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"A Serious Man" dei fratelli Coen

3 dicembre 2009 Recensioni 3 Commenti
Emanuele Rauco, 24 Ottobre 2009: Stridente
Medusa, 4 Dicembre 2009

Larry è uno stimato professore di fisica in attesa di promozione, con una famiglia felice che pezzo dopo pezzo comincia a distruggersi attorno a lui, mettendo anche a rischio il suo lavoro. L’unica risposta che gli viene è di cercare “la verità” presso un rabbino, ma non sarà una grande idea…


Il cinema dei fratelli Coen, dagli esordi iperrealistici fino alla grande maturità espressiva degli ultimi anni, ha sempre viaggiato sulle coordinate di un’ironia o di un umorismo profondamente segnati dalla malinconica componente ebraica. Giunti al loro sedicesimo film, i due fratelli decidono di affrontare direttamente il lato yiddish del loro background realizzando un film completamente immerso in quello spirito, anche a rischio di rifiuto dello spettatore.

Commedia grottesca e amarissima, scritta come sempre dagli stessi Coen, una beffarda parabola ebraica in cui tutto, dalla struttura ai personaggi all’atmosfera, sembra un chiaro omaggio ad una cultura e soprattutto ad una visione del mondo.

Aperto da una tipica storiella yiddish che fa da chiave di lettura concettuale e stilistica, il film è una sorta di seguito ideale di L’uomo che non c’era e al tempo stesso una rilettura della storia biblica di Giobbe in cui la via alla serietà (intesa anche come serenità, pace della coscienza) passa attraverso la distruzione del mondo del protagonista. Il quale, però, vivendo in una realtà senza Fede, non si merita nemmeno la ricompensa divina che venne data al profeta. Così facendo i Coen possono raccontare l’inumana lotta dell’uomo medio per raggiungere obiettivi tanto comuni (famiglia, amore, soddisfazione professionale) da essere inarrivabili e danno ancora una volta un saggio della loro bravura nel far passare l’intimità e l’umanità del racconto dal cinismo.

I fratelli Coen, esimi sceneggiatori, si prendono un grosso rischio nello strutturare il racconto per aneddoti e storielle, ma riescono a far filtrare un grande senso del tragico e dell’ironico anche attraverso l’uso delle inquadrature e del montaggio in chiave mordace e, come nel loro precedente capolavoro con Billy Bob Thornton, condensano tutte le connessioni del film nella prova straordinaria di Michael Stuhlbarg, la cui misura si specchia nell’alternanza tra sorriso dolente e risata amara che accompagna tutto il film. Un film a suo modo difficile e imprevedibile, che saprà titillare i gusti e la mente del pubblico più smaliziato.


Titolo: A Serious Man (Id.)
Regia: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen
Fotografia: Roger Deakins
Interpreti: Michael Stuhlbarg, Richard Kind, Fred Melamed, Sari Lennick, Aaron Wolff, Jessica McManus, Peter Breitmayer, Brent Braunschweig, David Kang, Benjy Portnoe, Jack Swiler, Andrew S. Lentz, Jon Kaminski Jr, Ari Hoptman, Alan Mandell
Nazionalità: USA – Regno Unito – Francia, 2009
Durata: 1h. 45′


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Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Amo il cinema dei Coen. Ogni loro film è straordinario. L’uomo che non c’era un capolavoro assoluto del cinema.

  2. Fabrizio scrive:

    Concordo su “L’uomo che non c’era”, che secondo me è il miglior film dei Coen.

    Però devo dire che per quanto riguarda gran parte degli altri loro film, anche celebrati come “Fargo”, sono stati abbastanza sopravvalutati.

  3. Sebastiano scrive:

    Anche per me “L’uomo che non c’era” e’ il loro capolavoro.
    Pero’ questo film non e’ da perdere, e’ l’ennesimo gioiello di questi fratelli geniali: la scenetta introduttiva da sola e’ indimenticabile.
    Poi mi viene da riflettere su una cosa: in tutti i loro film chiunque rende interpretazioni perfette, e probabilmente non e’ un caso, ma un altro segno della bravura dei Coen.

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