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"L'ultimo dominatore dell'aria" di M. Night Shyamalan

24 settembre 2010 Recensioni 38 Commenti
Alberto Cassani, 23 Settembre 2010: Pessimo
Universal, 24 Settembre 2010

Una volta le nazioni dell’Acqua, della Terra, del Fuoco e dell’Aria vivevano in pace, e grande rispetto era accordato a chi poteva dominare gli elementi. L’Avatar era l’unico al mondo in grado di dominare tutti e quattro gli elementi, ma quando improvvisamente scomparve, scoppiò la guerra…


L’ultimo dominatore dell’aria era forse l’ultima possibilità per Shyamalan di ritrovare quel pubblico che l’ha pian pian abbandonato col passare degli anni. O meglio: non ritrovare esattamente quel pubblico – che non è certo quello che può essere interessato all’adattamento di un cartone animato come questo – quanto di ritrovare gli stessi numeri. Il tentativo si può dire che gli sia riuscito, perché se è vero che negli Stati Uniti il film ha incassato la metà del Sesto Senso, è comunque il suo terzo miglior incasso della sua carriera (certamente aiutato dalla maggiorazione dei prezzi dei biglietti per il 3D), andando decisamente meglio delle previsioni degli stessi produttori. Se ora, però, questo ritrovato pubblico vorrà seguirlo nel prosieguo dell’evoluzione stilistica e della maturazione tematica che il suo cinema ha avuto in questo decennio, staremo a vedere.

La cosa è tutt’altro che ovvia, perché L’ultimo dominatore dell’aria è di gran lunga il suo peggior film. Certo ridurre in lungometraggio una serie televisiva di 62 episodi può non essere semplicissimo, ma la sceneggiatura fa di tutto per banalizzare l’argomento e rendere antipatici e poco interessanti i personaggi, fallendo miseramente nel tentativo di creare quell’epica fantasy che ha fatto il successo di tante altre saghe. La poca dimestichezza del regista  e del solitamente bravo direttore della fotografia con la terza dimensione è evidente fin dalle prime inquadrature, e questo impedisce al film di essere spettacolare come vorrebbe e soprattutto di avere delle scene di combattimento realmente coinvolgenti. La visione risulta quindi fisicamente stancante e per nulla stimolante o anche solo divertente. Poi magari i fan del cartone potranno comunque accontentarsi, certo è che il previsto seguito potrà interessare solo loro. E tanti saluti all’evoluzione stilistica e alla maturazione tematica di M. Night Shyamalan.


Titolo: L’ultimo dominatore dell’aria (The Last Airbender)
Regia: M. Night Shyamalan
Sceneggiatura: M. Night Shyamalan
Fotografia: Andrew Lesnie
Interpreti: Noah Ringer, Dev Patel, Nicola Peltz, Jackson Rathbone, Shaun Toub, Aasif Mandvi, Cliff Curtis, Seychelle Gabriel, Katharine Houghton, Francis Guinan, Damon Gupton, Summer Bishil, Randall Duk Kim, John D’Alonzo, Keong Sim
Nazionalità: USA, 2010
Durata: 1h. 43′


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Attualmente ci sono 38 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Ho letto che per l’effeto 3D sono state usate le stesse camere usate da Cameron e che il regista ha seguito passo passo l’operazione di riconversione della pellicola da 2D al 3D.
    Quindi l’effetto che si prova è lo stesso mediocre di Alice e di Scontro Tra Titani?
    Misà che finora le pellicole che hanno utilizzato il 3D meglio di chiunque altro film sono i film horror quali Final Destination e San Valentino Di Sangue…

  2. Riccardo scrive:

    Ah, Marco, io non mi sorprenderei. Si sapeva che dopo Avatar, tutti i registi avrebbero imitato Cameron nel distribuire film in 3D alla ricerca di “qualche” soldino facile ( attenzione che ho messo fra virgolette, qualche )

  3. Marco scrive:

    Bhè c’è da dire che la mania dell’effetto 3D è venuta ben prima di Avatar, da Gennaio 2009 con l’uscita di Viaggio Al Centro Della Terra in poi le pellicole che usufruiscono dell’effetto non si contano.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Non avendo visto né “Alice” né “Scontro di Titani” non so quanto l’effetto sia simile, ma in pratica qui non c’è quasi nulla che dia l’effetto tridimensionale. In “Avatar”, almeno c’era profondità di campo verso l’interno dello schermo, qui neanche quello.

  5. Fabrizio scrive:

    Il buon M. N. ha scelto il genere sbagliato. Non ce lo vedevo proprio alle prese con progetti di questo tipo, me ne stupii alla notizia e non mi stupipisco ora nel venire a sapere che il film fa effettivamente schifo (già il trailer non lasciava presagire nulla di buono).

    A volte per evolvere non occorre cambiare casa.

  6. Federico scrive:

    Ho visto il film.
    Intanto va detto che il film non è stato girato in 3D, ma è stato convertito successivamente su decisione della Paramount, quindi la scarsità di risultato non è dovuto a Shyamalan ma ai limiti che una riconversione in post-produzione possiede rispetto ad un film pensato e girato per la terza dimensione.
    Personalmente mi aspettavo peggio dal film. Manca l’impronta di Shyamalan, la sua capacità di manipolare i generi al suo servizio e la tensione scarseggia, ma d’altro canto chi gli ha affidato la trilogia voleva un fantasy d’azione per ragazzi (ragazzini diciamo) e questo ha avuto.
    La storia è una fusione di altre storie, dal prescelto che deve portare equilibrio nella For…cioè negli elementi, alle varie terre e vari popoli come Il Signore degli anelli. I popoli sono la versione fantasy di popolazioni reali: popolo dell’acqua- gli eschimesi, del fuoco-metà antichi romani/metà vichinghi, il popolo dell’aria-monaci tibetani. Ma questi sono limiti già presenti nella serie originale che accorciandola in 3 film inevitabilmente vengono enfatizzati.
    Detto questo mi sembra che Shyamalan non esca certo con le ossa rotte dalla prima esperienza con un genere non propriamente suo (anche se la favola fantasy è sempre stata presente nelle sue opere). Si muove senza grossi affanni con l’uso massiccio di effetti digitali. Non cade nell’infantile estremo (vedi alcune idee nella nuova trilogia di star wars) ma mantiene un buon equilibrio tra cartone animato e saga fantasy per le sale.
    Dirò che non mi sono dispiaciuti neanche i combattimenti. Generalmente chi affronta per la prima volta queste scene tende a pararsi il c… con un montaggio serrato e inquadrature ravvicinate (i Batman do Nolan) a volte con scarsi risultati dove vedi gran casino e non si capisce nulla. Shyamalan invece utilizza spesso lunghe inquadrature e campi larghi dove le varie fasi dei combattimenti ci vengono mostrati interamente, in quella che diventa una sorta di danza. Risultano è vero meno “violenti” e siamo meno coinvolti ma credo che si adattino bene allo stile del film.
    Nel complesso quindi non mi ha deluso. Se lo si vede concependolo come una divagazione in un genere insolito, il risultato è soddisfacente.

  7. Alberto Cassani scrive:

    In realtà ci sono due modi per realizzare un film tridimensionale di nuova generazione: girarlo direttamente in 3D con speciali telecamere ad alta definizione (come la Sony Fusion usata da Cameron per “Avatar” e prima per “Viaggio al centro della Terra”) oppure girarlo normalmente e convertirlo in un secondo momento. Il primo modo è forse il più efficace, ma ha bisogno di una preparazione più lunga perché i tecnici devono essere capaci di usare le telecamere 3D, di conseguenza per ora viene usato soprattutto per progetti speciali come i concerti (“U2 3D”) o gli eventi sportivi. Del secondo modo esistono diverse tecniche e tecnologie, più semplici del primo modo ma anche più costose, che sono comunque sempre necessarie per realizzare l’effetto tridimensionale degli effetti speciali. Il fatto che un film sia stato girato in 2D e poi riconvertito in 3D non vuol dire che sia stato concepito in 2D. Che io sappia, Shyamalan sapeva fin dall’inizio che il film avrebbe potuto essere riconvertito, tant’è che poi ha seguito personalmente il processo di riconversione, ma la decisione finale è stata presa solo dopo le riprese perché giustamente i produttori hanno aspettato di avere in mano il girato per capire se si poteva fare una riconversione efficace e con quale tecnologia si poteva ottenere un risultato migliore. Alla fine, come ha detto quasi giustamente Marco, hanno utilizzato la stessa tecnologia usata da Cameron per gli effetti speciali di “Avatar”.

  8. Federico scrive:

    Diciamoci la verità. Lo avrebbero convertito comunque. Shyamalan ha seguito la conversione perchè “se proprio volete farlo, visto che ci guadagniamo anche, almeno lasciatemi controllare”. Ma le riprese dubito siano state concepite per quello, basta vedere il film per rendersene conto. Tranne la scena della nave che viene verso la camera il resto è stato girato come un film normale.

  9. Alberto Cassani scrive:

    Che Shyamalan abbia girato senza cercare di sfruttare l’effetto 3D è probabile – anche se per fortuna in generale non c’è più l’abitudine di buttare oggetti contro la macchina da presa come si faceva nei 3D degli anni ’70 – però il punto è che lui sapeva già che sarebbe stato un film tridimensionale, quindi parte della responsabilità della cattiva riuscita è sua e del direttore della fotografia (che ha lavorato molto con Peter Jackson, vincendo l’Oscar per “Il Signore degli Anelli”).

  10. Federico scrive:

    Alberto una curiosità. Visto che non c’è la recensione che cosa ne pensi di Lady in the water?

  11. Alberto Cassani scrive:

    Penso di essere l’unico al mondo a pensarlo, ma secondo me è il miglior film di Shyamalan.

  12. Federico scrive:

    Mi ricordavo una tua foto con la t-shirt del film, infatti :-)

  13. Riccardo scrive:

    grande Alberto :) anche io considero Lady in the water il miglior film di Shyamalan.

  14. Alberto Cassani scrive:

    Uno dei pochissimi gadget regalati alle anteprime che uso con orgoglio.

  15. Federico scrive:

    Beh a questo punto aspettiamo la recensione allora :-)

  16. Alberto Cassani scrive:

    Tra l’altro, leggo adesso che qualche collega ha scritto che questo film in patria è stato un flop, prevedendone il flop anche da noi. Mah… anche sui risultati del botteghino ognuno la vede a modo proprio, a quanto pare: negli Stati Uniti “L’ultimo dominatore dell’aria” ha incassato più di “Robin Hood” e “I mercenari”, quasi il doppio dell'”A-Team”…

  17. Anonimo scrive:

    PROSSIMI FILM IN 3D IN USCITA AL CINEMA?
    MA POI NON CAPISCO PERCHÈ NON GLI VENDONO PER L’HOME VIDEO CON GLI OCCHIALETTI 3D.
    BOOO.
    AVATAR NO,È SAN VALENTINO DI SANGUE E VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA SI.

  18. Anonimo scrive:

    PER ME
    IL MIGLIOR FILM DI SHYAMAILAN È IL SESTO SENSO.

  19. Marco scrive:

    D’accordo con Alberto. Buoni gli effetti speciali (come del resto in tutti i fantasy con del budget elevato) e apprezzabili alcune riprese di piano-sequenza dei combattimenti, anche le scenografie le ho trovate ben fatte.
    Velo pietoso sugli attori.
    Regia ormai doventata stracommerciale perdendo inesorabilmente il suo “graffio”.
    Ormai tutti i fantasy sono fatti con lo stampino per i bambini e questo non fa eccezione.

  20. Andrea scrive:

    Senza dubbio il miglior film di Shyamalan è il “Sesto Senso”. Capolavoro assoluto e purtroppo per lui irripetibile. Di tutti gli altri preferisco Unbreakable, che è un gioiellino.

  21. Federico scrive:

    Per me il migliore è “The village”. Il sesto senso è un bel gioco, molto ben fatto, ma si regge tutto unicamente sul finale. Fatto una volta va bene, ma ripetuto sarebbe stato ridicolo. Alla gente i film successivi non piacciono perchè non ci trovano il finale a sorpresa e questo dimostra come de Il sesto senso quello che colpisce è proprio il finale. E’ quello che piace del primo film. The village è invece il film più maturo, che regge come film dall’inizio alla fine. E’ costruito per raccontare una storia non per dare effetto al finale.

  22. Alberto Cassani scrive:

    Credo non ci siano dubbi sul fatto che Shyamalan sia andato maturando come sceneggiatore, staccandosi pian piano dai finali a sorpresa e provando altre cose. Il pubblico l’ha seguito per un po’, ma ultimamente sembra proprio averlo abbandonato. “The Village” è senz’altro un film maturo, anche se in fin dei conti dopo tre minuti si capisce il trucco, e secondo me era molto interessante anche “Lady in the Water”. Ma forse Shyamalan non si è ancora sistemato sul tipo di cinema che vuol fare, ora che è un autore davvero adulto.

  23. Andrea scrive:

    Non sono d’accordo su quanto scritto sopra: il finale sorpresa/rivelatore c’è in quasi tutti i film di Shyamalan. C’è di sicuro in “il sesto senso”, “unbreakable”, “signs” e “the village” . Restano fuori Lady in the water e “E venne il giorno” (che proprio spiegazioni non ne dà) . L’ultimo dominatore dell’aria non l’ho visto.
    “Il sesto senso” è il migliore perché, oltre al finale, ha creato un piccolo genere ( la realtà vista dai fantasmi . poi ripreso anche da altri film, mi viene in mente ad esempio “the others”…

  24. Federico scrive:

    Il punto non è se il finale a sorpresa esiste anche negli altri film o meno. Il fatto è che “Il sesto senso” è costruito pensando unicamente al finale. E’ lo stesso Shyamalan a dirlo. Quando gli venne in mente l’idea del finale, riscrisse la sceneggiatura. Scene come quella dell’anniversario al ristorante, o di lui e la madre seduti ad aspettare il bambino e via dicendo sono state pensate proprio in funzione del finale. Senza il twist-end finale quelle scene avrebbero poca importanza.
    Questo non accade negli altri film, dove era necessario costruire storie che avesse una funzione propria con scene che non fossero al servizio del finale.
    In “unbreakable” il finale è già meno importante. Il film potrebbe finire benissimo quando Willis si rende finalmente conto di quello che è, ovvero un super-eroe. Scoprire che è stato Jackson a commettere i disastri per cercare lui è una cosa in più per sottolineare come lui sia l’antitesi dell’eroe (cosa che intuivamo già), ma non rivoluziona il resto del film.
    In “The Village”, ad esempio, che l’epoca dei personaggi sia il 1800 oppure i giorni nostri non è così rilevante, perchè la cosa importante è che gli “adulti” del villaggio utilizzino la paura per proteggere le proprie famiglie. Scoprire che siamo ai giorni nostri è una sorpresa in più ma che non rivoluziona la storia.
    E così gli altri. Shyamalan giustamente ha dovuto scrivere storie che avessero un senso nel loro complesso.
    “Il sesto senso” è sicuramente un bel film, ma ha dalla sua parte l’arma del twist-end. Con quella in mano il successo era assicurato. Cosa più difficile è fare un film maturo che sia bello e funzionale senza ricorrere al trucco del finale a sorpresa.

  25. Andrea scrive:

    Da come scrivi sembra che “il sesto senso” sia un mero esercizio cinematografico, lo trovo molto riduttivo per un film che, non voglio stare qui a disquisirli, offre parecchi spunti di riflessione.
    Io non confonderei i temi contenuti nei film con la struttura dei film stessi che per quelli che ho citato è la medesima: il tutto è costruito per supportare un colpo di scena finale.

  26. Federico scrive:

    Beh alla fine è quello che è. Se togli il finale hai un film piuttosto banale. Uno psichiatra che consiglia al proprio paziente di parlare con i fantasmi per sapere che cosa vogliono da lui. L’idea che i fantasmi fanno paura ma in realtà hanno solo qualcosa in sospeso da risolvere non dico che è banale ma non è così sorprendente. Quello che colpisce e che esalta il film è proprio il finale. E’ scoprire che lui è un fantasma che eleva il film, cioè gli ultimi minuti. Senza quello il film non sarebbe stato nulla di straordinario.
    Anche “The others” si regge sul finale. Tolto quello avremmo un film la cui trama è semplice (una casa infestata dai fantasmi). E’ il finale che, ribaltando la situazione, rende il film sublime.
    Non dico che è sbagliato. Va benissimo. Solo che non si poteva certo aspettarsi la stessa cosa nei film successivi.
    La gente usciva dal cinema delusa dicendo “ma il finale non era così sorprendente”. E perchè mai doveva esserlo, solo perchè era così il primo film? Non trovandosi twist-end anche negli altri film, quindi non saltando dalla sedia negli ultimi minuti, la maggior parte delle persone ritiene quei film meno belli del primo, ma è ridicolo.
    Signs ad esempio è un “trattato” sulla Fede mascherato da film di fantascienza. The Village mostra la situazione della società contemporanea (soprattutto quella USA) che utilizza la paura per il diverso ed dell’estraneo, per isolarsi dal mondo.

  27. Marco scrive:

    D’accordo con Federico.

  28. Andrea scrive:

    Io rimango dell’opinione che “il sesto senso” sia il miglior film di Shyamalan e che vada annoverato fra i capolavori del cinema contemporaneo. Non che questo significhi per forza qualcosa ma se non sbaglio fu pure candidato all’oscar (che per il genere è un piccolo evento).
    Tuttavia rispetto le vostre opinioni e chiudo con il più classico: de gustibus!!

  29. Andrea27 scrive:

    Secondo me nessun film di Shyamalan è costruito UNICAMENTE sul colpo di scena. Quando Shyamalan dice che ha riscritto la sceneggiatura de “Il sesto senso” dopo che gli venne in mente il finale, per me significa che ha aggiunto gli elementi che lo rendono plausibile (le “regole” dei morti che non sanno di esserlo, e che vedono tutto quello che vogliono vedere) e adattato il resto del film alla luce di quello che sarebbe stato il finale.
    Ad esempio, nella nuova versione della sceneggiatura, Bruce Willis non avrebbe dovuto dialogare con altre persone se non con il bambino, per ovvi motivi, e quindi immagino avrà tolto ogni altro dialogo di Willis con le altre persone, e altre cose del genere. Avrà riscritto tutta la sceneggiatura, sì, ma per rendere il tutto coerente col finale, non per cambiare la sostanza della storia (e quindi del film).

  30. Andrea27 scrive:

    OPSSS, HO MESSO MALE I TAG DEGLI SPOILER NEL MESSAGGIO APPENA SOPRA!!! …RAGAZZI ATTENZIONE QUANDO TROVATE “[spoiler]” !!! (e scusatemi !!! )

  31. Federico scrive:

    Lo vedo difficile che sia andata così. L’idea del finale gli fece prendere una strada diversa da quella che aveva intrapreso inizialmente.
    L’idea del finale lo ha portato a sviluppare una storia nuova, completamente strutturata su di esso. Anche perchè non si possono togliere tutte le scene di dialogo di un film che vedono il protagonista presente e sostituirle con scene dove lui non interacisce. Semplicemente perchè in una sceneggiatura i dialoghi portano avanti la storia e sviluppano nuove strade. Toglierli significa cambiare radicalmente tutto il corso degli eventi.”Il sesto senso” è sviluppato unicamente sul finale, tanto che prima di idearlo Shyamalan era in alto mare. Inventando lo stato in cui si trova Willis tutto il resto è venuto da se. E non capisco perchè la cosa non vi piaccia. Non c’è mica nulla di strano. E’ così e basta. Anche I soliti sospetti, il già citato The Others o Ascensore per l’inferno e tanti altri si basano sul finale.

  32. Andrea27 scrive:

    @Alberto Cassani: grazie mille per la correzione!

    @Federico: Il fatto non è che la cosa non mi piace, ma non ho motivo di pensare che ci sia una precedente versione del SESTO SENSO con un altro soggetto completamente. A te cos’è che lo fa pensare?
    Il fatto che non è possibile eliminare scene di dialogo con determinati personaggi? No di certo, visto che a quanto ne so lo fanno tutti i giorni gli sceneggiatori in fase di revisione di uno script… se fosse come dici tu, la prima versione di una sceneggiatura sarebbe intoccabile, perchè ogni scena porta avanti la storia e ogni cambiamento fa prendere una strada diversa… ma a me pare logico che si scrivano le scene in modo da far prendere al film la direzione già decisa in partenza, perciò non ci sono problemi a cambiare dialoghi, ed eliminarli, ad adattarli ecc…

  33. Federico scrive:

    A dirlo è lo stesso Shyamalan. Decise di scrivere un film sui fantasmi e tutte le prime stesure raccontavano storie troppo banali: case infestate e cose simili. Poi gli venne l’idea del bambino che vede i fantasmi ma anche qui la prima stesura è banale. Fu l’idea di Willis morto che gli fece capire che strada prendere e sviluppò il film in quella direzione.

    La storia delle scene è un’altra. un conto è cancellare delle scene che rallentano o ripetono cose già dette. Un conto è scrivere una sceneggiatura dove il personaggio è vivo e quindi parla con tutti (e quindi la storia prende una direzione) e poi, dopo aver deciso che lui in realtà è morto, cambiare qualche scena e basta. Non è così semplice. E’ ovvio che se decidi che lui per tutto il film è morto allora devi riscrivere tutto lo script da zero, perchè ogni singola scena sarà sviluppata in modo diverso, la storia prende una strada che non prendeva prima, quindi tutte le scene che hai costruito vanno buttate perchè fanno parte di un altro film.

  34. Federico scrive:

    E comunque “Il sesto senso” è costruito interamente sul finale. E’ ovvio che è così, basta guardarlo per capirlo. Che questa idea l’abbia avuta alla prima stesura o alla centesima che cambia? Il film è strutturato così. E’ stupido dire il contrario.

  35. Andrea27 scrive:

    Non è stupido dire il contrario, e non è ovvio che il film è interamente costruito sul finale. A casa mia “costruito interamente” significa che non c’è altro di sostanza se non quello, e non è questo il caso. Poi se dici che quello è il piatto forte, allora sono d’accordo, il finale innalza il film su un’altro livello completamente. Ma “Il Sesto Senso” è un film che ha un soggetto, la storia del bambino col dono di vedere i morti e che finalmente trova qualcuno in grado di comprenderlo e aiutarlo. Poi se a te la storia del film in sé (senza il finale) non piace, è un altro discorso. Ma ha un suo perchè, e a molti piace. Come dice Andrea, il film offre parecchi spunti di riflessione. Il film, non il finale.

    Ma poi, come dici anche tu, a Shyamalan la storia del bambino è venuta in mente prima di trovare il finale. E la differenza c’è eccome, visto che è un elemento che c’era nelle prime stesure, e che c’è anche in quella definitiva. Questo per me vuol dire che il film non è costruito interamente sul finale. “Costruito interamente”, implica che tutto quello che costruisci lo fai DOPO avere ‘sto bendetto finale, visto che lo stai costruendo SUL finale. E vuol dire anche che il soggetto del film non è cambiato da prima a dopo l’intuizione del colpo di scena, come invece sostieni tu.

    Forse semplicemente non ci siamo intesi, mi dispiace averne fatto una questione di termini ma le parole hanno un senso, “costruito interamente su…” ha un significato preciso che è diverso da “il punto forte del film è…”. …Sorry. :)

  36. Federico scrive:

    (Mi scuso in anticipo con Alberto perchè dovrà oscurare molti passi di questo commento, ma gli spoiler sono inevitabili. Quindi se poi uno vuole continuare la discussione è meglio che mi scrive direttamente così evitiamo di intasare i commenti di linee nere)

    “Costruito sul” significa che tutto quello che viene prima è progettato unicamente pensando al fatto che Willis è morto.
    non solo per le scene, ma anche per la psicologia dei personaggi. Per questo dico che non basta cancellare qualche dialogo e sostituire due scene per cambiare il film. Il film viene cambiato radicalmente.

    Se Willis fosse vivo, la madre non sarebbe lo stesso personaggio che è adesso. Perchè non sarebbe più una donna che deve affrontare DA SOLA il comportamento del figlio, non sapendo che cosa fare difronte alle affermazioni preoccupanti del bambino. Se Willis fosse vivo, allora lei sarebbe a conoscenza dell’esistenza di uno psicologo che aiuta il figlio e quindi chiederebbe conforto a lui e sarebbe meno preoccupata perchè sa di non essere da sola. Sarebbe un personaggio completamente diverso e questo avrebbe creato scene completamente diverse.
    Quando lei scopre il “riflesso” sulle foto del figlio o i fogli con la scrittura automatica ne parlerebbe subito allo psicologo. Ma non può farlo perchè lui non esiste. Invece è costretta ad affrontare queste cose da sola. Non ci sarebbero state le scene dove lei si sente fragile e piange e dove il bambino chiede scusa (o almeno non con questa intensità) perchè lei saprebbe che il figlio è sotto terapia e ci sarebbe uno psicologo che la conforta dicendole ad esempio che si tratta solo di una fase e che lui lo aiuterà.

    Se willis fosse vivo la moglie non avrebbe motivo di tradirlo perchè il rapporto tra i due continuerebbe normalmente (è lei all’inizio a dire di essere orgogliosa del marito perchè ha messo tutto in secondo piano, anche lei, per quei bambini) quindi il loro rapporto, anche con l’arrivo del bambino, resterebbe uguale. Lei non si sentirebbe messa in secondo piano. La scena del ristorante non avrebbe motivo di esistere, perchè è stata fatta solo per farci credere che lui sia vivo. Così come non avrebbero motivo di esistere tutte le scene che vedono la moglie con il nuovo ragazzo, le scene dove willis rompe il vetro o origlia la moglie dalla cantina, dove willis trova chiusa la porta della cantina, la scena dove lui trova il filmino del matrimonio, dove trova le pillole nell’armadio e in generale tutte le scene dove lei mostra segni di crisi.
    Tutte scene che andrebbero sostituite con scene di vita quotidiana tra due. Lui non avrebbe sensi di colpa verso la moglie e anche se li avesse, i due ne discuterebbero. Quindi avremmo scene diverse. Shyamalan le ha costruite in questo modo perchè non poteva far interagire Willis e la moglie, quindi è stato costretto a costruire il film in questo modo.

    Se willis fosse vivo le scene tra lui e il bambino sarebbero diverse. Non dovrebbero sempre trovarsi da soli in una stanza ma potrebbero interagire con altre persone.

    In ospedale quando il bambino viene ricoverato. Il fatto che lui dica espressamente che i fantasmi “vanno in giro come persone normali, vedono solo quello che vogliono vedere” e soprattutto “non sanno di essere morti” è creato apposta per giocare con lo spettatore dandogli palesemente un indizio forte sul finale ma che nessuno capisce. Se willis fosse vivo il dialogo sarebbe diverso. Non molto, ma comunque diverso, così come la regia stessa della scena.

    Insomma tutte le scene sono create per farci credere una cosa FALSA per nasconderci la VERITA’. Quindi il film è costruito per esaltare il colpo di scena finale. Togli il finale il film avrebbe una trama diversa e personaggi diversi.
    Ed è questo che rende splendido questo film. Il fatto che tutto è pensato nei minimi dettagli per tenerci nascosto qualcosa di importante in modo da sorprenderci nel finale. E’ il pregio del film il fatto di essere “costruito sul” finale. Altrimenti sarebbe stato un film completamente diverso. Di film con bambini “sensibili” ce ne sono molti questo avrebbe aggiunto poco.
    E senza quel finale nessuno avrebbe gridato al capolavoro e il film non sarebbe stato un cult.

    Lo dimostra il fatto che nei film seguenti, leggendo tutti i commenti, si scopre che la gente cercava un finale del genere. Si aspettava di esser stata presa per i fondelli una seconda volta ma giustamente Shyamalan non gli ha dato questo piacere.

  37. Alberto Cassani scrive:

    Ho letto romanzi porno censurati con meno linee nere…

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