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"Sleuth" di Kenneth Branagh

30 agosto 2007 Recensioni 3 Commenti
Gabriele Marcello, 30 Agosto 2007: Riuscito
Sony, 9 Novembre 2007

Una sera, due uomini che si incontrano per un drink. Uno è maturo e ricco, l’altro giovane e squattrinato. Quest’ultimo va a letto con la moglie del primo, che non vuole concedere il divorzio e propone invece all’altro un gioco che si incanala verso le acque di un massacro programmato e programmaticamente scorretto…


Raccontare i particolari della trama dell’ultimo film del “bardo” Kenneth Branagh sarebbe una scortesia per ogni potenziale spettatore, se non altro perché non permetterebbe di gustare il saporito ed elegante “gioco” di umiliazione che si scatena nei condensati 87 minuti della pellicola.

Il regista, apparentemente, sembra voler abbandonare la scespiriana “isola felice” (tradurre in formato 35mm un ennesimo capolavoro del drammaturgo elisabettiano), optando verso atmosfere contemporanee e psicologicamente complicate. Ma è solo apparenza, visto che alla base della sceneggiatura (argutamente riscritta da Harold Pinter) c’è una pièce teatrale di Anthony Shaffer e un film di Joseph Mankiewicz, dal titolo Gli insospettabili. Nella vecchia pellicola i protagonisti erano Sir Laurence Olivier (nume tutelare di Branagh) e Michael Caine, e quest’ultimo nella nuova versione prende il posto che fu di Oliver e viene affiancato dall’aitante Jude Law.

Primi piani di mani che premono pulsanti per comandare aperture e chiusure, corpi deformati e smembrati nella loro integrità filmica, volti ravvicinati quasi sull’orlo di un bacio di Giuda che non verrà mai dato e attenzione esasperata verso il concetto di abitazione-gabbia: Branagh alza il tiro delle ambizioni e vince, in parte. Abituati alla sua narcisistica megalomania, sarebbe stato molto facile cadere nell’effetto patinato e déjà-vu, soprattutto nell’utilizzo scenico (un’abitazione high-tech, di quelle care ad Adrian Lyne) e musicale, che risultarono positivi in Hamlet (1996) ma disastrosi in Frankestein (1994). Pareti elettroniche, video proiettori, ascensori che paiono sculture ferree di Antonio Amato non vengono utilizzati con il solo scopo estetico appagante, ma saggiamente impiegati nel rendere granitica l’alienazione dei due protagonisti, vittime e carnefici di se stessi, accecati dall’ingordigia e dalla voglia di umiliare.

Branagh piega, invece, al puro concetto di estetica il senso stesso del cinema: non uno strumento di creazione, ma un mezzo di divulgazione per la massa. Seguendo questo principio, il regista ha reso “accessibile” molta materia “alta” (da Shakespeare a Mozart) al vasto pubblico, accumulando detrattori ed estimatori. Non c’è teatro filmato ma cine-teatro, ibrido seppur meno didascalico e freddo, forse perché infuocato dalle interpretazioni di Jude Law (un po’ troppo gigioneggiante, ma pur sempre fascinoso) e Michael Caine, semplicemente perfetto. Attendiamo il momento in cui Branagh, ormai maturo, respiri un po’ meno la polvere delle tavole da palcoscenico e si lasci trasportare da un maggior “effetto cinema”.


Titolo: Sleuth – Gli insospettabili (Sleuth)

Regia: Kenneth Branagh

Sceneggiatura: Harold Pinter
Fotografia: Haris Zamarloukos

Interpreti: Michael Caine, Jude Law

Nazionalità: USA, 2007
Durata:
1h. 27′


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Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Albe che ne pensi del “Frankenstein” di Branagh?

  2. Alberto Cassani scrive:

    Tutt’altro che bello.

  3. Marco scrive:

    Azz invece a me è piaciuto molto e piace tutt’ora.

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