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"Big Eyes" di Tim Burton

3 marzo 2015 Recensioni 1 Commento
Big Eyes

Lucky Red, 1 Gennaio 2015 – Ordinario

Una donna, pittrice, fugge dal suo primo marito. In breve incontra (e sposa) Walter Keane, pittore anche lui, di scarso talento ma grande affabulatore. L’uomo farà credere di essere lui l’autore delle opere che riesce a vendere con tanta facilità e creerà un impero milionario, fino a quando…


Christoph Waltz e Amy Adams in Big EyesLa prima inquadratura di Big Eyes, una strada della periferia americana perfettamente ordinata, ricorda immediatamente Edward mani di forbice. Poco dopo, l’inquadratura di una strada con un albero spoglio non può che ricordare Big Fish. Tim Burton, però, si ferma lì per abdicare la regia di questo biopic a qualcun altro. Un ottimo regista, certo, ma molto più ordinario, quasi tradizionale e a volte banale. Questo regista si affida alla sceneggiatura della collaudata accoppiata Alexander-Karaszewski e si lascia guidare; si affida a un istrionico Christoph Waltz e a una dimessa (e bravissima) Amy Adams e si lascia trascinare dai monologhi del primo e dalle espressioni della seconda; si affida al fedele Danny Elfman e si lascia sommergere dalle sue musiche, ma raramente prende in mano il film davvero e cerca di dargli una direzione.
Amy Adams in una scena di Big EyesCosì come l’arte di Margaret Keane era adatta a un pubblico vasto ma piaceva poco ai critici, così quest’opera di Burton sembra rivolgersi a un pubblico più ampio possibile, spogliandosi però dei tratti caratteristici che hanno reso famoso il regista di Burbank: abbiamo così un film poco caratterizzato, adatto a molti palati e che non scontenta nessuno, molto lontano dalle opere fortemente caratterizzate (anche se magari non sublimi o di grande successo) cui il regista ci aveva abituati.

Amy Adams e Christoph Waltz in Big EyesVa dato atto a Burton e ai suoi collaboratori di avere, in ogni caso, realizzato un’opera senza momenti morti: i personaggi sono ben caratterizzati, soprattutto il protagonista Walter. Più defilata la figura di Margaret, di lei si sa poco ma in ogni caso è il personaggio più interessante. Descritta come una donna remissiva, che si lascia guidare dagli altri (le uniche decisioni che prende in autonomia sono le due fughe dai mariti – del secondo sappiamo perché, del primo non ci viene detto nulla, ma immaginiamo che non fosse un tozzo di pane): dal primo marito, da Walter e addirittura dalla figlia adolescente nel finale. Eppure Burton riesce a renderla grande: la sua missione, il suo talento è dipingere. Non è capace di fare altro, è chiaro che è nata per quello. La performance della Adams è minimale ma nei suoi occhi (normali, non sproporzionati come quelli dei dipinti) si legge tutta la frustrazione e la delusione del suo personaggio. La missione dell’istrione affabulatore Walter è, invece, vendere e affascinare (e sedurre). Purtroppo il personaggio di Walter, più interessante a livello cinematografico, si mangia il film anche grazie a una prova volutamente sopra le righe di Waltz, che occupa praticamente tutta la scena riducendo gli altri personaggi (che già hanno parti risicate) a poco più che macchiette.

Amy Adams in Big EyesBig Eyes non è certo un film per eletti: in mano al Burton di qualche anno fa, con ogni probabilità, sarebbe stato un film completamente diverso, ma è riuscito comunque a trasferire su pellicola tutte le emozioni e i tumulti dei personaggi, a raccontarci una storia bella e appassionante e a intrattenerci per la canonica ora e mezza senza rimpiangere il prezzo del biglietto.


La locandina di Big EyesTitolo: Big Eyes (Id.)
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: Scott Alexander, Larry Karaszewski
Fotografia: Bruno Delbonnel
Interpreti: Amy Adams, Christoph Waltz, Danny Huston, Krysten Ritter, Jason Schwartzman, Terence Stamp, Jon Polito, Elisabetta Fantone, James Saito, Guido Furlani, Delaney Raye, Madeleine Arthur, Emily Bruhn, Alan MacFarlane, Tony Alcantar
Nazionalità: USA, 2014
Durata: 1h. 44′


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Giusta recensione che mi trova d’accordo in toto.
    Film appunto ordinario con una sceneggiatura che non annoia ma che non riserva nessuna sorpresa e, anzi, ci “regala” un bel pò di clichè cinematografici che, a parer mio, si poteva risparmiare. Abbastanza risaputo quindi.
    Piaciute entrambi le prove attoriali (lei vincitrice del Golden Globe), bella la fotografia e musica adatta.
    Burton visibile in tre scene, due con protagonisti gli occhioni e l’unica scena notturna.

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