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"L'Héritage" di Temur & Gela Babluani

16 ottobre 2006 Recensioni 0 Commenti
Luciana Morelli, 16 Ottobre 2006: Intenso
Inedito in Italia

Tre ragazzi arrivano a Tblisi, dove uno di loro ha ereditato un castello diroccato. Sull’autobus che li porta verso la montagna su cui sorge il castello fanno un sorprendente incontro. Con loro viaggiano un anziano e il proprio nipote che trasportano una bara vuota. Perché?…


Quello che colpiva del suo primo lungometraggio, 13 – Tzameti (vincitore del “Leone del futuro” a Venezia 2005), era il senso di claustrofobia, la perversione e il cinismo di una storia senza speranza, con protagoniste la crudeltà umana e la disperazione più profonda, quella che fa scommettere del denaro sulle vite di poveri disgraziati alle prese con una roulette russa di gruppo cui questi si sottopongono senza battere ciglio. In questo nuovo film del georgiano Gela Babluani (scritto e diretto a quattro mani con il padre Temur) – in concorso alla prima edizione della Festa Internazionale di Roma – chi osserva non è colpevole ma solo spettatore (tramite l’obiettivo di una telecamera) di un atto altrettanto immorale come l’omicidio.

Si intitola L’Héritage (l’eredità) ed è anche questa (nonostante l’impatto shock sia evidentemente meno forte rispetto al primo film) una storia di rara intensità e tensione che racconta lo smarrimento di persone che sanno di non poter decidere il corso della propria vita ma di dover scendere a duri compromessi con la Legge – quella “degli uomini” e non dello Stato – in un Paese (la Georgia, terra natale dei Babluani) ancora rude, governato da una struttura economica e sociale oltremodo primitiva, dilaniato dalle guerre e dalla povertà, inospitale sì, ma generoso nelle risorse e nelle bellezze naturali. Una terra silenziosa, selvaggia, ma anche violenta, intimamente enigmatica e – a suo modo – spiritualmente incontaminata.

Un odio che si trasmette di generazione in generazione, una condizione umana avulsa da ogni regola ed un profondo senso di sacrificio, sono gli elementi che contraddistinguono ancora oggi i popoli di numerose zone del mondo, ed è questo che hanno voluto raccontare i due talentosi registi georgiani, in quello che si avvicina molto ad un film-denuncia, il racconto asciutto e sintetico di una situazione umana ancora arcaica e governata dalla sete di vendetta e dalla legge del più forte.

Il Bene contro il Male, la vecchiaia che lascia il posto alla gioventù, la morte che si rende necessaria per far posto alla vita. Tutto questo viene raccontato dai Babluani attraverso la rigidità caratteristica del loro stile, povero di dialoghi, ricco di inquadrature sconfinate sui paesaggi e di primi piani sui volti impietriti, quasi impotenti, dei personaggi di queste storie ricche di fascino, di imprevedibilità e di sentimento. L’ambientazione georgiana negli sterminati e desolati territori montani, solitari e scarni, insieme ai colori tenui e sfocati delle immagini, bene si accompagnano con la durezza – a tratti insostenibile – di questa breve e intensa storia dal finale non scontato, bizzarro, anche grottesco, se vogliamo. Un film che forse avrebbe meritato una maggiore attenzione da parte della critica e dei giurati verso gli attori, la splendida sceneggiatura (scritta da Sabine Bauchart) e la regia realizzata da quella che sta diventando a tutti gli effetti la famiglia più prolifica e interessante del cinema moderno.


Titolo: L’Héritage
Regia: Temur & Gela Babluani
Sceneggiatura: Sabine Bauchart
Fotografia: Tariel Meliava
Interpreti: Sylvie Testud, Stanislas Merhar, Pascal Bongard, Olga Legrand, George Babluani, Leo Gaparidze, Augustin Legrand, Guivi Sikharulidze

Nazionalità: Georgia – Francia, 2006
Durata: 1h. 25′


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