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"Bel ami" di Declan Donnellan & Nick Ormerod

17 aprile 2012 Recensioni 1 Commento
Tiziana Cappellini, 15 Aprile 2012: Riuscito
01 Distribution, 13 Aprile 2012

Animato da forte ambizione e costretto a sopravvivere alla miseria, Georges Duroy cerca di farsi strada nella ricca società parigina di fine 1800. Grazie a una circostanza fortuita che gli cambia la vita imparerà a essere l’artefice del suo destino pur non sfruttando veramente le proprie qualità…


Al pari del suo protagonista, anche il film di Donnellan e Ormerod è ambizioso nella trasposizione dell’omonimo romanzo di Guy de Maupassant cui è rimasto fedele, concedendosi ben poche libertà e pochi tagli, comunque non rilevanti. Le atmosfere e gli ambienti dell’epoca sembrano essere usciti dalle pagine del libro, anche se si è preferito girare in interni a scapito di alcuni esterni descritti con grande suggestione e poesia da Maupassant, che avrebbero per questo meritato di essere rappresentati. Tuttavia, tale scelta non compromette la buona resa dell’essenza sia della vicenda narrata sia dei personaggi, i quali sembrano uscire dal romanzo per concretizzarsi nei corpi e nei gesti degli attori che li interpretano, peraltro in modo convincente, restituendone l’anima e le passioni. Duroy è lo stesso villain descritto nel romanzo, anche se un po’ meno cinico e crudele, che tesse le trame delle vite altrui per mettere in salvo la propria, pur rimanendo vittima egli stesso del medesimo sistema di una società corrotta nei rapporti personali e familiari, come in quelli lavorativi e istituzionali.

Non è facile trasferire in un film quanto viene narrato in un libro dal punto di vista psicologico – ad esempio i tratti in cui l’autore si addentra nella psiche dei personaggi – dato che non si devono tradurre delle azioni in immagini ma dei pensieri o, peggio, delle emozioni o dei sentimenti. Eppure Bel ami ci riesce: Duroy non arriva mai a liberarsi a fondo né delle sue umili origini né della paura di tornare povero, stato d’animo che nel film viene reso proponendo più volte l’immagine iniziale del ragazzo solo nella sua stanza, in preda alle angosce della sua misera condizione. Le volte in cui nella mente del giovane prende corpo un nuovo piano per poter sopravvivere in quel mondo, viene inquadrato con precisione il fattore scatenante di questi suoi piani o la vittima designata. La tecnica torna utile anche nel montaggio, specie in quello alternato al quale si ricorre per riassumere gli eventi, come viene fatto all’inizio della relazione tra Georges e Clotilde alternando il susseguirsi dei momenti di intimità con altri che nel frattempo i due amanti condividono. Tuttavia il risvolto psicologico, anche intenso, di certi passaggi del libro non viene eliminato ma viene anzi valorizzato sempre dagli interpreti, che riescono a esprimere le emozioni dei loro personaggi attraverso scoppi d’ira, lacrime o sguardi complici. A ciò si aggiunge l’utilizzo della macchina da presa, che spesso indugia sui loro primi piani indagandone la psiche fatta in tal modo emergere.

L’efficacia del film è confermata anche dai dettagli: l’arrivo in carrozza di Georges a Cannes in visita al moribondo Forestier, coi suoi abiti e modi di giovane dandy, coglie in pochi minuti l’intera essenza della sua natura più volte sottolineata nel romanzo. Oppure ancora, la vista desolante del treno che passa sotto la finestra della sua camera, altrettanto squallida, non appare ma è richiamata implicitamente dal fischio che si sente fuori campo e che fa intuire che il treno sta passando comunque. Allo stesso modo non vengono dimenticati particolari importanti come il fuggevole, quanto eloquente, sguardo di intesa tra Duroy e Clotilde al termine della cerimonia delle seconde nozze di lui.

La luce nel finale che si schiude come una dissolvenza è quanto viene descritto nel romanzo, ma è anche la metafora del futuro luminoso che Georges vede con orgoglio e soddisfazione davanti a sé a quel punto della sua vita, oltre che un ulteriore espediente per riassumere in modo simbolico quanto nel libro viene descritto invece in modo esplicito. Il film ha quindi reso giustizia alla sua fonte letteraria: lo spettatore che già la conosce difficilmente può esserne deluso, perché vedrà sullo schermo quanto ha in precedenza letto. Lo stesso vale per lo spettatore che non avesse ancora letto il romanzo, perché leggerebbe quello che ha in precedenza visto.


Titolo: Bel ami – Storia di un seduttore (Bel Ami)
Regia: Declan Donnellan, Nick Ormerod
Sceneggiatura: Rachel Bennette
Fotografia: Stefano Falivene
Interpreti: Robert Pattinson, Uma Thurman, Kristin Scott Thomas, Christina Ricci, Colm Meaney, Philip Glenister, Holliday Grainger, Pip Torrens, James Lance, Christopher Fulford, Todd Peterson, Ceri Jerome, Jake Harders, Amy Marston
Nazionalità: Regno Unito – Francia – Italia, 2012
Durata: 1h. 43′


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Giusta recensione, mi trova d’accordo. L’unica pecca, a mio avviso, è qualche lentezza di troppo, nella parte centrale, soprattutto dei dialoghi un pò trtoppo “tirati” per i miei gusti, comunque gradevole.

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