Fabio Greco, 29 Gennaio 2003: Forzato
Medusa, 17 Gennaio 2003

Prendimi l'Anima

di Roberto Faenza


Emilia FoxNel 1977 venne trovata, negli scantinati dell'istituto svizzero di Psicologia, la corrispondenza originale tra i tre protagonisti della vicenda: Carl Gustav Jung, Sigmund Freud e Sabina Spielrein, oltre al diario personale della ragazza. Lo scottante scambio epistolare portava alla luce nuovi elementi sulla vita privata dei fondatori della psicanalisi. Roberto Faenza, dopo quasi vent'anni di lavoro e ricerca, riesce a rendere omaggio ad una donna a cui la psicanalisi deve molto e che ha invece inspiegabilmente dimenticato. La Spielrein (un'intensa e sensuale Emilia Fox), ebrea di origine russa, affetta da una grave forma di isteria, fu la prima paziente ad essere curata da Jung (uno Iain Glen spaventosamente simile all'originale) con il metodo Freudiano del dialogo e della libera associazione di idee. Proprio questo nuovo metodo sperimentale fu il "galeotto", la scintilla che innescò la vampa delle passioni tra medico e paziente. Ma la morale dell'epoca non guardava in faccia nessuno, tanto meno un non ancora affermato dottor Jung (oltretutto sposato) che, con viltà e paura, decise di respingere questo sentimento travolgente e lacerante. La Spielrein che "d'amore voleva viverne, non morirne", terminerà gli studi nel 1911 laureandosi in medicina con specializzazione in psicanalisi e pedagogia e sperimenterà, presso il laboratorio di Solidarietà Internazionale noto come Asilo Bianco, il suo metodo educativo basato sulla libertà di scelta per i bambini. Il suo personaggio, nel film di Faenza, ha il merito di essere affrontato a 360 gradi, soprattutto a partire dagli avvenimenti successivi l'incontro con Jung. Se ne ricava una figura carica di personalità, amabile e completa.

Iain Glen e Jane AlexanderA tratti il regista sembra perdersi in forzature che spezzano lo stile lineare della pellicola; la narrazione di questo inconfessabile amore nasce infatti dalla pretestuosa e gratuita avventura di uno storico e di una giovane ragazza francese che, interessati ad indagare sulla vita di Sabina, intervallano la storia con le loro scoperte. Pretesto evitabilissimo anche perché carico di luoghi comuni e cliché che non legano affatto con la linee centrali del film. Altro neo è la frequente "ricerca dell'applauso", come ad esempio nel momento dell'improbabile ballo organizzato dalla Spielrein all'interno dell'istituto di cura in cui era seguita da Jung che altro non è che un frivolo trionfo di giustizia e di buoni sentimenti; e nell'ultima scena, in cui la ragazza francese decide di lasciare il diario di Sabina nello stesso identico posto in cui avrebbe potuto nasconderlo lei nel 1942, prima di essere uccisa dai nazisti.

Le musiche di Andrea Guerra, poco originali e lapidarie, non aiutano un film che forse avrebbe avuto bisogno della stessa passione e dello stesso cuore che ci hanno fatto versare lacrime per personaggi come il Mastroianni di "Sostiene Pereira". Un vero peccato.


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I giorni dell'abbandono - di Roberto Faenza; con Margherita Buy, Luca Zingaretti.


La locandinaTitolo: Prendimi l'anima
Regia: Roberto Faenza
Sceneggiatura: Roberto Faenza, Gianni Arduini, François Cohen-Seat, Alessandro Defilippi, Hugh Fleetwood, Elda Ferri, Giampiero Rigosi
Fotografia: Maurizio Calvesi
Interpreti: Emilia Fox, Iain Glen, Craig Ferguson, Caroline Ducey, Jane Alexander, Michele Melega, Daria Galluccio, Joanna David, Anna Tiurina
Nazionalità: Italia, 2002
Durata: 1h. 35'