Stai leggendo:

"Motel Woodstock" di Ang Lee

29 settembre 2009 Recensioni 1 Commento
Pietro Salvatori, 29 Settembre 2009: Impalpabile
Bim, 9 Ottobre 2009

Elliot Tiber nel 1969 fornì al concerto di Woodstock la sede operativa, offrendo agli organizzatori il piccolo albergo dei genitori. In occasione del concerto si incroceranno le strade di un veterano del Vietnam, il proprietario del terreno su cui si tenne il concerto e un star di Broadway…


Usciti dalla sala al termine del film, non si capisce bene cosa c’entri Ang Lee con tutto questo. Il regista due volte Leone d’Oro a Venezia – nel 2005 con I segreti di Brokeback Mountain e nel 2007 con Lussuria – Seduzione e tradimento – due volte Orso d’Oro a Berlino – bisogna tornare indietro agli anni Novanta, con Banchetto di nozze e Ragione e sentimento – ma soprattutto due volte Oscar – nel 2001 si è infatti aggiudicato il riconoscimento di Miglior film in lingua straniera con La Tigre e il Dragone e nel 2006, ancora con Brokeback Mountain quello ancora di Miglior film – si cimenta con un plot da commedia generazionale e nostalgica (nostalgica in quanto generazionalmente associabile alla classe degli “anta”) che sulla carta non sembra essere esattamente nelle sue corde. Non sulla carta, e nemmeno sullo schermo.

La storia è quella piana e rasserenante di Elliot, inconsapevole palla di neve di quella valanga mitica e mitizzata che passa agli annali con il nome di Woodstock, abitante della placida ed un pò addormentata cittadina di Wallkill (Woodstock Ventures era infatti il nome della produzione del concerto, e non, come pensano in molti, quello della località in cui si svolse il raduno) che ospitò la kermesse grazie ad una sua geniale per quanto inconsapevole intuizione.

Motel Woodstock ha tutte le caratteristiche che servono perché lo si etichetti come un film “carino”. Personaggi pittoreschi e ben delineati, al limite dello stereotipo (su tutti la madre di Elliot, che prende meravigliosamente le fattezze di Imelda Staunton, ottima caratterista per l’occasione), una trama che si snoda allegra fra equivoci e sentimentalismi, dirigendosi fluida proprio laddove ti aspetteresti, un cast bene assortito e mescolato, che alterna volti poco noti come quello del protagonista Demetri Martin a personaggi gustosi interpretati da star (o quasi) quali Emile Hirsch e Liev Schreiber, uno spaccato di un pezzo di storia degli Stati Uniti che il pubblico, soprattutto quello più giovane, ha sempre percepito ma mai toccato con mano.
Il problema è che non c’è molto di più, e se Lee sostanzia con alcune scene davvero gustose (i siparietti familiari, o la riunione di una sgangherata Camera di Commercio paesana) il proprio girato, condendolo con un uso forse anche eccessivo dello split-screen, non riesce comunque a renderlo nulla più che una commediola come tante altre. L’ultimo quarto di pellicola presenta addirittura una frammentarietà e uno scollegamento fra sequenze, alcune ben riuscite altre meno, che rischiano di dare il colpo di grazia ad un girato che già ingrana poco. Si rimane dunque con la stessa domanda con cui si era partiti: cosa c’entra Ang Lee con un film del genere?


Titolo: Motel Woodstock (Taking Woodstock)
Regia: Ang Lee
Sceneggiatura: James Schamus
Fotografia: Eric Gautier
Interpreti: Demetri Martin, Emile Hirsch, Paul Dano, Imelda Staunton, Liev Schreiber, Dan Fogler, Henry Goodman, Edward Hibbert, Kelli Garner, Clark Middleton, Bette Henritze, Sondra James, Jeffrey Dean Morgan, Christina Kirk
Nazionalità: USA, 2009
Durata: 1h. 50′


Percorsi Tematici

  • Non ci sono percorsi tematici collegati a questo articolo.
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. skumkyman scrive:

    Rivisto in Tv dopo averlo visto al cinema. Questa volta me lo sono gustato di più, forse proprio per il fatto che non mi aspettassi un filmone. Rivedo Ang Lee alle prese con una storia iniziatica e vi scorgo la tenerezza con cui trata il protagonista e gli eventi di Vita di Pi.
    Forse le corde intonate di questo regista sono davvero troppe per chiuderlo dentro la prospettiva’ che abbiamo di lui… anche se il giallo ci sta tutto per questo Lee minore.

Scrivi un commento







Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure puoi iscriverti alla pagina senza commentare.