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Soundtrack: "Nessuno si salva da solo" di Arturo Annecchino

1 giugno 2015 Soundtrack 0 Commenti
Nessuno si salva da solo

Massimo Privitera, in collaborazione con Colonne Sonore* * * ½

Alla terza collaborazione con Sergio Castellitto, per Nessuno si salva da solo Arturo Annecchino usa generi musicali diversi e suoni disparati per creare un universo sonoro scompensato, che in questa sua follia innaturale cerchi una via d’uscita per ritornare a vivere…


Il compositore Arturo Annecchino – romano d’adozione ma nato a Caracas il 9 Gennaio 1954, pianista rinomato e importante autore per il Teatro (Peter Stein, Giuseppe Patroni Griffi, Luca Zingaretti, giusto per citare i più noti), la Danza, la Radio e il Cinema – collabora per la terza volta con il regista e attore Sergio Castellitto dopo La bellezza del somaro e Venuto al mondo, per cui aveva composto solo sei brani (i restanti erano di Eduardo Cruz), ricevendo una nomination ai David di Donatello per la migliore canzone.

Per la terza volta Castellitto traspone cinematograficamente un romanzo della moglie scrittrice, sceneggiatrice e attrice Margaret Mazzantini (il primo fu Non ti muovere poi Venuto al mondo, entrambi con Penelope Cruz), con Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca arrovellati in una storia d’amore lunga e complicata, che nasce appassionata – con matrimonio e figli annessi – e giunge alla separazione. La regia di Castellitto e la sceneggiatura della Mazzantini, omaggiante tanto cinema francese della Nouvelle Vague e le agrodolci commedie hollywoodiane degli anni 50 e 60, riescono millimetricamente a mostrare una storia d’amore moderna lacerata e legata ai ricordi di ciò che fu e che poteva essere veramente, con un montaggio veloce che la rende adrenalinica.

La musica di Arturo Annecchino, in tutto ciò, è un elemento fondamentale e foriero di spunti canori e strumentali, a volte stranianti e dissociati come lo sono la Trinca e Scamarcio nella loro turbolenta relazione, ma velati da quel romanticismo sia trattenuto sia sfogato molto intenso e minimale. I quasi 44 minuti dello score sono un susseguirsi di emozioni in musica, con momenti concitati e altri più leggeri, alcuni sospesi tra fiaba e realtà, con interventi di pochi strumenti (i più adatti a ricreare gli stati d’animo della coppia) eseguiti stupendamente dalla Symphònia Band. E’ quindi doveroso citarne i musicisti: al pianoforte lo stesso Annecchino, voce solista e cori Costanza Cutala, batteria Luca Costantini, basso elettrico Emanuele Ranieri, chitarre Lutte Berg e Simone Stopponi, tastiere e synth Luca Annessi, tromba Luca Seccafieno e violino Lugi De Filippi con la partecipazione vocale aggiuntiva di Martina Sciucchino e Ivanka Mazurkjievic.

Tra pezzi solo strumentali e canzoni il viaggio musicale di Annecchino ci accompagna fra pagine e movimenti che abbracciano frammenti sonori del presente e del passato in un frenetico rincorrersi di atmosfere e sensazioni molto forti e molto lievi al contempo. Il piano leggiadro e commovente di “Zig Zag”, che dentro di sé contiene tutto il trasporto emotivo dei protagonisti della vicenda narrata, odora di antico, di una staticità morente seppur vibrante; l’astrattismo pianistico e sintetico, quasi jazzistico, di “Enter” che apre lo sguardo sul film; “Graceful” pura poesia fiabesca per voce e controvoce narrante in una lingua inglese che sembra irriconoscibile e gli strumenti usati come fonte rumoristica e surreale, con il subentrare di un tema dolcemente sinuoso e desideroso di amore per piano; “Elis” per voce, piano, batteria, chitarre, basso e synth è una canzone in inglese (come tutte quelle dell’album), giocata sulla bellezza della vocalità della sua interprete, ammaliante e passionale, contrapposta a quella voce che narra, narra e narra su di una melodia tra Elisa e le fairy song di Danny Elfman per Tim Burton. Torna il tema principale in “Pairs” per piano solo e il suo lato struggente viene fuori in maniera ancora più chiara; una canzone nenia allucinatoria si palesa in “Asken”, con qualche assonanza vocale alla Bjork; la lenta ballata “Wei wei wei” tra rap e new age con l’accavallarsi di voci femminili che la fanno da padrone in tutta la partitura, come nella cantilenante e distensiva “She Was Now”, o il valzer parigino tra Delerue, Piovani e Tiersen di “Doubtfully” quasi folle nella sua andatura sbilenca. Sinteticamente e pianisticamente eterea, con quell’assolo di violino concitato, la techno-disco music di “Quicker” con una voce lasciva e sensuale, che sul finire cambia registro e si avviluppa a suoni meno compulsivi. La tromba solista, su accordi reiterati di chitarra, di “Tone” richiama attimi lontani e teneramente amorevoli con quel Leitmotiv ricco di ricordi gentili, occhi negli occhi, mano nella mano, all’opposto “Dis” è un brano giocherellone per archi pizzicati e chitarra su piano ribattuto, invece la voce primaria alla Bjork su vocalismi contrapposti ritorna nella sua allucinatoria e densa estraneità in “She Set Down”. “I Had Not” ritraccia l’aspetto fiabesco tra onirica musicalità alla David Lynch e Angelo Badalamenti ed elfmaniani pianismi dilatati. “Try Way” è una giocosa canzone dallo spirito entusiasta e il penultimo pezzo del CD; “Zuiker” per voci sovrapposte e ambienti new age tratteggia ancor di più, se ve ne fosse ancora bisogno, il lato umano disturbato della Trinca in relazione al compagno Scamarcio.

Annecchino usa diversi generi musicali e suoni disparati per creare un universo sonoro scompensato, che in questa sua follia innaturale cerchi una via d’uscita per ritornare a vivere.


La copertina del CD di Nessuno si salva da soloTitolo: Nessuno si salva da solo

Compositore: Arturo Annecchino

Etichetta: GDM Music, 2015

Numero dei brani: 18

Durata: 43′ 36”


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