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"Silent Hill" di Christophe Gans

16 maggio 2006 Recensioni 23 Commenti
Alberto Cassani, 16 Maggio 2006: Banale
Eagle Pictures, 7 Luglio 2006

Stanca di sottoporla ad un trattamento psichiatrico che non ha effetto, Rose decide di portare sua figlia Sharon nel luogo dei suoi incubi: Silent Hill. Appena arrivate in città, però, le due hanno un incidente d’auto e quando Rose riprende i sensi, sua figlia è scomparsa e dal cielo cade una pioggia di cenere…


Tratto da quello che da più parti è stato salutato come il miglior videogioco degli ultimi anni, Silent Hill è un horror sovrannaturale che sostanzialmente mantiene la struttura del materiale originale. Ossia, la protagonista attraversa la città cercando i vari indizi che possono, passo dopo passo, portarla a ritrovare la figlia scomparsa. Purtroppo, però, se questa struttura è perfetta per un videogioco – ossia per un medium in cui il fruitore non è un semplice spettatore passivo – non può essere la base su cui si costruisce tutto un film.
Nei gialli in cui un investigatore indaga su un delitto, e pian piano ne scopre i segreti, viene sempre data allo spettatore la possibilità di capire gli eventi prima dei personaggi, anticipandoli e quindi “giocando” con il film stesso. Allo spettatore non si nasconde nulla, altrimenti crolla la fiducia che lui deve avere nei confronti dell’autore. In un film come Silent Hill, che fa dell’incomprensibilità degli eventi la propria cifra narrativa, quello che resta è solo il piatto spettacolo di una donna che vaga in una città infernale, popolata di creature la cui origine è ignota. Né lei né gli spettatori sanno davvero cosa sta succedendo.

Se il rispetto dell’opera originale è sempre cosa lodevole, in un adattamento, non si può sottovalutare come andrebbe rispettata non solo la catena degli eventi ma anche e soprattutto l’essenza dell’originale. Trasportando la storia di Silent Hill sullo schermo, lo sceneggiatore Roger Avary e il regista Christophe Gans hanno completamente ribaltato l’essenza del prodotto cui si sono ispirati: un videogioco interattivo che sapeva davvero spaventare è diventato una piatta pellicola che lascia lo spettatore del tutto freddo. Dall’interattività alla totale passività.

Il fatto che un’attrice solitamente raffinata come Radha Mitchell (Melinda e Melinda) sia finita a interpretare il ruolo principale in una pellicola come questa, la dice lunga sulla penuria di buone sceneggiature che circolano attualmente in quel di Hollywood (ma non prendiamoci in giro: non solo lì…). Sorprende molto meno vedere nei titoli di coda (la cosa migliore del film) i nomi di Avary e Gans – il primo, sopravvalutato agli esordi e ormai incapace di ottenere fiducia dagli Studio; il secondo, interessante regista mai capace di realizzare un film interamente convincente. Ciò che questi due hanno messo insieme è una pellicola che non spaventa mai, che può interessare per poco più di mezz’ora e che necessita di un lungo “spiegone” per mettere in moto gli eventi che portano all’epilogo. Epilogo tutt’altro che soddisfacente, che affonda definitivamente un film senza vere attrattive se non il titolo.


Titolo: Silent Hill (Id.)
Regia: Christophe Gans
Sceneggiatura: Roger Avary
Fotografia: Dan Laustsen
Interpreti: Radha Mitchell, Jodelle Ferland, Laurie Holden, Sean Bean, Deborah Kara Unger, Kim Coates, Tanya Allen, Alice Kriege, Jodelle Ferland, Hannah Fleming, Colleen Williams, Ron Gabriel, Eve Crawford, Amanda Hiebert, Nicky Guadagni
Nazionalità: USA, 2006
Durata: 2h. 07′


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Attualmente ci sono 23 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Film che non mi è affatto dispiaciuto. Ottime scelte di scenografie e di fotogafia.
    La storia è strutturata come un vero videogioco e ciò è lodevole.
    Forse alcuni storceranno il naso per lo spiegone finale tutto d’un botto e la storia potrà sembrare non proprio chiara fin da subito ma se lo si riguarda un’altra volta a parer mio lo si apprezza di più.
    E’ vero non fa molta paura ma in alcune scene è palpabile la tensione e la costruzione di alcuni passaggi è veramente ottima (ad esempio quando Rose arriva la prima volta a Silent Hill e si addentra nelle viscere).
    Per gli amanti del gore e splatter la scena finale è da antologia.
    Considereato da quasi tutti la miglior trasposizione da videogame a film e in questo mi trovano d’accordo.
    Si nota charamente la passione sia del il regista che dello scenggiatore per la serie videoludica.
    Buona prestazione di tutti gli attori.
    Effetti speciali discreti. Buon trucco delle creature e dei vari mostri.
    Per gli appassionati è veramente una boccata d’aria fresca nel campo delle trasposizioni (anche Resident Evil non m’era dispiaciuto però).
    Ottimo film d’intrattenimento a parer mio e un buonissimo horror.
    Consigliato.

  2. Tiziano scrive:

    Assolutamente iin accordo con te. Il film è esattamente una delle migliori trasposizioni di un videogioco mai esistite. Chiaro se non sai a che cosa ci si riferisce…il giudizio si avvicina a quello stilato dalla recensione…altrimenti ne comprendi appieno l’espressione. Tiziano

  3. Alberto Cassani scrive:

    Il fatto che le trasposizioni di videogiochi siano genericamente pessime, e che i film di Uwe Boll siano peggio di questo, non vuol dire che questo un bel film. Io il videogioco l’ho giocato, seppur non tutta le serie, e mi rendo perfettamente conto di come le cose che funzionano sulla console non funzionano sul grande schermo del cinema. “Silent Hill” potrà anche essere una trasposizione attenta, ma è un brutto film. Il fatto di “sapere a cosa si riferiesce” non vuol dire che si debba far finta che tutto funzioni egregiamente. Questo qui è un horror noioso e con personaggi ridicoli, che non fa mai paura e ha un finale presuntuoso.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Aggiungo: solitamente non mi metto a contestare le opinioni dei lettori se sono diverse da quelle espresse nella recensione, e infatti non l’ho fatto con Marco, ma quando leggo cose come quella che ha scritto Tiziano (“non ti è piaciuto perché non l’hai capito”) divento una bestia.

  5. Tiziano scrive:

    Scusami ma questo è un sito libero? O è necessario esprimere opinioni consone a quanto scritto in recensione? A parte che da me sono sorte sempre lodi a questo sito e alle attente recensioni in esse contenute perchè mi sentivo vicino; era ed è un punto di riferimento proprio perchè mi sento di condividere il gusto di molti di “voi” che recensite.
    Detto questo, io esprimo il parere che sento, senza avere per forza una “spada di damocle” sopra il capo.
    <>
    Ma che significa??? Il recensore deve avere sempre l’ultima parola su tutto?
    Io critico ed accetto la critica. Questo non signfica :
    PRIMO: che il mio “giudizio vale meno del tuo / vostro”.
    SECONDO: che il recensore “abbia sempre l’ultima parola”…tanto può rispondere quanto e quando li pare.
    TERZO: i gusti sono gusti e anche se contrari o opposti vanno rispettati. Io non ho mai espresso il concetto “il tuo giudizio fa pena!” Invece tu scrivi <> e anche di peggio. Se ti permetti di massacrare un film, senza usare i condizionali, sei tu il presuntuoso e colui che vuole fare il “padre eterno” del settore. I tuoi modi sono errati non I MIEI. I tuoi gusti sono rispettabili ma non sono d’accordo SU TUTTO, ribadisco per me non è l’opposto ma il contrario Sì.
    QUARTO: Spero che il mio giudizio sia rispettato senza dover subire l’epurazione, la censura o le pesanti critiche solo perchè sono andato fuori “dalla linea o dai gusti personali” di qualcuno di voi.

    Tiziano

  6. Tiziano scrive:

    I periodi tra virgolette si cancellano da sè?

    le prime virgolette contenevano: divento una bestia
    le seconde: “Silent Hill” potrà anche essere una trasposizione attenta, ma è un brutto film

    saluti a tutti

  7. Alberto Cassani scrive:

    Sì, Tiziano: questo è un sito libero, ci mancherebbe altro. Chiunque è liberissimo di contestare (nei limiti dell’educazione, ovviamente) le opinioni espresse nelle recensioni come anche nei commenti, da me o da chiunque altro. Ma questo non vuol dire che abbia senso e sia corretto (dal punto di vista cinematografico, oltreché dialettico) dire qualunque cosa. Se tu vuoi esprimere apprezzamento per il film anche se la recensione è negativa va benissimo, come andrebbe benissimo il contrario; se vuoi contestare l’opinione di un altro lettore e discutere di queste opinioni va benissimo. Quello che non va bene – che puoi fare, perché l’hai fatto e qui potrai farlo anche in futuro – è partire dall’assunto che il tuo interlocutore abbia un’opinione diversa dalla tua perché non ha capito quello che ha visto, e tu invece sì. Capisci la differenza tra l’esprimere la propria opinione e negare la serietà dell’opinione altrui?

    Prova a rileggere le tre righe del tuo primo commento e ragiona su quello che hai detto: “il film è bellissimo, ma se non conosci il videogioco non puoi capirlo”. Davvero ti aspetti che l’interlocutore (a prescindere che in questo caso sia il recensore, e che il videogioco lo conosca) ti risponda seriamente e senza sentirsi mancare di rispetto? Pensi che se ti rispondesse “sei tu che non l’hai capito, per questo ti è piaciuto” avrebbe tutti i torti? Davvero non ti sembra un atteggiamento offensivo, il tuo?
    E’ questo quello che a me davvero fa girare le scatole quando si parla di cinema (ma anche di altro), l’unica cosa che davvero mi fa “diventare una bestia”: non il fatto di contestare le opinioni altrui, ma di contestarne la rispettabilità, di delegittimarle dichiarando che sono basate sull’ignoranza. Per carità: a volta capita, ma sarebbe meglio assicurarsi che sia così e non usare invece questa “scusa” ad ogni pié sospinto.

    Detto questo, in generale i lettori di CineFile che vogliono commentare non devono sentirsi addosso assolutamente nessuna spada di Damocle né pensare che alla fine il critico avrà sempre l’ultima parola. In un anno e mezzo credo di aver cancellato non più di cinque messaggi di insulti (spam a parte, e almeno tre della stessa persona), e in generale preferisco rispondere prendendo in giro chi mi insulta piuttosto che infervorarmi e/o censurare (cosa diversa se gli insulti sono rivolti ad altri, anche per motivi legali). Però non accetto che si metta in dubbio la mia professionalità dicendo che non sono in grado di capire quello che vedo. Se vuoi contestare la mia recensione, o anche solo il modo in cui è scritta, va benissimo: sono sempre prontissimo alla discussione come anche a non rispondere e lasciare agli altri l’ultima parola (come avevo fatto con Marco). Se vuoi dirmi che non so fare il mio lavoro va un po’ meno bene.

    Infine, nei commenti è possibile inserire codice html, ad esempio per scrivere una parte in corsivo o in grassetto. Il codice html è sempre compreso tra <>, quindi il software interpreta tutto ciò che è scritto tra <> come codice, evitando di visualizzarlo nel commento e tagliandolo se non è un’istruzione valida (il che mi impedisce di recuperarlo una volta che il commento è stato postato). Se si vogliono fare citazioni è preferibile usare le classiche virgolette.

  8. Tiziano scrive:

    “….non il fatto di contestare le opinioni altrui, ma di contestarne la rispettabilità, di delegittimarle dichiarando che sono basate sull’ignoranza. Per carità: a volta capita, ma sarebbe meglio assicurarsi che sia così e non usare invece questa “scusa” ad ogni pié sospinto.”

    “….Però non accetto che si metta in dubbio la mia professionalità dicendo che non sono in grado di capire quello che vedo. Se vuoi contestare la mia recensione, o anche solo il modo in cui è scritta, va benissimo: sono sempre prontissimo alla discussione come anche a non rispondere e lasciare agli altri l’ultima parola (come avevo fatto con Marco). Se vuoi dirmi che non so fare il mio lavoro va un po’ meno bene.”

    Quello che hai scritto non ha senso di essere. Il senso che posso comprendere è quello di una persona offesa nella sua professionalità e permalosità ( ma alcuni punti della mia precedente hai fatto bene ad evitarli, li hai raggirati molto bene). Non ha senso perchè mi ha contestato assunti che non sono portati avanti da me. Io non ho messo in dubbio la sua professionalità. Ho scritto :
    “Chiaro se non sai a che cosa ci si riferisce…il giudizio si avvicina a quello stilato dalla recensione…altrimenti ne comprendi appieno l’espressione.” Perdonami se dovevo scrivere…”Chiaro è che se non si conosce o se non si è fan del videogioco si potrebbe non comprendere l’atmosfera che la storia ricalca”.
    Va bene così? Ma bastava poco per arrivarci e non “sentirsi permalosamente offeso nell’animo”.

    Vuoi dirmi che lei quando guarda un film si è già visto tutti i film di quel regista? E se ispirato ad un’altra opera lei si è sempre letto il libro con calma oppure giocato al videogioco?
    “L’ignoranza” di cui parla non è assunta da me come OFFESA NEI SUOI CONFRONTI. A differenza sua che usa modi molto poco ortodossi per stroncare opere o pareri altrui (anche se le devo dare atto che in questo caso ha ragione, non l’ha fatto con Marco….ma in altri casi facilmente rintracciabili ha fatto ben altro).

    Ribadisco, come anche scritto dal precedente utente, il mio giudizio positivo.
    Non sono entrato nel merito specifico dei personaggi o di altro ma semplicemente sono di parere CONTRARIO A LEI. Nella storia il film è più che buono è fa quello che il videogioco si prestava a svolgere nell’animo del videogiocatore.
    Incutere timore e creare una storia verosimilmente spaventosa. Lo fa bene per conto mio.
    Poi se ad uno il film non piace, se il videogioco non piace, se critica altri aspetti del film oppure ed infine non ama il genere BENISSIMO!!!
    MA DOVREBBE RISPETTARE LE ALTRUI OPINIONI E DOVREBBE USARE SEMPRE I CONDIZIONALI.
    Noto sovente che lei non usa nè i condizionali, a volte non rispetta gli altrui giudizi (o addirittura interpretazioni….tanto da intervenire a difesa di quelle che reputa migliori) e dimostra molta più permalosità che umiltà visto e considerato che sta discutendo con me che dovrei NON SOLO AVERE L’ULTIMA PAROLA come utente ma DIMENTICANDO ( forse scontati in un animo pieno di sè) i miei lusinghieri giudizi in moltissime recensioni da voi e lei affrontate.
    Il mio personale ma umile consiglio è di essere un pò meno “invadenti” su un sito che deve essere dei lettori e delle persone che come me vi hanno eletto già (per vostro merito, è certo!!!!!) migliori in relazione ad altri. Dovreste essere moderatori e non piegare le discussioni a propria volontà o parteggiare per le considerazioni che si credono più giuste.

    Detto questo, vi saluto. So benissimo che il mio scrivere non è cosa a voi piaciuta e forse per questo non interverrò più perchè mi sembra di capire così (questa è una sua sconfitta proprio perchè dovrebbe essere meno di parte…per non turbare chi desidera dare una opinione dei film e non vuole litigare o ricevere risposte da chi è addetto ai lavori e non criticare gli altri). Inoltre so benissimo che tanto l’ultima parola non sarà mia ma sua (lo ha dimostrato lei e me ne darà prestissimo ragione) ,volenterosa dal difendersi in ogni contesto e fuori “da ogni errore”. Ho dimostrato infatti la mia umiltà, chiedendole venia se ho errato qualche termine ma il senso era comprensibile.
    Mi dimostri la sua, leggendo e rimanendo in silenzio nonostante le sue possibilità.
    Saluti.

    Tiziano

  9. Alberto Cassani scrive:

    Guarda Tiziano, a parte che non capisco il senso di iniziare a darmi del lei quando fino al messaggio precedente mi davi del tu, ti assicuro che io non sono assolutamente permaloso né invadente Tant’è che più volte su questo sito, come ho già detto, ho risposto con degli sberleffi a chi mi insultava. Ma la realtà non ha importanza, conta l’impressione che si dà, e quindi mi piacerebbe mi indicassi dove esattamente io “avrei fatto ben altro” stroncando i giudizi di lettori, perché saranno magari facilmente rintracciabili ma a me non sembra di averlo mai fatto (esprimere giudizi in maniera decisa sempre, e non vedo perché non dovrei). Anzi, mi sembra di lasciare spessissimo i lettori discutere tra loro, intervenendo quasi solo quando mi si chiede di farlo. Fanno eccezioni i “primi commenti” dei nuovi postatori, perché non sapendo se altri lettori risponderanno non posso correre il rischio che il commentatore pensi di essere stato ignorato, decidendo quindi di non scrivere più.
    Devo però dire che io lo spazio commenti di CineFile non lo vedo assolutamente come uno spazio in cui i lettori possano dialogare tra loro, bensì come uno spazio in cui i lettori possano dialogare CON NOI, oltre che tra loro. Questo non vuol dire che noi della redazione si debba avere per forza l’ultima parola, ma non capisco per quale motivo devono per forza averla i lettori in quanto lettori. Non capisco come si possa contestare il fatto che noi si voglia intervenire in una discussione sul nostro sito a proposito di nostre recensioni o comunque di film che abbiamo recensito. Secondo me questo è un pregio di CineFile rispetto ad altri siti di critica, il filo diretto tra i lettori e i critici, invece per te è un difetto. Non capisco…

    Ma comunque meglio lasciar perdere, perché vedo che proprio non ti sei reso conto di quello che hai scritto, né tantomeno di cosa voglia dire mettere in dubbio la professionalità di un critico (no: posso non aver visto tutti i film di un regista, ma mi sono informato prima di scriverne: è questa la professionalità). Sentiti comunque libero di postare quando vuoi e quanto vuoi su qualsivoglia pagina di CineFile. Mi ricorderò che vuoi discutere solo con gli altri lettori e non con i membri della redazione.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Tra l’altro, mi piacerebbe sentire l’opinione degli altri lettori riguardo la presenza dei redattori nei commenti: davvero pensate dovremmo star zitti e lasciare che siano solo i lettori a discutere (contrariamente a quella che io credo essere proprio la “forza” dei commenti di CineFile)?

  11. Tiziano scrive:

    ….Ma comunque meglio lasciar perdere, perché vedo che proprio non ti sei reso conto di quello che hai scritto, né tantomeno di cosa voglia dire mettere in dubbio la professionalità di un critico….

    Ancora? Lei non si è reso conto, in modo pedante….informarsi non è aver giocato, letto, visto…proprio ciò che tento dirle in modo educato da ore. Forse chi non ha compreso è lei. che si è dato “OFFESO” quando l’esperienza è prettamente personale.

    E’ giusto darle del lei perchè vorrei prendere le distanze, non mi piacciono i suoi modi e forse in modo errato ho preso troppa confidenza.

    Come volevasi dimostrare….l’ultima parola…l’ha presa lei…. Le faccio i miei complimenti.

    Ringrazio per le risposte e l’attenzione, spero senza ipocrisia che voi possiate continuare a gestire al meglio il sito e mantenere il vostro già alto standard. Vi consiglio solo di ascoltare di più, soprattutto persone come me che spendono il tempo anche per alcuni consigli e non solo scrivere due righe sotto ad una recensione.
    In bocca al lupo.

    Tiziano

  12. Alessandro scrive:

    Veramente Alberto non ha preso l’ultima parola, anzi, ha dato la libertà ai lettori come me di dire se questo filo diretto piace o meno. A me piace, anche perchè spesso, a primo impatto, non mi trovo d’accordo con molti critici del sito ma dialogare con loro, o anche solo leggere i loro commenti, mi fa cambiare punto di vista e apprezzare meglio determinate opere, educandomi anche al cinema, quindi.
    Cinefile è un sito che in questo senso è decine di anni luce più avanti di altri.

  13. Alberto Cassani scrive:

    Grazie Alessandro, era esattamente questo l’intento che mi ha portato ad aprire i commenti nelle pagine delle recensioni. Qualche anno fa ero webmaster di un altro sito di critica, di cui curavo anche la parte delle news, e con i (pochi, purtroppo) lettori si era creato un ottimo rapporto proprio per la disponibilità al dialogo mia e di un altro paio di critici. A detta dei lettori era una cosa che apprezzavano tantissimo, così ho pensato di provare a replicarla qui e mi sembra che vada piuttosto bene.
    Rispetto agli altri siti di critica, già il fatto di avere i commenti dei lettori nella stessa pagina della recensione è qualcosa di particolare, perché gli altri preferiscono separare il contenuto editoriale da quello di commento (per non rischiare delegittimazioni?), ma a parte questo mi sembra ci sia totale disinteresse da parte delle redazioni a instaurare un rapporto diretto coi lettori. Non so se CineFile è avanti rispetto agli altri, ma di certo il filo diretto redazione-lettori è una cosa assolutamente normale nei canali tematici dei siti dei grandi quotidiani. Non capisco perché invece la critica cinematografica sia così refrattaria all’idea.

  14. Francesco Cuffari scrive:

    Può essere che la critica cinematografica italiana si prende troppo sul serio rasentando lo snobbismo più ridicolo?

    “Silent Hill” assomiglia molto al film “Hellbound – Hellraiser 2″. A te Alberto, a memoria, quale era dispiaciuto di meno? In entrambi i film l’eroina si ritrova catapultata in un mondo alieno di sangue e acciaio in cui creature demoniache si muovono a loro agio.

  15. Alberto Cassani scrive:

    Francesco, a memoria sicuramente “Hellbound” mi aveva convinto molto di più. Però non ci vedo (sempre a memoria) praticamente alcun collegamento con “Silent Hill”. Vero che entrambi hanno una donna al loro centro, ma se ai tempi di Hellbound era una cosa insolita in SH mi sembra semplicemente una moda, quasi un obbligo. Le loro motivazioni sono diversissime, così come il mondo da incubo in cui si ritrovano.

    Per quanto riguarda lo snobismo della critica, se ti riferisci al mio commento subito sopra il tuo, credo che ci sia sicuramente da parte delle vecchie generazioni di critici, ma da quelle più giovani – soprattutto da quelle nate con internet – ci si aspetterebbe un’elasticità mentale molto maggiore. Che sia paura di essere confusi con i blogghettari?

  16. Francesco Cuffari scrive:

    Questa porzione della recensione può essere girata tranquillamente sul film di Tony Randel:

    “In un film come Silent Hill, che fa dell’incomprensibilità degli eventi la propria cifra narrativa, quello che resta è solo il piatto spettacolo di una donna che vaga in una città infernale, popolata di creature la cui origine è ignota. Né lei né gli spettatori sanno davvero cosa sta succedendo”.

    Poi ti vorrei chiedere una cosa su un film che non ha legami con quello di questa pagina.

    Il film “Cruising” sembra avere la fama di film maledetto. Fu odiato dagli omosessuali quando uscì ed oggi è, per loro, un cult (almeno in base a quello che si legge nella rete). All’inizio un messeggio avverte che ciò che si vede nel film non è inventato: i locali sono ispirati a luoghi reali di quegli anni. Ciononostante il film ha una buona sceneggiatura ed è girato bene.

    Sei daccordo con Morandini nel dire che Al Pacino ha recitato male perchè aveva paura di rovinare la sua reputazione? Ed il finale, secondo te è esagerato o va bene così?

  17. Francesco Cuffari scrive:

    Scusa, c’è un’altra somiglianza nelle motivazioni delle protagoniste: in SH l’eroina cerca sua figlia, mentre in “Hellraiser 2″ Kristy cerca il padre.

    E il finale di SH mostra il filo spinato che ricorda moltissimo le catene uncinate di Pinhead. Inoltre i mostri di SH sono quasi dei plagi, a livello estetico, dei cenobiti. Vedere Chatterer, ad esempio.

  18. Alberto Cassani scrive:

    Hai ragione, in effetti quella frase si potrebbe benissimo usare per HB… Però a conti fatti sono due film diversissimi.

    “Cruising” purtroppo l’ho visto nella tagliatissima versione italiana, quindi i tanti eccessi di quel mondo (e le spiegazioni che ne vengono date) non li ho visti. Non mi sembra, però, che Pacino abbia recitato male, anzi. La storia è ben articolata anche se non credibilissima, e forse c’è un po’ troppa voglia di fare exploitation di quel mondo, sovraccaricando la narrazione. Però il finale con lui davanti allo specchio lo trovo meraviglioso.

  19. Alberto Cassani scrive:

    Alla somiglianza fisica con i cenobiti di alcuni mostri di SH avevo pensato, vedendo il film, però mi era sembrato solo un omaggio – considerato che Gans è un appassionato di horror – non che potesse essere un segnale di una versione “personale” di quel film.

  20. Re del Popcorn scrive:

    Visto ieri sera: d’accordissimo con la recensione. Quale film horror tout court mi è parso decisamente piatto. La recitazione della maggior parte degli attori è davvero insufficiente e a sequenze tutto sommato riuscite se ne alternano altre piuttosto noiose. Devo dire, però, che la trasformazione dei luoghi in versione “incubo” mi è piaciuta e alcune atmosfere del videogioco sono state rese piuttosto bene. Per il resto, le sequenze dedicate all’indagine del padre mi sono sembrate quasi posticce, inserite a forza. Tra l’altro ai meri fini narrativi sono praticamente inutili visto il mega pippotto esplicativo condensato negli ultimi 10 minuti.

    Da ultimo, mi permetto di quotare Cassani circa la questione: “non ti è piaciuto perchè non l’hai capito”.
    La cosa vale in generale. Se poi, come in questo caso, quello che c’è da capire è un videogioco, siamo dalle parti del risibile. Più o meno come mettersi a dare del Lei nei commento ad un sito.

  21. Alberto Cassani scrive:

    Il problema con i film tratti da opere preesistenti è sempre che chi conosce la fonte di ispirazione riempie autonomamente – e spesso inconsciamente – i buchi del film con ciò che sa esserci nell’opera originale. Nel caso di “Silent Hill” credo che l’efficacia delle scene di tensione dipenda quasi esclusivamente da questo: il fatto di ripensare alle scene analoghe del videogioco (perché in effetti in questo senso si sono impegnati, visto che Gans è grande fan del videogioco), dove però si saltava sulla sedia. Poi io ho visto il film in una sala deserta in Francia (saremo stati in 6, sempre meglio che con “W” dove eravamo in 2), mentre magari con una sala piena la tensione si sente di più perché diventa un’esperienza collettiva. Ma questo penso sottolineerebbe ancora di più la piattezza dell’aspetto horror del film, perché ci si spaventa solo di riflesso, vedendo spaventarsi gli altri.
    Dagli attori io non mi aspettavo nulla, se non da Radha Mitchell che avevo adorato in “Melinda & Melinda”. Devo dire, invece, che mi erano piaciuti gli effetti speciali di makeup, mentre molto meno le animazioni fatte al computer. Pensavo anche di averlo scritto, nella recensione…

  22. Marco scrive:

    Sconsiglio il seguito “Revelation” a chi non è un fan veramente sfegatato del videogioco mentre lo consiglio a quest’ultimi (anche se, penso, saranno felici dei personaggi presentati ma sicuramente non potranno dire che sia stato un bel film).
    La prima mezz’ora è molto confusionaria: parole, fatti, flashback travolgeranno lo spettatore poi finalmente dopo 35 minuti arriva la spiegazione e qualcosa (anche se un pò di dubbi di logicità rimarranno) si incomincia a capire, successivamente si prosegue come se si stesse giocano ad un videogioco vero e proprio con livelli, situazioni pericolose a cui sfuggire e mostri da sconfiggere (mi viene in mente “Retribution”, l’ultimo “Resident Evil” che giocava anch’esso con questo trend), il tutto a parer mio fatto nel peggiore dei modi, sbrigativo e montato alla bell’è meglio.
    Già, infatti M.J. Basset (che avevo apprezzato nel sottovalutato “Solomon Kane”) si rivela un mediocre sceneggiatore ed un blando regista, visto che ci sa regalare solo un piano-sequenza e due scene sufficientemente ben girate (il ragno-manichino e la scena delle infermiere) ma per il resto sembra di vedere uno dei film di Uwe Boll e un qualsiasi seguito di “Wrong Turn” sembrerebbe più dignitoso di questo (pensate voi!).
    Aggiungeteci le pessime interpretazioni di tutti gli attori, dalla protagonista irritante ad un Sean Bean spaesatissimo fino ai camei di attori “famosi” assolutamente sprecati (colpa anche dei loro brutti personaggi e dei poveri dialoghi).
    La scenografia potrà essere anche buona ma molto mal sfruttata (soprattutto le scene al Luna-Park, un buco nell’acqua) e la fotografia anonima fa da contorno ad effetti CGI di scarso livello (le scene in 3D, viste in 2D sono fintissime).
    La musica si sente veramente poco, inclassificabile.
    Brutta operazione questa. Spero che gli incassi non esaltanti (ma che hanno più che coperto i costi di produzione) demotivino a farne un’altro.

  23. Plissken scrive:

    Io ho visto “Silent Hill” non conoscendo assolutamente il videogame, mi è parso un film dalle buone potenzialità ma che si è inceppato soprattutto a causa di una certa discontinuità e nel finale, che difatti è la parte che ho meno a mente. Non he ho un ricordo nitidissimo, ma mi sembra che fosse ben “confezionato” sia nelle scenografie che nella fotografia e molto nella scelta degli effetti sonori. Anche i personaggi mi sembra siano stati definiti (considerando il prodotto) piuttosto bene e, nota di merito, la poliziotta sicuramente appaga l’occhio (perlomeno di noi maschietti… ).
    Alcune scene mi sono rimaste impresse, prima fra tutte quella in cui le protagoniste evitano più volte una gigantesca lama maneggiata da un corpulento “mostro” da dietro una porta ed anche se la tensione non raggiunge alte vette il clima generale m’è parso nel complesso inquietante. Credo che il film sia penalizzato dall’assenza di “picchi” che dopo un po’ porta lo spettatore all’assuefazione e conseguente noia, soprattutto appunto se non riesce ad entrare o meglio valorizzare per tutta la durata del film i pregi dell’ambientazione “horror”.

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