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"Saturno contro" di Ferzan Ozpetek

20 febbraio 2007 Recensioni 0 Commenti
CineFile

Medusa, 23 Febbraio 2007 – Indefinito

Un gruppo di amici si ritrova alla soglia dei quarant’anni a fare i conti con il senso e la tenuta della loro amicizia, dei loro affetti, della loro vita. Il tema della separazione, nell’amicizia e nell’amore, e l’impossibilità di accettarla, li costringe a confrontarsi con i loro sentimenti, le loro emozioni e le loro paure più profonde…


Luca Argentero e Piefrancesco Favino in Saturno controScrivere dell’ultima fatica di Ferzan Ozpetek non è affatto facile, forse perché questo suo Saturno contro è la pellicola della “chiusura”. Chiusura di tematiche, di volti, di vezzi e di situazioni. Dopo l’affascinante excursus tra le pieghe della povertà e della santità di Cuore Sacro, dove il barocco andava a braccetto con il melodramma, il regista italo-turco ritorna su i suoi passi o, meglio, si chiude nella propria gabbia, reale e filmica. Perché di gabbia e non di nido si può parlare stavolta: al posto di pregiati esemplari, svolazzano soprattutto dei fantasmi, passati e presenti, che non possono e non vogliono uscire, ma si rintanano sempre di più negli angoli e nelle pieghe di un già detto e di un già sentito. Abituato a trattare casi para/patologici di individui segregati in sentimenti e situazioni che conducono verso l’esasperazione (Irene in Cuore Sacro) e l’implosione interna (Giovanna in La finestra di fronte), Ozpetek mette in scena un gruppo di famiglia in interno molto sentito, forse troppo, e soprattutto troppo ermetico.

Stefano Accorsi in Saturno controIl titolo prende spunto da una battuta di Roberta (Ambra Angiolini) che dice «oggi ho pure Saturno contro», in riferimento al passaggio del pianeta rispetto al segno zodiacale, ma in realtà il pianeta è avverso un po’ a tutti i personaggi che, nel bene o nel male, percorrono un loro viaggio interiore, che non li condurrà, diversamente dagli altri personaggi ozpetekiani, molto lontano, ma solo di fronte a quello che sanno già, un po’ come Dorothy, che nel finale del Mago di Oz capisce che la felicità è dietro il recinto di casa. Tutti questi quarantenni e trentenni consolidano il loro affiatamento, che rimane l’unica cosa che resta, di fronte alle difficoltà della vita e si amano in maniera sempre più profonda e totale.
Isabella Ferrari in Saturno controStavolta non abbiamo un gruppo subalterno (Le Fate Ignoranti, La finestra di fronte) o di upper class (Cuore Sacro), socialmente parlando, ma un gruppo borghese/agiato, che non sembra toccato dalle paranoie del vivere quotidiano e che si rispecchia continuamente negli occhi l’uno dell’altro, in un moto quasi autocompiacente e narcisistico. Siamo apparentemente vicini all’idea di clan che c’era ne Le Fate Ignoranti, ma, nella realtà profondamente lontani, perché se le fate nella loro esuberanza e – se vogliamo – volgarità, sorridevano alle bruttezze della vita ed erano solo apparentemente segregati, stavolta troviamo un perfetto opposto. Più che fate frivole e vive, i protagonisti di Saturno contro sono saggi maturi, senza curiosità d’apertura, non interessati al mondo fuori dalle pareti delle cucine high-tech, immerse in colori pastosi, come il porpora e l’arancione, ma abitanti della loro unica e vera isola felice. Non vogliono nulla e nulla chiedono. Le vere fate, invece, con la loro essenza naïf e le finte regole di “appartenenza” risultavano toccanti, ispiravano simpatia e, anche se non perfettamente d’accordo, spingevano lo spettatore a tifare per loro, sempre e comunque. Forse questo è il primo vero limite del film, ovvero, oltre all’attesa smentita di un “Fate parte seconda”, la scoperta di un gruppo di persone calorose tra loro ma che non sembrano toccate da null’altro. Un film che sembra strettamente limitato a pochi e solo a quelli. Questo limite può, però, divenire pregio, se lo si considera una sorta di radiografia del dolore, seguendo il percorso di Graham Greene, secondo cui «il senso del dolore rimane ermetico agli occhi del mondo», e quindi questi esseri umani sono “giustamente” chiusi. Ma questa può essere solo una singola interpretazione.

Una scena di Saturno controOzpetek ha abituato lo spettatore a dei bellissimi riferimenti cinematografici (merito, questo, del suo fidato e attento sceneggiatore e produttore, Gianni Romoli), creando una sorta di Cinema che reinventa il Cinema, ma stavolta non accade, anche perché i film che ispirano sono troppo intrisi di personalità propria per poter essere rimaneggiati. Naturale è il paragone con il Grande Freddo di Kasdan, ma anche Gli amici di Peter di Branagh, due film che parlano delle amarezze di un gruppo di amici che si ritrova dopo anni di lontananza, ma tutta la buona intenzione si perde, dal momento che queste sono pellicole ad una pista, mentre Saturno contro ne imbocca addirittura tre.

Ambra Angiolini, Luca Argentero e Michelangelo Tommaso in Saturno controIl film si potrebbe comodamente dividere in tre parti ben distinte: prologo, snodo ed epilogo. La prima parte serve per mostrare tutti i personaggi, e a fare da collante dei sorrisi e delle emozioni è, come di consueto nel cinema di Ozpetek, la tavola imbandita, vero e proprio setting dove si inalberano le emozioni e si stemprano le tensioni. Ed è a tavola che esplode il dramma, con la caduta nel coma di Lorenzo (preannunciata dalla propria vestizione accurata, resa con gran uso di macro), e l’inizio di una veglia funebre collettiva. Termina quindi la commedia di ambito sociale e umano ed inizia la tragedia.

Pierfrancesco Favino e Margherita Buy in Saturno controLa parte centrale del film è quella più difficile, perché il rischio di scivolare nel patetico o nello strappalacrime è sempre dietro l’angolo. Il regista, saggiamente, non mostra espiazioni di dolore o attese attorno al letto, che fanno tanto soap opera, ma analizza quello che succede attraverso i corridoi e le poltrone di attesa di un ospedale freddo e asettico, animato da infermieri glaciali ma che in fondo nascondono un’essenza umana molto radicata. Il film che ritorna alla mente è Son frère di Chéreau, per la sensazione di angoscia nell’attesa di una verità che è già nota. Ma mentre il regista francese non ha pudori e colpisce lo spettatore alla bocca dello stomaco con dialoghi asciutti e minimali ed immagini al limite della sopportazione (la depilazione cristologica), Ozpetek stempra l’atmosfera alternando sorrisi e lacrime, senza però riuscire ad andare in profondità, ma tentando di rimanere sempre e comunque sulla superficie, scadendo a volte nel patetico. Al dolore sordo e ignorante della famiglia del film francese, qui c’è un dolore esibito, frammentario ed estetico. Peccato che il senso iniziale di pudore venga poi totalmente distrutto da una scelta kitsch come la visione di Lorenzo vivo e sorridente da parte di Roberta, dopo che lo si era mostrato freddo e livido sul tavolo dell’obitorio. Davvero un colpo basso.

Ennio Fantastichini, Serra Yilmaz e Filippo Timi in Saturno controL’epilogo è, in sostanza, l’elaborazione del lutto, non solo di Davide, ma anche del resto della famiglia, che tenta di risolvere anche l’insoddisfazione della propria esistenza, rendendosi poi conto che l’unica ancora di salvezza è quella di rimanere uniti, sebbene le cose non saranno più come prima. Ozpetek tenta di evitare molti luoghi comuni, ed in parte ci riesce, se non optasse poi per una scena di catarsi di discutibile valore: il tentato suicidio di Davide. Con un utilizzo di un effetto cartolina, il regista strozza tutta la tensione drammatica, banalizzandola.

Luca Argentero in Saturno controIl legame con i film del passato ci sono tutti ed è per questo che si deve parlare di Saturno contro come l’opera della “chiusura”. Davide chiude il cerchio di dolore e di elaborazione iniziato da Antonia delle Fate Ignoranti, e così tutti gli altri personaggi riflettono i vecchi personaggi di Ozpetek, definendoli in maniera totale. Ma oltre ai personaggi, il regista e lo sceneggiatore portano a compimento quel ventaglio di tematiche particolari nel cinema Italiano, come la famiglia allargata (inutili i riferimenti alla politica odierna), l’esplosione della sessualità (priva di connotazioni), il mistero della vita e i cambiamenti dell’animo umano. Tutto viene riletto e riscritto in maniera totale e totalizzante, sebbene questo rimanga il film più indefinito del regista.

Il regista Ferzan OzpetekAl di là di una eleganza formale e di uno stile sempre più profondo, come l’abilità di integrare perfettamente personaggi ad ambienti e girare molte scene con gli attori di spalle, facendo il verso a L’avventura di Antonioni, il Saturno contro di Ferzan Ozpetek è un film a singhiozzi, dove i tempi morti sono quasi estenuanti invece che poetici, dove l’autocompiacimento di alcuni vezzi (narrativi e ideologici) è troppo sentito per passare inosservato. Manca quel furore, quel salto nel vuoto, quella voglia di osare che erano il perno delle sue opere migliori e non bastano una musica trascinante (bel soundtrack di Neffa) ed una superba direzioni degli attori (tutti bravi, rivelazioni televisive comprese) a rendere questo film all’altezza degli altri.


La locandina di Saturno controTitolo: Saturno contro
Regia: Ferzan Ozpetek
Sceneggiatura: Gianni Romoli, Ferzan Ozpetek
Fotografia: Gianfilippo Corticelli
Interpreti: Stefano Accorsi, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino, Serra Yilmaz, Ennio Fantastichini, Ambra Angiolini, Luca Argentero, Michelangelo Tommaso, Isabella Ferrari, Filippo Timi, Luigi Diberti, Lunetta Savino, Milena Vukotic
Nazionalità: Italia, 2007
Durata: 1h. 50′


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