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"Moon" di Duncan Jones

30 novembre 2009 Recensioni 11 Commenti
Emanuele Rauco, 30 Novembre 2009: Conciliante
Sony, 4 Dicembre 2009

Sam Bell è da solo a bordo di un’astronave stazionata sulla Luna e in missione triennale per raccogliere dell’elio che rifornisce di energia la Terra, ma quando per un incidente resta ferito, il risveglio gli porterà una scottante verità…


La fantascienza, specie quella più ortodossa e di matrice – idealmente – letteraria, è il genere cinematografico che più di ogni altro ha saputo veicolare riflessioni di natura filosofica e psicoanalitica, fin dai classici come Il pianeta proibito per arrivare a un must come Alien. Non fa eccezione il film d’esordio di Duncan Jones, che prova a riflettere su basi psicanalitiche narrando un racconto d’identificazione e sdoppiamento che, però, s’incarta e si perde nel suo sviluppo. Una sorta di 2001: odissea nello spazio in chiave “operaia” che, nella sceneggiatura di Nathan Parker diventa un racconto psicanalitico in un contesto di genere che ricorda, simpaticamente, Spazio: 1999.

Il nucleo centrale del film è chiaramente il rapporto tra se stessi e l’altro da sé, che spesso non è altro che un riflesso speculare, inserito in un contesto di alienazione e solitudine (che il film in realtà dice, più che mostrare) che si basa sulla dialettica tra comunicazione verbale e non verbale (le emoticon di Gerty). Jones usa con cura la messinscena di sguardi e contatti, evidente nella scelta di uno stacco nel montaggio dei video-messaggi come primo segnale di malessere, e lo spazio filmico, ma – a partire dalla parola che anticipa l’immagine nello sviluppo dell’investigazione – il film si affida troppo a una struttura affermativa e conciliante (fino al finale) che rinnega le problematiche sollevate fino a quel momento.

La sceneggiatura non si cura molto dello sviluppo e dell’evoluzione dell’intreccio tra i due personaggi e s’ingarbuglia con una banale cospirazione che non arriva molto in fondo (e risulta un po’ strano il ruolo di Gerty in tutto ciò), mentre Jones dimostra un buon potenziale visivo e concettuale che non sa disciplinare adeguatamente. In compenso su Sam Rockwell e sulla sua capacità di tenere in piedi un film si può sempre contare; così come sul fatto che Jones, qui alle prese con un budget infimo, possa diventare davvero un regista valido.


Titolo: Moon (Id.)
Regia: Duncan Jones
Sceneggiatura: Nathan Parker
Fotografia: Gary Shaw
Interpreti: Sam Rockwell, Kevin Spacey, Dominique McElligott, Rosie Shaw, Adrienne Shaw, Kaya Scodelario, Malcolm Stewart, Robin Chalk, Matt Berry, Benedict Wong

Nazionalità: Regno Unito, 2009
Durata: 1h. 37′


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Attualmente ci sono 11 commenti a questo articolo:

  1. Anonimo scrive:

    Io ancora ‘sto film non l’ho visto, ma a leggere la recensione mi pare una via di mezzo tra Solaris e 2002: la seconda odissea…

  2. Manulele scrive:

    E sostanzialmente lo è, ma con meno ambizioni visive…

  3. Anonimo scrive:

    Allora andrò a vederlo.

  4. Marco scrive:

    L’idea è originale, da apprezzare, come anche la regia di Jones, che fa riferimento ai grandi film di fantascienza già sopracitati ( da qui si intuisce la sua grande passione e cultura su questo tema ), è capace.
    Anche lo sviluppo è ben congegnato, ottimi effetti ( per il budget ) e girato interamente agli Shepperton Studios con altrettante belle ( sempre per il budget ) scenografie.
    La cosa che mi dispiace però è che non ci sia un bel colpo di scena finale, quello che ti spiazza dato che Jones gia a metà film ( forse prima ) ti svela il segreto della multinazionale; ovvio che è una scelta ( anche forse per mostrare il conflitto che si ha con se stessi ) però io avrei preferito mostrarlo alla fine.
    Secondo me la scelta adottata penalizza un pò il film, facendo passare la voglia di guardarlo nuovamente.
    Comunque da apprezzare l’iniziativa e la pur sempre validissima interpretazuione di Rocwell 8 che avevo già apprezzato l’anno scorso in Joshua ).
    Possiamo dirlo…capolavoro mancato. Mancatissimo!!!

  5. Vigile scrive:

    A parte le aride analisi tecniche e filmiche, l’opera porta in sé una profonda traccia di malinconia, di sotterranea spossatezza , quasi un irrimediabile abbandono, e in questo é dichiaratamente “lunare”, agli antipodi del “solare” pianeta che gli sta di fronte, che rappresenta la vita con le sue complessità, mentre sul satellite c’é una non-vita fatta di gesti ripetuti fino allo sfibramento, un aldilà funereo e glaciale. Ed é quell’unica fiammella di vita residua nel clone che permette una sorta di resurrezione. Un finale ad effetto avrebbe sciupato questa sensazione di tristezza che pervade tutto il film e che lo rende un’opera unica, un blocco di pietra dura, sospeso in uno spazio asettico, senza atmosfera. Moon, appunto.

  6. Alberto Cassani scrive:

    Be’, ma in un certo senso il finale E’ ad effetto, perché al cinema in genere siano sempre portati a pensare che le cose alla fine vadano in una certa direzione. In questo caso, invece, vanno semplicemente nella direzione più logica per la storia, che appunto non è la direzione in cui siamo stati educati a pensare che le storie cinematografiche debbano andare.

  7. Vigile scrive:

    E’ vero , Alberto, pensiero sottile. Risultato, ci facciamo comunque manipolare, ma forse é questo il bello….

  8. Alberto Cassani scrive:

    E pensa alla fatica che ho fatto per spiegare il concetto senza rovinare il finale a chi non ha visto il film… Comunque sì, ci facciamo manipolare. Ma è giusto così: quando entriamo in sala e si spengono le luci, è giusto abbandonarsi alla fascinazione del racconto e lasciarsi immegere nell’universo del film. Poi, dopo, è altrettanto giusto riflettere coscientemente su ciò che si è visto, ed eventualmente lamentarsi di essere stati manipolati in maniera scorretta.

  9. Andrea scrive:

    Questo è un signor film che meritava tranquillamente il verde. Non concordo affatto con la recensione.

  10. Alberto Cassani scrive:

    A conti fatti anch’io avrei dato il verde a questo film, però la recensione mi sembra corretta nel merito, esponendo i temi centrali della pellicola e i suoi maggiori pregi e difetti.

  11. Plissken scrive:

    Anch’io sono per il verde, non inteso come “sufficienza” ma ben di più. Il film mi è sembrato molto interessante, ben sviluppato ed una volta tanto privo di trovate atte a spettacolarizzare a titolo gratuito. Una fantascienza “adulta”, quasi d’altri tempi (purtroppo).

    Mi è piaciuta non poco la “presa di coscienza” di Gerty che, da macchina, si dimostra più umana dei propri creatori.. Davvero bravo Rockwell.

    La recensione nel complesso mi è piaciuta parecchio (compresi i riferimenti ai “must” ed agli Anderson) essendo approfondita e ben redatta, però in conclusione mi sembra un po’ troppo severa, anche se leggendola, al di là di alcune riserve, sembra più un “verde” che un “arancione”: scommettiamo che il Rauco ha ancora qualche dubbio sulla valenza cromatica?

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