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"Outrage Beyond" di Takeshi Kitano

3 settembre 2012 Recensioni 0 Commenti
Festival di Venezia 2012

Inedito in Italia – Senile

Dopo la morte di Sekiuchi, il clan dei Sanno è sull’orlo del baratro, retto solo dalla violenza dei suoi capi. La possibilità di una devastante guerra con gli Hanabishi è alle porte, e così la polizia tenta una mossa estrema: rimettere in gioco Otomo, l’ormai vecchio sicario…


"Beat" Takeshi Kitano in Outrage BeyondA proposito del primo Outrage, Kitano ebbe modo di dire che lo Yakuza movie è un genere per cui ha talento, e per tanti anni nessuno ha dubitato di questo. Ma tra le prime opere di una magnifica carriera e il film del 2010 c’è stata di mezzo la cosiddetta trilogia del suicidio artistico. Chiunque abbia visto uno qualsiasi di quei film sa che è praticamente impossibile risollevarsi da quell’abisso qualitativo (ma anche logico), e infatti anche il precedente Outrage era tristemente vuoto e confuso. Ma Kitano rilancia di nuovo, e così ci troviamo in mano questo sequel, il primo della sua carriera. Una seconda conferma, se ce ne fosse stato bisogno, che anche il suo talento per raccontare storie di criminalità organizzata è andato definitivamente perduto.

La struttura è la stessa del predecessore, con l’elementare crescita esponenziale della tensione prescritta dal manuale dei sequel e la sola differenza che all’infrangersi di un ordine storico si è sostituita un’esplorazione di un sistema in pezzi, sull’orlo dell’anarchia. Questo porta per fortuna a una minore rigidità della storia, leggermente più interessante, che però viene ugualmente gestita male.

Una scena di Outrage BeyondTutta la prima parte, utile per raccordare i fili della storia, è davvero troppo lunga e didascalica, parassitaria di quanto già esplorato nel predecessore. Ma anche quando finalmente si entra nel vivo, Beyond non è altro che la stessa successione meccanica e fredda di piani diabolici, tradimenti, minacce e omicidi che porta perfino lo spettatore meglio disposto a un inevitabile tedio. I personaggi sono troppi, la gestione degli eventi è sommaria e a tratti frettolosa, manca una qualsiasi enfasi o iniezione di sentimento (fosse anche il cinismo) in una trama che affastella fatti su fatti senza riuscire a renderli interessanti o necessari.

Una scena di Outrage BeyondE poi c’è lui, “Beat” Takeshi, ad apparire quanto mai stanco ma anche divertito nei logori panni di Otomo. Un personaggio che rimane magnetico dentro e fuori il film e, per evidenti intenzioni del regista stesso, si può considerare una metafora del pensiero di Kitano su se stesso e lo stato della propria arte. In una delle prime scene in cui appare, Otomo cita quel cinema statunitense cui Beyond si affianca, e dichiara di essere «troppo vecchio per questa merda», riferendosi alle questioni di Yakuza. Questa osservazione ritorna numerose volte nel corso del film, ed è quindi impossibile non considerarla come una meta – testuale ammissione di debolezza da parte dell’autore e interprete. Il problema è che critica e pubblico sono più che d’accordo, e si continuano a domandare se ci sia ancora da aspettarsi qualcosa di concreto da Takeshi Kitano o se rimane solo il ricordo per il folle maestro che fu.


La locandina giapponese di Outrage BeyondTitolo: Outrage Beyond (Autoreiji: Biyondo)
Regia: Takeshi Kitano
Sceneggiatura: Takeshi Kitano
Fotografia: Katsumi Yanagijima
Interpreti: “Beat” Takeshi, Toshiyuki Miura, Ryo Kase, Hideo Nakano, Yutaka Matsushige, Fumiyo Kohinata, Katsunori Takahashi, Kenta Kiritani, Hirofumi Arai, Sansei, Shiomi, Akira Nakao, Shigeru Koyama
Nazionalità: Giappone, 2012
Durata: 1h. 52′


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