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"Angel-A" di Luc Besson

13 marzo 2006 Recensioni 10 Commenti
Angel-A

01 Distribution, 17 Marzo 2006 – Poetico

Un uomo incontra una donna a Parigi…


Jamel Debbouze e Gilbert MekiLa trama qui sopra potrebbe essere l’inizio di un film di François Truffaut, invece è il ritorno alla regia di Luc Besson. Sono passati sei anni dal suo ultimo Giovanna d’Arco, e questo è senza dubbio un ritorno inaspettato, quanto meno nella forma, perché Angel-A è anni luce distante dal tipo di film cui il cineasta parigino ci ha abituati, sia come regista che come produttore e sceneggiatore.

Rie Rasmussen e Jamel DebbouzeAngel-A è una dichiarazione d’amore. Alla città di Parigi, innanzi tutto, ma anche alla vita stessa, e al cinema – visto l’alto numero di citazioni (involontarie, dice il regista, ma non ci si crede) che il film nasconde. E’ una pellicola delicata e poetica, che esalta la faccia del comico Jamel Debbouze (Amélie) e le gambe di Rie Rasmussen (Femme Fatale), ma anche la bravura del direttore della fotografia Thierry Arbogast e della musicista Anja Garbarek. E’ un film che stordisce. Come tutti i film di Luc Besson, certo, ma questo lo fa in maniera diversa dai precedenti, lo fa con le risate e con le lacrime, con le parole d’amore e di speranza. E’ (ri)nato un autore?


La locandinaTitolo: Angel-A (Id.)
Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson
Fotografia: Thierry Arbogast
Interpreti: Jamel Debbouze, Rie Rasmussen, Gilbert Melki, Serge Riaboukine, Akim “Colour” Chir, Loïc Pora, Jérôme Gueson, Michel Bellot, Olivier Claverie, Solange Milhaud, Laurent Jumeaucourt, Franck Olivier Bonnet, Grigori Manoukov
Nazionalità: Francia, 2005
Durata: 1h. 30′


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Attualmente ci sono 10 commenti a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Concordo con la (sintetica ma bella) recensione, anche se alla sua lettura e visionando le immagini si potrebbe farsi un’idea (nonostante il riferimento a “risate e lacrime”) di un film “greve” o “impegnato”, mentre direi che mentre nelle tematiche è riconducubile al secondo punto, lo sviluppo è amabilmente leggiadro, con toni volti alla commedia.

    A me è piaciuto parecchio; lo svolgimento m’è parso garbato, lineare, senza “picchi” o scene particolarmente forti che si ergono sulle altre.. non ce n’è bisogno.
    Davvero convincente il comico Debbouze (chapeau), splendida ed ispirata la Rasmussen (chissà se mai le capiterà un altro ruolo così).

    Nel mio piccolo non posso che concordare sul valore della fotografia e musiche, che accompagnano lo spettatore in un viaggio particolare ed appagante.

    Bello, forse in linea generale sottovalutato anche tra i cinefili.

  2. Riccardo scrive:

    Luc Besson si difende ancora bene come regista (Nikita è il suo capolavoro secondo me), ma come produttore è meglio che vada a nascondersi (vedasi Io vi troverò per farsi un’idea).

  3. Alberto Cassani scrive:

    Come regista, dopo questo ha diretto solamente la saga di Arthur e i Minimei, “Adele e i faraoni” e “The Lady”, quindi diciamo che “Angel-A” è stato il momento di svolta tematica della sua carriera registica. Invece come produttore è sempre stato più attento alle possibilità commerciali dei film che non al loro valore artistico.

  4. Riccardo scrive:

    Tu che ne pensi dei film di Besson (escludendo questo, la recensione è tua!) ma a me è sembrato un buon regista, praticamente è uno dei pochi registi che non hanno mai sbagliato un film (non sto dicendo che sono tutti capolavori, nel senso che ha fatto film più o meno belli ma non brutti).

  5. Alberto Cassani scrive:

    Non ho visto “Le dernier combat”, ma sicuramente Besson è (stato?) un regista sicuramente solido. Con un stile molto riconoscibile e con un’idea di cinema molto precisa. Concordo sul fatto che “Nikita” sia il suo film migliore, ma non sono sicuro che “Giovanna d’Arco” non sia possa definire un brutto film.

  6. Plissken scrive:

    Oltre a Nikita a me è piaciuto parecchio anche “Léon”, ma meglio stare alla larga dalla (a mio avviso terrificante) versione uncut uscita in DVD.
    “Il quinto elemento” invece, non mi ha mai convinto del tutto, nonostante io sia un appassionato di fantascienza ed abbia a cuore le tavole “moebiussane”.

  7. Marco scrive:

    Albe, de “Il Quinto Elemento” che ne pensi?

  8. Alberto Cassani scrive:

    “Il quinto elemento” mi aveva divertito, però è un film che a posteriori non lascia nulla mentre durante la visione ti dà l’impressione di colpire profondamente.

  9. Marco scrive:

    Io penso che i 17 anni d’età si sentano molto, non parlo solo di qualità di effetti e trucchi ma proprio come verve registica e ritmo un pò “pacchiano” e fin troppo “baraccone”. D’altronde è sempre stato il marchio di Besson personaggi fin troppo sopra le righe.
    Non metto in dubbio però che all’epoca sia stato molto visionario ed alcune soluzioni scenografiche ancora oggi ripropongono la città del futuro mostrata, vera cosa interessante del film secondo me.
    Penso che uno possa piacergli se proprio c’è cresciuto, per esempio “Stargate” io lo guardo fin da piccolo e per me è un piccolo cult con tutti i suoi evidenti difetti. Uno spettatore odierno nostalgico insomma.
    Personalmente l’inizio è abbastanza ben narrato poi il proseguio mi ha annoiato e deluso.
    Ah dimenticato la Jovovich, altro pregio del film.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Sì, è chiaro che sia “Il quinto elemento” che “Stargate” fanno parte di un certo cinema troppo legato al momento in cui sono stati realizzati per poter invecchiare stando al passo con i tempi. Ma non è solo quello, secondo me: nel film di Besson ci sono un sacco di cose che magari ti colpiscono quando le vedi (parlando dell’epoca della sua uscita) e già un mese dopo se ci ripensi scrolli le spalle. Non si tratta di essere veramente all’avanguardia, quanto di dire qualcosa di veramente efficace: tipo un politico che ti riempie di paroloni ma a conti fatti non dice niente, alla fine sei impressionato dalla sua oratoria ma quando ripensi a quello che ha detto ti cadono le braccia.

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