Stai leggendo:

"Non è un paese per vecchi" dei fratelli Coen

26 gennaio 2008 Recensioni 45 Commenti
Oscar per il miglior film

Universal, 22 Febbraio 2008 – Feroce

Un cacciatore trova per caso una valigia piena di soldi ed eroina. Pur essendo fondamentalmente onesto, si tiene il denaro senza sapere che un feroce assassino è sulle sue tracce. Quando la situazione precipita, spetterà ad un vecchio e disilluso sceriffo mettere a posto le cose…


una scenaSarà vero che un film può reggersi solo ed esclusivamente sui personaggi, quasi dimenticandosi della storia che narra? Osservando No Country for Old Men saremmo indotti a dare una risposta positiva. L’ultima fatica di una delle “coppie” più celebri del panorama cinematografico odierno ha basi solide, solidissime: il libro da cui è tratta la pellicola è infatti un pluripremiato romanzo di Cormac McCarthy che, in poco più di 200 pagine, racconta una storia di sangue, morte, soldi e west; tutti argomenti cari ai Coen che, una volta spurgato il testo originale di alcuni elementi secondari e aumentato il livello di humour (nero), si concentrano sul terzetto di protagonisti ottenendo risultati decisamente lusinghieri.

Javier BardemNo Country for Old Men è quasi un film ad episodi: i tre protagonisti non si incrociano mai e ognuno di essi ha sufficiente forza per catalizzare l’attenzione del pubblico. Moss è l’uomo ordinario che cade nella trappola ordita dalla sorte: potrebbe rinunciare al denaro, ma crede di essere abbastanza furbo e scaltro da evitare conseguenze (che invece ovviamente arriveranno) per sé e per sua moglie; Chigurh è il male in persona, la morte con la falce e la clessidra, una macchina abbattiuomini paranoica con una curiosa passione per il gioco del “testa o croce” e la peggiore pettinatura mai vista su essere umano; Bell è il vecchio, stanco e rassegnato sceriffo che non riesce a comprendere le origini del male che lo circonda e soverchia.

Tommy Lee JonesI Coen, che sfruttano al meglio la sensazionale fotografia di Roger Deakins (da premiare seduta stante), firmano almeno una mezza dozzina di sequenze da cineteca: il dialogo tra Bardem e l’ottimo Harrelson, la chiacchierata finale tra lo sconsolato sceriffo e la moglie, l’incidente automobilistico, l’escamotage pensato e realizzato dal killer per entrare nella farmacia e rubare le medicine di cui ha bisogno… e si potrebbe continuare. Senza pretese di realismo nella messa in scena (Chigurh è praticamente immortale, la violenza è presente in dosi dopanti e messa in scena in maniera alquanto creativa), i fratelli tornano ai fasti di Fargo e Blood Simple, offrendo al pubblico il loro marchio di fabbrica, la loro cifra stilistica: personaggi memorabili, dialoghi di spessore, scene da ricordare, citazioni e omaggi al grande cinema di una volta (Ford e Peckinpah in primis).

Josh BrolinIl cast è semplicemente straordinario: Josh Brolin dimostra di essere la sorpresa del momento, visto che interpreta film su film mantenendosi sempre su un ottimo livello, Tommy Lee Jones è un talento di razza che negli ultimi anni ha finalmente ritrovato se stesso dopo qualche filmaccio di troppo mentre Javier Bardem, che ha già l’Oscar in tasca (e vorremo pure vedere…), firma la sua migliore interpretazione di sempre, dando folle umanità e autentico spessore ad un personaggio singolare e sopra le righe. Crudele, poetico, minimalista, mistico, crepuscolare e pessimista, Non è un paese per vecchi centra il bersaglio: dopo un paio di film non del tutto riusciti, almeno in base agli alti standard che hanno caratterizzato la loro carriera, i Coen sono tornati alla grande.


La locandinaTitolo: Non è un paese per vecchi (No Country for Old Men)
Regia: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen
Fotografia: Roger Deakins
Interpreti: Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly Macdonald, Garret Dillahunt, Tess Harper, Barry Corbin, Stephen Root, Rodger Boyce, Beth Grant, Ana Reeder, Kit Gwin, Zach Hopkins, Eduardo Antonio Garcia
Nazionalità: USA, 2007
Durata: 2h. 02′


Percorsi Tematici

  • Non ci sono percorsi tematici collegati a questo articolo.
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Attualmente ci sono 45 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Magnifico.

  2. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Silenzio.Deserto.Inquietante.Un uomo sa che sta per fare una cazzata prima ancora di farla,ma la natura umana è troppo curiosa per impedirlo.E così da un “affare” che sembrava concluso con un semplice ritrovamento di un malloppo (che non si saprà mai a chi appartiene) ecco una successione di omicidi da parte di uno psicopatico e glaciale killer (geniale,meritatissimo l oscar) che vuole recuperare la valigetta,anche qui,senza mai riuscire a capire il motivo della ricerca,dato che a lui i soldi non interessano.Ricerca della valigetta che avviene in un silenzio interrotto solo dalle esecuzioni,e dalle battute di humor nero che fa il killer.Forse troppo silenzio per alcuni,non è un film azione\inseguimenti\incidenti\belle donne\ecc…no.Il killer non è mai scomposto,nemmeno quando si toglie i proiettili dalla gamba!!Lui sa che riavrà la valigetta.Lui è arrivato fin li x colpa del destino,come una moneta finisce nelle mani di un uomo.Altro particolare la successione di comparse di altri personaggi lungo il film,che si può far fatica a capirne i ruoli,solo deducibili.Niente colonna sonora,l effetto deserto non si può dimostrare meglio se non col silenzio.Muoiono tutti,tranne il nostro psicopatico e lo sceriffo che più che dargli la caccia,teneva solamente a proteggere il suo cittadino,ben sapendo che l affare in cui si era immischiato era troppo per lui,prossimo alla pensione.E il finale lascia sgomenti:il killer va per la sua strada,con un osso fuori dal braccio,lo sceriffo a casa non sa che fare in pensione e racconta sogni metaforici alla moglie…sicuramente non lascia indifferente lo spettatore,ma a molti in senso negativo.A me è piaciuto,crudo,intero,senza conservanti,la tensione a pelle dall inizio alla fine.”non è un film per tutti”.

  3. Sebastiano scrive:

    Lo sceriffo non muore perche’ e’ la sorte indicata dalla moneta, come per gli altri.

  4. Edoardo scrive:

    Capolavoro del cinema contemporaneo,i Coen sono grandiosi. Un film privo di difetti,perfetto sotto tutti i punti di vista,cosa assai rara. Dei Coen è altrettanto bello “FARGO”.

  5. Edoardo scrive:

    Imperdonabile la mancanza delle stelline intorno a “Feroce”

  6. Marco scrive:

    D’accordo con la recensione.
    Solo una cosa: è stupendo finchè non muore Brolin poi dopo secondo me si perde un pò lasciando l’ultima mezz’ora di sceneggiatura (a parte l’incidente di Bardem) un pò troppo a girovagare su se stessa, ok che hanno voluto inserire una morale con il discordo finale di Lee Jones però a mio parere lo hanno fatto concludere in modo anomalo, per non dire brutto, ovviamente rispetto a quello che abbiamo assistito precedentemente.
    Per il resto ottima fotografia, ottima regia con alcune scene di un pathos eccellente, ottimi attori, ottimo script, musica minimale quanto basta e Oscar meritatissimi.
    Solo per quella mezz’ora cavolo…

  7. Alberto Cassani scrive:

    Vero, l’ultimissima parte è effettivamente fiacca rispetto al resto del film.

  8. Guido scrive:

    Ciao Alberto. Hai visto “Blood Simple”?

  9. federico scrive:

    Scusate, però credo che sia necessario fare una precisazione, per non fraintenderci. Bisogna distinguere il finale inteso come 3° atto dall’ultima scena vera e propria.
    Posso essere d’accordo che dall’arrivo dello sceriffo al motel in poi, ci sia un rallentamento che in parte stona con il resto del film. Il dialogo tra Jones e il collega (anche se emblematico per il tema) e la “visita” di Bardem alla moglie (che poteva anche essere tagliata). Ma non sono d’accordo con la scena finale, il sogno dello sceriffo che trovo straordinaria. Non solo per il sogno, (merito di McCarthy) che è sintesi del contrasto tra il vecchio e il nuovo. In quel buio e in quel freddo in cui è precipitato il mondo, chi vi è cresciuto dentro resta indietro, resta perduto. Ma da qualche parte, forse proprio nel nostro passato (il padre) possiamo trovare ancora una luce a guidare il cammino. E quel “E poi mi sono svegliato” che lo ripiomba in un istante nella quotidianità. Lo trovo splendido proprio perchè in quel momento i Coen staccano al nero e chiudono il film, quasi riportando noi stessi alla veglia.

    Trovo che i Coen siano sempre molto originali e intelligenti nel chiudere i loro film e spesso questa caratteristica risulta anomala per il pubblico che resta ancora qualche istante fissando lo schermo stupito che il film termini in quel modo. Ma pensandoci bene, si nota che finale migliore non poteva esserci.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Guido: no, non ho visto “Blood Simple”.

    Federico, a me il sogno dello sceriffo non è proprio piaciuto. Io avrei finito il film in maniera più secca e meno poetica. Stessa cosa, ad esempio, col sogno finale della “25a ora”: sono voli poetici che trovo fuori luogo nell’economia del film.

  11. Fabrizio scrive:

    Anche quello della 25a ora, dici? A me era piaciuto, forse un pelo lungo, ma ci stava bene. Trovo che funzioni. Poi però, magari, un finale secco mi sarebbe piaciuto ancora di più. Difficile dirlo.

  12. Marco scrive:

    Il finale stona con quello che precedentemente ci hanno fatto vedere. Sono d’accordo anch’io nel voler un finale più secco, sarebbe stato molto meglio sopratutto per la coerenza narrativa.

  13. Fabrizio scrive:

    Può darsi, ma è che secondo me funziona, anche perchè non suona gratuito nel suo voler fare “poesia” e si ricongiunge bene con l’ultima inquadratura su Norton e poi dell’automobile che si allontana.

    Poi ripeto, anche io apprezzo i finali secchi ma questo che ha fatto Lee mi è piaciuto nonostante ammorbidisca un pò il tutto.

  14. federico scrive:

    Non sono d’accordo che il sogno stoni con il resto del film. Lo sceriffo è un personaggio passivo nell’azione. Non interferisce mai con il corso degli eventi. E’ quello che arriva sempre dopo, a fatto già compiuto, gettando il suo pensiero e le sue riflessioni da vecchio uomo. E’ lui che apre con un racconto il film e per mantenere la coerenza del racconto e soprattutto del personaggio, è giusto che che sia lui a chiudere, arrivando anche in questo caso dopo l’azione (Brolin è morto e Bardem ha raggiunto il suo scopo) e tocca quindi a lui chiudere il cerchio con un’altro racconto come quello che ha dato il via all’inizio.
    Per me è più che giusto, sia in relazione al film che al personaggio.

  15. Riccardo scrive:

    do un consiglio, mettere affianco a feroce la stellina di capolavoro.

  16. Edoardo scrive:

    Mi sa che ti ho preceduto,Riccardo! :)

  17. Alberto Cassani scrive:

    Federico, è vero che è sensato che lo sceriffo concluda il film con un racconto, ma è una chiusura forzata del cerchio. Non sembra una cosa naturale visto lo sviluppo del film nell’ultima parte. A me aveva proprio dato l’impressione di un film finito cui era stato quasi appiccicata una sequenza in più. Che poi anche quella sia comunque valida ok, ma secondo me lega male con quello che arriva immediatamente prima.

    Per rispondere a Fabrizio, che m’ero dimenticato, la sequenza finale della “25a ora” è lunghissima e cerca con troppa insistenza la poesia. Tra l’altro non ricordo se quella sequenza ci fosse anche nel romanzo, trasposto con attenzione da Lee ma in alcune parti decisamente più asciutto rispetto al film.

    Riccardo ed Edoardo: niente stellina. Il film è bello, probabilmente bellissimo, ma non è un capolavoro.

  18. Riccardo scrive:

    Allora sarà meglio The departed, un thriller medio che mescola temi soliti dagli infiltrati, la mafia e sangue a litri, sovraccarico di citazioni da altri film.
    A me il film di scorsese è piaciuto molto, anzi lo considero forse uno dei migliori assieme a taxi drver, casinò e capefear, ma non è un paese per vecchi è molto meglio di the departed
    questo è un autentico thriller-western ad alta tensione, come si fa a non considerarlo un capolavoro?

  19. Edoardo scrive:

    Però la stellina c’è in “Lilo & Stitch” e “Toy Story 2″,che secondo me sono bellissimi,ma non credo proprio siano capolavori.

  20. Alberto Cassani scrive:

    Sì, ma cerchiamo di contestualizzare le cose. “Lilo & Stitch” e “Toy Story 2″ sono due cartoni animati e all’interno del loro genere meritano le stelline (potrei avere dei dubbi sul primo, ma non lo vedo dalla sua uscita nei cinema anche se ce l’ho in DVD e all’epoca l’avevo adorato). “Non è un paese per vecchi” no.

    Gli aggettivi, e di conseguenza le stelline, possono avere valore assoluto ma nella maggior parte dei casi assumono il giusto significato solo come corollario alla recensione (che comunque sarebbe sempre meglio leggere). Se io definisco “disgustoso” un film, nella maggior parte delle occasioni è per criticarlo, ma se lo uso in calce alla recensione di “Hellraiser” assume tutt’altro significato. Allo stesso modo, se uso le stelline per un film di genere è solo con la recensione che può diventare chiaro se è un capolavoro assoluto o “solo” un capolavoro nel suo genere. Come scrisse Roger Ebert parlando delle stelline come voto, “Il sistema delle stellette è da considerarsi relativo, non assoluto. Quando chiedete ad un amico se Hellboy è un bel film, non gli chiedete se è un bel film rispetto a Mystic River, gli chiedete se è un bel film rispetto a The Punisher. E la mia risposta sarebbe che, se in una scala da 1 a 4 Superman è 4, allora Hellboy è 3 e The Punisher è 2. Allo stesso modo, se American Beauty è un film da 4 stelle, allora Il delitto Fitzgerald ne merita due”.
    Al di fuori – o al di sopra – di questa logica, ci sono però i capolavori assoluti, che meritano il massimo dei voti e le stelline di CineFile a prescindere. Ma né “Non è un paese per vechi” né “Cape Fear” fanno parte di questa categoria.

  21. Riccardo scrive:

    A proposito di capolavori, alberto hai visto per caso QUARTO POTERE con welles?

    è il pilastro del cinema.

  22. Alberto Cassani scrive:

    Certo che l’ho visto!

  23. Riccardo scrive:

    e come t’è parso?

    Io lo ho trovato abbastanza complesso, ma anche grandioso.
    puro cinema.

  24. Alberto Cassani scrive:

    E’ un film straordinario, sia come costruzione dei personaggi che come regia. La trama probabilmente oggi può sembra ovvia, ma in generale ha avuto un’influenza sul modo di concepire e fare cinema che è incredibile.

  25. Riccardo scrive:

    Ormai film come 4 potere non ne fanno più

  26. Alberto Cassani scrive:

    Eh… Una volta qui era tutta campagna, ma ormai non ci sono più le mezze stagioni…

  27. Riccardo scrive:

    e che ne pensi di Carlito’s way, lo considero ancora meglio di scarface.
    un capolavoro.

  28. Alberto Cassani scrive:

    Ammetto che non l’ho mai visto.

  29. Riccardo scrive:

    peccato l’hanno fatto domenica in seconda serata con uno strepitoso al pacino.
    è davvero il capolavoro di depalma e inoltre ci sono le interpretazioni di attori emergenti ( all’epoca ) come Sean Penn e Viggo Mortensen.

  30. Alberto Cassani scrive:

    Eh, anche se me ne fossi accorto, in questo periodo non ho proprio il tempo di guardare la Tv.

  31. Riccardo scrive:

    alberto, conosci qualche film di gangster o thriller molto belli a parte il padrino, scarface, nemico pubblico oppure collateral?

  32. Alberto Cassani scrive:

    C’è tutto il mondo dei gangster inglesi, da vedere. Qui trovi i quattro che ho recensito io: http://www.cinefile.biz/?tag=english-gangster Poi puoi cercare “Shaft” (l’originale), “Superfly”, “Sweet Sweetback’s Baadasssss Song” e “Cleopatra Jones”, che sono tra i capisaldi della Blaxpoitation. Più indietro nel tempo, classici come “Nemico pubblico” (1931), “La furia umana” e “Piccolo Cesare”. In Francia ti consiglio almeno “Bob il giocatore”, “Frank Costello faccia d’angelo”, “Borsalino”, “Il clan dei siciliani”. Poi magari se ci penso me ne vengono in mente altri.

  33. Edoardo scrive:

    Grande Riccardo! Anch’io considero “Carlito’s Way” meglio di “Scarface”,sotto tutti i punti di vista.

  34. Riccardo scrive:

    Certo che carlito’s way è meglio di scarface, però edoardo sono due cose perfettamente diverse anche se entrambi parlano di gangster: carlito’s way è realistico mentre scarface è più surreale, sembra quasi una specie di parabola: che si raggiunge sì la vetta, ma si è destinati anche a cadere, infatti tony montana è il gangster che ascende al potere e che poi cade.
    Invece carlito’s way mostra soltanto le imprese di un uomo che ha a che fare con sporchi affari mentre in realtà cerca di essere pulito.

    Però anche scarface è un capolavoro almeno un nove su dieci, che ne dici edoardo? :D

    Ad alberto: Grazie per la lista, mi sto già documentando su tutti per trovarli in dvd, sono un fan dei film di gangster.
    però li hai visti nemico pubblico parte prima e seconda con Vincent Cassell: anche se ci sono tanti salti temporali è un film apprezzabile e avvincente, li hai visti? se non li hai visti te li consiglio.

  35. Alberto Cassani scrive:

    Ho visto solo la prima parte, ma non mi è piaciuta molto.

  36. Sebastiano scrive:

    Riccardo, cosa intendi per “surreale” quando scrivi di Scarface?

  37. Edoardo scrive:

    Ritengo che entrambi i film siano ottimi in quanto a caratterizzazione dei personaggi,ma “Carlito’s Way” mi ha più entusiasmato. E peccato che Pacino non sia stato nominato all’Oscar per il ruolo di Carlito Brigante e Brian De Palma non sia stato nominato per la miglior regia. E anche la sceneggiatura di David Koepp mi è sembrata davvero stupenda,forse la sua migliore sceneggiatura in assoluto.

    Comunque,neanch’io capisco cosa intendi quando dici che “Scarface” è surreale.

  38. Riccardo scrive:

    No, ho confuso male il termine.
    Scarface ( che comunque è un capolavoro ) come ho detto è quasi una parabola, quasi una favola a finale degno di una tragedia di shakespear con tanto di morale.
    Surreale poi è il finale: come fa un uomo a sopravvivere dopo essersi sorbito così tante pallottole e infine viene fatto fuori con un piombo alla schiena?
    Manco che avesse il giubotto antiproiettile :)

  39. Riccardo scrive:

    Ad alberto, la prima parte non è granche ma la seconda è semplicemente un capolavoro con un finale da antologia.

  40. Riccardo scrive:

    Attenzione agli spoiler:

    Qualcuno sa come si chiama l’arma che utilizza Javier Bardem durante il massacro nel motel?

  41. Mattia scrive:

    Il film non mi è piaciuto. mi ha deluso soprattutto come thriller e come film d’azione.
    troppo lento, noioso e incomprensibile, pochi momenti geniali ( l’incidente finale ), finale assolutamente deludente.
    certo che il film regge solo grazie agli attori, lee jones su tutti e anche bardem ( e chi lo conosceva ) non è stato male come attore, ma per il resto è un film da 2 stelle su cinque.
    troppi, 4 oscar per una pellicola del genere.

  42. Riccardo scrive:

    Non concordo con te Mattia, Buon film che mi ha tenuto in tensione dall’inizio alla fine colpendomi molto la recitazione del killer che ho trovato molto buona. Il film lascia con l’amaro in bocca perche’ c’e’ un finale aperto dove ognuno puo’ dare l’interpretazione che vuole. Io ci vedo solo i ricordi ed i rimorsi di un vecchio uomo che e’ in pensione e che sa che il mondo che lascera’ sara’ peggio di quello che ha trovato all’inizio. Basta riflettere sui 2 ragazzi che alla fine aiutano il killer, prima il ragazzo dice che ama aiutare gli altri ma una volta che il killer si allontana i 2 litigano sui soldi ed e’ questa la scena peggiore del film perche’ i registi ci mostrano quelli che saranno il nostro futuro litigare per i soldi e con questa scena in mente possiamo rivedere il finale con il monologo che cosi acquista un senso.

    Per quanto riguarda Bardem, non è un perfetto sconosciuto che ha vinto l’Oscar, bisognerebbe che vedessi MARE DENTRO, un bellissimo film con Bardem ( protagonista ) che ha fatto prima del film dei Coen.

    Comunque NON è UN PAESE PER VECCHI è un capolavoro di regia e sceneggiatura. Per me è ottimo, sia come thriller che come film d’azione :D

  43. Alberto Cassani scrive:

    Be’, ma Bardem ha anche vinto la Coppa Volpi a Venezia per “Prima che sia notte”. Sono dieci anni che fa cinema ai massimi livelli, ma anche prima aveva lavorato con Almodovar. Di recente ha fatto “Vicky Cristina Barcelona” e ha avuto una parte anche in “Collateral”.

  44. Federico scrive:

    Sinceramente Mattia non capisco cosa ci sia di geniale nell’incidente finale. Due auto che si scontrano non è una trovata geniale. Se per te genialità è sinonimo di spettacolarità (cosa che così non è) allora capisco che cosa intendi. Ma la genialità (per quanto sia un termine da prendere sempre con le pinze) in un film è ben altro.

  45. Riccardo scrive:

    Ma sì, anche io penso che intendesse spettacolarità e comunque non è solo quello l’unico dei momenti d’effetto del film, aggiungiamoci anche la sparatoria nel motel e lo scontro a fuoco fra Bardem e Brolin.

    Comunque io non l’ho trovato TROPPO lento, anzi la lentezza mi permette di apprezzare il film nei particolari, nei dialoghi e nell’intensità.

    facessero più film di questo livello come questo o la sottile linea rossa oppure apocalypse now se non anche eyes wide shut tutti film di cui ne percepisci l’intensità e la drammaticità degli eventi minuto per minuto.

Scrivi un commento







Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure puoi iscriverti alla pagina senza commentare.