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Warcraft: L'inizio di Duncan Jones

8 giugno 2016 Recensioni 6 Commenti
Warcraft: L'inizio

Universal, 1 Giugno 2016 – Passeggero

Guidata dallo stregone Gul’dan, l’Orda degli Orchi lascia il proprio mondo morente per invaderne uno nuovo, popolato dagli esseri umani. Gul’dan è detentore di una forza oscura e distruttrice che potrebbe compromette ogni cosa, e così lo scontro tra Orda e Alleanza umana è inevitabile…


Una scena di Warcraft: L'inizioWarcraft: L’Inizio si ispira alle vicende della celebre serie di videogiochi omonimi, provando a mantenerne lo stile visivo. Come molti altri film ispirati a videogiochi, però, il rischio maggiore per gli sceneggiatori era il dover rinunciare ai continui colpi di scena che fanno di un videogame un’esperienza emotivamente elettrizzante in favore di una maggiore linearità narrativa. Il lavoro di sceneggiatura è infatti narrativamente scorrevole e calibrata ma priva di carattere. A incidere negativamente sono i personaggi che non spiccano: i ruoli sono assegnati ma mai fino in fondo motivati, un esempio su tutti lo da Il Guardiano, figura senza carisma nonostante l’aura di mistero a stento cucitagli addosso dagli altri protagonisti. Anduin Lothar, poi, interpretato da Travis Fimmel, è drammaturgicamente inconsistente e la sua interpretazione sembra ridursi agli sguardi ammiccanti tipici dell’attore.

Travis Fimmel e Paula Patton in Warcraft: L'inizioUn paragrafo a parte merita la parte introduttiva affidata agli orchi. Le prime immagini riescono a condurre lo spettatore nell’immaginario visivo creato per il film, presentandogli luoghi e personaggi che hanno reso celebre la saga videoludica e soprattutto ponendolo di fronte alla dimensione fantasy che, nel caso degli orchi, ha una resa organica maggiore sia per ambientazione sia per dinamiche narrative seppure la famiglia di Durotan, il protagonista orco, subisca un processo di “umanizzazione” piuttosto scontato. Gli umani invece sembrano esseri posticci, invasori più che invasi in un mondo talmente organico e ben congegnato graficamente da non riuscire a includerli totalmente, fino a farli apparire come delle figurine su un fondale ritagliato.

Travis Fimmel in una scena di Warcraft: L'inizioA Warcraft: L’inizio manca il respiro epico dell’azione ma, ancora prima di questo, manca una solida mitologia cui affidare gli eventi. Tutto si riduce all’incontro/scontro tra Orchi e Umani, tralasciando completamente tutte le altre razze e stirpi che popolano quel mondo e, cosa ben peggiore, togliendo allo spettatore ogni possibile riferimento a quanto possa essere vasto e variegato quel mondo. Il finale, però, lascia presagire una saga che, si spera, possa dare respiro alla mitologia soppressa. Nonostante la lunga gestazione di questo primo capitolo, annunciato nel 2006 con la regia di Sam Raimi per poi approdare negli anni a un nuovo cast e a una trama completamente rinnovati, la sensazione è quella di un’opera di passaggio creata più per dare un inizio a qualcosa di più grande che non per godere di un’autenticità propria.


La locandina di Warcraft: L'inizioTitolo: Warcraft: L’inizio (Warcraft)
Regia: Duncan Jones
Sceneggiatura: Duncan Jones, Charles Leavitt
Fotografia: Simon Duggan
Interpreti: Travis Fimmel, Paula Patton, Ben Foster, Dominic Cooper, Toby Kebbell, Ben Schnetzer, Robert Kazinsky, Clancy Brown, Daniel Wu, Ruth Negga, Anna Galvin, Callum Keith Rennie, Burkely Duffield, Ryan Robbins, Dean Redman
Nazionalità: USA – Cina, 2016
Durata: 2h. 03′


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Attualmente ci sono 6 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo scrive:

    Visto. Che dire… pienamente d’accordo con la recensione: la buona regia di Bowie jr, l’ottima CGI e la potente colonna sonora rendono passabile una materia potenzialmente interessante ma trattata con superficialità (tagli in sede di montaggio che vedranno la luce in un futuro director’s cut?).
    Speriamo che i seguiti che inevitabilmente nasceranno dal successo di questa pellicola possano avere più solidità. Eppure le cose belle ci sono…
    Preso come fantasy destinato ad una fruizione rapida e leggera funziona egregiamente, ma è evidente che le ambizioni tossero più alte.

  2. Alberto Cassani scrive:

    A quanto pare la versione director’s cut sarà più lunga di quasi tre quarti d’ora rispetto a quella cinematografica.

  3. Riccardo scrive:

    Francamente però questa cosa del film distribuito al cinema in versione pesantemente ridotta rispetto alle versioni extended è abbastanza priva di senso. Un film dovrebbe essere rilasciato al meglio delle sue possibilità a livello di montaggio e narrazione perché se no la sensazione è quella sgradevole di star vedendo un trailer dilungato all’inverosimile: è già successo con “La battaglia delle cinque armate” (che in versione estesa è tutto un altro film) e ora sta accadendo con Warcraft.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Sono d’accordo con te, Riccardo. Quella delle versioni estese è un’abitudine che mi fa letteralmente imbufalire, perché dimostra scarso rispetto per lo spettatore, o quello cinematografico o quello dell’home-video: ci sono delle scene in più, e o queste scene servono a qualcosa – nel qual caso la versione cinematografica è volutamente incompleta – oppure non servono a niente, per cui la versione estesa non ha reale ragione di esistere, se non il tentativo di portare a casa più soldi possibile…
    Esempio perfetto è la versione integrale di Alien, che inserisce nel montaggio tutte le scene che erano inserite come extra in un DVD celebrativo, solo che nel DVD Ridley Scott dice che il film funziona molto meglio senza quelle scene… Peraltro, prima ancora de Lo Hobbit Jackson aveva fatto lo stesso col Signore degli Anelli, in cui ad esempio il destino di Sauron nella versione cinematografica è tutt’altro che chiaro.
    Purtroppo è come col 3D: sono trovate esclusivamente commerciali, che finché rendono dal punto di vista economico saranno portate avanti a dispetto della loro inutilità – quando non dannosità – sotto ogni altro aspetto.

  5. Riccardo scrive:

    Beh per lo meno la trilogia di ISDA funzionava anche nella versione cinematografica (quella estesa serviva infine a integrare le relazioni tra personaggi infine, a rendere più completo il quadro) ma lì il film era tronco direi per il 90% perché sono impensabili al giorno d’oggi delle proiezioni di quattro ore ininterrotte..
    Ho tirato in ballo Lo Hobbit perché mi sembrava il caso più eclatante in cui la versione cinematografica sembra più un trailer in vista di qualcosa destinato all’home video, e quindi una trovata commerciale.

  6. Alberto Cassani scrive:

    Eh, ma quello si capiva già dal fatto che hanno voluto realizzare tre film da un libro così breve.

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