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"Oculus" di Mike Flanagan

12 aprile 2014 Recensioni 4 Commenti
Oculus

M2 Pictures, 10 Aprile 2013 – Oscuro

Tim esce di prigione dopo 10 anni di detenzione. Ad attenderlo trova sua sorella Kaylie, unica superstite della propria famiglia distrutta da una follia omicida proprio 2 lustri prima. La ragazza è fortemente intenzionata a svelare i macabri misteri di quella notte misteriosa…


Karen Gillan in OculusNato come un cortometraggio, Oculus riscuote un così gran successo per l’estetica scarna e tetra che Mike Flanagan decide di svilupparne un vero e proprio film, cercando di mantenersi coerente con l’efficace teoria del “poco è meglio”. Quasi l’intera vicenda si sviluppa all’interno di una casa in campagna, dove era vissuta la famiglia in questione e alternando passato e presente veniamo catapultati in un horror oscuro che si concentra intorno a un antico ed enigmatico specchio. Il piccolo Tim è accusato della strage familiare, ma sua sorella vuole dimostrare a tutti l’innocenza del ragazzo, per questo si intestardisce a tornare nei luoghi dell’infanzia e ripercorrere quei momenti infernali, documentando tutto attraverso delle telecamere puntate direttamente su questo specchio recuperato.

Garrett Ryan e Annalise Basso in una scena di OculusLa casa diventa un luogo claustrofobico, ancor più la stanza presa in esame, nella quale viene ambientato l’intero esperimento. Le pareti bianche, il suono delle sveglie che scandiscono il passaggio di tempo, Mac, tablet, cellulari tutti puntati su ciò che potrebbe accadere, come finestre sull’ignoto, a riflettersi direttamente in quel vetro incriminato e pericoloso. Il gioco di rimandi nel tempo, con i ragazzi adulti e tutto a un tratto piccoli e poi di nuovo grandi, crea quasi disorientamento all’inizio, ma poi ci si abitua nel vederli tutti e quattro complici di una stessa battaglia, ossia la sopravvivenza. Non importa in quale momento temporale si è proiettati, ma le presenze della madre e del padre appaiono illusorie e reali allo stesso tempo, presenti anche nel futuro che non appartiene a loro, pronti a perseguitare i figli nei loro incubi peggiori.

Karen Gillan e Brenton Thwaites in una scena di OculusIl regista dimostra di essere un gran narratore che racconta personaggi veri, che catturano l’interesse, non si tratta dei classici stereotipi buttati lì nella sceneggiatura, per essere poi uccisi barbaramente all’occorrenza come accade nella stragrande maggioranza dei film horror. Anzi, sceglie uno specchio come protagonista assoluto e fa di questo oggetto feticcio l’unica vera anima oscura del mistero.


La locandina di OculusTitolo: Oculus – Il riflesso del male (Oculus)
Regia: Mike Flanagan
Sceneggiatura: Mike Flanagan, Jeff Howard
Fotografia: Michael Fimognari
Interpreti: Karen Gillan, Brenton Thwaites, Katee Sackhoff, Rory Cochrane, Annalise Basso, Garrett Ryan, James Lafferty, Miguel Sandoval, Kate Siegel, Scott Graham, Michael J. Fourticq, Katie Parker, Justin Gordon, Bob Gebert, Brett Luciana Murray
Nazionalità: USA, 2013
Durata: 1h. 05′


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. Fabrizio Degni scrive:

    Grazie Annalisa per la recensione, salvo cambi di programma da partner del mio amico-di cinema (con cui abbiamo condiviso tante di quelle “sole”…), andrò a vederlo domani sera. Fare un thriller-horror decente è impresa ardua considerando tutti gli abomini a cui giornalmente, purtroppo, i media ci hanno abituato per cui, un “Oscuro” equivale ad un raggio di sole tra le innumerevoli mediocrità degli ultimi anni.

  2. Andrea T. scrive:

    D’accordo con la recensione: signor film horror!

  3. Plissken scrive:

    Ho guardato questo film a seguito della presente recensione della Liberatori, e non ne sono per nulla pentito.

    La disamina è decisamente esplicativa ed a mio personale avviso assai completa visto che mette in evidenza le pregevoli peculiarità della pellicola, tra le quali ho apprezzato maggiormente la regia ed “Il gioco di rimandi nel tempo…” davvero molto ben congegnato.
    Anche se (per me almeno) non è uno di quei film “da togliere il sonno” risulta sufficientemente inquietante e ben costruito tanto da meritare sicuramente una visione, perlomeno per quel che mi riguarda.

  4. Marco scrive:

    La critica di genere, ho letto, ne parla molto bene di questo, soltanto una piccola parte lo boccia…ed io sono d’accordo con quest’ultima.
    L’inizio può far ben sperare, ben raccontando le inquietudini iniziali dei protagonisti sia piccoli che cresciuti ma quando, nella seconda parte, si entra nel vivo dell’ “horror” il film perde molto sia di contenuto, sia registicamente che di ritmo.
    I continui sbalzi fra flashback e presente trasmettono allo spettatore zero suspance e maldestramente crea confusione e, in secundis, proprio per il fatto che ogni azione può essere frutto dello specchio che diabolicamente confonde la realtà, allora tutto può essere possibile e alla fine, quindi, la presa sullo spettatore riguardo le sorti dei protagonisti è nulla.
    Buchi di sceneggiatura, qualche lieve scene carina (la lampadina), tipici clichè da ghost-movie con fantasmi già visti però enza sfigurare ed un finale intuibile che non sorprende minimamente.
    Occasione sprecata.

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