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"Nobi" di Shinya Tsukamoto

5 settembre 2014 Recensioni 0 Commenti
Festival di Venezia 2014

Inedito in Italia – Teatrale

Troppo malato per essere d’aiuto al proprio battaglione, Tamura, soldato giapponese sul fronte filippino, viene scaricato dai propri commilitoni e si ritrova a vagare da solo nella foresta, cercando di sopravvivere alla violenza disumana della guerra…


Una scena di Nobi - Fires on the PlainSalutato alla vigilia come uno dei grandi protagonisti di Venezia71, Shinya Tsukamoto arriva al Lido con Nobi – Fires on the Plain, remake dell’omonimo classico anti-militarista diretto nel 1959 da Kon Ichikawa, e porta sullo schermo il dramma di Tamura, interpretato dallo stesso Tsukamoto, soldato semplice in fuga dalle violenze del fronte filippino. Un film che fa della critica alla guerra il suo tema fondante e che si avvale di dosi massicce di orrore e di macabro per enfatizzarne le atrocità, ma che riesce nel suo intento a convincere solo in parte.

Una scena di Nobi - Fires on the PlainPrimo doveroso appunto: Nobi non è un film per spettatori dallo stomaco debole. Sin dalle prime scene Tsukamoto mette in chiaro la volontà di trattare la guerra in tutta la sua barbarie. Tra teste mozzate, corpi sventrati e cadaveri in putrefazione, Tamura si aggira in un mondo che richiama il Conrad di Cuore di Tenebra (e in una certa misura Apocalypse Now di Coppola) specie quando l’orrore della guerra inizierà a trasformare lui e i pochi giapponesi sopravvissuti in esseri disumani, pronti a uccidersi e a sfamarsi l’uno dell’altro. Un’involuzione che Tsukamoto-Tamura riesce a rendere credibile con una prova coinvolgente e che in veste di regista accentua ricoprendo gli attori di un trucco color pece, scelta che gli consente di enfatizzare l’oscurità della condizione umana davanti all’orrore della guerra.

Una scena di Nobi - Fires on the PlainOra, se Tsukamoto si fosse limitato a proporre un film carico di immagini d’una violenza devastante Nobi sarebbe riuscito a convincere molto di più. Le continue carrellate di uccisioni, esplosioni e morti funzionano nella misura in cui rendono con forza e realismo l’inumanità e il terrore della guerra. Il problema è che questo macabro in Nobi è realistico, e convincente, solo a metà. Perché se è vero che per buona parte del film Tamura percorre una foresta-cimitero e campi di battaglia che si trasformano in mattatoi, spesso e volentieri Tsukamoto porta in scena gli scontri girandoli con una lentezza e una teatralità che li rendono ripetitivi e poco credibili. Così l’effetto da pugno sullo stomaco delle scene iniziali a poco a poco viene meno, e di conseguenza anche l’incisività della pellicola nel suo insieme. Peccato, perché Nobi era una delle grandi attese del Festival e pur rimanendo un film interessante lascia addosso la sensazione che avrebbe potuto offrire molto di più.


Il manifesto del Festival di Venezia 2014Titolo: Fires on the Plain (Nobi)
Regia: Shinya Tsukamoto
Sceneggiatura: Shinya Tsukamoto
Fotografia: Shinya Tsukamoto
Interpreti: Shinya Tsukamoto, Lily Frank, Tatsuya Nakamura, Yusaku Mori, Rirî Furankî, Yûko Nakamura, Dean Newcombe
Nazionalità: Giappone, 2014
Durata: 1h. 27′


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