Stai leggendo:

"Une vie" di Stéphane Brizé

7 settembre 2016 Recensioni 0 Commenti
Festival di Venezia 2016

Inedito in Italia – Inespressivo

Rampolla di una famiglia aristocratica nella Francia dàinizio 800, Jeanne si sposa con un giovane visconte di cui è perdutamente innamorata. Il matrimonio, però, si trasforma ben presto in un incubo: tra bugie e tradimenti, l’esistenza perfetta di Jeanne inizierà a distruggersi…


Ci sono film in costume che riescono a essere qualcosa di più che una fedele ricostruzione di una società e di un’epoca passata, e sanno trasmettere emozioni con la stessa forza di film ambientati in tempi odierni. Non è questo il caso di Une vie, ultimo lavoro di Stéphane Brizé che i selezionatori di Venezia73 hanno ritenuto degno di un posto tra i venti film presentati nella sezione ufficiale del festival 2016. Decisione tutto sommato incomprensibile, visto il modo in cui Brizé riesce a fare di Une vie un film spento, incapace di trasmettere la benché minima emozione; una pellicola che lascia la sensazione di trovarsi di fronte a un’accozzaglia di nature morte che si susseguono a ritmi lentissimi, impedendo allo spettatore di provare empatia per il dramma e i suoi protagonisti.

Brizé sceglie di raccontare le sofferenze di Jeanne (Judith Chemla) seguendo una struttura non lineare, frammentando il dramma con flashback della gioventù idilliaca di Jeanne e premonizioni dei suoi dolori futuri, cosa che disorienta lo spettatore e lo obbliga a interrogarsi sulla veridicità dei fatti. Ma non è la struttura narrativa che fa di Une vie un film mediocre: è il modo in cui il regista riduce il dramma di Jeanne a una collezione di cartoline tutte uguali, dove anche le scene più toccanti finiscono per essere semplicemente fastidiose. Un difetto dovuto anche alla scelta di non mostrare mai esplicitamente le ragioni che alimentano il dolore di Jeanne: i tradimenti del marito e la vita dissoluta del figlio vengono raccontati per mezzo di lettere o delle voci fuori campo, scelta che contribuisce ad alienare lo spettatore dal dramma.

Une vie aveva la pretesa di raccontare la vita della sua protagonista cercando di emozionare il pubblico portando in scena le terribili sofferenze che sia il marito sia il figlio le causeranno. Il risultato finale, però, è un ritratto inespressivo, a tratti eccessivamente lirico e forzato. Anziché commuovere, la vita di Jeanne rimane una storia muta, un lavoro tra i più deludenti della sezione ufficiale del Festival di quest’anno.


La locandinaTitolo: Une vie
Regia: Stéphane Brizé
Sceneggiatura: Stéphane Brizé, Florence Vignon
Fotografia: Antoine Héberlé
Interpreti: Judith Chemla, Jean-Pierre Daroussin, Yolande Moreau, Swann Arlaud, Nina Meurisse, Olivier Perrier
Nazionalità: Francia – Belgio, 2016
Durata: 1h. 59′


Percorsi Tematici

  • Non ci sono percorsi tematici collegati a questo articolo.
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Scrivi un commento







Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure puoi iscriverti alla pagina senza commentare.

Incassi dal 23 al 25 settembre