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"Snowpiercer" di Bong Joon-ho

1 marzo 2014 Recensioni 25 Commenti
Snowpiercer

Koch Media, 27 Febbraio 2014 – Grandioso

In seguito a una catastrofe ambientale che ha ridotto il pianeta ad un’unica landa innevata, i pochi sopravvissuti si trovano tutti su un unico treno che non si ferma mai. La rigidissima divisione in classi sociali ha causato di continuo delle rivolte, ma questa sembra davvero la volta buona per la rivoluzione…


Chris Evans in SnowpiercerIl conflitto e la lotta di classe attraversano da sempre la storia dell’umanità, e spesso trovano la migliore cornice nei racconti di genere invece che in trattati filosofici o manifesti politici. Snowpiercer è l’occasione, non nuovissima, di una fantascienza vagamente steampunk, ad opera di uno dei registi sudcoreani più quotati (The Host, Memories of Murder). Tutti i soldi investiti in quella che pare sia la produzione coreana più costosa di sempre non paiono affatto buttati al vento, viste le due ore di spettacolo regalate. Divertimento puro e cupo, insieme a una riflessione filosofica spietata ma non eccessivamente forzata, in quello che è davvero ottimo cinema.

Song Kang-ho e Ko Asung in SnowpiercerBong Joon-ho sembra voler iniziare il tutto nel più semplice dei modi, prospettando uno svolgimento lineare degno di un videogioco classico: la disperata avanzata dei protagonisti attraverso i numerosi vagoni del treno-mondo. Questo schema viene però infranto molto presto e, nei limiti del possibile, la storia modifica di continuo le regole del gioco e introduce una serie di colpi di scena decisamente ben studiati, riuscendo a tenere un’atmosfera di costante tensione per tutta la durata del viaggio. Merito del fumetto all’origine, ma anche di una sceneggiatura che si prende le dovute pause senza sbagliare tempi o toni, resistendo alla tentazione di scivolare nell’oscurità senza speranza.

Tilda Swinton in SnowpiercerL’unico vero neo sta forse in un protagonista più debole e schiavo di stereotipi di quanto avrebbe potuto essere, disgraziatamente affidato alle limitate doti di interprete di Chris Evans. Nel resto del cast tutti sono invece disposti a dovere, da un perfetto John Hurt a una Tilda Swinton sublime. Ma un plauso va fatto soprattutto all’intero comparto tecnico, per aver saputo strafare nel migliore dei modi possibili, consegnando un mondo multiplo negli ambienti e molteplice nei significati. È raro trovare uno sguardo lucido e globale sulla semplicità degli istinti primari negli esseri umani, sulla loro natura come animali e come società. Snowpiercer è l’enfatica prova che il fatto di offrire un racconto di fantascienza appassionante mentre si trasmette una riflessione non toglie quasi nulla al significato di quest’ultima.


La locandina di SnowpiercerTitolo: Snowpiercer (Id.)
Regia: Bong Joon-ho
Sceneggiatura: Bong Joon-ho, Kelly Masterson
Fotografia: Hong Kyung-pyo
Interpreti: Chris Evans, Song Kang-ho, Ed Harris, John Hurt, Tilda Swinton, Jamie Bell, Octavia Spencer, Ewen Bremner, Ko Asung, Luke Pasqualino, Alison Pill, Kenny Doughty, Tómas Lemarquis, Steve Park, Clark Middleton
Nazionalità: Corea del Sud – USA – Francia – Repubblica Ceca, 2013
Durata: 2h. 06′


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Attualmente ci sono 25 commenti a questo articolo:

  1. Donato scrive:

    Singolare. Molti anni fa (forse una ventina o anche più) sono sicuro di aver letto una storia a fumetti (non ricordo gli autori, ma erano di scuola francese) con una trama tale e quale a quella del film.

    Un film di produzione coreana ispirato da un fumetto vintage di produzione francese? Singolare…

  2. Plissken scrive:

    Da quel che ho letto il film è stato tratto dalla graphic novel per l’appunto francese “Le Transperceneige”, che però non ho mai avuto modo di leggere, anche perché mai ne ho avuto notizia; mi meraviglia anzi che sia stata pubblicata qui da noi…

  3. Donato scrive:

    E’ stata pubblicata a puntate su una rivista, forse “Totem”, nel periodo d’oro che visse il fumetto d’autore in Italia a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90. In quel periodo, le edicole erano piene di “riviste contenitore” (da Totem a Metal Hurlant, da Pilot a Orient Express, da l’Eternauta a Comic Art, fino a Corto Maltese e altre ancora) che pubblicavano il meglio del meglio del fumetto d’autore di scuola franco-belga, argentina ed italiana.

    Bei tempi quelli. Se penso come si è ridotto ed appiattito adesso il mondo dei fumetti, mi cala la depressione più cupa…

  4. Plissken scrive:

    Ah però, grazie per l’informazione Donato. :-)

    Anche io ho seguito, pur saltuariamente, alcune delle riviste che hai elencato, soprattutto Corto Maltese e Metal Hurlant) ma di questo “Le Transperceneige” non ne sapevo appunto nulla.

    Bei tempi sì… da un po’ ho abbandonato il mondo dei fumetti e non saprei citare autori di spicco di nuova leva, anche perché non ho più “contatti” con appassionati del genere.

    Oramai i giovini passano il tempo a chiamarsi insolenze su facebook… pessimo status per gli autori di fumetti e graphic novels. :-(

  5. Donato scrive:

    E’ stato il mercato italiano dei fumetti che è collassato. Qui in Italia, quella del fumetto d’autore è stata solo una moda e, come tale, passeggera. Le riviste contenitore prima hanno invaso le edicole e poi, passato il momento di euforia del mercato, sono scomparse.

    Basta andare in Francia per vedere tutt’altri scenari: oltr’alpe i fumetti sono considerati da molte decadi come una forma ed espressione di cultura e, come tale, suscettibile di finanziamenti, sgravi fiscali ed agevolazioni varie. Ciò ha portato a consolidare il mercato del fumetto d’autore, che, pur soffrendo la crisi generale del fumetto come mezzo di espressione, non è mai morto del tutto come qui in Italia.

    Poi il discorso di internet e del suo utilizzo da parte delle nuove generazioni rientra in un discorso più vasto. Io, che ancora oggi frequento qualche fumetteria, posso dirti che ci trovi solo fumetti di supereroi americani e manga giapponesi. Perché quelli riesci avendere. Punto. Attualmente, la produzione ed importazione di fumetto d’autore in Italia è praticamente pari a zero. I disegnatori italiani, anche quelli più bravi, che avevano raggiunto fama e consacrazione negli anni ’80-’90, oggi o se ne sono andati in Francia e/o negli USA per lavorare in maniera professionalmente gratificante o hanno cambiato mestiere o si sono appecorati alla stregua di impiegatucci, riducendosi a disegnare storie su commissione per Bonelli o altre case editrici di fumetti popolari.

    Così, purtroppo, stanno le cose e, francamente, le prospettive future sono anche peggiori…

  6. Alberto Cassani scrive:

    Il mercato fumettistico italiano è sempre stato asfittico, probabilmente non solo per colpa degli editori. Certo ormai la situazione è abbastanza tragica, anche perché vista la chiusura di tante edicole in giro per l’Italia sarà ben difficile trovare un pubblico realmente di massa, nei prossimi anni…

  7. Donato scrive:

    Come dicevo nel mio post precedente, è soprattutto una questione di carattere culturale. A differenza di altre società e realtà europee, in Italia il fumetto (anche quello d’autore, capace di toccare vette altissime di qualità) non è percepito come forma ed espressione di cultura. E ciò sia da parte delle istituzioni che da parte dei lettori e fruitori. Tutto il resto viene da sè…

    Alla fine dei conti gli editori sono paradossalmente i meno responsabili…

  8. Alberto Cassani scrive:

    Insomma… Diciamo che in Italia abbiamo sempre avuto dei gran farabutti, tra gli editori di fumetti…

  9. Plissken scrive:

    Si, sono a conoscenza di quanto all’estero, forse soprattutto in Francia, il fumetto sia equiparato ad altre forme d’Arte con la “A” maiuscola..
    Basti pensare che (e la cosa ha un che di assurdo) Corto Maltese e conseguentemente il compianto Pratt sono molto più considerati che da noi.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Però non voglio fare di tutta l’erba un fascio, diciamo che per ogni editore che scappa in Sudamerica coi soldi ce ne sono 10 onesti.

  11. Donato scrive:

    Mmmmh… Il modo con cui dai addosso agli editori di fumetti mi fa intuire che sei a conoscenza di malefatte ben precise di alcuni di loro. Sono fatti e circostanze che non conosco e che probabilmente si inquadrano nel “panorama” dei comportamente tipicamente italiani e in quel “sottobosco” editoriale in cui sovente operano coloro che pubblicano materiale ritenuto (a torto o a ragione) di scarso valore culturale.

  12. Donato scrive:

    X Plissken

    Non solo Pratt. Anche Milo Manara ha raggiunto la notorietà in Francia ancor prima che in Italia. Inoltre disegnatori del calibro di Paolo Eleuteri Serpieri e Tanino Liberatore si sono trasferiti e lavorano in pianta stabile in Francia ormai da molti anni. Se ben ricordo Serpieri aveva addirittura fondato una propria casa editrice con la quale pubblicava il materiale che egli stesso produceva.

    Per quanto riguarda i fumetti, la Francia è proprio un altro mondo…

  13. Plissken scrive:

    … verrebbe da dire anche per quanto riguarda il cinema, anche se non raggiunge assolutamente le vette del passato.

    Riguardo i fumetti, anch’io sono all’oscuro delle malefatte perpetrate da alcuni editori di cui riferisce l’Alberto. Anche se ero molto appassionato di fumetti, non ho mai conosciuto nessuno dell’ambiente. Spiace constatare che anche in quel mondo molte cose vadano come non dovrebbero andare.

    Ora come ora non saprei sinceramente non solo cosa acquistare, ma cosa cercare in edicola o “fumetteria”; gli ultimi fumetti che ho acquistato riguardano la collana della De Agostini su Batman… Interessante, diciamo così un “classico con brio”. Poi il nulla.

    Per quel che concerne i giapponesi, apprezzo alcuni cartoni animati tipo “Kenshiro” o esempi quali “Animatrix” o alcuni film sullo stesso Batman + altri, ma non sono mai riuscito a trovare altrettanto interessanti i manga.

  14. Alberto Cassani scrive:

    No, no: non do addosso agli editori di fumetti, ma so benissimo che rispetti ad altri campi c’è ancor meno mentalità imprenditoriale e alla fine gli addetti ai lavori ne pagano le conseguenze. Io poi in tanti anni ho avuto a che fare ho sempre avuto ottimi rapporti con gli editori e ne ho trovato solo uno che alla fine non m’ha pagato il lavoro fatto, per un monumentale libro che poi non è manco mai uscito.
    Tanto per dire, in tutti i lavori di traduzione letteraria che ho fatto, prima di ricevere il testo del romanzo ho firmato un contratto con cifre, date e clausole; nel mondo del fumetto italiano non conosco un solo free-lance cui sia stato presentato un contratto da firmare prima di fare un lavoro. Che poi i soldi promessi arrivino comunque non cancella la precarietà dell’impresa.
    Poi ci sono invece gli editori poco seri che si fanno un nome (e magari un conto in banca) sulle spalle degli altri, non solo con il fumetto. Ad esempio se pensate a uno dei festival di cinema (di genere) più vergognosi che si siano visti in Italia negli ultimi anni, dietro c’era un editore di fumetti…

  15. Nino scrive:

    Il treno rappresenta la corea del nord?

  16. Enrico Sacchi scrive:

    Mmm… no, non credo ci siano gli estremi per una lettura di questo tipo.

  17. M.A.G.D scrive:

    Ottimo film meriterebbe la STELLA, un film che non passerà di moda per il tema affrontato quello di ribellarsi al potere dittatoriale sempre attuale ma tanto vecchio.
    Ottime scene di combattimento come la regia [Che non si ferma tanto sulle morte dei protagonisti], la fotografia ma il vero punto di forza è nella sceneggiatura che non ha paura di uccidere i personaggi buoni o cattivi che siano, di rimanere nella solita routine e arricchisce il film con ottimi colpi di scena [Come la morte di Manson, L’utilizzo dell’esplosivo distruggere il treno o il piano della rivolta per uccidere le persone e mantenere il giusto equilibrio di abitanti e di speranza]
    Concordo con la recensione ma non con la frase “L’unico vero neo sta forse in un protagonista più debole e schiavo di stereotipi di quanto avrebbe potuto essere”, [Curtis (Chris Evans) davanti alla scelta di salvare Edgar o prendere in ostaggio Manson non cede nel romantico gesto di salvare l’amico ma continua con la sua missione oppure non pensa due volte di uccidere Manson dopo che hanno ucciso Gilliam]

  18. Plissken scrive:

    Visto. Purtroppo non sono riuscito, forse per mea culpa, a godere appieno dell’alto potenziale del film a cui la recensione ed i commenti fanno riferimento.

    Il soggetto di per sé m’è parso sicuramente molto interessante ma lo svolgimento in chiave filmica implementato da Joon-ho mi ha lasciato perplesso in più punti, tanto da lasciarmi alla fine della visione piuttosto insoddisfatto.

    Per quanto l’ambientazione appaia effettivamente curata e gli effetti di buon (ma non eccelso) livello, la caratterizzazione dei personaggi a mio personale avviso soffre un po’ di un’eccessiva tendenza che volge al macchiettistico, con riferimento principale a quelli secondari. Al di là della più che buona prova di Harris e quella dignitosa di Hurt (ci mancherebbe…) il resto dei personaggi mi è apparso piuttosto stereotipato, senza spessore, con gli attori volti ad una interpretazione manieristica di ruoli predefiniti e “sacrificabili” un po’ in scatola di montaggio.

    La cosa che però mi ha in primis infastidito, o meglio, per nulla convinto, è il cambio di registro sovente attuato da Joon-ho che porta la vicenda a svilupparsi secondo canoni “realistici” prima e “grotteschi” poi, in una variegata alternanza degli stessi sottolineata da personaggi la cui bizzarria appare decisamente fuori luogo, con riferimento soprattutto alla Signora interpretata dalla Swinton ed alla “maestra”, inserita in un momento che preso a sé può apparire geniale (mi ricorda Jeunet e Caro ad esempio) ma che essendo parte del film mi è apparso forzato per non dire alieno; Joon-ho in questo senso non è Verhoeven o Gilliam, per quanto mi riguarda.

    Ultima cosa, mi spiace che Joon-Ho (sempre in my opinion), anche se ci ha provato (“sacra locomotiva”), non abbia saputo sfruttare appieno il fascino del gigante su rotaia: non mi sembra il caso di scomodare La Bete humaine ma perfino in un polpettone come “Cassandra crossing” mi sembra che il treno non avesse solo funzione di “mezzo” o “location” ma che racchiudesse in sé una certa intrinseca valenza che, per quanto astratta, conferiva allo stesso un’aura particolare, quindi oltre il mero intendimento di “mezzo meccanico”.

    Al di là di questi punti va certamente detto che vi sono parecchi momenti di ottimo livello ed in cui la costruzione della tensione appare ben esposta; oltre a ciò indiscutibimente il film apre a delle “riflessioni” sull’anima/essenza di un certo spessore, ma appunto il “come” non mi ha convinto interamente.

  19. Servius Sertorius scrive:

    Infatti è così. Il film è tratto da quel fumetto: ” Le Transperceneige” di Jean-Marc Rochette e Benjamin Legrand.

  20. Plissken scrive:

    Se posso permettermi: la funzione “rispondi”, di per sé senz’altro interessante, ha il limite di non apparire in coda agli interventi; il lettore quindi deve prendersi la briga di “spulciarli” tutti al fine di individuare quello più recente. Poco pratico.

  21. M.A.G.D scrive:

    Per fortuna sono “solo” 20 commenti 21 con questo…

  22. Alberto Cassani scrive:

    Ma l’utilità della funzione è proprio quella di inserire il commento in coda al commento cui si risponde, rendendo così possibile “staccare” quel brano di discussione dal resto. Se lo mettesse in coda non ci sarebbe differenza con gli altri, no?

  23. Plissken scrive:

    D’accordo, (a questo ci ero arrivato;-) ciò non toglie che possa risultare difficoltoso individuare la nuova risposta, soprattutto se gli interventi sono molti.

    Comunque nulla di terribile, per carità… ma nel complesso, personalmente, preferivo il vecchio sistema.

  24. Sebastiano scrive:

    Appena visto.
    Niente male, pero’ dico che e’ troppo lungo e verboso. Spero di riuscire a leggere il fumetto.

  25. Marco scrive:

    Interessante il soggetto, dei buoni momenti di regia ma anche cali notevoli di ritmo che appesantiscono la visione.
    Vari buchi di sceneggiatura, domande che non possono trovare risposta e scene nonsense sono i difetti più gravi che ho riscontrato, insieme ai cali sopracitati.
    Alcune scene ben girate e sottolineate dalla buona colonna sonora di Beltrami. Ottima la fotografia.
    Finale rivelatorio ma troppo verboso. Lo spettatore sarà troppo assuefatto dalla moltitudine di ambienti, personaggi e passaggi visionati durante la visione che a stento riuscirà a seguirlo completamente, sopratutto perchè è una scena molto statica.
    Brutti effetti CGI.
    Pregevole il comparto attoriale.

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