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"After Earth" di M. Night Shyamalan

6 giugno 2013 Recensioni 22 Commenti
After Earth

Warner, 6 Giugno 2013 – Insignificante

Mille anni dopo che gli uomini hanno abbandonato la Terra, un’astronave militare è costretta a tentarvi un atterraggio di fortuna. Si salvano solo il generale Raige e suo figlio. Ogni cosa, sul pianeta, è un pericolo mortale, ma a bordo della nave c’era anche il nemico peggiore di tutti…


Jaden Smith in After EarthSviluppato a partire da un soggetto di Will Smith, After Earth è in qualche modo il de profundis di un autore spesso interessante e in più di un’occasione sostenuto con fervore dal pubblico. Lo è più ancora di L’ultimo dominatore dell’aria, perché in quel caso si trattava chiaramente di un lavoro fatto senza interesse e senza voglia. Non che questa sia una scusante per la sciatteria di quella realizzazione, ma era lecito sperare che Shyamalan ritrovasse un minimo di vena creativa con progetti per lui più interessanti. E al di là dell’ambientazione fantascientifica, le premesse per un suo interesse c’erano tutte perché la sceneggiatura riecheggia molti dei temi da lui affrontati lungo la sua carriera. Invece, a una realizzazione blanda ha fatto seguito il comprensibile disinteresse del pubblico.

Will Smith in After EarthLa sceneggiatura è priva di qualsiasi guizzo, segue sempre la strada più ovvia e fa l’errore di tenere separati i due protagonisti, affidandosi troppo a “spiegoni” chiaramente suggeriti dalla poca fiducia nell’intelligenza del pubblico. La regia non riesce mai a sorprendere né incantare e a farne le spese sono anche i due attori principali. Will Smith non riesce a dar corpo in maniera convincente all’eroico soldato che interpreta, mentre il figlio Jaden (che avrà sicuramente superato una lunga serie di durissimi provini, per riuscire a ottenere la parte) avrebbe avuto bisogno di una regia più attenta per fare qualcosa che va chiaramente al di là delle sue capacità.

Jaden Smith in una scena di After EarthDurante la campagna promozionale negli Stati Uniti la Columbia ha dato meno risalto possibile al nome del regista, non volendo far pensare che potesse trattarsi di tutt’altro tipo di film. Purtroppo, però, la responsabilità del fallimento artistico di After Earth è tutta di M. Night Shyamalan. Questa volta senza neanche le attenuanti generiche.


La locandina di After EarthTitolo: After Earth – Dopo la fine del mondo (After Earth)
Regia: M. Night Shyamalan
Sceneggiatura: Gary Whitta, M. Night Shyamalan
Fotografia: Peter Suschitzky
Interpreti: Jaden Smith, Will Smith, Sophie Okonedo, Zoë Kravitz, Glenn Morshower, Kristofer Hivju, Sacha Dhawan, Chris Geere, Diego Klattenhoff, David Denman, Lincoln Lewis, Jaden Martin, Sincere L. Bobb, Monika Jolly
Nazionalità: USA, 2013
Durata: 1h. 40′


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Attualmente ci sono 22 commenti a questo articolo:

  1. Fabrizio Degni scrive:

    Tu chiamala se vuoi… meritocrazia: After Earth – Dopo la fine del mondo.
    Sembra proprio che il cinema si voglia autoboicottare… già la crisi si fa sentire e costringe a rinunciare a molte passioni, poi quando la passione ti tradisce pugnalandoti dritto dove pensi che ci sia il cuore, beh allora, flambè.
    Dopo la fine del mondo ma anche no con Will Smith e figlio in questa pellicola che sembra uscita da un b-movie trash girato con il tappo sulla macchina da presa e leggendo al contrario la sceneggiatura (tipo i messaggi dei gruppi satanici (anche i Beatle lo fecero!!!) nelle canzoni e come non ricordare la storica puntata dei CHIPS) o meglio quello che la compone per l’intera durata di questo “lungometraggio”.
    Il film è una tavanata atomica, prevedibile, scontato, quasi puerile per canovaccio e ritmo narrativo: appena ci si accomoda già è possibile “farsi” il film in fastforward, perché Il Sesto Senso è rimasto a casa e The Village ha preso fuoco insieme (e il “dopo la fine…”) a quello che resta delle bobine di questo abominio.
    Will, torna a fare il Principe, e porta con te l’ereditiero figliolo casomai… e tu Shyamalan, per favore, prenditi qualcosa di sabbatico, un ginger, un aperito, una tegola di quelle potenti al plutonio magari inzuppata dentro lo spirito di Nolah perché stavolta hai aggiunto una toppa alla toppato.

    VOTO: 2 su 0 (2 sarebbero le cose che scendono al termine, se ci si arriva, della proiezione).

  2. Alberto Cassani scrive:

    Non sono d’accordissimo sulla prevedibilità, ma in realtà dipende tutto da quanto si sa della storia prima di mettersi a guardare il film. Io avevo visto solo un trailer, quindi non ne sapevo poi molto e devo dire che l’idea di tenere separati i due personaggi per quasi tutto il film mi è giunta abbastanza inaspettata. Sfortunatamente, però, è una pessima idea…

  3. Fabrizio Degni scrive:

    Alberto, buonasera. Piccolo OT per ringraziarti delle recensioni e della critica scevra da condizionamenti con cui confezioni ogni pezzo.
    Leggo review italiane e della critica straniera ed il nostro piccolo, a parte rare gemme, difficilmente plana da giudizi che possano scontentare questo o quel distributore… difatti hanno di gran lunga piu’ valenza le opinioni dei lettori (che magari pagando si sentono leggermente indispettiti per il flop rifilato) che le valutazioni bonarie di chi cerca di fare poesia sopra una claudicante prosa.
    Adoro i film fantascientifici ed ho seguito fin dalle prime battute la nascita di questo lungometraggio sperando che la H di Hollywood restasse confinata solo al botteghino, non mettendo lo zampino anche in fase di produzione… mi aspettavo un altro film, probabilmente avrei dovuto sbagliare sala, magari sarebbe stata quella giusta ^_^.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Ti ringrazio dell’apprezzamento, Fabrizio. In effetti la critica italiana è troppo succube di produttori e distributori, perché gli interessi personali e professionali sono troppo intrecciati e si allargano in troppi campi. Purtroppo chi fa cinema pensa evidentemente che comprare uno spazio pubblicitario equivalga a comprare il contenuto degli articoli, e nel tempo direttori e caporedattori gli hanno permesso di continuare a pensarlo. Qualche anno fa CineFile aveva ricevuto una proposta di sponsorizzazione per un anno da parte di una casa di distribuzione, ma tutto era naufragato perché pretendevo (!) di avere la libertà di recensire negativamente i film di questa casa di distribuzione… Negli Stati Uniti si usano ben altri toni per scrivere le recensioni (perché lì la critica sui quotidiani esiste ancora) e quindi le recensioni negative vengono digerite più facilmente. Senza contare che là, se un produttore dovesse telefonare a un giornale per protestare il giorno dopo si ritrova la trascrizione della telefonata in prima pagina.

    Per quanto riguarda il film, penso fosse ovvio dalle premesse (soggetto scritto da Will Smith per poter lavorare nuovamente col figlio, moglie di Will Smith tra i produttori) che si sarebbe trattato di un baraccone hollywoodiano e nient’altro. Il fatto che Shyamalan abbia fatto due film su commissione uno dopo l’altro è indice di quanto ormai conti poco il suo nome. Fino a quando non troverà un nuovo successo economico, difficilmente riuscirà a convincere i produttori a finanziare i progetti veramente suoi. Non è un caso che negli Stati Uniti abbiano fatto di tutto per far sì che molti spettatori andassero al cinema senza sapere che il regista era lui.

  5. Fabrizio Degni scrive:

    Ciao Alberto!
    Mette davvero tristezza vedere come registi in grado di sfornare vere e proprie pietre miliari, come lo stesso Shyamalan, al fine di restare sotto i riflettori si buttino alla prima offerta… che 9 su 10 non è mai “la migliore offerta”. E’ la stessa amarezza che ho avuto con il Prometheus di Ridley Scott o con Oblivion, non tanto però sul regista quanto per Cruise in un ruolo che immaginavo simile al visionario (ma neanche troppo da quanto leggiamo oggi…) Minority Report.
    Seguo il settore videoludico e lì la logica dei sequel e reboot è in grado di sfornare epopee da far invia alla stirpe di Abramo ma le cose cambiano grazie alle nuove generazioni hardware che dovrebbero una volta per tutte pensionare la litania della mancanza cronica di “potenza per sperimentare”… ma qui come si risolve?

  6. Alberto Cassani scrive:

    Be’, secondo me coi videogiochi in un certo senso è più facile portare avanti le saghe perché il giocatore non è passivo e quindi la ripetitività nel gameplay dei vari capitoli si sente molto meno. Poi è chiaro che lo sviluppo tecnologico e dunque l’evoluzione della grafica porta interesse e soddisfazione.

    Comunque, io non metterei sullo stesso piatto della bilancia Shyamalan e Ridley Scott. Scott prende sempre l’offerta economicamente più vantaggiosa fregandosene della componente qualitativa vera e propria, Shyamalan invece ha lottato a lungo per difendere il “suo” cinema, tanto da andarsene dalla Disney per poter realizzare “Lady in the Water”. Adesso, semplicemente, non è più nella posizione di poter lottare perché tutti i film che ha realizzato in seguito sono andati male e quindi nessun produttore accetterebbe mai di finanziare un suo progetto autonomo, a meno che non costi due lire. Fermarsi fino a quando non mette insieme una sceneggiatura davvero convincente è un rischio enorme perché il suo nome cadrebbe ancor più nel dimenticatoio e farebbe ancor più fatica a trovare finanziamenti. a questo punto la cosa più semplice, in teoria, è puntare sui film che gli sembrano poter andar meglio al botteghino, sapendo che un nuovo grande successo gli renderebbe buona parte del credito che aveva in precedenti verso i produttori.

  7. Fabrizio Degni scrive:

    Troppi registi “papabili” per produzioni anche blockbuster? Inoltre una domanda… prima della proiezione, questa pellicola è stata tenuta in cassaforte? Non hanno fatto le classiche prove riservate per vedere come rispondeva il pubblico? Le hanno snobbate?
    Capirei che per esigenze di uscita alcune fasi, tipo l’ultima, possano essere saltate o non considerate ma quando ci sarebbe tempo per rimediare, perché non farlo?

  8. Alberto Cassani scrive:

    A dir la verità, credo che molte delle brutture di sceneggiatura siano dovute proprio alla volontà di piacere al pubblico, o addirittura dettate dal pubblico. Si vede, che non c’è mai la volontà di rischiare nulla ma si vuole invece andar bene a tutti. L’ultima frase, ad esempio, fa ribrezzo ma secondo me a conti fatti strappa una risata alla massa.
    I registi da blockbuster sono effettivamente millemila, i registi da blockbuster con un’anima no. Shyamalan se non si impegna no.

  9. Fabrizio Degni scrive:

    Ciao Alberto,
    per quanto da prendere con le pinze (è tipo Datagate-certo che dia valutazioni con peso differente a seconda dell’origine della recensione non come mera media dei voti) il termometro di MetaCritic è una campana a morto: http://www.metacritic.com/movie/after-earth

    33 su 100… la valutazione maggiore è stata data da Matt Zoller Seitz che deduco abbia visto il film sotto l’effetto di stupefacenti o molto piu’ oculatamente abbia giocato “sporco” per essere il primo in elenco su un sito così vistoso (probabile abbia origini italiane per furbate simili…). Riesce a trovare nel film 3 stelle e 1/2 di cose positive e giustamente il primo commento lo riporta sulla Terra (la nostra):
    – Yes this movie is AWFUL!!! Matt Zoller Seitz must have been stoned when he saw this. 3 1/2 stars? No way. More like 1 star. I like the basic story & that’s it. Spectacular & wise? Are you nuts? Boring & a terrible screenplay is more like it! I never would have guessed that M. Night Shyamalan had directed this movie until I saw his credit in a review. The worst yet of his career which will be over after this bore fest.
    I have been watching movies since the early 1950’s & have seen many bad movies that were better than this one.
    At the end of the movie Kitai says that he would like to work with his mom (meaning he would not like to become a space cadet like his father) Great idea as long as you stay away from acting. –

    La valutazione piu’ bassa invece arriva da noi (eheh no…) da Joe Neumaier che gli trapunta uno 0 kelvin raggiante come il sole d’oggi, bello da mostrare e soprattutto da condire insieme ad ingredienti che, spero, se mai ci sarà qualche altra ripresa, possa dare un sapore alla brodaglia.

    Nelle recensioni perché non introducete un vs? Sarebbe fantastico, professionisti della critica che stile confronto Iene valutano una pellicola secondo il loro punto di vista, non in modo asettico, ma rispondendo a domande al termine di una valutazione “globale”. Cosa ne pensi?

  10. Alberto Cassani scrive:

    L’anno scorso ci fu mi pare un film con Adam Sandler che su RottenTomatoes aveva 0%, poi è arrivato un tizio sconosciuto che ha scritto una recensione positiva e ha rovinato la media (che quindi dovrebbe essere appannaggio del solo “Pinocchio” di Benigni). Ricordo che un sacco di commentatori lo insultavano ritenendo che l’avesse fatto solo per farsi notare, ma in generale dire – anche per esperienza personale – che qualcuno che difenda anche la peggio porcheria lo trovi sempre. Nello specifico di Zoller Seitz, purtroppo non tutte le firme scelte da Ebert per proseguire il suo sito sono veramente di livello. Zoller Seitz è uno esperto ma le poche sue critiche che ho letto mi hanno sempre lasciato perplesso. Però negli Stati Uniti è molto considerato e pare che i suoi lavori di saggistica siano valide.

    Il “vs.”, se intendi una recensione doppia, assolutamente no. E’ una cosa che non mi piace per niente. O lo si fa sempre, come linea editoriale, come fanno Gli Spietati e Centraldocinema, oppure la trovo una cosa controproducente. Io ritengo che in determinati campi una testata debba avere una posizione precisa e definita: chiunque scriva la recensione, che io sia d’accordo o no, quella è la posizione ufficiale di CineFile. Come, una volta, quella della recensione era la posizione del Corriere della Sera, de la Repubblica eccetera (da qui il fatto che i critici usino il noi: perché parlano a nome del giornale, anche se ormai non se lo ricordano nemmeno più), prima che cominciassero a scrivere mille articoli di colore e mezzo di critica, magari neppure scritto da un critico.
    Presentare più recensioni dello stesso film, per quanto sia una cosa interessante da leggere, secondo me crea confusione e rischia di minare la credibilità del critico. Poi io stesso mi diverto a guardare i vari pagelloni, e io stesso esprimo eventualmente le mie opinioni di dissenso nei commenti e nelle altre recensioni, ma resta il fatto che l’opinione di CineFile è ben precisa. Poi sì, sarebbe interessante mettere a confronto le opinioni di due critici importanti sullo stesso film, ma non vedo perché dei critici importanti dovrebbero prestarsi con noi…

  11. Fabrizio Degni scrive:

    Ciao Alberto!
    Concordo… e apprezzo, ma di certo la comparativa non è né sarebbe un pretesto per valutare i recensori quanto un modo per cogliere sfumature a cui un critico può dare piu’ peso o meno.
    A tuo avviso il flop del film può essere dovuto piu’ semplicemente al fatto che non fosse il regista giusto? E se sì, perché lui e non magari qualcuno può incline a scene movimentate o comunque non ai tempi da gestazione stile Contact (che adoro tra ())?

  12. Alberto Cassani scrive:

    Non credo che le sorti commerciali del film dipendano dalla regia di Shyamalan. Di certo se lui avesse avuto voglia e si fosse impegnato avrebbe potuto realizzare un film interessante, ma le colpe penso siano quasi interamente della sceneggiatura. Come ha scritto non ricordo chi, se per tutto il film la tua star se ne sta seduto a far niente è difficile che la gente esca soddisfatta dalla sala.

  13. Riccardo scrive:

    Deludente sì. Ma l’ambientazione è qualcosa di epico (anche se riecheggia cose già viste e lette a piene mani nella moderna fantascienza). Però a confronto con l’ultimo dominatore dell’aria (quello sì un’oscenità) è una meraviglia. Dispiace vedere che dopo il sottovalutatissimo “E venne il giorno” Shyamalan non azzecchi più un film

  14. Fabrizio Degni scrive:

    Ciao Riccardo,
    certo fare peggio dell’Ultimo dominatore sarebbe stata un’impresa… epica ^_^, ma è pur vero che quando un regista ha modo di spaziare nel futuro, di avere un budget non risicato, attori, teoricamente, validi, ed una sceneggiatura che aveva molto da poter dire… e poi partorisce un abominio di tale fattura, cercarne i pregi è una difesa all’ultimo baluardo.
    Io direi… Blade Runner a vita.

  15. Riccardo scrive:

    Sisi infatti non voglio in alcun modo difendere Shyamalan. A me questo film non mi è affatto piaciuto malgrado i pregi da me evidenziati. Poi penso che sulla qualità di Blade Runner siamo tutti d’accordo, no? :D

  16. Fabrizio Degni scrive:

    Riccardo… ci saremmo abituati male? :D A me sembra come nel settore videoludico, quando negli anni 80/90 la vena creativa dettava legge, noi eravamo del tutto curiosi e stupidi della magia di un pixel e di come gli autori fossero in grado di materializzare quelli che spesso erano sogni, di cui preservavamo sempre il fosco ricordo post-risveglio.

  17. Leonardo S. scrive:

    Visto il filotto di boiate, incamerato dal “nostro” Shyamalan, mi domando: ma The sixth sense, fu un colpo di genio o solo di c…? :))

  18. Alberto Cassani scrive:

    Penso sia stata una combinazione tra i due, perché a conti fatti il suo successo commerciale va al di là dei meriti veri e propri. Ma non si possono negare i pregi della pellicola, che sostiene perfettamente il singolo colpo che ne ha decretato il successo.

  19. Marco scrive:

    Personalmente a me non è dispiaciuto poi così tanto. 100 minuti di buon b-movie senza noia me li ha fatti passare. I pregi si riscontrano sicuramente nell’ambientazione da giungla selvaggia ottimamente fotografata, le scenografie ben disegnate e i buoni effetti speciali, anche se il senso di dejà-vù è palpabile.
    Le tematiche affrontate dal film sono risapute ma penso che se le lasciassimo secondarie alla visione d’insieme (come ho fatto io) il film non lo odi…almeno non subito.
    Il viaggio del protagonista, con le sue prove di coraggio, mi ha intrattenuto. Anche le scene di stasi non mi son pesate, sottolineate dalla sempre azzeccata musica di Newton Howard.
    Interessante anche il fatto che la Terra, distrutta ovviamente da noi umani, abbia ricominciato una nuova era geologica, popolata dagli unici esseri che non la distruggerebbero mai.
    Will Smith non è la scelta ottimale per una parte che gioca sulla sottrazione e sugli sguardi ma per ovvi motivi la parte è andata a lui. Il figlio non lo disprezzato così tanto, per il ruolo che ne concerne è stato adatto.
    La regia di M. Night semplicemente non è quella che ricordiamo con più piacere, come ci si aspettava.
    Comunque di scene obbriobriose come ne “E Venne Il Giorno” e ne “L’Ultimo Dominatore Dell’Aria” non ne ho trovate. Sinceramente rispetto a quest’ ultimi il prodotto lo trovato meglio confezionato e meno “letale”.

  20. Alberto Cassani scrive:

    Io però ho sopportato molto meno questo rispetto a “E venne il giorno”, che alla fine non lascia nulla ma non mi ha irritato.

  21. Marco scrive:

    Affermi questo Albe forse perchè ne “E Venne Il Giorno” qualche sprazzo di regia e trovate del miglior M. Night vi si trovava ancora mentre negli ultimi due la regia è totalmente assueffatta dalla produzione e da chi “comanda” il prodotto.

  22. Alberto Cassani scrive:

    Più che nella regia, è proprio l’idea alla base del film che mi pareva molto più interessante di questa, e in effetti qualche sprazzo durante il film c’è. Qui invece calma piatta e svogliatezza dall’inizio alla fine. “L’ultimo dominatore dell’aria” lasciamolo perdere, che almeno di notte riusciamo a dormire.

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