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Napoli velata di Ferzan Ozpetek

28 dicembre 2017 Recensioni 0 Commenti
Napoli velata

Warner, 28 Dicembre 2017 – Ipnotico

Adriana è una bella e affermata anatomopatologa che viene stregata da una notte d’amore con un misterioso e bellissimo giovane. Quando scopre che il ragazzo è stato ucciso, per la donna inizia un’indagine su un delitto che la condurrà nelle pieghe più nascoste del proprio inconscio…


Scrivere di Napoli velata, ultima fatica di Ferzan Ozpetek, richiede uno sforzo maggiore rispetto al solito, dal momento che non si tratta di un semplice film ma di un’esperienza onirica e affascinante, che infrange le normali regole della sintassi cinematografica e delle strutture della scrittura per diventare materia viva, pulsante e umorale, non solo per la parola ma anche per l’immagine. Apparentemente, il regista e il suo fidato sceneggiatore Gianni Romoli (coadiuvati anche da Valia Santella) decidono di raccontare la storia di una donna utilizzando un genere a loro congeniale come il melodramma, stavolta vergato da profonde striature noir. Ma la parola d’ordine è quella di dimenticare il passato cinematografico di Ozpetek e dei suoi collaboratori, perché questo Napoli velata è un’opera che supera il genere e i riferimenti passati (propri ed estranei) per diventare altro, ovvero un labirintico e caleidoscopico viaggio tra le chicane e le strettoie della psiche femminile, fino a raggiungere quella che è la sua essenza più profonda, svelandola allo spettatore e lasciando a lui il beneficio della scelta e della comprensione.

Il genere non è un pretesto ma un ottimo canale di conduzione, che utilizza un’arditissima e duplice struttura di costruzione cinematografica. Inizialmente, Napoli velata sembra un’opera canonica, con un ottimo primo atto settato in maniera efficace e con una serie di cambi di ritmo e di svolte a effetto che rendono alta la tensione. Ma la seconda parte della pellicola, sotto un profilo di scrittura e costruzione, ribalta tutto e assume una connotazione “collo di bottiglia” (tutto gira attorno e dentro la protagonista), spingendo lo spettatore a immergersi nella mente di una donna – provata e disturbata – dove gli spettri di un passato doloroso si riflettono sul presente. Siamo nei pressi di un vero e proprio studio lacaniano della femminilità, vista sotto diverse angolazioni e sfaccettature, ed è questa la cosa più interessante dell’opera, ovvero la capacità di costruire una pellicola su sensazioni, emozioni e umori prettamente femminili senza scadere nell’effettistico a tutti i costi, ma mantenendo un “velo” avvolgente di gelo e freddezza che cristallizza la storia e la rende altro.

Matronale per eccellenza e femminile per antonomasia, la città di Napoli è lo sfondo perfetto per questo viaggio nell’inconscio, in cui si mescolano sacro e profano, tradizione e innovazione, e che vede muoversi con piglio deciso una giusta e misurata Giovanna Mezzogiorno, ormai matura e pronta per affrontare un ruolo scomodo e difficile, sensuale ed erotico nel suo essere ferino prima ancora che donna. Dopo la (s)demonizzazione operata da tante serie Tv e tanti film, Ozpetek non regala solo il ritratto di una protagonista in continua evoluzione e trasformazione ma anche quello di una città colta nei suoi aspetti più magici e particolari, dove ogni vicolo nasconde un segreto da svelare e ogni scala porta a un passato difficile da dimenticare. E questo, nel cinema italiano attuale, non è di certo poco, soprattutto perché regista, sceneggiatore e produttrice continuano in maniera ammirevole a portare avanti un’onestà intellettuale e artistica che non ha metri di paragone.


La locandinaTitolo: Napoli velata
Regia: Ferzan Ozpetek
Sceneggiatura: Gianni Romoli, Valia Santella, Ferzan Ozpetek
Fotografia: Gian Filippo Corticelli
Interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Borghi, Anna Bonaiuto, Peppe Barra, Biagio Forestieri, Luisa Ranieri, Maria Pia Calzone, Carmine Recano, Angela Pagano, Loredana Cannata, Lina Sastri, Isabella Ferrari
Nazionalità: Italia, 2017
Durata: 1h. 52′


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