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"Taxi Driver" di Martin Scorsese

4 marzo 2004 Recensioni 59 Commenti
Taxi Driver

CEIAD, 1977 – Unico WOW

Travis Bickle, veterano del Vietnam, prova a scacciare incubi e tormenti improvvisandosi tassista. L’esperienza acuisce però il suo disagio e l’insofferenza verso l’ambiente metropolitano che lo circonda, portandolo a cercare il riscatto da una vita di disillusioni, frustrazioni e solitudine…


Harvey Keitel e Robert De Niro in Taxi Driver«La solitudine mi ha perseguitato per tutta la vita. Dappertutto. Nei bar, in macchina, per la strada, nei negozi… dappertutto. Non c’è scampo, sono nato per essere solo». Sono questi i pensieri che attraversano la mente di Travis Bickle mentre, al volante del suo taxi, osserva stranito la New York che lo circonda: di nuovo immersa nella notte, con i marciapiedi nuovamente solcati da individui rispetto ai quali egli non può che sentirsi alieno. Siano essi feccia come assassini e spacciatori, oppure figure celestiali come la bella Betsy, non fa molta differenza. Non vi è persona con cui sia possibile “comunicare”, per Travis; non vi è nessuno che comprenda – tenti di comprendere – il suo “linguaggio”, nessun’anima gentile che possa lenire il suo disagio. Ogni tentativo di “apertura” viene mortificato, vanificato dall’altrui incapacità di capire e, quando occorre, tollerare personalità più ‘complesse’ della propria. Travis non si sente – non è – parte del mondo che lo circonda. Il mondo che lo circonda è “altro” da lui. Ed è un mondo troppo sporco per viverci.

Il regista Martin Scorsese in una scena di Taxi Driver con Robert De NiroTutto questo è Taxi Driver: uno dei rarissimi film in grado di mostrare davvero (pur nella sua marcata connotazione violenta) che cosa significhi sentirsi individualità corporalmente e spiritualmente isolate rispetto alla comunità di cui si è parte ogni giorno, e soprattutto come questo male esistenziale (perché di male si tratta) possa arrivare a corrodere l’animo dell’individuo dallo stesso afflitto sino a farlo sragionare, specie laddove l’individuo in questione è già tendenzialmente instabile, non estraneo a sofferenza psicofisica e privo dei più basilari contatti affettivi.

Jodie Foster in Taxi DriverUna tematica, quella appena descritta, probabilmente molto più attuale oggi di quanto non lo fosse a metà degli anni Settanta, dal momento che la depressione (per quanto nel film associata ad una psiche già labile) è riconosciuta a tutti gli effetti come uno dei grandi mali dei giorni nostri. E’ forse anche per questo motivo che Taxi Driver riesce a raccontarsi oggi con la stessa eloquenza di allora, conservando inalterata quella capacità di scuotere la persona dal suo torpore, così come il regista Martin Scorsese e il fido sceneggiatore Paul Schrader desideravano potesse accadere (ed è accaduto) già nel 1976.

Robert De Niro in Taxi DriverUn cult-movie quanto mai degno di tale denominazione, capace di tracciare con estrema efficacia la mappa psicologica del personaggio borderline per eccellenza del cinema di ogni tempo, un personaggio unico, letteralmente portato in vita da un Robert De Niro di allucinante bravura. Una regia lucida, pulita, quella di Scorsese, la cui maestria è ben visibile nel finale di pellicola (ma sono molte le finezze rintracciabili lungo tutta la sua durata), un finale in cui si denotano gli elementi tecnico-registici che andranno fortificandosi nei futuri lavori del cineasta newyorchese. Grandioso il “sotto-finale”, forte di un crescendo drammatico tale da distaccarsi nettamente da tutto ciò che ci era stato mostrato precedentemente; splendido il moto riflessivo con cui la cinepresa ripercorre a ritroso la scia di morte lasciata da Travis nel corso della sua missione di purificazione, un moto sorretto come meglio non si potrebbe dalle musiche ossessive di Bernard Herrmann, che in questo frangente abbandona il suono malinconico del sassofono le cui note avevano in precedenza accompagnato atmosfere ben più rilassate. Il finale vero e proprio è enigmatico e favorisce una duplice interpretazione. Le ultime scene mostrano di fatto “ciò che accade poi” (riflettendo attentamente su cosa sia lecito aspettarsi dal protagonista in un ipotetico futuro) o forse rappresentano gli ultimi pensieri di un Travis agonizzante? Il dibattito è ancora aperto.

Robert De Niro in Taxi DriverPoco importa. Ciò che conta è il “substrato” di questa storia, ed è tutto in quel monologo recitato (improvvisato) da De Niro davanti allo specchio. «Ma dici a me? Ma dici a me? Non ci sono che io qui…». Se la prima parte della frase (il famoso «you talkin’ to me?») è il frammento più citato di una delle battute più celebri della nostra memoria cinematografica, quel «non ci sono che io qui» è la vera essenza di Taxi Driver: parole lapidarie che nel contesto di una scena allucinata svelano tutta la frustrazione di cui è preda il personaggio e la sua vena di follia, una follia latente che però non si autoalimenta, bensì viene accresciuta dalle brutture e dall’insensibilità del mondo. Anche per questo, Taxi Driver non è solo il crudo spaccato di un’epoca circoscritta, ma un ritratto sempre attuale, sempre vivo. Perché, come recita la tagline del film: in ogni strada, in ogni città, c’è sempre un nessuno che sogna di essere qualcuno.


La locandina di Taxi DriverTitolo: Taxi Driver (Id.)
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Paul Schrader
Fotografia: Michael Chapman
Interpreti: Robert De Niro, Cybill Sheperd, Albert Brooks, Peter Boyle, Jodie Foster, Harvey Keitel, Leonard Harris, Diahnne Abbott, Frank Adu, Gino Ardito, Victor Argo, Garth Avery, Harry Cohn, Copper Cunningham, Harry Fischler
Nazionalità: USA, 1976
Durata: 1h. 53′


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Attualmente ci sono 59 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Il miglior film di Scorsese dopo THE DEPARTED.
    Grandissimi De Niro, la Foster quanto Harvey Keitel.
    è una storia cruda, drammatica ed emozionante ma anche realistica ed è anche un film che esalta i reduci del Vietnam.
    Guardatelo. è una bestemmia non averlo visto.
    e si è obbligati ad averlo.
    Capolavoro A-S-S-O-L-U-T-O.

  2. max scrive:

    questo e’ il vero pulp ,altro che tarantino .

  3. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Taxi Driver un pulp?
    Ho qualche dubbio.
    Secondo me racconta del lato violento di New York invece che deificarla come la città madre di ricchezza e popolarità.
    Secondo me New York è troppo propagandata come la città più bella del mondo.
    Se ne descrivessero anche il lato marcio come ha fatto Scorsese, si avrebbe seri dubbi se andarla a visitare.
    Comunque non credo che sia un pulp.
    Lo considererei un film drammatico molto cruento.
    Poi Tarantino è il maestro del pulp per eccellenza.
    Ricordatevi che Tarantino stesso si è ispirato proprio a Taxi Driver per i suoi film.

  4. Giorgio scrive:

    concordo in toto con riccardo tranne che per l’icipit del primo commento.. Taxi Driver è molto meglio di the Departed, il quale a mia parere viene superato da svariati altri film di Scorsese

  5. Marco scrive:

    Grandissimo film.
    Stupendo in tutto.
    Non una cosa fuori posto.
    Da vedere assolutissimamente!!!

  6. max scrive:

    Io credo che Toro scatenato e’ il punto di rottura del cinema neo-ralista con il pulp,ripreso da Tarantino in forme piu’ plastiche e meno psicologiche . Pulp foction e’ semplicemente il figlio adottivo di Taxi-driver.

  7. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Giorgio, secondo me THE DEPARTED è il suo lavoro migliore, però TAXI DRIVER ha un fascino a sè, perché è anche di vecchia data.

  8. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Rispondendo a Max:
    Non ho capito cosa intendevi con Toro scatenato e’ il punto di rottura del cinema neo-ralista con il pulp.

  9. max scrive:

    per capire cosa intendo per neo-realismo e pulp devi conoscere la storia del cinema ,non posso spiegarti l’evoluzione di un’arte ,ho la sai o non la sai .

  10. Fabrizio scrive:

    Intervengo solo per dire una cosa: non è che New York venga descritta come la città più bella de lmondo, New York è assolutamente la città più fica del mondo!

    “No place in the world that can compare”, come canta Alicia Keys con Jay Z.

  11. Alberto Cassani scrive:

    Sì, ecco: magari citare Frank Sinatra invece che Alicia Keys era meglio…

  12. Fabrizio scrive:

    Certo, certo: era solo per via della frase. Hai presente la canzone, no? Sicuramente una delle tue preferite, al momento…

  13. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    No io so cos’è sia il neorealismo che il pulp ma non so cosa intendevi con toro scatenato è la rottura.

  14. max scrive:

    Ti spiego, prima di Toro scatenato e ancor prima di Arancia Meccanica , l’industria cinematografica americana ritenava il genere pulp confinato in un cinema di bassa produzione e\o underground, con “Toro scatenato” oltre a consacrare Scorzese come regista emergente ,fa si’ che questo genere cambi completamente le sorti neo-realiste del cinema portando le Major a individuare nuove forme visive e narrative che hanno dato luce a nuovi generi lontani anni luce da quelle pellicole che ricreavano visioni melodiche e neo realiste non piu’ attuali nella societa’ degli anni 70-80 che si apprestava a generare cambiamenti epocali sia dal punto di vista artistico che socio-culturale .Quando parliamo di rottura con il passato non possiamo dimenticare “Arancia meccanica” infatti questo cult-pulp e’ il vero artefice di questo cambiamento ,ma si sa Kubric e’ il visionario per eccellenza ,”Toro scatenato” e’ la conferma di quella visione di cambiamento generata dal Maestro.

  15. max scrive:

    “Taxi driver” non “toro scatenato”

  16. Alberto Cassani scrive:

    Permettimi, Max.

    Il genere pulp, al cinema, non esiste e non è mai esistito. Il pulp era un sottogenere letterario in voga soprattutto negli anni ’20 e ’30 del XX secolo che raccontava storie d’azione in cui lo stile di scrittura era trascurato in favore della quantità di violenza, storie che venivano stampate in riviste pubblicate su carta a bassissimo costo ottenuta dagli scarti della carta usata per stampare cose più importanti (da cui il nome “pulp”).
    Quello cui tu ti riferisci è il cinema d’exploitation, che con la letteratura pulp ha in comune solo il fatto di non curarsi dello stile e della realizzazione (né, spesso, della storia) in favore delle scene di violenza efferata e di sesso più o meno spinto. Da qui il nome, “sfruttamento”, perché sfrutta la morbosità vouyeuristica dello spettatore, che vuole vedere solo sangue e tette.

    Detto questo, il neorealismo è stato una corrente cinematografica italiana degli anni ’40 e ’50, che si basava sulla rappresentazione più realistica possibile della realtà dell’Italia dell’immediato secondo dopoguerra, attraverso anche (ma non solo) l’utilizzo di scenari reali e attori non professionisti. Il neorealismo nel cinema statunitense non è mai esistito, né è esistito in altri paesi che non fossero l’Italia, esattamente come la Nouvelle Vague è esistita solo in Francia.

    Martin Scorsese è stato tra i capofila della New Hollywood degli anni ’70, i cui autori volevano dare un ritratto dell’America più reaslistico e meno idealizzato rispetto a quello che il cinema hollywoodiano di quel periodo proponeva. Ma le loro intenzioni non avevano niente a che fare con il neorealismo o con l’exploitation, volevano semplicemente raccontare storie invece che favole.
    I film di Scorsese, Coppola e compari non sono “il punto di rottura tra il cinema neorealista e quello pulp”, sono il punto di rottura tra il cinema commerciale e la percezione della realtà al cinema. Sono il punto di contatto tra il cinema hollywoodiano e quello indipendente, perché i loro primi film sono prodotti indipendenti distribuiti dalle major: non sono prodotti di Hollywood. Sono la dimostrazione che si possono fare film commerciali pur dando una rappresentazione realistica della vita, violenza compresa.
    I loro film di quel periodo sono film di John Cassavetes in cui la gente va in giro armata, sono film in cui la violenza fa parte dell’ambiente e influisce sulla storia e sui personaggi. Nell’exploitation la violenza era il film, nei loro no: nei loro sono i personaggi ad essere il film, e i loro personaggi sono violenti perché la vita li costringe a esserlo, perché così va nella realtà. Quella realtà che Hollywood fino a quel momento cercava di negare.

    Tarantino ha recepito solo parzialmente il messaggio della New Hollywood, perché racconta storie di exploitation con stile di scrittura e di regia curatissimi, ma le sue storie sono volutamente non legate alla realtà e la loro rappresentazione è volutamente esagerata. E raccontano di personaggi violenti, che sono contenti di essere violenti. Scorsese e i suoi compari avevano tutt’altri intenti, che semmai oggi si possono ritrovare nei film di Herzog, non certo in quelli di Tarantino. Tarantino può anche essere partito dal cinema della New Hollywood, ma ha percorso una strada completamente diversa, che lo avvicina senz’altro più al cinema d’explotation che non a quello realistico della New Hollywood.

  17. max scrive:

    Ora se un critico non si e’ svegliato una mattina e abbia individuato il cambiamento epocale con cui il cinema ha affrontato la nuova realta’ non riuscendolo a etichettare con una parola ,bhe questo deriva dal fatto che il cinema e’ sempre stato ghettizzato come arte minore pertanto meno riconducibile a correnti di pensiero filosofico-letterario-artistico. Detto questo ,classificare il neorealismo d François Truffaut – Fellini -Antonioni-visconti come fenomeni italini e’ l’antitesi della conoscenza cinematografica. L’illuminismo come fenomeno inglese non puo’ essere certo ghettizzato nella sola inghilterra .Chi dice che il genere pulp trasferito dalla letteratura al cinema non esista commette semplicemente un errore dialettico, i generi non possono essere sterilizzati nelle singole espressioni ma volano come la polvere e dire che il cinema non sia stato contaminato in quegli anni dal genere -pulp- pop e underground tra cui possiamo citare andy wahol troppo spesso dimenticato dal cinema ma che credo abbia DATO PIU’ LUI DI TANTI PRODUTTORI MORDI E FUGGI.Tutto il resto sulla new holliwood ,i film d’exploitation come la chiami tu sono semplicemente dei balletti lessicali che esprimono il mio stesso concetto.

  18. max scrive:

    Dimenticavo , in riferimento a Tarantito e’ semplicemente come ho gia’ citato prima il prodotto plastico del pulp anni 70 senza i drammi pscicologici dei personaggi .

  19. Alberto Cassani scrive:

    Max, è una questione di definizioni, e quindi di comprensione reciproca. Il neorealismo è una corrente del cinema italiano del secondo dopoguerra; François Truffuat non era un regista neorealista, era una regista della Nouvelle Vague: non è la stessa cosa. E neanche Antonioni era un regista neorealista, pur essendo italiano. E’ esattamente come il teatro elisabettiano: un autore non britannico, o non del periodo elisabettiano, non può essere definito un autore elisabettiano. Al massimo può ispirarsi a quel teatro, ma definirlo come tale è un errore grossolano. Capisci la differenza? Se dici che Scorsese, Truffaut e Antonioni sono registi neorealisti noi non siamo in grado di capire di cosa stai parlando, perché tutto il resto del mondo dà al termine “neorealismo” un significato diverso da quello che dai tu. Prendi un qualunque libro o dizionario di cinema e cerca alla voce “neorealismo”, e ci troverai la definizione che ho dato io, non quella che hai dato tu. E la stessa cosa vale per l’exploitation e la New Hollywood: non sono definizioni che do io, sono definizioni che dà tutto il mondo. E’ la storia del cinema. Utilizzando termini e definizioni personali non esprimi gli stessi concetti con altri parole: non esprimi alcun concetto, perché non sei in grado di farti capire.

    Riguardo il pulp, evidentemente non mi sono spiegato: il pulp non è un genere letterario. Il termine “pulp” veniva usato per indicare le riviste da quattro soldi che pubblicavano storie violente. Non si riferiva al tipo di storie (che semmai erano definite “hard-boiled”, ossia azione violenta), ma al tipo di pubblicazione, perché quelle riviste pubblicavano insieme storie western, poliziesche, fantascietifiche e quant’altro. Dato che il termine si riferisce al contenitore e non al contenuto, non si può utilizzare anche per altri mezzi di comunicazione, visto che serve a definire delle caratteristiche che un film non può avere non essendo stampato su carta. Sarebbe come chiamare “videogioco” le bilie da spiaggia. Persino Wikipedia indica che il termine “pulp” in Italia è usato erroneamente per parlare di cinema: il cinema pulp non esiste.

  20. max scrive:

    Ops su Antonioni o comesso un errore per la fretta .

    Leggendo wikipedia :

    – I critici della Nouvelle Vague celebrarono il neorealismo e ne incorporarono l’esperienza nel proprio movimento. Altri movimenti negli Stati Uniti, Polonia, Giappone, Regno Unito e altrove svilupparono molte delle idee articolate per la prima volta dai neorealisti.
    Il neorealismo italiano fu ispirato dal cinéma vérité francese, dal Kammerspiel tedesco, e profondamente ispirò la Nouvelle Vague francese; influenzò il movimento documentario americano e la scuola cinematografica polacca. I suoi effetti si possono riconoscere anche nel recente movimento danese Dogma 95.-

    Ripeto per me Scorzese non e’ mai stato un neorealista ma bensi’ un pulpista puro frutto delle influenze letterarie e underground della grande mela come lo e’ stato Kubrick in Arancia meccanica con i riferimenti estetici più diretti del film quali la pop art e letterari quali il genere pulp .

  21. Fabrizio scrive:

    Il dibattito si fa interessante…

    In ogni caso però, definire Scorsese un pulpista puro è una forzatura, anche ammesso di applicare la concezione pulp al cinema oltre che alla letteratura. Il cinema di Scorsese va a rappresentare (principalmente) la realtà newyorchese attraverso un realismo schietto e crudo, ma è anche fortemente radicato entro tematiche d’indagine personali e care all’autore, sviluppate con criterio da lui e i suoi collaboratori. E’ un cinema ad ampio respiro che va ben oltre l’espressione di un’estetica espressiva caratterizzante, qualunque essa sia; un cinema in cui la storia, i temi, i personaggi e l’indagine “morale” vengono ben prima del gusto per la raffigurazione. Insomma, le influenze esistono per tutti, ma il cinema di Scorsese rappresenta la visione e la poetica di Scorsese, come quello di Kubrick esprime la visione e la poetica di Kubrick. Entrambi gli autori hanno sviluppato un modo di far cinema la cui natura deriva dalle peculiarità artistiche e personali degli autori stessi, al di là di ogni possibile contributo esterno.

  22. Alberto Cassani scrive:

    Max, stai facendo confusione.

    Innanzi tutto stai confondendo i generi con le correnti cinematografiche. L’exploitation è un genere, così come la fantascienza o il western; il neorealismo e la nouvelle vague sono delle correnti artistiche, esattamente come il cubismo o il futurismo. Ossia: i generi sono delle codifiche stilistiche e narrative, le correnti sono dei movimenti culturali i cui membri hanno finalità artistiche comuni e metodi coordinati. Poi, per dirla con Godard, “gli autori della Nuovelle Vague non avevano niente in comune tra loro se non l’amore per il flipper”, ma questa è un’altra storia…

    Poi stai confondendo il prendere ispirazione da una corrente con il far parte di quella corrente. Il fatto che gli autori della Nouvelle Vague abbiano “celebrato e incorporato” (parzialmente, aggiungo io) l’esperienza neorealista nel loro cinema non vuol dire che abbiano fatto dei film neorealisti: vuol dire che hanno fatto dei film che ne seguono in qualche modo l’insegnamento. Ugualmente, non si può dire che i film del Dogma siano neorealisti, così come non lo sono le altre correnti citate nel brano che hai riportato: tutte hanno preso alcuni elementi (ma non tutti, e non sempre gli stessi) su cui si basava il cinema neorealista e li hanno adattati alle loro necessità/volontà riproponendoli nei loro film. Ma questo non vuol dire che abbiano realizzato film neorealisti: anche Ermanno Olmi ha seguito alcuni degli insegnamenti del neorealismo, ma questo non ne fa un autore neorealista, perché le sue idee e le sue finalità sono diverse, così come lo sono globalmente i suoi metodi cinematografici. Addirittura, non tutti i film dei registi della corrente neorealista sono propriamente film neorealisti: Visconti è uno dei più importanti registi del neorealismo, ma “Il gattopardo” non è un film neorealista.
    E’ come un musicista che si sipira al lavoro di un altro musicista, ma realizza composizioni originali: non realizza cover dei brani dell’altro, ma prende spunto dal suo lavoro, magari utilizzando uno strumento allo stesso modo o un determinato passaggio armonico. O forse, meglio ancora: c’è un certo tipo di musica heavy-metal di cui non ricordo il nome che utilizza l’organo a canne esattamente come si usa nella musica sacra, ma questo non ne fa una musica sacra, esattamente come il prendere spunto dal neorealismo non fa di un autore un autore neorealista.
    Scorsese ha sicuramente tratto insegnamento dal cinema neorealista, come credo di aver detto prima, e molto probabilmente è cresciuto leggendo le riviste pulp, ma questo non ne fa né un regista neorealista né un regista di exploitation, perché come dice anche Fabrizio entrambe le cose sono state da lui (e da Coppola, De Palma e altri) rimasticate e riutilizzate con scopi diversi dalle intenzioni degli autori originali. Scorsese non realizzava film d’exploitation, così come non realizzava film neorealisti: realizzava film che avevano al loro interno alcuni elementi di entrambe queste cose ma non solo.

    Tra l’altro, mi sono accorto solo adesso che i tuoi post di venerdì col link alla wikipagina sul neorealismo erano rimasti bloccati dall’antispam. Scusa, ma i commenti che contengono esclusivamente link vengono bloccati automaticamente e non mi arriva la mail di avviso, quindi non mi accorgo che ci sono fino a quando non entro nella gestione del sito.

  23. max scrive:

    Scusami Alberto ma io ho ben chiara la differenza tra correnti artistiche e generi cinematograiffici , penso che tu hai un idea un po’ ristretta delle correnti ,mi spiego , le correnti artistiche finalizzate ad un linguaggio ,pittorico,letterario,cinematografico,non possono esimersi dalla responsabilita’ di corrompere artisti che nel periodo di riferimento leggono giornali vedono proiezioni,mostre fotografiche ,documentari e via discorrendo ,ora io credo e penso che siamo d’accordo che i registi con una visione lungimirante della realta’ , nella fine 60-70 ,abbiano capito quello che non hai afferrato tu , e cioe’ visto che il cinema e’ un contenitore astratto in cui i generi e le correnti possono influenzarsi , rigenerarsi e trasformarsi si imposero delle linee d’avanguardia stilistica all’epoca recluse nel cinema underground o come dici tu d’ exploitation rompendo con il linguaggio precedente in cui il neo realismo aveva imposto il predominio stilistico.Questa trasformazione ha reso il cinema non piu’ ingessato come dici tu in correnti o generi ma ha corrotto gli schemi rompendo gli equilibri produttivi generando pellicole come quelle citate le cui visioni hanno generato un concetto nuovo di cinema che si definisce pulp in quanto questi registi a differenza dei precedenti hanno messo ,come nel genere letterario ,l’elemento descritto al di sopra della tecnica usata .

  24. Fabrizio scrive:

    Max, come ha detto Alberto, questo è un discorso di influenze e contaminazioni e vale per ogni autore/artista, è fisiologico. Poi però ci sono le definizioni categoriche entro cui far ricadere determinate opere, e dire che il cinema dello Scorsese anni ’70 è pulp o simil-pulp è sbagliato. Il cinema di Scorsese non equivale a nessuna categorizzazione precostituita: il cinema di Scorsese è frutto dell’arte di Scorsese e della sua visione personale, tant’è che ha influenzato le opere di chi è venuto dopo attraverso lo stile e i contenuti.

    Il cinema di Scorsese è “scorsesiano”: è l’unica definizione calzante.

  25. max scrive:

    scusami Fabrizio ,se leggi i post precedenti il mio concetto e’ chiaro e limpido e cioe’ scorzese insieme ad altri hanno rotto con i vecchi schemi neo-realisti ed hanno proposto al grande pubblico un nuovo linguaggio filmico precedentemente esposto ad un pubblico di nicchia quale quello underground ,se non si parte da quest’analisi non si riconosce il lavoro di questi maestri . tutto il resto le correnti i generi sono pomposita’ espresse da Alberto che poco hanno a che vedere con l’analisi pura della realta’ cinematografica.

  26. Alberto Cassani scrive:

    Basta, ci rinuncio. Se dopo tutto quello che ho scritto ancora vieni a dire che il cinema hollywoodiano pre-anni ’70 doveva qualcosa al neorealismo mentre in realtà era quanto di più lontano dal realismo ci potesse essere, ancora parli di cinema pulp quando pulp si rifersce alla carta su cui vengono stampate le riviste , ancora confondi l’underground con l’exploitation pensando che sia una definizione che mi sono inventato io, è inutile andare avanti.
    Bello che poi dici che sono io, quello che non sa le cose… Mi piacerebbe sapere dove le hai lette, tutte le cose che continui a ripetere.

  27. El Duderino scrive:

    Ah ahahaha uno si legge tre pagine di wikipedia (la fonte più INATTENDIBILE della rete) e il dorso di 5 DVD e si crede un saggista…

    Parla di Arancia Meccanica mischiando influenze newyorkine senza considerare e citare l’origine dell’opera da cui è tratto che è intrisa di cultura british.

    PS
    Oh…ScorZese non si può leggere

  28. Alberto Cassani scrive:

    Oh, io c’ho provato…

    Tra l’altro, su Wikipedia la voce sulla critica cinematografica e quella sui generi sono fatte piuttosto bene. Incidentalmente le ho scritte io, ma non è questo il motivo…

  29. max scrive:

    io non credo che Alberto abbia la lucidita’ culturale per dare lezioni sulla storia del cinema e le sue evoluzioni , poi se avra’ la capacita’ di fare un simposio su questo tema invitando i massimi esperti saro’ ben lieto di parteciparvi con tutte le mie controanalisi.

  30. max scrive:

    rispondendo ad el duderino se non conosci la biografia di kubrik non e’ certo colpa mia,devi sapere che Kubrick e’ il newyorkese per antonomasia ed Arancia Meccanica e’ l’emblema dell’influenza americana su quella europea . Londra come prostata di New York .

  31. Alberto Cassani scrive:

    Max, ma cosa vuoi controanalizzare? Ma ti rendi conto che le cose che scrivi non hanno senso?

  32. max scrive:

    invece le tue sono vere come le inesattezze che scrivi wikipedia

  33. Fabrizio scrive:

    Ho capito il concetto Max, ma dire “Scorsese ed altri hanno rotto con i vecchi schemi neorealisti” equivale ad estremizzare un concetto che di fondo è sbagliato. Perchè il cinema hollywodiano non ha mai fatto proprio il neorealismo sino a creare un filone neorealista americano così definibile. Ne avrà pure utilizzato degli elementi, ma li ha inseriti in un altro concetto di cinema propriamente statunitense. Ed è per questo che dire che Scorsese rompe lo schema neorealista ha ben poco senso. Avrà rotto altri schemi semmai, quelli della vecchia hollywood, ma è una cosa diversa.

    Scorsese avrà certamente subito le diverse influenze culturali e artistiche newyorchesi, ma non si può parlare di passaggio da neorealismo a pulp o cose simili per definire il suo cinema così come quello di altri. Si può parlare di realismo scorsesiano semmai, ma siam sempre lì: si tratta di un cinema fortemente legato al senso artistico e culturale dell’autore.

  34. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Scorsese non è un pulpista, racconta storie violente a modo suo.

  35. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Il modo scorsesiano come ha detto Fabrizio.
    Un vero pulp scorsese deve ancora farlo.

  36. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Anche se Shutter Island il suo ultimo film sembra andarci vicino al pulp anche se non vorrei sbagliarmi.

  37. Francesco Manca scrive:

    Caro Max, da parte mia, in qualità di voce fino a questo momento passiva, questo vuole essere un tentativo di chiarificazione per farti capire in modo semplice che ciò che dici non è che sia sbagliato, ma è visibilmente (e grossolanamente…) rielaborato in modo confusionario e, lasciamelo dire, neanche troppo necessario.
    Dopo aver letto tutti i commenti espressi da te, Fabrizio e Alberto, non posso che trovarmi totalmente d’accordo proprio con quest’ultimo, e lo manifesto con ogni possibile cognizione di causa.
    L’argomento Scorsese/Pulp/Exploitation mi riguarda molto da vicino, poichè stiamo, o meglio, state parlando di uno dei tre registi (seguito a ruota da Kubrick e Tarantino) che mi hanno fatto veramente capire cos’è il Cinema.
    Gli interventi di Alberto mirati a spiegarti gli ‘errori’ che commettevi quando provavi a esporre la tua opinione sono, a mio modestissimo parere, limpidi, cristallini e assolutamente sinceri, e non saccenti e ‘limitati’ come invece tu sostieni, difatti io ho compreso benissimo il significato delle sue parole, al contrario delle tue che mi sono sembrate, come ho detto, confusionarie e ben poco chiare.
    In poche parole: un regista, in questo caso Scorsese o Tarantino, visto che di loro si parla, può cercare con ogni mezzo di trasporre nelle proprie pellicole omaggi e citazioni a correnti cinematografiche e/o letterarie a cui è particolarmente affezionato (Neoralismo italiano, Nouvelle Vague francese, Exploitation, Underground etc.), e i suddetti l’hanno fatto, in più di una occasione, in modo impeccabile, ma questo non fa di loro, come diceva prima anche Fabrizio, dei registi appartenenti alla corrente da cui hanno preso spunto poichè, il loro stile e la loro etica professionale ed artistica è loro e di nessun’altro.
    E poi, come ho detto all’inizio del commento, non è necessario che ti sforzi per rielaborare definizioni e pensieri chiaramente noti a tutti, anche e soprattutto perchè ci troviamo su un sito di cinema, sul quale scrivono persone (io sono tra queste) che il cinema lo masticano quotidianamente e, in tale ambito, sanno il fatto loro.

  38. max scrive:

    Sono contento che grazie ai miei eroori grossolani si e’ aperta questa discussione molto valida e interessante ,bensi’ io rimango sulla mia posizione ,solo chi percepisce il cinema come un’arte fluida e contaminata puo’ avere la capacita’ di analizzare il cambio di rotta che hanno fatto le major americane in quegli anni ,producendo film duri e puri come quelli citati e offrendoli ad un pubblico di massa .Questo e’ il punto su cui Alberto mi critica ? Il neorealismo e’ il punto di partenza che ha influenzato tra gli altri anche i grandi registi americani , sicuramente parlare di neorealismo americano non e’ appropriato ma per definire un cambio generazionale dobbiamo pur partire da una visione per passare ad un’altra , ed il cinema americano questo passo lo ha fatto limpido e chiaro nelle menti di chi lo sa vedere .

  39. Fabrizio scrive:

    Max, ti basterebbe dire che Scorsese e i suoi “compari” hanno rotto gli schemi del cinema (di massa) in voga fino a quel momento negli Stati Uniti, sdoganado una rappresentazione della realtà cruda, secca e, appunto, spiccatamente “realista” . Il problema sorge quando inizi a fare nette categorizzazioni di genere per definire quel tipo di cinema o quel singolo autore, e ancor di più quando parli di schema neorealista per definire il cinema americano pre Scorsese, De Palma, Coppola, il Sidney Lumet di “Serpico” e chi più ne ha più ne metta.

    Fra l’altro Alberto è in grado di spiegare queste questioni (come del resto ha fatto) in modo molto migliore rispetto a me perchè io non ho la sua stessa preparazione. Secondo me dovresti fidarti di quanto afferma e in qualche modo prenderne atto, perchè se te lo dice uno che si occupa quotidianamente di cinema da (vado a spanne) una ventina d’anni, che lo ha studiato e approfondito, forse è il caso di prenderlo sul serio senza incaponirsi a tutti i costi.

  40. Riccardo scrive:

    L’inutile e massacrante ( non solo fisicamente ma anche moralmente ) guerra del Vietnam ha fatto sfondo a numerosissimi film passando da Coppola a Kubrick, ma il film di Scorsese vuole narrare di un uomo, solo, frustrato che ha visto tutti gli orrori che neanche un incubo poteva offrirgli. E De Niro, già reso indelebile per le interpretazioni del mafioso ne IL PADRINO 2, dell’autodistruttivo pugile Jack LaMotta in TORO SCATENATO, e Satana in ANGEL HEART, stavolta realizza quella che possiamo quasi considerare la sua migliore interpretazione.
    Un signor nessuno, che girovaga per New York in taxi e in cinema ad assistere a film o a documentari pornografici, che sogna sopra ogni cosa, diventare qualcuno.
    L’inquietante Travis, infatti, è molto selettivo, disprezza gli escrementi della Grande Mela: puttane, spacciatori di droga, drogati, ladri, scippatori e mafiosi e spera in un Diluvio Universale che spazzerà via tutto questo fetore di criminalità per sempre.
    Peccato però che sia Travis stesso, il Diluvio Universale, solo che al posto dell’acqua, scorrerà sangue. E comprate quattro pistole, decide di liberare una giovane prostituta ( interpretata da una tredicenne e affascinante Jodie Foster ancora agli esordi ), per restituirla ai genitori.
    Nell’azione, non solo sgominerà un clan di gangster che gestiscono la prostituzione a New York, ma diverrà un eroe, e realizza il suo sogno di diventare qualcuno.
    Il bravo Martin Scorsese, considerato il miglior cineasta vivente, con Taxi Driver segna la pietra tombale per il suo periodo dell’esordio ed è con questo spaccato crudo, che si conferma fra i migliori registi mondiali.
    La buona sceneggiatura di Schrader è una continua orgia di sangue e pensieri, che rendono ancora più fisico il viaggio all’inferno di Travis, caduta verso l’abisso della solitudine e della pazzia mentale, che però diventa una risalita verso la redenzione ( tema già trattato vent’anni prima nel premiato con l’oscar Fronte del porto ).
    La regia è elegante e pulita e non cade quasi mai nella banalità
    L’atmosfera è anni 60 e profuma di jazz.
    Ovviamente, chi conosce tutti i film di Scorsese o chi sta lentamente scoprendo tutti i suoi capolavori, sa che anche un film dalla storia morale come Taxi Driver, possiede una bella dose di violenza, violenza che sconfina nello splatter durante la sparatoria che provoca il tassista-giustiziere per liberare la giovane Iris ( la prostituta ).
    Il colore della pellicola è stato sfumato per evitare tonalità troppo accese della violenza.
    Anche io penso che il sottofinale dove si mostra la scia di sangue lasciata da Travis sia un gioiello della cinematografia.
    Robert De Niro è di inquietante bravura
    Il bello di Taxi Driver è la sua immortalità nel fatto che la storia si concentra su un periodo storico ben preciso, ma la trama è sempre attuale: la ricerca della giustizia e di un mondo migliore.

    Rispondendo a Marco, sì, è vero che su Taxi Driver ci sono quasi tutte le cose apposto, ma certe sequenze di montaggio sono errate: come spieghi che in una sequenza, Travis abbia i capelli lunghi, poi se li rasa, poi di nuvo lunghi, poi se li rasa, poi ancora lunghi fino al taglio alla punk?

  41. Riccardo scrive:

    Su questo film meraviglioso volevo aprire un dibattito sul finale:
    chi crede che le ultime sequenze di TD siano i sogni irrealizzabili di Trevis moribondo?

  42. Riccardo scrive:

    Ho trovato questo video con Loris Loddi e se guardate bene la parte finale mi ricorda tantissimo la scena più famosa del film.

    http://www.youtube.com/watch?v=8IRG58QMgxY

  43. Alberto Cassani scrive:

    Vabbé, ma non è che ogni volta che uno parla allo specchio sta copiando “Taxi Driver”…

  44. Adriano scrive:

    Non vorrei dire una stupidaggine ma nonostante abbia lavorato con attori come Liz Taylor, Clive Owen, Richard Harris e con registi del calibro di Visconti e Kubrick, Loddi è uno dei più sottovalutati attori in circolazione

  45. Alberto Cassani scrive:

    Diciamo che c’è una certa generazione di attori teatrali italiani che al pubblico cinematografico è praticamente sconosciuta. Loddi nei film importanti ha sempre fatto parti di poco conto, quindi non c’è da sorprendersi, è probabilmente un volto più noto agli spettatori televisivi. Però, ad esempio, ricordo bene alla cerimonia di premiazione della prima edizione del Festival di Roma, quando Sabrina Ferilli consegnò a Giorgio Colangeli il premio come miglior attore dicendo testualmente “io non la conosco, ma evidentemente dev’essere bravo, al che Scola le ha tolto il microfono.”

  46. Riccardo scrive:

    Forse non è molto noto nel panorama cinematografico, ricordiamoci che è attore di teatro, ma diciamo che si è fatto comunque notare in altre maniere:

    http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/voci/vocill.htm

    http://www.lorisloddi.it/

    http://www.youtube.com/user/lorisloddi

    Secondo me è un grande.

  47. Alberto Cassani scrive:

    E’ quello che ho detto. Il pubblico del teatro ha poco a che fare con quello del cinema e della Tv, a meno che non si parli dei tanti musical più o meno giovanilistici che vanno di moda in questi ultimi anni. Quindi un bravissimo attore teatrale, quando fa un film non può pensare di essere visto dagli stessi spettatori. Non in senso numerico, intendo proprio dalle stesse persone.

  48. cinefilo :D scrive:

    SONDAGGIO:

    LE DIECI MIGLIORI INTERPRETAZIONI DI ROBERT DE NIRO SECONDO IL VOSTRO PARERE

  49. Fabrizio scrive:

    Domanda difficile…

    Diciamo:

    1) Toro Scatenato
    2) Re per una notte
    3) Taxi Driver
    4) Il Cacciatore
    5) Il Padrino Parte II
    6) C’era una volta in America
    7) Cape Fear
    8) Quei bravi ragazzi
    9) Risvegli
    10) Heat – La sfida

    I

  50. Riccardo scrive:

    Sì infatti, è difficile decidere quale sia effettivamente la miglior performance di deniro comunque ecco le 10 best performance ( secondo me )

    1: Taxi Driver
    2: Il cacciatore
    3: Toro Scatenato
    4: Cape Fear
    5: Casinò
    6: C’era una volta in America
    7: Il Padrino 2
    8: Heat – La sfida
    9: Angel Heart
    10: Mean Streets

  51. Riccardo scrive:

    e se posso ne aggiungerei altre due:

    1: Ronin
    2: Brazil

  52. Anonimo scrive:

    sondaggio facebook.

    votate da 1 a 10 come voto il film di scorsese l’età dell’innocenza.

    se volete potete spiegare anche il perchè.

    per adesso su facebook il voto che più hanno dato in maggioranza è 6.

  53. Marco scrive:

    Allbe che ne pensi de “Il Cacciatore”? Cimino non ha fatto tanti film, quale altro mi consigli?

  54. Plissken scrive:

    Visto “I cancelli del cielo”? :-)

  55. Alberto Cassani scrive:

    “Il cacciatore” e “i cancelli del cielo” sono senz’altro due ottimi film. Non tra i miei prefertiti ma sicuramente validi. Invece “Il siciliano” è una cagata allucinante.

  56. Fabrizio scrive:

    “I cancelli del cielo”… il film che se non sbaglio ha mandato in fallimento la United Artists.

  57. Alberto Cassani scrive:

    Così vuole la leggenda…

  58. Caserta Taxi scrive:

    Scorsese non è un pulpista, racconta storie violente a modo suo.

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