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"Sang sattawat" di Apichatpong Weerasethakul

30 agosto 2006 Recensioni 0 Commenti
Festival di Venezia 2006

Inedito in Italia – Impegnativo

Nell’ospedale di una piccola città thailandese, il signor Toa passa tutta la giornata a corteggiare la dottoressa Tei, ma non riesce a trovare il coraggio di dichiararsi. Intanto, il dottor Nohng inizia a lavorare in un ospedale del centro, ma il suo supervisore non si presenta al lavoro…


Una scena di Sang SattawatCi sono film che si presentano allo spettatore conchiusi e conclusi, impacchettati e con il loro bravo fiocco, e che chiedono allo spettatore solo di essere scartati e visti, non necessariamente compresi, intesi o fraintesi. Al più di non esser vilipesi. Altri invece che senza l’intervento risolutore dello spettatore se ne stanno lì immobili, utili più o meno come un’insalata ancora da condire. Sang Sattawat di Apichatpong Weerasethakul appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Una scena di Sang SattawatIl film è diviso in due parti, dove si raccontano due storie analoghe, talvolta ricalcanti, ambientate in un ospedale thailandese ed ispirate a episodi della vita dei genitori del regista. Le vicende sono di per sé minime, nulla più di tranches de vie, vanno da un test attitudinale per un nuovo medico (che alla domanda «cosa significa DDT?» risponde «Distruttore Di cose Terribili», oppure «Diritto Dentro di Te»), ai discorsi tra un dentista che nel tempo libero canta country thailandese ed un monaco arancione ex aspirante dj, e poi disadattati che giocano a tennis nei corridoi dell’ospedale, commercianti d’orchidee…

Una scena di Sang SattawatTra un disadattato e l’altro capita di trovare intere sequenze che sanno più di videoinstallazione che di film, e qualcun’altra che non si sa bene di cosa sappia. Insomma, alla fine, cosa resta? E perché questo è un film che chiede l’intervento dello spettatore? L’intervento è richiesto perché per poter apprezzare Sang Sattawat lo spettatore deve metterci del suo, impegnarsi a setacciare il flusso delle immagini e a trasformarle in un flusso di emozioni, in una serie di fili da riannodare, farne treccia, sciarpa, morbido scialle, e accarezzarsi il collo. E magari pensare che si tratta di un film da 11. Oppure decidere che in fondo nonostante tutto, è poca cosa, è un film da 1. In un caso e nell’altro non un film da 6. Non un film qualsiasi. E, con i tempi che corrono, (mai come ora corrono) non è poco.


Il manifesto del Festival di Venezia 2006Titolo: Sang Sattawat
Regia: Apichatpong Weerasethakul
Sceneggiatura: Apichatpong Weerasethakul
Fotografia: Sayombhu Mukdeeprom
Interpreti: Nantarat Sawaddikul, Jaruchai Iamaram, Sophon Pukanok, Jenjira Pongpas, Arkanae Cherkam, Sakda Kaewbuadee, Nu Nimsomboon, Sin Kaewpakpin, Norathep Panyanavakij, Apirak Mitrpracha, Manasanant Porndispong
Nazionalità: Thailandia, 2006
Durata: 1h. 45′


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