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Mektoub, My Love: Canto Uno di Abdellatif Kechiche

9 settembre 2017 Recensioni 0 Commenti
Festival di Venezia 2017

Lucky Red, ancora inedito – Naturale

Amin trascorre le vacanze nel sud della Francia con la famiglia e alcuni amici. Durante queste vacanze, nascono storie d’amore all’interno del gruppo di amici, mentre Amin li osserva e trascorre con loro giornate spensierate tra la spiaggia, il ristorante dei genitori e la vita notturna…


La scena di sesso – carnale, reale e naturale – tra Ophélie e Toni dà inizio sia alla trama sia alla tematica del nuovo, meraviglioso film di Kechiche. Mektoub, My Love, infatti, è incentrato sul rapporto tra i due, che funge da argomento per moltissimi dialoghi e per portare a galla le tensioni sotterranee tra i personaggi.

Abdellatif Kechiche è uno dei pochi autori sempre riconoscibili: le sue pellicole sono infarcite di dialoghi lunghissimi, mai banali, sempre sovrapposti. La naturalezza dei dialoghi, dei corpi, dei movimenti è ciò che Kechiche persegue, portando sullo schermo la vita stessa, con le sue contraddizioni e i suoi personaggi, tutti diversi. Apparentemente non c’è nulla di costruito, nelle scene che la macchina a mano riprende; in realtà, ovviamente, è esattamente l’opposto, ma il regista nizzardo riesce a trasmettere una sensazione unica di naturalezza, rimanendo incollato ai corpi e agli attori, e facendo entrare lo spettatore nelle vite dei personaggi, mettendo la macchina da presa all’interno dei loro gruppi, facendosi circondare dai corpi e dalle vite degli attori-personaggi, avvolgendo lo spettatore e in qualche modo coinvolgendolo nei giochi in spiaggia e nei dialoghi di gruppo. Tutti questi momenti non fanno altro che cesellare il carattere dei personaggi e rendere sempre più reale e coerente la storia. Alla fine delle tre ore di proiezione, quei personaggi sembra di conoscerli da sempre: di ognuno di loro si potrebbero dire pregi e difetti e di ogni loro azione si potrebbe dire il significato e contestualizzarlo all’interno del carattere del personaggio. Kechiche, con la sua macchina a mano in perenne movimento, sembra riprendere a caso i personaggi, spostandosi da un dialogo all’altro, da un movimento all’altro, utilizzando in modo magistrale il montaggio interno alla scena. In realtà, ogni scena è calcolata in modo da trasmettere esattamente la sensazione voluta e, quando possibile, per fare entrare nell’inquadratura il Sole e inondare di luce lo spettatore.

Mektoub, My Love: Canto Uno è un inno alla giovinezza e alla libertà, all’amore e all’amicizia. È anche una riflessione sul carattere delle persone e, in ultima analisi, sulla vita, su come questa funzioni, sul caso e, ovviamente sul destino (mektoub) e sull’amore (love). E’ cinema allo stato puro, un cinema totalizzante: non ha bisogno di grandi attori (o di attori tout court), di set o di grandi storie. Il set di Kechiche è il mondo e la sua sceneggiatura è la vita, e in questo non si possono non vedere il neorealismo e la nouvelle vague, reinterpretati in modo contemporaneo. Ma più di tutto, non si può non vedere, in Mektoub, My Love: Canto Uno il capolavoro di un cinema che mette in scena il capolavoro che è la vita.


La locandinaTitolo: Mektoub, My Love: Canto Uno
Regia: Abdellatif Kechiche
Sceneggiatura: Abdellatif Kechiche
Fotografia: Marco Graziaplena
Interpreti: Shaïn Boumedine, Lou Luttiau, Ophélie Bau, Alexia Chardard
Nazionalità: Francia, 2017
Durata: 3h.


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