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"Passioni e desideri" di Fernando Meirelles

5 luglio 2013 Recensioni 2 Commenti
Passioni e desideri

Bim, 20 Giugno 2013 – Intimista

Dalle maggiori capitali europee ad alcune città degli Stati Uniti, delle coppie tra loro sconosciute incrociano i rispettivi destini anche in modo inconsapevole in dieci episodi mai veramente distinti, perché come nella vita a volte avviene una sorta di girotondo per mano del destino…


Rachel Weisz in Passioni e desideriLa trama di Passioni e desideri è suddivisa in dieci episodi, ma in fondo è lineare perché la tematica e il messaggio di fondo che si intendono comunicare restano costanti: nonostante la volontà di vivere attivamente la propria vita, spesso si è vittime del destino che si diverte a creare intrecci e coincidenze anche inverosimili. O meglio, guardando il film certe coincidenze a volte paiono essere forzate o costruite apposta in funzione della sceneggiatura. Eppure in questo modo si mostra che non solo nell’amplificazione, data anche dal respiro internazionale se non mondiale, ma pure nel piccolo di una vita qualsiasi possono invece accadere sul serio. Che ci si trovi in Europa o negli Stati Uniti, o ancora in Brasile, in fondo la vita dell’essere umano è governata da strani meccanismi che il film riconduce al destino.

Anthony Hopkins in Passioni e desideriTornare in ogni episodio su questo concetto significa rimarcare questa percezione che si ha della vita fatta realmente di intrecci, incontri, coincidenze e a volte tutto ciò è davvero frutto del destino. Il contesto europeo, soprattutto del nord Europa con città come Parigi, Londra, Vienna a sua volta si intreccia con quello statunitense proprio nel preciso intento di seguire una struttura fatta di intrecci e di tocchi destinici.

Jude Law in Passioni e desideriNel film non c’è azione, ma puro scavo nel funzionamento della vita e del fato dei quali si intuisce una sorta di struttura circolare: ed è questa struttura a sostituire l’azione stessa. Gli episodi hanno un flusso circolare, spesso dato anche dalla presenza di un personaggio che poi ritorna subito nell’episodio successivo, oppure in uno degli episodi successivi. Circolare diventa anche la struttura del film, col prologo che confluisce nell’epilogo al quale si ricongiunge; circolare è il tragitto percorso scelto da un uomo e da una donna che cominceranno a conoscersi proprio compiendolo; circolare è la vita che a volte fa tornare al punto di partenza. D’altro canto, il titolo originale è appunto 360.

Jamel Debbouze in una scena di Passioni e desideriNella sua intenzione di fare un’analisi strutturale sia della vita sia della sorte, Passioni e desideri mostra anche come quest’ultima sia spesso bizzarra, per esempio facendo incontrare tra loro persone dalle vite opposte e apparentemente inconciliabili, oppure alcune persone che non dovrebbero incontrare altre perché pericolose. È pur vero che il destino che ne emerge non risulta propriamente benevolo, così come i personaggi sembrano volersi complicare la propria esistenza con scelte forzate, tranne in un solo caso in cui si sceglie la libertà anche con una certa dose di coraggio esistenziale.

Moritz Bleibtreu in una scena di Passioni e desideriNonostante la natura del film sia essenzialmente intimista, per realizzarlo è stata comunque utilizzata anche della tecnica. Per esempio, in almeno un paio di inquadrature i luoghi nei quali si sta svolgendo una vicenda appaiono frammentati e simultanei. Poi verso il finale una breve sequenza, altrettanto frammentata e simultanea, fa scorrere letteralmente degli scorci sull’evoluzione dei vari episodi. E la tecnica si trova anche nell’essersi ispirati per tutta questa struttura a un’opera teatrale, Girotondo del viennese Arthur Schnitzler, scritto all’inizio del Novecento ma che, indagando nelle vite umane, non risulta anacronistico con quanto il film ha inteso raccontare.


La locandina di Passioni e desideriTitolo: Passioni e desideri (360)
Regia: Fernando Meirelles
Sceneggiatura: Peter Morgan
Fotografia: Adriano Goldman
Interpreti: Anthony Hopkins, Jude Law, Moritz Bleibtreu, Rachel Weisz, Jamel Debbouze, Ben Foster, Marianne Jean-Baptiste, Mark Ivanir, Lucia Siposová, Gabriela Marcinkova, Johannes Krisch, Danica Jurcová, Dinara Drukarova
Nazionalità: Regno Unito – Austria – Francia – Brasile, 2012
Durata: 1h. 50′


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Attualmente ci sono 2 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Ma questa non è una recensione, ha solo raccontato le tematiche del film ma non ne ha fatto una vera e propria critica. Quindi penso le sia piaciuto.
    Io trovo sempre interessanti questi racconti d’ensemble se son ben fatti e scritti. Questo è leggermente minore rispetto a quelli che vidi precedentemente ma non disprezzabile.
    Anche se a volte le dinamiche appaiono troppo forzate e le soluzioni un pò banalotte si lascia tranquillamente seguire.
    Miglior momento il monologo di Hopkins.

  2. Tiziana Cappellini scrive:

    Il film non mi ha propriamente entusiasmata, ma l’ho trovato di certo apprezzabile per i motivi che emergono dall’analisi stessa.

    Siccome il film ha una natura strutturale, anzi, fa dal canto suo un’analisi strutturale sia della vita umana sia del destino, ho voluto seguirne a mia volta questa circolarità, questa strutturalità che di certo lo rendono un film particolare.
    Si tratta di un’analisi critica comunque, perché non necessariamente la “critica” deve essere di accezione negativa.

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