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"After the storm" di Hirokazu Kore-eda

20 maggio 2016 Recensioni 0 Commenti
Festival di Cannes 2016

Inedito in Italia – Delicato

Ryota ha ottenuto fama e premi con il suo primo romanzo, ma il gioco d’azzardo l’ha portato a perdere tutto, compresi la moglie e il figlio. Ora lavora come investigatore privato, e con la complicità dell’anziana madre riesce a passare una notte di tempesta insieme alla sua famiglia, che ancora non si è arreso a perdere…


Hiroshi Abe, Taiyô Yoshizawa e Yôko Maki in After the StormIl giapponese Hiroazu Kore-eda arriva per la sesta volta al Festival di Cannes (dove nel 2013 ha vinto il premio della giuria grande a Father and Son), ma lo fa con un film decisamente inferiore al Little Sister presentato in concorso l’anno scorso. Non che After the Storm (il titolo originale significa “più profondo del mare” e deriva da una canzone di Teresa Teng) sia un brutto film, tutt’altro, ma non ha la carica di poesia che aveva il film precedente. “Colpa” anche del fatto di avere al suo centro un personaggio maschile non propriamente integerrimo invece di tre sorelle dagli atteggiamenti garbati.

Kirin Kiki in una scena di After the Storm«Non tutti riescono a diventare ciò che vorrebbero essere.» E’ questa frase che, in qualche modo, riassume il concetto alla base della pellicola, perché se Kore-eda ha pensato il film partendo dall’immagine che lo conclude, è questo concetto che in realtà ne riassume l’anima. Ryota è un personaggio che non è riuscito a sconfiggere innanzi tutto se stesso, che non è riuscito a realizzare il suo pieno potenziale perdendosi nei meandri del proprio carattere. Non riesce a essere lo scrittore che vorrebbe e potrebbe essere, non è riuscito a essere il marito che lui e sua moglie avrebbero voluto fosse e non è mai riuscito a essere il padre che avrebbe voluto e dovuto essere. Eppure la delicatezza con cui il regista di Tokyo ce lo racconta lo rende comunque affascinante agli occhi del pubblico, che parteggia per lui sin dall’inizio e non lo guarda mai con un atteggiamento di superiorità.

Taiyô Yoshizawa, Hiroshi Abe e Yôko Maki in una scena di After the StormL’esperto Hiroshi Abe è perfetto per il ruolo del protagonista, e i suoi duetti con la madre sono estremamente gustosi. La sceneggiatura riserva infatti a questi due personaggi gli scambi più divertiti mentre i dialoghi che oppongono il marito all’ex moglie tendono a essere più seriosi e impegnati. Ma non è una distinzione che appesantisce o sbilancia il film, perché gestita con grande naturalezza ed efficacia. Zoppica invece un po’ il personaggio del figlio, francamente insipido e per nulla interessante. Il film nel suo complesso, invece, è decisamente ben riuscito, anche se forse riuscirà a riempire il cuore solo degli spettatori meglio disposti verso questo tipo di cinema. E’ la differenza tra un buon film come questo e un grande film come Little Sister.


La locandinaTitolo: After the Storm (Umi yori mo mada fukaku)
Regia: Hirokazu Kore-eda
Sceneggiatura: Hirokazu Koreeda
Fotografia: Yutaka Yamazaki
Interpreti: Hiroshi Abe, Yôko Maki, Taiyô Yoshizawa, Kirin Kiki, Furankî Rirî, Hashizume Isao, Ikematsu Sôsuke, Kobayashi Satomi
Nazionalità: Giappone, 2016
Durata: 1h. 57′


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