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"L'innocenza del peccato" di Claude Chabrol

2 settembre 2007 Recensioni 0 Commenti
Tommaso Tocci, 2 Settembre 2007: Voluttuario
Mikado, 8 Febbraio 2008

Una ragazza che legge le previsioni meteorologiche in Tv cerca in tutti i modi di avere successo nella vita. Uno di questi modi è quello di sedurre tutti gli uomini che la circondano. Finisce così per diventare l’amante di uno scrittore famoso e la moglie di un giovane migliardario squlibrato…


Giunto in Laguna esortando le donne a completare l’opera di liberazione dal machismo, Claude Chabrol porta con sé un film piuttosto irritante nella sua irrilevanza. Le vicende della giovane e attraente Gabrielle, presentatrice del meteo, sono l’ultimo esempio di un genere di storie che stupisce per la mancanza di contatto non tanto con la realtà, quanto con la necessità drammaturgica. Prendendo spunto da un fatto di cronaca vecchio di un secolo, Chabrol costruisce il film sul fascino infantile della sua protagonista e soprattutto sul contrasto generazionale e di classe (ancora) tra lo scrittore Saint-Denis (François Berléand), anziano amante dei piaceri della vita, vigliacco nei sentimenti e appassionato di citazioni, e il giovane Paul (Benoit Magimel), ricchissimo rampollo sempre in bilico tra capricci bambineschi e squilibri da psicopatico.

Dietro una placida, apparente, indifferenza che stride con le vicende del film, i tre protagonisti celano in realtà un insieme di perversioni esagerate che ne guidano l’agire. Accettando quelle altrui e proponendo via via le proprie, il dinamico terzetto si produce nel più classico dei balletti alternati. La maestria di Chabrol, autorità nel suo campo pur ultimamente ristretto, evita al film di partire completamente per la tangente, ma non è sufficiente a dare allo spettatore una qualsiasi parvenza di interesse per la vicenda, che quindi scorre davanti agli occhi nella più totale assenza di emozioni. Queste emozioni, in realtà, sullo schermo ci sarebbero pure. Il problema è che anche nei personaggi così come nello spettatore, esse sono velate da una maglia di cerebralismo, che fa apparire anche il più selvaggio momento di trasporto come una prudente negoziazione.

È vero, come ci tiene a far notare lo stesso regista, che molte scene sono giocate sullo scompenso della durata (alcune sono lasciate andare un po’ oltre il dovuto, altre sono troncate prima di esaurirsi). Proprio questo è uno degli espedienti che consentono al ritmo di non crollare, ma Chabrol non pare interessato a uno sforzo ulteriore e lascia i suoi personaggi in preda a maschere catatoniche. Certo Magimel, non nuovo al sodalizio con il regista, ha spazio per portare all’estremo la frivolezza del suo Paul, spesso addirittura oltre i confini del verosimile. Il suo ciuffo scompigliato, l’abbigliamento, lo sguardo distratto e il labbro teso sono sorprendentemente resistenti al ridicolo. Appare invece spesso insopportabile la protagonista, quasi sconcertata nell’accettare le insulse assurdità dei due pretendenti (quando Saint-Denis la fa gattonare indossando piume di struzzo, per poi chiederle se non si senta umiliata, lei è invece ben contenta) e fin troppo incline a coltivarne la competizione.

Fuori concorso alla kermesse veneziana (mentre Rohmer è ancora lì che si dibatte in concorso), La fille coupée en deux scivola fuori dal radar in modo abbastanza netto, mantenendo la sua integrità e andando a fondo con essa.


Titolo: L’innocenza del peccato (La fille coupée en deux)
Regia: Claude Chabrol
Sceneggiatura: Claude Chabrol, Cecile Maistre
Fotografia: Eduardo Serra
Interpreti: Ludivine Sagnier, François Berléand, Benoît Magimel, Mathilda May, Caroline Sihol, Etienne Chicot, Marie Bunel, Valeria Cavalli, Thomas Chabrol, Jérémie Chaplain, Didier Bénureau, Raphaël Neal, Jean-Marie Winling, Charley Fouquet
Nazionalità: Francia, 2007
Durata: 1h. 55′


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