Stai leggendo:

Soundtrack: "Beginners" di Roger Neill, Dave Palmer & Brian Reitzell

22 ottobre 2012 Soundtrack 0 Commenti
Roberto Pugliese, 12 Ottobre 2012: * * * *
In collaborazione con Colonne Sonore

Per il pluripremiato film che ripercorre la storia della sua famiglia, Mike Mills ha voluto una colonna sonora composta a sei mani, in grado di ricostruire il percorso musicale della sua memoria e rivisitare alcune precise mitologie musicali come il jazz degli anni 20, 30 e 40…


La forte componente autobiografica del pluripremiato film di Mike Mills, 46enne film/videomaker statunitense che qui ripercorre la storia della propria famiglia e in particolare del padre (ruolo che è valso all’82enne Christopher Plummer l’Oscar come miglior non protagonista) che fece “coming out” confessandosi gay poco dopo la morte dell’adorata moglie, si riflette anche sulle scelte musicali. Non siamo infatti dinanzi alla solita compilation discografica “vintage“, meramente nostalgica o rétro, ma di fronte a un percorso lucidamente ri-costruito dal regista sulla base della memoria personale, delle proprie conoscenze e competenze, e di un filo narrativo che trova la propria ragion d’essere anche rivisitando alcune precise mitologie musicali, e nella fattispecie appartenenti al blues-jazz classico dagli anni 20 ai 40.
Mills del resto lo spiega bene nelle proprie note di copertina, quando racconta dei gusti musicali dei propri genitori, e con quali “sound” egli sia cresciuto: musica classica e soprattutto Mozart e Bach per parte di padre; Glenn Miller, Gene Austin e il ragtime di Scott Joplin e di La stangata per parte di madre. Dunque la presenza, in versione originale e preziosissima, di alcune “hits” di Hoagy Carmichael, Josephine Baker e Jelly Roll Morton va connessa intimamente a un più ampio lavoro sul soundtrack, per il quale Mills ha richiesto un contributo a più mani – in particolare sei – ed appartenenti a tre personalità molto eterogenee.

Il californiano Roger Neill ha una vasta esperienza soprattutto televisiva (la serie King of the Hill) ma anche filmica, legata ai rampolli Coppola, avendo supervisionato l’assemblaggio pop-vivaldiano per Marie Antoinette di Sofia e – molto più recentemente – composto le musiche per A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III di Roman; il texano Dave Palmer (da non confondersi con i numerosi omonimi) è rinomato pianista jazz, attivo in California con l’Earl Harvin Trio; statunitense è infine anche il più noto (almeno al cinema) dei tre, Brian Reitzell, batterista delle band Redd Kross e Air, supervisore compositore e produttore, autore del notevolissimo score per il formidabile vampire-movie 30 giorni di buio, e anch’egli molto vicino al clan Coppola, non solo in quanto fidanzato di una delle migliori amiche di Sofia ma anche perché come Neill è coinvolto, con gli Air e in proprio, nei soundtrack di Marie Antoinette e ancor prima Il giardino delle vergini suicide e Lost in Translation.
Ancorché il trio firmi insieme i 4 brani originali della soundtrack, uno dei quali è costituito da una lunga suite ricapitolativa, il ruolo più eminentemente creativo sembra sia stato riservato a Neill e Palmer, mentre Reitzell (insieme col regista) si è riservato oltre che la produzione dell’album anche un compito di coordinamento e supervisione dell’insieme. Peraltro la sua mano sembra avvertibile nettamente almeno nell’ipnotizzante “1955”, dove l’ostinato stridulo di poche note del cello di Tina Guo viene avvolto da fasciature elettroniche ossessive e bloccate. Pianistici e dichiaratamente retrospettivi (persino nel tipo di accordatura un po’ approssimativa del pianoforte e nel rumore di fondo) sono invece il carezzevole “Moon Waltz” e lo spigliato, marcatissimo “Veronica’s blues”, eseguiti da Palmer; gli otto minuti sempre per piano della “Beginners theme suite” riassumono invece, come accennato, il materiale tematico originale che in realtà è volutamente semplificato – si sarebbe tentati di dire “minimalisticamente” – su pochi spunti, divisi in quattro sezioni intitolate “Beginners theme”, “Anna’s song”, “I want to be here pt.1″ e “I want to be here pt.2″. L’andamento è quello di ballate malinconiche che Mills dichiara ispirate liberamente all’universo musicale di Georges Delerue, ma con linee melodiche discendenti e brevi – soprattutto per quanto riguarda il “Beginners theme”, che apre e chiude il track – dalla struttura ridotta all’osso, senza variazioni tonali significative, e supportate quasi nascostamente nella parte centrale da note tenute dei fiati e di una tastiera elettronica. Proprio la concezione rigorosamente iterativa e impermeabile a qualsiasi tentazione improvvisativa o variativa, che ricorda un po’ il primo Michael Nyman, un po’ il nostro Ludovico Einaudi, “stacca” con il rimanente della soundtrack che, per sua stessa natura, celebra il trionfo dell’abbellimento e dell’improvvisazione.

Ciascuno dei brani reca con sé una storia spesso leggendaria, a cominciare da “Stardust” di Hoagy Carmichael (1899-1981), datata 1927 e qui interpretata dall’autore, song disincantata dal registro vocale esteso e soffice che in oltre ottant’anni ha annoverato un numero praticamente illimitato di cover. Meno noto di Carmichael è forse per noi Gene Austin (1900-1972), pianista, chitarrista, cantante e autore, considerato uno dei primi “crooner” e la cui popolarità toccò l’apice a cavallo tra le due guerre con brani come “Bye bye blackbird” e “My blue heaven”: a lui è dedicata, in una registrazione originale del 1926, “Everything’s made for love” scritta da Al Sherman, Charles Tobias e Howard Johnson, assolutamente emblematica del suo stile canoro scorrevole e lievissimo.
Arcinoto è invece, anche grazie al suo “duello” con Novecento nella Leggenda del pianista sull’oceano di Baricco-Tornatore, Jelly Roll Morton (1890-1941), presente con tre formidabili registrazioni originali comprensive della sua voce parlata: il virtuosistico, decorativo “Sweet jazz music”, il più rigoroso e quasi classicheggiante pur nella sua struttura ragtime, “Mamanita” e l’elaboratissimo “Buddy Bertrand’s blues”. Personaggio imperioso fu anche Mamie Smith (1883-1946), proveniente dal mondo del vaudeville e prima cantante afroamericana a lasciare registrazioni vocali di blues, e qui inconfondibile interprete di un brano celeberrimo all’epoca, “That da da strain” di Dowell J. Edgar e Theo Medina, che forse qualcuno ricorderà eseguita in sottofondo dalla band di Muggsy Spanier in una versione del 1939, nella famosa sequenza di Guerre stellari in cui Obi Wan Kenobi e Luke Skywalker incontrano Han Solo nel bizzarro bar “alieno” del pianeta Tatooine…
Altro gioiello della soundtrack è “Breezin’ along with the breeze” di Haven Gillespie, Seymour Simons e Richard Whiting, anno di grazia 1925, lo stesso cui risale la presente incisione proposta dalla “Venere nera” Josephine Baker (1906-1975) nella sua caratteristica vocalità espansiva e sensuale.

Ma si diceva, inizialmente, che nella personale “bildung” musicale di Mike Mills figura anche, grazie alla figura paterna, la musica classica: ed essa è qui testimoniata da una curiosa, senz’altro originale “Bach suite” nella quale alcune pagine del Genio di Eisenach originariamente scritte per cello sono state trascritte da Roger Neill per la tromba di Daniel Rosenboom e il corno francese di Joseph Meyer, con una sonorità a effetto che ne enfatizza il carattere barocco ma contemporaneamente ne pone in rilievo la struttura siderale, vertiginosamente astratta. Curioso è anche che la suite inizi in realtà con la trascrizione di una trascrizione, ossia una pagina non bachiana ma ben nota soprattutto a chi è di una certa generazione: si tratta della versione che Bach medesimo ricavò dall’Adagio del Concerto per oboe di Alessandro Marcello (immortalato dal film Anonimo veneziano di Enrico Maria Salerno) e confluita nell’Adagio del suo Concerto n.3 in re minore BWV 974. Seguono, egualmente rievocati in un’atmosfera sonora a netto contrasto con tutto il resto, l’Allemande dalla Suite n.1 in sol maggiore per cello BWV 1007 e il Preludio dalla Suite n.2 in re minore sempre per cello BWV 1008.

L’insieme forma decisamente, come s’è detto, in un unicum particolare e non convenzionale, oltre che per il “vissuto” di cui è il prodotto anche per l’intelligenza culturale, il rigore filologico e la coraggiosa varietà di contributi e di accostamenti che lo caratterizzano.


Titolo: Beginners (Id.)

Compositore: Roger Neill, Dave Palmer, Brian Reitzell, Aa.VV.

Etichetta: Silva Screen, 2010

Numero dei brani: 12 (4 di commento + 7 canzoni + 1 brano classico)

Durata: 40′ 05”


Percorsi Tematici

  • Non ci sono percorsi tematici collegati a questo articolo.
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Scrivi un commento







Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure puoi iscriverti alla pagina senza commentare.