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"Ai confini del Paradiso" di Fatih Akin

9 novembre 2007 Recensioni 0 Commenti
Emanuele Rauco, 9 Novembre 2007: Sereno
Bim, 9 Novembre 2007

Un uomo avanti con l’età, vedovo e con un figlio, s’innamora di una prostituta e la convince a vivere con lui; la figlia di lei, militante liberale in odor di terrorismo vuole cercare la madre e si fa aiutare da una ragazza conosciuta per caso. Le storie procedono, drammatiche e parallele…


Coerentemente con i tempi in cui viviamo, la strada maestra che può portare a nuove forme di cultura cinematografica e scoperta di nuove forme è l’integrazione, la coesione di stili e retaggi diversi, l’unirsi di mondi: la globalizzazione nella sua forma teorica e “pura”, com’è possibile solo all’Arte. Uno dei principali artefici di questa cultura nel cinema è Fatih Akin, regista turco-tedesco pluri-premiato per La sposa turca, che ha fatto del mélange tra la sua cultura d’origine e quella d’adozione la carta vincente dei suoi film, anche quest’ultimo. Con risultati piuttosto interessanti.

Scritto dal regista, un dramma corale semplice e complesso, realista ma sul filo della stilizzazione di genere, che gioca con gli andirivieni spazio-temporali che vanno di moda in molto cinema moderno ma senza mai perdersi in virtuosismi o eccessi (come farebbe un Iñarritu), tenendo con polso lo stile di un racconto sempre sul filo della sbavatura.

Ambientato tra la Germania e la Turchia, con personaggi tutti a metà tra due culture che sembrano ormai perfettamente uniformi, è un film che parla del rapporto tra queste due nazioni – spiritualmente confinanti da decenni – come di un rapporto tra genitori e figli, in cui nessuno impara mai dagli errori e dove, nonostante la buona volontà, nessuno ha nulla da insegnare o da imparare, se non le proprie piccole miserie: la solitudine, i rapporti umani, il bisogno del contatto fisico e spirituale, la casualità come segni di un momento storico e “politico” in cui la famiglia e la patria sembrano gabbie, alle quali comunque agogniamo. Su tutto, domina un senso di morte e fatalismo (come dicono le immagini speculari delle bare sull’aeroplano), che Akin destreggia con tocco leggero e serenità morale – a dispetto degli argomenti – e che fanno emergere il tono ironico anche in un impianto sottilmente mélo, il tocco leggero e contemporaneo di una costruzione dai tempi lunghi e lievemente retrò.

Dietro la macchina da presa, Akin dimostra ottima capacità di racconto, sfidando le secche del minimalismo e coinvolgendo lo spettatore con precisione di idee, ricchezza di sfumature, partecipazione emotiva che non sfocia mai nel ricatto. La scrittura (premiata a Cannes), invece, è un po’ meno sicura che in passato, la struttura rischia qualche passaggio a vuoto e nei rapporti tra i personaggi non tutto sembra di primissima mano. Difetti però veniali, che diventano ancora meno rilevanti di fronte a un cast particolarmente ispirato in cui primeggiano le donne, da Baki Davrak alla folgorante Nurgül Yesilçay, fino a una sfatta ma straordinaria Hanna Schygulla. Forse meno incisivo dei precedenti di Akin, ma la conferma di un autore che ha parecchio da dire e sa come dirlo.


Titolo: Ai confini del Paradiso (Auf der anderen Seite)
Regia: Fatih Akin
Sceneggiatura: Fatih Akin
Fotografia: Rainer Klausmann
Interpreti: Nurgül Yesilçay, Baki Davrak, Tuncel Kurtiz, Hanna Schygulla, Patrycia Ziolkowska, Nursel Köse, Lars Rudolph, Andreas Thiel

Nazionalità: Germania – Turchia, 2007
Durata: 2h. 02′


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