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"Antwone Fisher" di Denzel Washington

8 maggio 2003 Recensioni 0 Commenti
Alberto Cassani, 8 Maggio 2003: Potabile
20th Century Fox, 23 Maggio 2003

Ad Antowne Fisher, marinaio dal temperamento esplosivo, viene ordinato di incontrare uno psichiatra della Marina perché lo aiuti a capire le ragioni del suo carattere così irascibile. Fisher non può sapere che il primo incontro con il medico sarà la prima tappa di un viaggio alla scoperta di se stesso…


Tratto da una storia vera sceneggiata dal reale protagonista degli eventi, Antwone Fisher è l’esordio alla regia di uno dei migliori attori del mondo, che qui però non dimostra per nulla di poter essere un buon regista. La piattezza del film è per la maggior parte colpa sua, non tanto della sceneggiatura – che evita per molta della sua durata l’eccesso melenso e retorico che ci si poteva aspettare vista la trama.

Per raccontarci la storia di un marinaio nero che deve ad un’infanzia povera e violenta passata nel ghetto di Cleveland la sua estrema irascibilità e i suoi problemi con le donne, Denzel Washington sceglie uno stile patinato e molto classico, poco ritmato e per nulla impegnativo. Il ricorrere così frequentemente ad immagini da cartolina, e in generale la brutta prestazione del direttore della fotografia Philippe Rousselot e del suo staff, finisce paradossalmente per distanziare l’emotività dello spettatore dagli eventi che gli vengono mostrati, facendo sembrare la vicenda eccessivamente costruita, manipolata, finta.

Largamente semplificata rispetto alla realtà, la sceneggiatura ha richiesto all’esordiente Antwone Fisher ben nove anni di lavoro e quaranta versioni diverse prima di ottenere il via libera per l’inizio delle riprese. Costato 13 milioni di dollari – noccioline per uno Studio di Hollywood – il film soffre forse della volontà di Fisher di voler parlare al pubblico più vasto possibile, guardandosi quindi bene dall’avere un sotto-testo che possa creare problemi allo spettatore disattento, dei dialoghi e delle situazioni ricercate e soprattutto un minimo di analisi sociologica diversa dal prevedibile «poverino, quante glien’ha fatte passare la società». E non ci risparmia un finale hollywoodiano come se ne sono visti di rado, ultimamente.

Eppure, nonostante tutte queste imperfezioni, il film nel suo complesso non è da buttare, per quanto non riesca in nessun momento ad avvicinarsi alla commozione del pubblico, che era abbastanza chiaramente l’intento primario del progetto. I dialoghi tra il protagonista e lo psicologo (lo stesso Washington, probabilmente per risparmiare sul budget), e soprattutto le scene tra il protagonista e la sua fidanzata sono scritte con molta sincerità e discreta efficacia. Retorica, in fondo ce n’è poca, ma il problema grosso è che il film è basato esclusivamente sui dialoghi, per cui il ritmo è molto blando. E questo potrebbe annoiare molti, anche se rispetto ad altre pellicole che affollano con maggior enfasi le nostra sale, è decisamente più sopportabile. Un film tutto sommato piacevole, anche se per nulla innovativo.


Titolo: Antowne Fisher (Id.)
Regia: Denzel Washington
Sceneggiatura: Antwone Fisher
Fotografia: Philippe Rousselot
Interpreti: Derek Luke, Joy Briant, Denzel Washington, Salli Richardson, Earl Billings, Kevin Connolly, Viola Davis, Rainoldo Gooding, Novella Nelson, Yolonda Ross, Kente Scott, Stephen Snedden, Malcolm David Kelly, Cory Hodges
Nazionalità: USA, 2002
Durata: 1h. 57′


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