| Alberto
Cassani, 6 Marzo 2005: Preciso
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Anatomia
di un rapimento
di Akira Kurosawa
Ispirato
al romanzo "Due colpi in uno" di Ed McBain, "Anatomia
di un rapimento" è certamente tra i titoli meno importanti
della fimografia di Akira Kurosawa ma non per questo è da considerarsi
un film minore. Si tratta sì di una pellicola perfettamente inserita
negli stilemi del genere poliziesco, ma la realizzazione è di
gran livello - com'è giusto aspettarsi dal Maestro giapponese
- e la riflessione sul Male e sul Destino degli uomini, così
come sui rapporti tra vittima e carnefice, è tutt'altro che banale.
Gondo
è un industriale delle calzature che sta per acquistare il pacchetto
di maggioranza della National Shoes. Per farlo ha però dovuto
ipotecare la casa, comunque sicuro della buona riuscita dell'affare.
Pochi momenti prima che il suo segretario parta per Osaka con l'assegno
per conlcudere la trattiva, una telefonata avvisa Gondo che suo figlio
è stato rapito. Passano pochi minuti, però, prima che
tutti si rendano conto che il bambino rapito non è il figlio
di Gondo ma il figlio del suo autista. Pagare i 50 milioni di Yen del
riscatto vorrebbe dire la rovina di Gondo, non pagare significherebbe
la morte del bambino...
Qui
si fermano le somiglianze tra il film di Kurosawa e il libro da cui
è tratto. Se McBain mette in primo piano il mito del denaro e
l'arrivismo professionale, Kurosawa si concentra sull'odio di classe
e l'impossibilità di sfuggire alla propria vita. Dovendo anche
adattare la trama e i personaggi alla società giapponese, Kurosawa
si allontana da McBain e racconta una storia del tutto inedita nella
seconda parte del suo film. A differenza di quanto accade nei classici
gialli made in USA, Kurosawa indaga la psicologia del buono come
quella del cattivo, col risultato di rendere più vivi i personaggi
e più efficaci i fili invisibili che li legano l'uno all'altro.
Tutta
la prima mezz'ora del film è ambientata all'interno della casa
di Gondo (in realtà la versione italiana è tagliata della
sequenza iniziale con una riunione dirigenziale della società
di Gondo) ma la narrazione procede sempre veloce grazie al ritmo dei
dialoghi e in perfetta contrapposizione alla regia statica voluta da
Kurosawa, che bandisce il contatto fisico tra gli attori e sfrutta tra
l'altro i personaggi secondari per inserire qualche tocco di umorismo.
Nella seconda parte del film, il personaggio di Toshiro Mifune sparisce
dallo schermo lasciando spazio alle indagini della polizia, sottolineate
da una messinscena più complessa e sequenze di gran classe registica.
In particolare, il quartiere dei drogati e la visita notturna alla casa
sulla collina con "O Sole Mio" in sottofondo, che precedono
un faccia a faccia finale ottimamente scritto e dal grande impatto emotivo.
Titolo:
Anatomia di un rapimento (Tengoku to jigoku)
Regia:
Akira Kurosawa
Sceneggiatura:
Eijirô Hisaita, Ryuzo Kikushima, Akira Kurosawa, Hideo Oguni
Fotografia:
Asakazu Nakai, Takao Saitô
Interpreti:
Toshirô Mifune, Tatsuya Nakadai, Kyôto Kagawa, Tatsuya Mihashi,
Isao Kimura, Kenjiro Ishiyama, Takeshi Kato, Takashi Shimura, Jun Tazaki,
Nobuo Nakamura, Yusûke Itô, Tsutomu Yamakazi, Minoru Chiaki,
Hiroshi Unayama, Eijirô Tono, Masao Shimizu, Yutaka Sada, Koji
Mitsui
Nazionalità:
Giappone, 1963
Durata:
1h. 44'
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