|
Fabrizio
Formenti, 4 Marzo 2004: Unico |
CEIAD
|
Taxi
Driver
di Martin Scorsese 
Travis
Bickle (Robert De Niro), ex veterano della guerra del Vietnam, prova
a scacciare incubi e tormenti improvvisandosi conducente di taxi. Quest'esperienza
non farà però che acuirne il disagio e l'insofferenza
nei confronti dell'ambiente metropolitano che lo circonda, e lo porterà
a cercare il riscatto da una vita satura di disillusioni, frustrazioni
e solitudine.
"La
solitudine mi ha perseguitato per tutta la vita. Dappertutto. Nei bar,
in macchina, per la strada, nei negozi... dappertutto. Non c'è
scampo, sono nato per essere solo".
Sono questi i pensieri che attraversano la mente di Travis Bickle mentre,
al volante del suo taxi, osserva stranito la New York che lo circonda:
di nuovo immersa nella notte, con i marciapiedi nuovamente solcati da
individui rispetto ai quali egli non può che sentirsi alieno.
Siano essi feccia come assassini e spacciatori, oppure figure celestiali
come la bella Betsy, non fa molta differenza. Non vi è persona
con cui sia possibile "comunicare", per Travis; non vi è
nessuno che comprenda - tenti di comprendere - il suo "linguaggio",
nessun'anima gentile che possa lenire il suo disagio. Ogni tentativo
di 'apertura' viene mortificato, vanificato dall'altrui incapacità
di capire e, quando occorre, tollerare personalità più
'complesse' della propria. Travis non si sente - non è - parte
del mondo che lo circonda. Il mondo che lo circonda è "altro"
da lui. Ed è un mondo troppo sporco per viverci.
Tutto
questo è "Taxi Driver": uno dei rarissimi film mai
realizzati in grado di mostrare davvero (pur nella sua marcata connotazione
violenta) che cosa significhi sentirsi individualità corporalmente
e spiritualmente isolate rispetto alla comunità di cui si è
parte ogni giorno, e soprattutto come questo male esistenziale (perché
di male si tratta) possa arrivare a corrodere l'animo dell'individuo
dallo stesso afflitto sino a farlo sragionare, specie laddove l'individuo
in questione è già tendenzialmente instabile, non estraneo
a sofferenza psicofisica e privo dei più basilari contatti affettivi.
Una tematica, quella appena descritta, probabilmente molto più
attuale oggi di quanto non lo fosse a metà degli anni Settanta,
dal momento che la depressione (per quanto nel film associata ad una
psiche già labile) è riconosciuta a tutti gli effetti
come uno dei grandi mali dei giorni nostri. E' forse anche per questo
motivo che "Taxi Driver" riesce a raccontarsi oggi con la
stessa eloquenza di allora, conservando inalterata quella capacità
di scuotere la persona dal suo torpore, così come il regista
Martin Scorsese e il fido sceneggiatore Paul Schrader desideravano potesse
accadere (ed è accaduto) già nel 1976.
Un
cult-movie quanto mai degno di tale denominazione, capace di tracciare
con estrema efficacia la mappa psicologica del personaggio borderline
per eccellenza del cinema di ogni tempo, un personaggio unico, letteralmente
portato in vita da un Robert De Niro di allucinante bravura. Una regia
lucida, pulita, quella di Scorsese, la cui maestria è ben visibile
nel finale di pellicola (ma sono molte le finezze rintracciabili lungo
tutta la sua durata), un finale in cui si denotano gli elementi tecnico-registici
che andranno fortificandosi nei futuri lavori del cineasta newyorchese.
Grandioso il 'sotto-finale', forte di un crescendo drammatico tale da
distaccarsi nettamente da tutto ciò che ci era stato mostrato
precedentemente; splendido il moto riflessivo con cui la cinepresa ripercorre
a ritroso la scia di morte lasciata da Travis nel corso della sua missione
di purificazione, un moto sorretto come meglio non si potrebbe dalle
musiche ossessive di Bernard Herrmann, che in questo frangente abbandona
il suono malinconico del sassofono le cui note avevano in precedenza
accompagnato atmosfere ben più rilassate. Il finale vero e proprio
è enigmatico e favorisce una duplice interpretazione. Le ultime
scene mostrano di fatto "ciò che accade poi" (riflettendo
attentamente su cosa sia lecito aspettarsi dal protagonista in un ipotetico
futuro) o forse rappresentano gli ultimi pensieri di un Travis agonizzante?
Il dibattito è ancora aperto.
Poco
importa. Ciò che conta è il 'substrato' di questa storia,
ed è tutto in quel monologo recitato (improvvisato) da De Niro
davanti allo specchio. "Ma dici a me? Ma dici a me? Non ci sono
che io qui...". Se la prima parte della frase (il famoso "you
talkin' to me?") è il frammento più citato di una
delle battute più celebri della nostra memoria cinematografica,
quel "non ci sono che io qui" è la vera essenza di
"Taxi Driver": parole lapidarie che nel contesto di una scena
allucinata svelano tutta la frustrazione di cui è preda il personaggio
e la sua vena di follia, una follia latente che però non si autoalimenta,
bensì viene accresciuta dalle brutture e dall'insensibilità
del mondo.
Anche per questo, "Taxi Driver" non è solo il crudo
spaccato di un'epoca circoscritta, ma un ritratto sempre attuale, sempre
vivo. Perché, come recita la tagline del film: in ogni
strada, in ogni città, c'è sempre un nessuno che sogna
di essere qualcuno.
Percorsi
tematici
The
Aviator - di Martin Scorsese; con Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett.
Dal Mali al Mississippi - di Martin Scorsese;
con Corey Harris, Muddy Waters, Salif Keita.
The Departed
- di Martin Scorsese;
con Leonardo DiCaprio, Matt Damon, Jack Nicholson.
Fuori orario - di Martin Scorsese; con Griffin
Dunne, Rosanna Arquette.
Gangs of New York - di Martin Scorsese; con
Leonardo Di Caprio, Daniel-Day Lewis, Cameron Diaz.
Quei bravi ragazzi
- di Martin Scorsese;
con Ray Liotta, Robert De Niro, Joe Pesci.
Toro scatenato
- di Martin Scorsese;
con Robert De Niro, Cathy Moriarty, Joe Pesci.
L'ultima
tentazione di Cristo - di Martin Scorsese; con Willem Dafoe, Harvey
Keitel, Barbara Hershey.
The
Assassination - di Niels Mueller; con Sean Penn, Naomi Watts.
Titolo:
Taxi Driver (Id.)
Regia:
Martin Scorsese
Sceneggiatura:
Paul Schrader
Fotografia:
Michael Chapman
Interpreti:
Robert De Niro, Cybill Sheperd, Albert Brooks, Peter Boyle, Jodie Foster,
Harvey Keitel, Leonard Harris, Diahnne Abbott, Frank Adu, Gino Ardito,
Victor Argo, Garth Avery, Harry Cohn, Copper Cunningham, Harry Fischler,
Brenda Dickson-Weinberg, Nat Grant, Richard Higgs, Beau Kayser, Victor
Magnotta, Bob Maroff, Norman Matlock, Bill Minkin
Nazionalità:
USA, 1976
Durata:
1h. 53'
|