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"Alta fedeltà" di Stephen Frears

7 luglio 2000 Recensioni 1 Commento
Alta fedeltà

Buena Vista, 7 Luglio 2000 – Maschilista

L’educazione sentimentale di un thirtysomething tra trentatré giri, autocoscienza, amici fanatici e cantautrici rasta. Ossia: non è mai troppo tardi per diventare adulti, anche quando crescere significa creare una compilation per la fidanzata rispettando i suoi gusti musicali invece di cercare di “educarla” ai propri…


John Cusack e Iben Hjejle in Alta fedeltàTratto dall’omonimo best seller di Nick Hornby – autore britannico, maschio ed etero, meno acido dello scozzese Welsh nonché assolutamente meno working class del coetaneo irlandese Roddy Doyle – il film di Stephen Frears è anch’esso maschio. Come il romanzo. Come i lettori che ne hanno decretato il successo. Perché altrimenti appassionarsi alle vicende di un trentenne le cui griglie interpretative della realtà sono classifiche top five, playlist di canzoni pop come di legami sentimentali, e i cui rapporti interpersonali non sono altro che relazioni autocentrate nelle quali le donne sono creature imperscrutabili che agiscono e parlano al di fuori (per lui) di ogni percorso logico?

Jack Black in Alta fedeltàJohn Cusack, che insieme a DeVincentis e Steve Pink firma la sceneggiatura e coproduce, parla di “confessionale maschile”, e forse ha ragione se tanti maschietti vi si sono ritrovati e hanno contribuito a fare di questo piacevole racconto un best seller. E per questo motivo probabilmente poco importa che Stephen Frears (che aveva già partorito The Snapper, da un romanzo di Doyle, autore in quel caso anche della sceneggiatura), ormai lontano da tempo dai temi sociali e dalle invettive antitatcheriane dei primi anni 80, abbia deciso di spostare la scena da Londra a Chicago, abbia trasformato il Championship Vinil in un negozio delle dimensioni di un Virgin Store e abbia appiccicato ai personaggi (soprattutto alle fanciulle, neanche a dirlo) facce e sorrisi da pubblicità: l’universo maschile rimane uguale, dicono, a ogni latitudine. E poi «americano non significa necessariamente stupido e inglese non significa automaticamente di buon gusto, di successo o intelligente, anche se ritengo che i nostri snack siano più appetitosi». Parola di Nick Hornby.


La locandina di Alta fedeltàTitolo: Alta fedeltà (High Fidelity)
Regia: Stephen Frears
Sceneggiatura: Steve Pink, D.V. DeVincentis, John Cusack, Scott Rosenberg
Fotografia: Seamus McGarvey
Interpreti: John Cusack, Jack Black, Iben Hjejle, Lisa Bonet, Joelle Carter, Joan Cusack, Sara Gilbert, Todd Louiso, Lili Taylor, Natasha Gregson Wagner, Tim Robbins, Catherine Zeta-Jones
Nazionalità: USA, 2000
Durata: 1h. 47′


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Edoardo scrive:

    Visto oggi: film assai piacevole e scorrevole, anche se il finale m’è parso un po’ troppo sbrigativo.

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