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Mary Shelley - Un amore immortale di Haifaa Al-Mansour

30 agosto 2018 Recensioni 0 Commenti
Mary Shelley - Un amore immortale

Notorious Pictures, 29 Agosto 2018 – Debole

Nella Gran Bretagna di inizio Ottocento, Mary Wollstonecraft Godwin porta ancora il cognome di entrambi i suoi importanti genitori e non ancora quello del marito. L’incontro con il poeta, già affermato, Percy Shelley avverrà poco tempo dopo e la stesura del suo capolavoro letterario si compirà prima di compiere vent’anni…


Molto di Mary Shelley – Un amore immortale è incentrato sul rapporto Mary e Percy Shelley, pur restando sempre protagonista la sola scrittrice. Se ne ripercorre più la vita – partendo dall’infanzia per quanto accennata – che la carriera, due strade che si incontrano in modo culminante nella sequenza in cui Mary genera Frankenstein, tra i capolavori letterari di sempre. Perché Frankenstein è figlio dei tormenti che la vita coniugale, né facile né comune con una personalità come quella di Shelley, le creava. Questa è l’interpretazione della genesi del romanzo, che non si rifà propriamente a quella reale, preferendo accentuare la vena romantica sposata fin dall’inizio dal film.

La vita di Mary e Percy Shelley è stata sì romantica, ma ancor più avventurosa. Eppure nel film di Haifaa Al-Mansour di avventuroso c’è poco se non nulla, con la conseguenza di appiattire la narrazione cinematografica. Eppure di materiale ce ne sarebbe stato: gli spostamenti degli Shelley per l’Europa sono stati molti, alcuni anche forzati per via delle precarie condizioni economiche di Percy, e i contesti che li hanno accolti erano altrettanto romanzeschi. Tuttavia, si sono preferiti gli interni agli esterni, senza sfruttare le potenzialità di questi ultimi quasi – anzi, completamente – assenti.

Difficile, quindi, immaginare che Frankenstein sia stato il frutto di una sfida tra le menti geniali degli intellettuali più in vista e discussi di quel periodo culturale. E che sia stato composto da Mary Shelley prevalentemente a Ginevra, ospite dell’eccentrico quanto irrequieto connazionale Lord Byron. L’accento viene messo, piuttosto, sulle sofferenze della scrittrice, non da ultimo sulla perdita della sua prima figlia, colta anche nelle frustrazioni di donna che tenta di farsi strada in un mondo intellettuale al maschile.

Si è scelto il romantico per narrare la creazione di uno dei massimi romanzi gotici, per quanto in quello stesso periodo le due diversi correnti convivessero e spesso si unissero. E si è scelto di interrompere la narrazione della vita di Mary Shelley nel punto della sua agognata conquista, ovvero la pubblicazione del romanzo che finalmente riporta il suo nome all’inizio celato. Non essere andati oltre, non avere raccontato anche il resto – specie la tragica conclusione – del suo matrimonio sottolinea l’intento di averne voluto narrare la vita di donna più che di scrittrice. Scelta salvata dall’interpretazione degli attori, non solo dei protagonisti, ma che lascia comunque l’impressione di non avere centrato davvero il senso di entrambe le cose.


La locandinaTitolo: Mary Shelley – Un amore immortale (Mary Shelley)
Regia: Haifaa Al-Mansour
Sceneggiatura: Emma Jensen
Fotografia: David Ungaro
Interpreti: Elle Fanning, Douglas Booth, Joanne Froggatt, Maisie Williams, Stephen Dillane, Bel Powley, Ben Hardy, Tom Sturridge, Derek Riddell, Hugh O’Conor, Ciara Charteris, Stuart Graham, Jack Hickey, Sarah Lamesch
Nazionalità: Regno Unito – Lussemburgo – USA, 2018
Durata: 2h.


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