncia non fosse stato affossato dai media le cose sarebbero andate diversamente in un pubblico attento a qu anto accade attorno a noi. La plitica purtroppo entra in tutte le cose facendo figli e figliastri ed io che vivo ai “margini” dello spettacolo so quello che dico. S enon fai parte di un certo carrozzone non si scommette su dite, non vieni protetto ne aiutato e difeso come al contrario si fa con altri ache quando fanno ei film decisamente “insignificanti” ma, intoccabili nelle critiche e quant’altro. Insomma in Italia gli indipendenti vengono bastonati da ogni parte, o ti allinei o vieni distrutto e poi si almentano che da noi storie originali e diverse non vengono fatte per mancanza di coraggio degli autori, è tutta una barzelletta falsata. Voglio dire anche una cosa da donna, che nessuno ha ancora menzionato qui. Nel film le ultime 56 ore oltre ad essermi emozionata e ad aver apprezzato al trama gialla per uno scopo nobile come quello sul’uranio impoverito, ho apprezzato la scrittura felice dei tre personaggi femminili. Raramente si vedono personaggi di tale spessore che mai cadono nello steriotipo isterico, dove le donne non sono figurine di contorno al servizio dei ruoli maschili, ma alla pari, donen forti e in età diverse che agiscono in modo indipendente restando protagoniste di se stesse. Rarissimo nel nostro panorama Italiano. Ho anche apprezzato l’abilità nel strappare anche qualche sorriso nella tenerezza del giovane parà balbuziente che sta a rappresentare la sardegna (Torrias) (afflitta più di qualunque altra regione dai tumori indotti dall’uranio impoverito) nel suo rapporto con la piccola Valentina. E nelle battute di Burruano, davvero perfette, impossibile non ridere tirando anche un sospiro di sollievo dopo tanta adrenalica angoscia. Sono tant ele cose positive di questo film è vero che ci sono anche degli svarioni o scivoloni, che si fanno perdonare per l’insieme. Se questo film è il primo tentativo di un nuovo modo di fare cinema allora va sostenuto, le ciambelle con il buco al primo tentativo non vengono mai, va sostenuto incitandolo ad insistere in questo senso. Solo questo tipo di cinema può aspirare ad essere esportato e come ho letto, infatti, “Le uLtime 56 ore” sarà dstribuito in europa a livello nazionale nei circuiti normali e non in quelli “ghetto” come accade in america, poi in italia si grida al miracolo ma in realtà per chi ci è stata come me, i film in america vengono fatti vedere solo alle comunità italoamericane, nelle università a titolo di studio infomativo per gli studenti di lingua italiana. Solo se vinci un oscar hai la vera distribuzione nelle sale in ogni stato degli USA, altrimenti sono piccoli cinema “ghetto” per pochi giorni tipo rassegna cinema italiano etc. Ho anche letto si imdb che i film di fragasso invece sono stati distribuiti nelle sale e venduti in tanti paesi nel mondo, quest’ultimo merita la stessa conclusione. Quindi in bocca al lupo a tutto il cast per le porte europee e per il resto del mondo.
    Concordo su Cannes avrebeb fatto la sua figura commuovendo la giuria, ma aCannes da indipendente non puoi andarci, devi avere alle spalle rai cinema, essere distribuito da 01 che poi eè sempre la rai e prodotto da Cattleya così a Cannes ci arrivi come a Venezia. Basta leggere i film che sono andati ultimamente e scoprire che la produzione e distribuzione è sempre la stessa, anche con Medusa però deve averlo prodotto dall’inizio e non solo distribuito, ma non ha la forza di mamma rai per imporsi. Scusate queste cose forse strane per voi, ma da addetta ai lavori so quello che dico.
    Cristina.

  15. Manlio scrive:

    Le ultime 56 ore è un film di pura denuncia sociale, forte, deciso e coraggioso, narrato e visualizzato in modo diverso, fuori dai canoni comuni, che può piacere o non piacere, ma questo è. Disquisire poi su altre cose lo trovo fuorviante e inutile, pur rispettando il parere altrui, ma di parere deve trattarsi e non di dogmi o regole inflessibili su come deve essere o non dev’essere fatto un film, sia di fattura ” di genere” che autoriale o di pura evasione nel comico grossolano. Le “regole” in questi casi vanno rotte e superate. L’arte è libera, l’artista è libero , l’espressione è libera.Tutti questi “Professori” esperti di cinema che intasano la rete (molti di loro non hanno neanche visto un terzo della cinematografia italiana dal muto ad oggi, ma sanno tutto sul cinema giapponese, di honk kong e americano e questo è un limite enorme per confrontare, sapere e capire da dove arrivano certe idee) vanno anche a tenere lezioni di cinema all’università, sono un insulto all’arte ed alla creatività, sono la dimostrazione della piccineria tutta Italiana, dove devi essere per forza specializzato in qualcosa per poter parlare avendone “titolo”e poter essere identificato, come esperto, e che quindi nessuno può mettere in discussione il suo pensiero. Ma che bestemmia è? ….Come possono essere esperti i “professori” di una materia che non andrebbe mai sminuita insengandola, ma solo vista e rivista per apprezzarla. Come possono essere considerati esperti questi signori, ma esperti di cosa??? Se non hanno mai calpestato con i loro piedini delicati, nemmeno un lembo di set, sudato o tremato dai brividi di freddo o caldo di un set esterno, mai scritto una vera sceneggiatura di cui loro hanno una idea del tutto vaga molto legata alla sola letteratura, tanti dialoghi (come in un testo teatrale, errore gravissimo) e nessuna idea e descrizione per quanto accade in ogni singola scena, nessuna idea cinematografica, non visualizzano non sono capaci di immaginare scrivendo non sarebbero in grado di descrivere nemmeno un primo piano particolare con la macchina inchiodata al suolo.. Non sanno come si fa una inquadratura, come muovere una macchina da presa, non hanno mai interagito con gli attori per creare un unico filo tra loro e la regia, ne sono mai entrati in una sala di moviola gomito a gomito con il montatore, non sanno cosa significa mixare un film, pulire e poi montare la presa diretta, interagire con il maestro di musica per la colonna sonora del film lavorando insieme a lui sui provini musicali, dare il bagno di luce alla pellicola lavorando fotogramma per fotogramma insieme al direttore della fotografia. e tante cose ancora che compongono tutte insieme un film. Non sentono l’energia che pervade il direttore d’orchestra quando prepara la scena e si appresta a dirigerla. Questi illustri professori di non si sa bene cosa, hanno voluto inscatolare una materia impalpabile come il cinema, abrutendola in libri inutili pieni di teorie inapplicabili e mai sperimentate dagli stessi con il vizio tipico dell’accademico quando sale in cattedra. Anche loro hanno contribuito e molto a rovinare il nostro cinema. Ma sta peggio chi li ascolta e gli da retta limitandosi. Adesso perchè ho fatto questo discorso? .. Perchè non se ne può più di questi inutili professori, esperti di non si sa bene cosa ch epoi pubblicano ogni anno un libro di cinema, rivelando la giusta e corretta identità. Parassiti che vivono sul lavoro altrui giudicando ed insegnando qualcosa che non si può insegnare, ne studiare, ma solo ricevere. Vi siete chiesti come mai registi, scrittori e attori di cinema, quando incontrano gli studenti hanno un successo incredibile in aula? .. Perchè loro il cinema lo fanno e quindi hanno molto da raccontare, ma non da insegnare, l’arte non s’insegna e non s’impara. Le tecniche si possono insegnare ed imparare, ma solo se sono altri cineasti ad insegnarle. Ma le tecniche da sole, come le teorie non servono a nulla. .Al centro sperimentale ci sono tanti personaggi, veri artisti, sia come attori che come registi ed altro, il centro sperimentale funziona per questo, non ci sono i finti esperti ad insegnare lì. E’ un ottima scuola quella. Tutto questo discorso per “attaccare” personaggi come il Mereghetti considerato un guro da tanti studenti di cinema, che prendono per oro colato le sue schede e definizioni, senza nemmeno provare a arsi un loro giudizio indipendente sul film e senza nemmeno andarsi a leggere altre opinioni sullo stesso film. Quiesto dimostra che oltre ad essere inutili sono dannosi, ne ho citato uno, ma non è l’unico. I “Professori” sono tanti, davvero tanti, alcuni di loro fanno comunella concerti redattori capo agli spettacoli di importanti testate giornalistiche, e a seconda dei propri interessi danno risalto a un film piuottosto che a un altro. E’ uno scandalo che deve finire, molti di loro gradiscono tanti “regalini” e sonomolto molto sensibili a certe carinerie nei loro confronti. Poi come ogni anno sfornano il loro dizionario (a salvadanaio) dove guadagnano due volte prima in scrittura e dopo in uscita, cquasi sempre a Natale. Insomma svegliatevi ragazzi e ategli un bel pernacchione a chi vi prende in giro o non siete capaci di ragionare con la vostra testa, di giudicare onestamente laciandovi portare dall’istinto? …Non siete in grado di avere un giudizio proprio e indipendente?, davvero vi serve l’esperto per una materia che non ha materia e che è ridicolo pensare d’insegnare? …Sarebeb come plasmare l’anima con la presunzione di educarne lo spirito. De Sica si sta rivoltando da troppo tempo dentro al suo giaciglio nel riposo del giusto. Andate al cinema senza parametri e forse, dico forse riuscirete ad parrezzarne originalità e freschezza.
    Manlio.

  16. Anonimo scrive:

    Manlio, in parte condivido ciò che dici, ma non tutti gli accademici sono impreparati come credi e poi non è necessario essere filosofi per comprendere e insegnare bene filosofia.
    Eli

  17. Alberto Cassani scrive:

    emerico, ti chiedo per cortesia di non insultare gli altri.
    Il lavoro del critico cinematografico non è solo quello di applaudire o denigrare il tema di un film e le intenzioni degli autori, ma anche di giudicare quando bene questo tema è sviluppato all’interno del film e in che modo e con quali risultati la tecnica cinematografica è stata usata. Prova a pensare ad un libro che racconta questa stessa storia, ma lo fa con un linguaggio sgrammaticato, con un sacco di errori grammaticali e anche qualche errore di battitura. Ecco, è questo ciò che dice Alessandro nella recensione: il tema è lodevole, ma il modo in cui il film è realizzato non è degno degli intenti.

    Per Pasquale: solitamente un cinema inserisce un film in una doppia programmazione (facendo in una sala due film a orari alternati) perché il primo incassa troppo poco per rientrare delle spese di gestione ma non può essere totlo completamente per motivi contrattuali. Questo vuol dire che in quella sala il film lo vedeva davvero poca gente, e per rientrare dei costi gli si affianca un film che incassa di più. Questa in realtà è una cosa che si fa anche con i cartoni animati dedicati ai più piccoli, che ovviamente non andrebbero all’ultimo spettacolo, ma mi pare evidente che non è questo il caso.
    Questo, comunque, non ha nulla a che vedere con la qualità della distribuzione: “Le Ultime 56 Ore” è distribuito dal distributore più potente d’Italia, proprietario di numerosissime sale in tutto il Paese. E’ uscito in un buon numero di sale (184), ma la maggior parte l’hanno tolto già lunedì e ora del venerdì successivo erano rimaste 30 copie in tutta Italia. E’ facile dare la colpa alla pubblicità o alla distribuzione, ma quando un film cala così tanto è soprattutto perché al pubblico non è piaciuto.

  18. pasquale scrive:

    Ad Alberto Cassani e tutti gli addetti ai lavori:
    Grazie del chiarimento, molto spesso come si è precisato tante politiche distributive e produttive non sono a gli occhi di tutti quindi vi ringrazio delle delucidazioni.
    Comunque prima di giudicare sono perfettamente d’accordo che ognuno si deve fare un’idea con i propri occhi ed il proprio cuore.
    Grazie

  19. Alberto Cassani scrive:

    Prego, Pasquale. Siamo qui anche per questo.

  20. Manlio scrive:

    Per Eli,
    anch’io condivido quanto dici ma non è la stessa cosa … Il cinema, come a poesia, non è una scienza umanistica ne matematica. Altrimenti i grandi che abbiamo avuto nel mondo non sarebbero mai venuti alla luce ed è sempre grazie alla sensibilità ed intelligenza di pochi che vengono scoperte perle rare in grado di rivoluzionare un intero modo di pensare ed esprimersi, grammatica compresa o punteggiatura, sia nel cinema che nella letteratura, ma dai critici o da chi “insegna”cinema senza farlo, questo non accade mai, ci sarà pur un motivo.

    Per il Signor Alberto,
    controllando le uscite regionali LE ULTIME 56 ORE non ha mai avuto 180 copie, è uscito con solo 154 copie.
    Punto secondo: se un film non incassa non significa che sia brutto o che non è piaciuto al pubblico, se così fosse la lista dei film brutti sarebbe immensa compresi tantissimi capolavori mal giudicati dalla solita critica eccelsa e con incasso al botteghino pari a zero.
    Ora questo film non sarà un capolavoro,ma sicuramente è un film di grande qualità e di difficile impatto per contenuto e argomento e per l’originalità sia in fase di realizzazione narrativa che registica alal quale non siamo più abituati. Punto terzo, come già mi ero espresso in precedenza , mi dispiace per lei capisco che vuole ad ogni costo difendere il suo lavoro, ma quello di un critico non ha nulla a che fare con quanto da lei espresso. E’ ridicolo pensare che esistano dei parametri o metri di giudizio per dire cosa è sgrammaticato e cosa non lo è, oppure sapere per certo qual’è la strada giusta da seguire piuttosto che un’altra, non esistono regole per chi fa cinema, ne greggi che seguono tutte in fila senza pensare il capo branco. E per fortuna, altrimenti altra mediocrità tutta uguale si andrebbe ad aggiungere ad altra mediocrità. La sperimentazione è d’obbligo nell’arte in qualsiasi forma e riblatare quanto si da per scontato è un dovere per la crescita della stessa. Come si può avere la presunzione di sapere quali siano esattamente le strade da percorrere, come si può limitare la creatività espressiva di ogni singola artista chiudendolo all’interno di regole, ma poi regole fatte da chi e su quali astruse basi? .Un vero crtico assapora cose nuove senza respingerle apriori per partito preso, si sforza di capire e di vedere linguaggi diversi e rispettandoli, aiuta l’artista e magari lo accompagna nei percorsi ancora inconsci, grezzi o sperimentali senza castrarlo solo perchè non sa dove “attaccarsi” perchè privo dei soliti parametri di riferimento. Che la distribuzione poi sia la più grande e potente è sicuramente vero, ma solo quando i film che distribuisce li ha prodotti, quindi deve recuperare denaro e protegge il film, altrimenti è una distribuzione come le altre che mette il marchio e basta, e non difende il film perchè non è suo. Sul fatto della stessa sala per due film diversi è vero anche questo, però cambiare la programmazione continuamente e togliere un film dopo solo due giorni in quasi tutte le sale di provincia certo non aiuta per l’incasso. Questo film aveva bisogno sicuramente di sale diverse non dei multplex, anche poche, ma a lunga tenitura, questo è il classico film che sale lentamente e come per molti altri film si è fatto, si tiene su anche due mesi reali ossia 60 giorni. Calcoliamo poi che la maggior parte delle persone è convinta che quando un film è appena uscito resta su dei mesi e non è mai così. Non è affatto vero che il film non è piaciuto perchè da quanto si legge in rete e nelle due volte che sono andato, al cinema, scattava sempre l’applauso alla fine della proiezione. E tanti occhi rossi e commozione evidente a luci accese. Ho letto in troppi che dicevano di non aver riconosciuto il film dalla locandina incomprensibile, lamentarsi perchè non c’erano le foto degli attori ne i nomi. Tante sono state diciamo così le negligenze per farlo passare “anonimo” per poi dire che al pubblico non è piaciuto. Mi domando cosa l’abbiano preso a fare era molto meglio se usciva con una distribuzione piccola, ma leale che ci credeva veramente difendendolo. Spero che riesca su tutta la costa nella stagione estiva dando modo a tutti quelli che non hanno potuto vederlo di andarci. Ah dimenticavo prima dei saluti doverosi, ieri al mare i soliti venditori ambulanti di cd musicali e dvd piratati, ne avevano solo due copie reclamizzandolo come uno dei più richiesti e venduti a 8 euro a dvd. L’averlo tolto subito ha fatto la gioia di questi signori. In rete esiste già da una settimana ed oltre dove si può scaricare gratuitamente in streaming. Se il film non piaceva al pubblico gli ambulanti non lo avrebbero venduto, sono proprio loro il vero termometro, alcuni film non li prendono affatto. Ho anche chiesto da dove provenissero, ha risposto che a Formia, Terracina e Gaeta, ci sono i centri di smistamento del Lazio, naturalmente made in camorra con altri complici all’interno per un giro d’affari a nero, pari a più di cento miliardi di euro l’anno. In questa vera tragedia che sta divorando tutto, dalla musica al cinema, si parla ancora di cosa è sgrammaticato e di cosa non lo è, ma non è ridicolo tutto ciò?!
    Mai nulla è come sembra o come appare.
    Manlio.

  21. maria scrive:

    Manlio da un lato ha ragione sono sicura che se il film fosse stato dato ad una distribuzione più piccola sarebbe sicuramente andato meglio, o al limite sarebbe stato curato di più(in sala). Ma detto questo il film è stoto più che promozionato in televisione su tutte le reti nazionali anche il primo fine settimana, cosa che con una distribuzione minore nn sarebbe stato possibile. Le copie stampate sn state circa 190 ed è uscito la prima settimana in 185 sale (compreso anteprime e proiezione per addetti ai lavori).
    C’è anche da dire che il buon 90% del pubblico di Fragasso manco la legge la critica, quindi una regia oscura dietro i pochi incassi veramente non credo ci siano. Semmai è stato il passaparola negativo che si è creato tra chi lo è andato a vedere che a mio avviso condivido solo in parte.
    Io personalmente do molta colpa sia a Fragasso che al direttore della fotografia che invece di creare un’atmosfera dove lo spettatore poteva calarsi hanno creato qualcosa di estremamente claustrofobico, piatto (pulito) e per niente spettacolare, visivamente parlando. Questo è quello che io amante di tanti film di Fragasso mi aspettavo. Peccato.

  22. Alberto Cassani scrive:

    Manlio, a me risulta che il film sia uscito in 184 copie. Se a te ne risultano 154, probabilmente uno di noi ha dei dati che contengono un refuso. Ma chi ha ragione conta poco, perché la cifra è comunque alta e non giustifica per nulla le crititiche al distributore. Tanto per dire: “La ragazza del lago” uscì in meno copie nonostante il traino di Venezia (128), sempre per Medusa. La cosa importante, comunque, è che nel secondo week-end “Le Ultime 56 Ore” era rimasto in sole 30 sale, segno del suo insuccesso. Insuccesso che non equivale a dire che un film è brutto (e infatti io non l’ho detto), ma non puoi dire che al pubblico è piaciuto. Ci sono commenti in questa stessa pagina che riportano opinioni ed esperienze negative, e alcune persino molto negative, segno che non tutte le sale sono state come quelle in cui hai visto il film tu. Dar la colpa al distributore è una cosa che va molto di moda tra gli autori delusi (lo fece anche Nichetti ai tempi di “Honolulu Baby”), ma la realtà è che nella maggior parte delle occasioni un film va male perché non piace. Ha ragione Maria a dire che non c’è ragione di pensare ad una “regia oscura” che ha delineato l’insuccesso del film, anche perché l’idea che Medusa non protegga i film che non produce è campata in aria: secondo te non ha curato bene la distribuzione del “Signore degli Anelli”? Al contrario, ad esempio, non ha creduto in “Dogville” di Von Trier, che aveva coprodotto. Un numero di copie iniziali come quello che ha avuto questo film è altissimo, per il tipo di pellicola che è, se poi è stato smontato è perché gli esercenti e il distributore hanno capito che non sarebbe servito tenerlo su, perché il pubblico non aveva risposto come si aspettavano. Ma ci hanno creduto eccome.

    E’ senz’altro vero che questo tipo di pellicole avrebbe bisogno di una tenitura lunga, ma ormai le teniture lunghe ce le hanno solo i blockbuster di Hollywood o i film che comunque dimostrano da subito una buona base di pubblico (come “il vento fa il suo giro). 60 giorni di programmazione reale sono un’enormità! Una sala di provincia, o comunque un piccolo monosala, non può permettersi di perdere dei soldi: se programma questo film il primo week-end e incassa meno di quello che spende per tenere aperta la sala non può tenerlo una seconda settimana, ha bisogno di prendere un film che gli faccia un guadagno, altrimenti fallisce. Senza contare che se la sala è veramente di provincia è aperta solo nei week-end e quindi molto probabilmente deve pagare il noleggio della pellicola, mentre per le sale più grandi si paga solo una percentuale dell’incasso (do per scontato che le cose siano com’erano pochi anni fa, quando curavo la programmazione di un cinema di provincia, ma non ho motivo di credere altrimenti). E’ vero, questo non è un film da multiplex, ma solo i multiplex possono permettersi di rischiare con questo tipo di film, perché sanno di avere comunque i guadagni delle altre sale ad ammortizzare le perdite di quella in cui viene programmato questo film. Quando intervistai la regista Claudia Florio (http://www.cinefile.biz/?p=1550), anche lei si lamentò della bassa tenitura dei nostri cinema, ma la situazione è questa e non accenna a cambiare.

    Detto questo, il linguaggio cinematografico ha delle regole precise, che non sono stabilite dai critici né dagli spettatori, ma sono state create dalla stessa storia del cinema. Se permetti, in vent’anni passati a lavorare sul set, in sala montaggio, in cabina di proiezione e davanti ad un computer – in Italia come in Francia come negli Stati Uniti – un’idea di cosa sia il linguaggio cinematografico me la sono fatta.
    Tu puoi non rendertene conto, ma la comprensione che hai di un film dipende dal rispetto di queste regole “grammaticali”: una dissolvenza è un “segno di punteggiatura” ben diverso da uno stacco, cui lo spettatore dà automaticamente un significato totalmente diverso. Se il regista vuole che lo spettatore gli dia un significato diverso da quello originale, deve lavorare con cognizione di causa. C’è una bella differenza tra l’infrangere volutamente le regole e il non essere in grado di rispettarle (o ignorarne l’esistenza). Un critico cinematografico (per lo meno, uno bravo) è in grado di riconoscere questa differenza. Non è presunzione, questa: è competenza.
    E’ vero che il critico non sa (e di conseguenza non può indicare) quale sia la strada giusta che il Cinema dovrebbe percorrere, ma non è neanche compito suo cercarla. Noi non scriviamo per chi fa cinema, scriviamo per chi va al cinema. Il compito di una recensione è far capire al possibile spettatore che tipo di spettacolo si troverebbe davanti guardando un determinato film, e se questo spettacolo gli potrebbe piacere o meno. E per farlo, si analizza anche (ma non solo) la cura tecnica e il rispetto delle regole del linguaggio cinematografico, che esistono eccome. Poi sta al singolo spettatore accettare o meno il linguaggio usato, ma il nostro compito è avvisarlo di che tipo di linguaggio si troverà davanti. Alessandro Barbero, che ha scritto la recensione qui sopra, ha ritenuto che il linguaggio scelto da Fragasso (che a suo parere è televisivo e per nulla innovativo) e la tecnica usata (mediocre) in questo frangente non aiutino un film che per altri versi era invece promettente. Questo è esattamente il lavoro di un critico cinematografico, perché se permetti penso di sapere meglio di te in cosa consista.

  23. Tullio scrive:

    Analisi al quadrato del film Le ultime 56 ore.
    per il signor “Professor” Alberto. e per il signor “Professor” Barbero.
    Riporto la fine del suo intervento per esplicitare la sua opionione sul film rispettabile ma opinabile.
    Sorvolo sulle spiegazioni iniziali che ha già dato ad altri interlocutori, possono anche essere esatte e vengo al dunque nella parte finale. Visto che lei pensa di saperne più di altri per esperienza vissuta.

    “Alessandro Barbero, che ha scritto la recensione qui sopra, ha ritenuto che il linguaggio scelto da Fragasso (che a suo parere è televisivo e per nulla innovativo) e la tecnica usata (mediocre) in questo frangente non aiutino un film che per altri versi sarebbe era
    invece promettente. Questo è esattamente il lavoro di un critico cinematografico, perché se permetti penso di sapere meglio di te in cosa consista.”

    Quando non si sa cosa dire si dice: “è televisivo” senza nemmeno sapere cosa si sta dicendo. In tv non si vedono mai scene girate con una tecnica incisiva e pregnante come in questo film. ma non si vedono mai nemmeno nel cinema del nostro paese ed io vedo tutto da mezzo secolo a questa parte per lavoro e per passione. E’ innovvativo perchè sperimenta nuove strade, miscelando il non facile equilibrio e bilanciamento tra la parte emozionale umana, la suspance dettata dalla trama gialla, la denuncia sociale e l’azione. Se questo non è innovativo allora proprio non saprei cosa lo sia. E qui va da dato atto a chi ha scritto la storia di aver fatto un lavoro prezioso e difficile, osando.
    Arriviamo alla recitazione, un misurato e sorprendente tognazzi e un Lionello in stato di grazia, sicuramente avranno amato i loro ruoli ,ma è indubbia la direzione del regista,gli attori non si dirigono da soli e quando non sono ben diretti si vede, altrimenti le loro performance non cambierebbero da film a film per intensità espressiva e non solo per il ruolo affidatogli, ma in base a chi li dirige. Questo è uno dei compiti primari del regista.
    La tecnica usata viene definita (mediocre) questo mi fa rabbrividire, la tecnica usata da Fragasso oltre ad essere di ottima fattura è sempre diversa, mai compiaciuta o gratuita. ogni movimento di macchina racconta una azione è al servizio della storia, la macchina non si muove mai senza che sia al servizio della scena a differenza di tanti troppi film dove avviene il contrario e la macchina quando si muove è solo per estetica fine a se stessa (parlo solo del cinema italiano)
    Vogliamo approfondire sul primo piano di Tognazzi con quella velata malinconia negli occhi e la macchina che si avvicina a lui con velato pudore? … (Quando ascolta la fine del discorso della ragazzina). Esempio di recitazione e regia. O quando LIonello va alla finestra dove poi lo raggiunge la figlia. Esempio di recitazione e regia giusta nella sua semplicità e non solo per l’inquadratura suggestiva. Il vetro che li riflette dall’esterno crea la discreta distanza in un momento privato di forte emotività.
    O invece la scena del mercato per quanto riguarda l’azione tra guida inseguimenti e il resto? … Mi dica un solo film italiano con una scena simile così ben fatta, escludendo le fiction per non essere ipocriti, perchè non basta far sparare quattro gatti per dire di aver realizzato una scena d’azione e la chiudo li.
    Ma veniamo all’intreccio narrativo dove sta tutto l’impianto innovativo del film.
    Nel film i personaggi sia i militari che i poliziotti, sono trattati e raccontati come esseri umani a dispetto della divisa che portano. al pubblico viene sviscerato il loro dramma umano tanto da un lato quanto dall’altro. nel mezzo s’intrecciano le storie degli altri personaggi, i civili nel ruolo degli ostaggi e i parenti del poliziotto più convolto.
    La denuncia sociale viene fatta dopo aver raccontato e presentato tutti i personaggi in azione diretta nelle loro rispettive vite, evitando i soliti ed inutili “spiegoni” (dialoghi atti a raccontare i fatti senza farli vedere direttamente in scena) come invece si usa fare nelle fiction tv.
    All’inizio la parentesi delicata sull’eutanasia fatta da una dottoressa cattolica, (si fa il segno della croce e prega) in una delle scene più belle del film, è forse quella è la denuncia maggiore ancora più forte dell’uranio impoverito. Non penso sia passata inosservata o forse dimenticata? … Trattare l’argomento senza raccontarlo e senza retorica, mostrarlo e basta l’ho trovato più che innovativo.
    Ce ne sono tante di situazioni di tale livello nel film, ma continuiamo ad analizzare la storia.

    Le emozioni e i sentimenti sono i veri protagonisti del film, ogni personaggio e ben descritto ha una sua personalità e psicologia doppia, niente figurine alle quali siamo abituati ma veri personaggi. E questà è stata la sorpresa più grande per me. Alcuni fastidiosi, altri esagerati, ma veri personaggi. L’escamotage utilizzato a livello narrativo nel tessere un giallo al centro di sentimenti ed emozioni forti è sicuramente la cosa più originale e innovativa con il finale inaspettato che va a supportare, una volta svelato l’arcano, tutto il lavoro svolto fino a quel momento. si potrebbe ripercorrere la storia al contrario con l’utiizzo della moviola (come ho fatto io) per rendersi conto che pur volendo trovare il peluzzo nell’uovo, questi non c’è. Ogni tassello torna al suo posto.

    La verità è che questo film è indefinibile e capisco quanto la cosa possa dar fastidio ai miei colleghi, si colleghi sono un critico anch’io da secoli, ho girato anche qualche film, pochi per la verità e scritto alcune sceneggiature. Ah dimenticavo di aver girato anche un poco per il mondo sempre per lavoro. Ma questo non fa di me Dio e mai ho pensato di educare il pubblico nel volergli spiegare attraverso una recensione quanto nemmeno io ho capito con la presunzione di aver capito tutto. Voler educare il pubblico è una frase orrenda che mi riporta indietro nei peggiori anni della nostra storia e memoria. Si può suggerire mai educare, si può dare un parere personale ma sincero e mai ipocrita, perchè negare l’evidenza è ipocrisia, fa pensar male non credo nell’ottusità ma nella decisone di far passare qualcosa di buono per cattivo solo perchè o non si sa come classificare un film etichettandolo (come in questo caso) o perchè non si vogliono accettare i film che escono dalla nostra concezione di cinema.
    E quando questo accade è sempre un bene perchè vuol dire che ci troviamo difornte a qualcosa di nuovo, diverso fuori dagli schemi, quindi volutamente “sgrammaticato”.
    Penso che quando questo accade va sostenuto da noi e non affossato solo perchè la nostra idea era diversa. Il critico non è un professore che bacchetta lo studente intraprendente che va oltre i nostri “studi” per educare (orrore) il povero pubblico che non è in grado di capire, quanto a noi da fastidio perchè non classificabile.

    concludo rivolgendomi a tutti gli altri, non siamo tutti così e capisco chi oggi non ha più fiducia nella critica nostrana. Ai miei tempi si andava al cinema per passione e non per studio, si vedeva di tutto senza preconcetti di sorta e senza suddivisioni per generi. Si vedeva assimilava e contemplava. Poi col tempo è diventato anche un lavoro piacevole a volte ,meno in altre. Oggi a trent’anni si misura il cinema con quanto si è letto su libri scritti da altri vedendo solo i film legati alla propria età anagrafica, questo è il peggior errore, in questo modo non conoscendo cosa c’è stato prima e non avendolo visto si fanno paragoni con film americani o europei che nulla hanno a che fare con il film in questione solo per mancanza di conoscenza. Mi riferisco a “The Rock” diretto da Michael Bay che è stato citato come la fonte ispiratrice delle Ultime 56 ore, ecco cosa intendo per analisi superficiale, le due storie non hanno nulla a che fare una con l’altra se non i militari che occupano un qualcosa per protesta. Mentre in The rock lo fanno per protestare contro il governo che non vuole risarcire i miitari caduti sotto copertura durante la guerriglia da loro voluta. Nelle ultime 56 ore si denuncia la malattia tumorale mortale ( di cui nessuno ha mai parlato nel cinema ameriano e in Italia solo nel film documentario di Marra) dovuta al contatto con le armi all’uranio impoverito, alla morte dei civili nelle zone di guerra e ai civili che vivono nelle zone dove ci sono i poligoni di tiro. Si chiede la dismissione delle basi nato dall’italia e l’uso dei materiali radiottivi. si denuncia (parole ripetute più volte all’inizio due volte dal militare Merli e alla fine dal soldatino sardo interpretato da Primo regiani) il fatto che tutti sapevano (le istituzioni) ma i soldati non sono stati informati andando a bonificare le zone di guerra a mani nude, si denuncia la situazione aberrante della sardegna(impersonata dal soldatino che il colonnello vuole salvare), del silenzio mondiale sul fatto, della fasificazione delle commissioni Mandelli volute dal ministero della difesa per mettere tutto a tacere negando l’evidenza, delle nascite di bambini malformati, dei filmati esistenti e mai trasmessi. E qui mi fermo perchè dovrei citare tutto il monologo dei due militari. Non si può non considerare le parole della dottoressa ferri (Bobulova) quando informa Moresco (tognazzi) di aver trovato la radioattività nelle urine del marito militare colpito da leucemia, quando si parla di tramissione o passaggio dall’uomo contaminato alla donna con conseguenza di un nascituro malformato in caso di gravidanza. A me sono sembrate parole di denuncia forti e sensate, ho cercato in rete un riscontro in date e atti delle varie commissioni, ed è tutto è vero. Meritava solo per questo più attenzione, e il coraggio di chi ha voluto portare alla luce questa storia e di chi l’ha prodotta va premiato. Capisco che la gente non voglia sentir parlare di storie di dolore come questa, anche se riguardano tutti noi, capisco che la gente voglia solo ridere e non pensare, ma questo è il messaggio passato nelle trasmissioni tv (numerose è vero). Si pensava a un film popolato di tumori e malati terminali, questo è stato il messaggio sbagliato a mio avviso volutamente o involontariamente dato. A mio parere avrei evitato di parlarme in promozione, presetandolo come un thriller tutto azione lasciando la piacevole scoperta in sala del reale intento di questo film.
    Che ha finito per passare per quello che non è, un noioso film di denuncia come tanti. Il problema però rimane e nessuno fa nulla per cambiarlo, nessuno ne parla e ultimamente ho letto che quel poco che si era ottenuto adesso il ministero vuole toglierlo, mi riferisco aldecreto del 2009 che finalmente riconoscev al’indennità ai militari colpiti e ai civili estendibile alle loro famiglie, ecco a breve nonci sarà più e tutto tornerà nel silenzio. Questo film resterà l’unica valida testimonianza civile per dire basta e francamente come Itaiano me ne vergogno e voi?! … Quindia prescindere dai gusti personali e dai palati o nasini arricciati andava difeso e portato ad esempio convincendo il pubblico a vederlo per informarlo du quanto gli viene volutamente nascosto. A breve riapriranno anche le centrali nucleari …..
    Saluti

    Tullio.

  24. pasquale scrive:

    Mi sembra realmente che si stia andando oltre su questi giudizi. Io con tutto il rispetto dei critici me ne strafotto normalmente della critica; sono semplicemente uno spettatore a cui piace essere trasportato dal film sia emozionalmente che visivamente parlando e prima di dare un giudizio il film lo guardo.
    Ma ora caro Tullio lo sai che il film è rimasto solo in due sale perchè semplicemente la gente non è stata soddisfatta di ciò che ha visto???
    Non è neanche uno di quei casi in cui un film bellissimo di nicchia è stato distribuito in 5 sale e nessuno ha avuto la possibilità di vederlo, ma viene scoperto dalla massa grazie a quei pochi fortunati a cui è piaciuto ed hanno creato un polverone grazie al quale è stato ridistribuito.
    E’ stato capace di uscire in 180 sale ed incassare nemmeno 150mila euro. E’ palese che c’è realmente quel qualcosa che nn ha funzionato. Poi parlate tutti del tema lodevole. Ma dove C…O stà sto tema lodevole, se se ne parla per meno di 4 minuti in tutto il film?!?! Ma l’avete capito o no che è stato semplicemente posto così per accaparrarsi i soldi del ministero e della regione Sicilia ( dove viene promozionata la REGIONE SICILIA???).
    Infine oltre a quella scena bella tra Lionello e Nicole Murgia non c’è un’inquadratura dove traspare il cinema, dove si sentono i “profumi dei luoghi”, le emozioni. Per me meriterebbe più essere messo sul grande schermo un’episodio di Montalbano che na schifezza del genere, almeno anche se un’esempio di buona televisione funziona tutto: recitazione, regia, scenografia, fotografia; qui mi sembra tutto un mediocre episodio televisivo fatto da semplici MESTIERANTI che pur di intascarsi i soldi fanno ste schifezze con i nostri soldi: VERGOGNA!!!!

  25. Alberto Cassani scrive:

    Stavo per rispondere seriamente al “collega” Tullio, poi mi sono accorto che scrive dallo stesso indirizzo IP di Manlio. Allora ho controllato gli altri che sono intervenuti, e vedo che anche Cristina scrive dallo stesso IP. E pure Roberto. Mi scuso di non essermene accorto prima, ma il fatto che fossero stati inseriti degli indirizzi di posta diversi mi aveva tratto in inganno.

    In pratica, a parte Mirko che aveva iniziato la discussione ed Emerico, tutti gli altri pareri positivi appartengono alla stessa persona. Che, per voce di tutti i suoi alias, è un addetto ai lavori. Fate un po’ voi i calcoli…

  26. claudio scrive:

    ah ah, che figura di m….

  27. Alessandro scrive:

    Che pena…. già il primo commento mi puzzava… .venivano citati attori che non avevamo nemmeno inserito tra quelli presenti nel film…. era quello che intendevo quando ho detto se per caso non si stava esagerando con la sviolinata…. il pollo è caduto nella rete…. :-)

  28. emerico scrive:

    … se gli altri sono falsi io sono vero…. e vi dico che come ho già spiegato tutto sono meno che un critico cinematografico.. dico e confermo che i segni sulla mia carne e le umiliazioni che ho dovuto subire valgono molto più di qualunque altra critica a chi finalmente ci da voce.. Quello che non si è capito nel mio intervento è che aldilà dei giudizi su come sia stato fatto o meno il film e se sia o meno piaciuto (che peraltro io da spettatore ho apprezzato) ritengo che esiste una necessità che supera tutte le altre.. quella di far conoscere al mondo intero, che per interessi meramente economici c’è chi non evita di calpestare la gente facendola morire. Se si continua a fare uso di tali armi, rischiamo che il nostro pianeta, che cerchiamo di difendere contro tutto e contro tutti diventi per ognuno di noi una trappola mortale…cosa lasciamo ai nostri figli? Vi posso assicurare che è stato fatto veramente di tutto per boicottare questo film…un motivo ci sarà!!! Io non voglio creare un dibattito su questo ma vorrei fare un applauso a chi, rischiando personalmente, ha avuto il coraggio di parlare di un tema che scotta e che nonostante il film sia finito di girare e sia uscito al cinema, continua a battersi per noi e per fare giustizia. Quindi ritengo che sicuramente ci sono delle regole da seguire che non sempre sono quelle giuste, io sono uno di quelli che se andando in macchina e un gatto mi attraversa la strada ed io inchiodo per evitarlo e chi mi segue mi tampona, io esco e chiedo scusa anche se la legge vuole che chi tampona ha sempre torto. Con questo voglio dire che le critiche che sono sempre costruttive, in occasione di un film denuncia come questo, debbano ESSERE SEMPRE molto soft, affinchè più gente possibile venga a conoscenza dell’argomento e che dia voce a tutti quei ragazzi che purtroppo non ci sono più e che non possono difendersi. Per quanto riguarda la regia, la sceneggiatura, gli attori e soprattutto la produzione, non posso che ringraziarli per quanto è stato fatto, a mio avviso ottimamente, per l’impegno profuso. C’è chi diceva:”Parlatene bene o male, purchè se ne parli”.

  29. Alessandro scrive:

    …ed infatti per te Emerico porto massimo rispetto e condivido al 100% l’idea che sia importante parlarne… mi viene, però, ancora più rabbia al pensiero che un tema così importante e meritorio sia stato trattato (ovviamente secondo me) in modo non adeguato, meno efficace di quanto avrebbe potuto. Il tuo apprezzamento per il film è ben circostanziato e, se mi passi il termine, moderato. Ed in quanto tale è degno, anche lui, del massimo rispetto…
    Dal canto mio non posso che esprimerti la mia sincera solidarietà. In bocca al lupo.

  30. […] pubblicai su CineFile la recensione (negativa ma non completamente) scritta da Alessandro Barbero di Le ultime 56 ore di Claudio Fragasso. Nei giorni successivi all’uscita del film arrivano sul sito diversi […]

  31. Giorgia scrive:

    Arrivo buona ultima, avendo visto il film in televisione solo ieri.
    Sono d’accordo col recensore: se lo scopo del film era quello di far pensare, lo scopo è raggiunto, perché ieri pomeriggio, in casa, abbiamo discusso a lungo del problema della sindrome dei Balcani, essendo tra l’altro amici di due militari che hanno prestato servizio lì, e credo che in tanti abbiano continuato a pensare alla questione dopo aver visto il film.
    Ma se dobbiamo considerare il film in sé, come prodotto cinematografico, beh, ho visto recite parrocchiali più verosimili! Inverosimile la storia, ma soprattutto inverosimili i personaggi:
    Torrias: un balbuziente timido, secco allampanato nella Folgore? Ma li ha mai visti il regista i parà della Folgore dal vivo, che il più mingherlino fa ombra al David di Michelangelo? E ve lo immaginate un balbuziente timido quanto ci sopravvive in una qualsiasi brigata della Folgore? Ma dai…;
    Valentina, che senza dire né ai né bai impugna un mitra e prende in ostaggio un parà e il parà neanche si accorge che la pupa non ha tolto la sicura all’arma: ammesso che Valentina spari, sai dove la fa arrivare il rinculo! Meno male che è già in un ospedale, così fanno presto a portarla al traumatologico!
    Isabella Manfredi: una che ha bisogno di un trapianto di midollo osseo dall’oggi al domani, date retta a me che NON se ne va così lillera a spasso, figuriamoci se ha voglia ed energia di fare l’amore, e NON ti ricoverano oggi per ricevere il midollo domani, e NON puoi donare midollo osseo se non sei maggiorenne (bastava andare a vedere sul sito ADMO. Non era così difficile…);
    Paolo Manfredi: meno male che è un fine psicologo e fa il lavoro di mediatore! Pensa se non era psicologo!
    per fortuna che i parà sparano a salve, se no non ne rimaneva nessuno degli ostaggi, altro che chiacchiere… ;
    Il colonello Moresco: forse alla fine è quello più credibile, mi ha ricordato un po’ il Colonnello Nathan Jessep di “Codice d’onore”: Ho, o mi sono dato una missione, e vado fino in fondo. Meno credibili sono i soldati che lo seguono in quella che sanno benissimo NON essere una missione ufficiale, però, considerando che non hanno più nulla da perdere vista la loro condizione, e che un parà, come un marine americano, ha una scala gerarchica di tre gradini sopra di lui (Il mio comandante, Dio, il Presidente, in ordine gerarchico) ci può anche stare che gli vadano dietro. Tuttavia, se il sequestro di un ospedale è sicuramente il modo migliore per farsi accendere sopra i riflettori e far venire allo scoperto quello che in tutti i modi si cerca di tenere nascosto, in ogni caso è sicuramente un reato.
    Altra incongruenza: la Polizia che interviene contro l’Esercito: ma quando mai!!!
    Insomma, il film in sé lascia molto molto a desiderare, e lascerebbe a desiderare anche se fosse una fiction televisiva.
    Poi onore e rispetto a chi, nella realtà, per servire lo Stato ha guadagnato la morte e non la morte sul campo, che quella se sei un parà in missione in certo qual modo la metti in conto, ma una morte lunga terribile e dolorosa, e se questo film brutto ha avuto il merito di portare alla ribalta questo problema, ben venuto. In ogni caso, una forma carente inficia anche il contenuto migliore, e dubito che coloro che hanno abbandonato la sala prima della fine del film si siano poi interessati ulteriormente al tema che il film voleva evidenziare.

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