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"Vallanzasca" di Michele Placido

18 gennaio 2011 Recensioni 8 Commenti
Vallanzasca

20th Century Fox, 21 Gennaio 2011 – Furbo

Sin da bambino, Renato Vallanzasca ha dimostrato la sua propensione per il crimine. Crescendo nella periferia mialese, trasforma presto le ragazzate in piccoli furti e poi in rapine, sequestri e omicidi. Così, Renato Vallanzasca diventa “il boss della Comasina”…


Il film ispirato alla sua vita criminale, fuori concorso a Venezia 2010, ha fatto arrabbiare tutti. A Venezia non ci è potuto venire, ma Michele Placido ha pensato bene di difenderlo alimentando ancor di più le polemiche. Il protagonista fuori e dentro al film è sempre Renato Vallanzasca. Michele Placido l’ha sparata grossa. Per giorni i quotidiani italiani hanno fatto notare che il suo Vallanzasca – Gli angeli del male tende a spettacolarizzare e forse mitizzare la figura di un criminale condannato, tra gli altri delitti, anche per alcuni omicidi. Ha detto il regista nel corso della conferenza stampa: «Lui sta pagando per le sue colpe, è uno dei pochi che sono ancora in prigione, mentre ci sono persone che hanno fatto molto peggio e che oggi siedono in Parlamento».

Proviamo a uscire dalla polemica lidense. Ebbene sì, questa specie di Romanzo Criminale ambientato a Milano e hinterland “gira” tutto attorno alla figura di Renato Vallanzasca, mente della Banda della Comasina, l’organizzazione criminale che negli anni Settanta divenne famosa per rapine, assalti e sequestri. La clamorosa mancanza di un vero e proprio intreccio così come era stato per l’adattamento del libro di Giancarlo De Cataldo è addirittura sospetta. Sembra quasi che il film sia stato studiato a tavolino per costruire una Vallanzasca story più che un film di genere ispirato a fatti realmente accaduti. Questo perché, va detto, la storia personale di Renato Vallanzasca funziona sempre.

Dopo aver ispirato un paio di film poliziotteschi, stimolato un paio di scrittori a mettere su carta la sua biografia e spinto una marea di giornalisti a rievocare alcuni risvolti rosa, la storia del bel René è ricomparsa puntualmente sull’agenda dell’opinione pubblica. Diciamolo pure, un film su Vallanzasca era nell’aria già da tanti anni e tutti sapevano che avrebbe funzionato. Non a caso la sceneggiatura firmata tra gli altri da Kim Rossi Stuart & Michele Placido segue il soggetto di Andrea Purgatori e Angelo Pasquini, che hanno notato alcune semplificazioni rispetto alla loro versione. Non stupisce quindi che il film abbia personaggi così stereotipati, soprattutto quelli secondari, una trama piuttosto esile, si passa da una rapina in banca ad un assalto a un furgone portavalori con troppa facilità (ma il montaggio di Consuelo Catucci è ben fatto), e che ci siano parti davvero “spiegate”, come lo scontro tra Renato e l’amico d’infanzia interpretato da Filippo Timi.

La sceneggiatura non è quindi oliata a dovere, ma la cosa potrebbe non rappresentare un problema da un punto di vista drammaturgico perché Kim Rossi Stuart regge benissimo la scena anche nei momenti in cui la storia zoppica. Certo il dialetto milanese a volte è esagerato, perché nessuno a Milano ha mai parlato in quel modo, tuttavia la costruzione del personaggio, per quanto riguarda motivazione e modo di fare, è assolutamente credibile nella sua assurda presa di coscienza: «Io sono nato ladro». Peccato che Placido non abbia girato più scene d’azione, perché le poche che ci sono – l’inseguimento con Giulietta nei tunnel vicino la Stazione Centrale, le fughe notturne nelle zone di periferia (Bovisa, Lodi) e la strage di Piazza Vetra (in realtà girata ai giardini di via Palestro) – sono delle grandi scene. Soprattutto quella di Piazza Vetra, con Renato che si allontana camminando dalla scena della sparatoria per non attirare troppo l’attenzione mentre gli amici di una vita giacciono feriti sull’asfalto.

Non si capisce realmente com’era Milano negli anni settanta. A differenza di quanto fanno Rulli e Petraglia in sede di scrittura, «sullo sfondo» non ci sono eventi politici, personaggi dell’epoca, canzoni o libri del periodo. Eppure visivamente tutto funziona molto bene, specie se pensiamo alla storica difficoltà del cinema italiano a mettere in scena l’Italia del passato senza sembrare una fiction Tv a basso budget con le solite quattro automobili ristrutturate che passano ogni tanto vicino al protagonista. Non importa se il film non aiuta a conoscere davvero il personaggio Vallanzasca, è un falso problema. Come dice il protagonista nel corso del film: «Uè, ma non li leggi i giornali?».


La locandinaTitolo: Vallanzasca – Gli angeli del male
Regia: Michele Placido
Sceneggiatura: Kim Rossi Stuart, Michele Placido, Antonio Leotti, Toni Trupia, Andrea Leanza
Fotografia: Arnaldo Catinari
Interpreti: Kim Rossi Stuart, Filippo Timi, Moritz Bleibtreu, Valeria Solarino, Paz Vega, Francesco Scianna, Gaetano Bruno, Nicola Acunzo, Stefano Chiodaroli, Monica Barladeanu
Nazionalità: Italia – Francia – Romania, 2010
Durata: 2h. 05′


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Attualmente ci sono 8 commenti a questo articolo:

  1. mano4 scrive:

    Sono molto curioso di sentire la colonna sonora firmata dai Negroamaro

  2. Anonimo scrive:

    ma anche no

  3. Anonimo scrive:

    all’estero come è stato accolto?

  4. Anonimo scrive:

    è più bravo michele placido o paolo sorrentino?

  5. Edoardo scrive:

    Sorrentino!

  6. Alberto Cassani scrive:

    Non mi risulta sia ancora uscito, all’estero.

  7. cinefilo :D scrive:

    Sondaggio: I vistri 10 film italiani preferiti

  8. Riccardo scrive:

    Domanda difficile visto che tocca attingere dal passato per trovare dei filmoni:

    1: C’era una volta in America
    2: Il buono, il brutto e il cattivo
    3: Senso
    4: La classe operaia va in paradiso
    5: Noi credevamo
    6: La dolce vita
    7: Un giorno in prentura
    8: 47 morto che parla ( il miglior totò in assoluto )
    9: Il Sorpasso
    10: Zombi 2

    E se posso dilungare la lista:

    11: Gomorra
    12: Il mio nome è nessuno
    13: Mamma Roma
    14: Roma città aperta

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