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"Vizio di forma" di Paul Thomas Anderson

12 aprile 2016 Recensioni 2 Commenti
Vizio di forma

Warner, 26 Febbraio 2015 – Stonato

Los Angeles, fine anni 60. Larry Sportello è un investigatore privato ossessionato dalla marijuana e dalla sua ex Shasta, con la quale ha un legame ambiguo e mai superato. Sarà proprio Shasta a spingere Sportello ad affrontare l’intricato caso di un agente immobiliare collegato a traffici di droga, rapimenti e personaggi misteriosi…


Joaquin Phoenix in Vizio di formaCon Vizio di forma Paul Thomas Anderson torna a parlare degli Stati Uniti, aggiungendo un tassello alla sua funambolica e corale rappresentazione dello stato a stelle e strisce, collocando il romanzo di Thomas Pynchon tra i fumi di un noir d’altri tempi. L’America di Anderson è però fatta più di strisce che di stelle, e soprattutto di fumo, che evapora dalle movenze del protagonista Larry “Doc” Sportello – interpretato da uno “stonato” Joaquin Phoenix – e si dipana nel decennio degli hippy, della psichedelia e delle insegne al neon.

Joaquin Phoenix e Josh Brolin in Vizio di formaFin da subito appare difficile per lo spettatore immergersi totalmente nelle intricate vicende cui si assiste, e si fatica a separare il lato caleidoscopico dalla realtà. L’unica soluzione è lasciarsi cullare dal ritmo lento e barcollante, incuranti del fatto che probabilmente non ci porterà molto lontano dal punto di partenza. Tra ex tossici impicciati col governo (Owen Wilson), poliziotti burberi (uno straordinario Josh Brolin), dentisti cocainomani, “fattoni” e criminali in riabilitazione spirituale, si aggroviglia il febbricitante omaggio di Anderson al noir classico. La nebbia dell’intrigo copre spesso la vista dello spettatore e di Sportello, che non sa più se credere a ciò che vede, ripetendosi più volte di non lasciarsi ossessionare.

Joaquin Phoenix e Katherine Waterston in Vizio di formaÈ proprio assumendo lo spirito del protagonista che si riuscirà forse ad apprezzare l’imponente affresco sociale proposto da Anderson, ma come il nostro “Doc” si finirà irrimediabilmente per rimanere impantanati nel sottobosco di intrighi confusi e deliranti. Se ci si aggiunge poi un gran numero di personaggi – spesso dai nomi impronunciabili – che entrano ed escono dalla vicenda a proprio piacimento, lo stordimento è servito.

Owen Wilson in una scena di Vizio di formaTra l’ombra della strage di Manson e l’incombere del Vietnam, la Los Angeles di Vizio di forma è il macrocosmo dell’ossessione: per le donne, il lavoro, il sesso e le sue forme, la droga, la pace interiore. Sono tutti alla spasmodica ricerca di qualcosa. Mentre la matassa si avvolge su se stessa in un loop continuo, e probabilmente perpetuo, Anderson trita e “fuma” i grandi capolavori del noir come Il lungo addio e Chinatown, riproponendone un rallentato divertissement, complessivamente godibile ma a tratti troppo confuso e inconcludente.

Il film sembra dunque soffrire del vizio intrinseco, per citare alla lettera il titolo originale, del voler forzatamente calcare la mano sull’ipertrofia visiva, non riuscendo mai davvero a domare un’opera “difficile” come quella di Pynchon, perdendo di vista a tratti quella che è l’antiforma, ovvero la sostanza.


La locandina di Vizio di formaTitolo: Vizio di forma (Inherent Vice)
Regia: Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Fotografia: Robert Elswit
Interpreti: Joaquin Phoenix, Josh Brolin, Owen Wilson, Katherine Waterston, Reese Witherspoon, Benicio Del Toro, Martin Short, Jena Malone, Joanna Newsom, Eric Roberts, Michael Kenneth Williams, Sam Jaeger
Nazionalità: USA, 2014
Durata: 2h. 28′


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Attualmente ci sono 2 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Bah…io l’ho trovato un lungo trip senza nè capo nè coda. Non capisco l’utilità del film sinceramente, non trasmette niente e ti fa rimpiangere solamente il tempo speso a vederlo. Bocciato su tutti i fronti.
    Niente in confronto a “Il Petroliere”. Anche “The Master” me l’ho ricordo più “sano”.

  2. Carlo scrive:

    Capisco lo stordimento che suscita nello spettatore ma di bocciarlo totalmente non me la sono sentita, per i motivi che ho scritto nella recensione. Rimane comunque è un film che ha diviso la critica, e condivido che Anderson stavolta non è riuscito a domare completamente la sua opera, lasciandola un po’ aggrovigliarsi su se stessa. Io personalmente lo preferisco a “The master” che posso considerare una delusione, anche se diretto con grande stile.

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