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"Big Hero 6" di Don Hall & Chris Williams

17 dicembre 2014 Recensioni 13 Commenti
Big Hero 6

Walt Disney, 18 Dicembre 2014 – Fragoroso

Un giovanissimo genio della scienza inventa dei microrobot capaci di rispondere ai pensieri di chi li controlla. L’università che ospita la presentazione, però, viene distrutta da un incendio doloso in cui muore suo fratello. Insieme a un grosso robot-infermiere e a 4 amici, il ragazzo si improvvisa supereroe per dare la caccia al responsabile…


Baymax e Hiro Hamada in Big Hero 6Già che i Disney Animation Studios facciano una sorta di Avengers per un pubblico più giovane è una cosa che lascia perplessi, ma che poi lo facciano in maniera così insipida e poco interessante è davvero deprimente. E sì che fin dalla costruzione dell’universo in cui il film è ambientato – un mondo futuro in cui la cultura giapponese influenza fortemente gli Stati Uniti – sarebbe dovuto essere evidente il problema principale che il progetto si portava dietro: costruire la storia attorno alle potenzialità di marketing invece che alle necessità drammaturgiche.

Fred, Honey Lemon, Hiro Hamada, GoGo Tomago e Wasabi con Baymax sullo sfondo in una scena di Big Hero 6Non che Big Hero 6 sia privo di pregi, comunque. Se l’aspetto grafico è ottimo e il personaggio di Baymax ben riuscito, il modo in cui è trattata la morte – il più grande tabù dell’animazione hollywoodiana da Bambi in avanti – è realistico e convincente. Ma è l’unico slancio coraggioso in un film incapace di farsi ricordare per scene divertenti o tantomeno emozionanti, e che non lascia davvero nulla negli spettatori adulti se non la voglia di rivedere un capolavoro come Il gigante di ferro.


La locandina di Big Hero 6Titolo: Big Hero 6 (Id.)
Regia: Don Hall, Chris Williams
Sceneggiatura: Jordan Roberts, Daniel Gerson, Robert L. Baird
Fotografia:
Doppiatori: Flavio Insinna, Arturo Valli, Simone Crisari, Rossa Caputo, Davide Perino, Ludovica Bebi, Virginia Raffaele, Edoardo Siravo, Massimo Rossi, Stefano Crescentini
Nazionalità: USA, 2014
Durata: 1h. 42′


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Attualmente ci sono 13 commenti a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Sul film in questione non mi pronuncio non avendolo visto… prendo atto di quanto esposto dal Cassani;
    intervengo più che altro per apporre il mio sostegno sulla validità del bellissimo “Il gigante di ferro” che credo proprio, considerando l’imput, cercherò di rivedere a breve.

  2. Francesco Binini scrive:

    Non mi trovi d’accordo. Al di là del fatto che il “rosso” è eccessivamente punitivo, io ho trovato che il film funzioni, anche a livello drammaturgico. Se vuoi posso concederti che l’evoluzione dell’amicizia tra Hiro e il gruppo di nerd è eccessivamente veloce, ma mi sembra un voler cercare il pelo nell’uovo.
    Io ho trovato il film divertente, in linea con gli ultimi Disney. L’unica cosa che ‘stona’ un po’ (comune anche ad altri cartoni recenti – ad esempio Peabody and Sherman) è il teletrasporto , troppo difficile da capire per i bambini, ma per il resto è un film che ha un ottimo ritmo, godibile e divertente, anche se spesso gioca sul sicuro.
    La scena in cui Baymax e Hiro imparano a volare è notevole, così come l’immaginazione dell’interno del teletrasporto nel finale o il saluto tra il giovane e il robot (bha-a-la-la-la). La parte supereroistica forse è meno riuscita, ma solo perchè i personaggi secondari sono poco definiti. No, io non l’ho trovato per niente male.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Al film sulle prime avrei dato il semaforo giallo, ma ho scritto la recensione qualche giorno dopo averlo visto invece che subito il giorno dopo, e per tutto il tempo ho continuato a pensare a quanto mi fossi annoiato guardandolo. Alla fine ho deciso per il rosso, perché non c’è stato un singolo momento che mi sia davvero rimasto dentro dopo neanche una settimana (dal punto di vista positivo, ovviamente). Vero, la scena del volo è bella, ma cos’ha in più rispetto alla stessa scena di “Dragon Trainer”? L’unico vero pregio è quello che ho scritto in recensione, il coraggio di trattare la morte e l’elaborazione del lutto, che per i cartoni hollywoodiani è cosa rarissima.
    A me tutto il film è sembrato uno scimmiottamento di alcune caratteristiche degli adolescenti occidentali, messe insieme e banalizzate per provare a renderle simpatiche. Registicamente insegue sempre lo stupore dello spettatore con “effetti speciali e colori ultravivaci”, la costruzione dei personaggi secondari non esiste, come non esiste quella del mondo in cui vivono, e non fa mai davvero ridere. Poi non ti dico il fastidio nel continuare a sentire i personaggi dire ogni cinque minuti di se stessi che sono “nerd”…

  4. Francesco Binini scrive:

    E’ vero tutto quello che dici, ma a mio avviso il film nel suo complesso funziona. Possiamo dire che la scena del volo è uguale a Dragon Trainer, che quella della battaglia dei bot è uguale a qualcos’altro e sì, i colori ultravivaci e la costruzione dei personaggi… ma alla fine mi sembrano tutti dettagli. Io mi sono divertito e se devo pensare a cosa mi è rimasto dentro ti dovrei citare, oltre alla scena del volo, proprio i colori ultravivaci del finale, il saluto col pugno, tutta la sequenza della presentazione dei microbot, la riscossa nel combattimento finale, e molte scene con Baymax.

  5. Sebastiano scrive:

    Mi aspettavo molto, ma ne sono rimasto un po’ deluso.
    Forse il problema e’ che dovrei avere 40 anni di meno per divertirmi con un film cosi’.
    Ho rivisto proprio Il gigante di ferro settimana scorsa e devo ancora una volta ammettere che Alberto ha ragione.
    Buono nel complesso, per carita’, ma nulla di indimenticabile e in soprattutto ho trovato Hiro un bel po’ antipatico, cosa imperdonabile.

  6. Alberto Cassani scrive:

    Invece a me la scena dei microbot non è proprio piaciuta, anche se aveva tutte le possibilità per essere straordinaria. Probabilmente il quel caso l’ambiente buio e piatto, rispetto al resto del film anche solo fino a quel momento, l’ha un po’ azzoppata. Le altre cose che citi non m’hanno detto assolutamente niente, prima tra tutte il saluto col pugno. Invece Baymax è un personaggio costruito molto bene e di conseguenza efficace al punto giusto, e a cui la voce (modificata) di Flavio Insinna si adatta perfettamente.

  7. dikotomiko scrive:

    ciao e grazie per l’ospitalità, mi prendo questo spazio per dire che Big Hero 6 è un capolavoro, e la città di San Fransokio è quanto di più mirabilmente futuribile e realistico abbia prodotto la sci-fi dai tempi di Blade Runner. Sceneggiatura solida, ritmo, ironia e un robot indimenticabile,che in parte è Her in parte C-3PO. Disney+Marvel volano altissimo finalmente. Sarò lieto di ospitare eventuali tue considerazioni.

  8. Alberto Cassani scrive:

    Francamente mi sembra che il tuo entusiasmo sia leggermente esagerato.

  9. Il Re del Pop Corn scrive:

    Forse la recensione è un po’ troppo severa, ma – per quanto mi riguarda – il film è senz’altro sotto la sufficienza.
    Soprattutto a livello di sceneggiatura.

    A partire dal giovane protagonista, che va bene che siamo in una pellicola per ragazzi, ma mettere qualche limite al suo sconfinato “genio” non avrebbe fatto male.

    Ma soprattutto per quanto riguarda l’identità del cattivo, che sfido chiunque a non intuire già dalla sua prima apparizione…
    Aggiungiamo, poi, la pressochè totale carenza di battute riuscite (mi riferisco a quelle tra “umani”) e il fatto che i personaggi secondari siano caratterizzati poco o nulla (tra l’altro mi chiedo che senso abbia infilarci a forza una “squadra” di addirittura 4 comprimari, per poi abbandonarli a se stessi, senza una adeguata caratterizzazione e un vero ruolo nel film)

    Baymax è carinissimo e molto divertente, ma da solo non basta a rendere capolavoro un film di per sé mediocre

  10. Alberto Cassani scrive:

    Bentornato Maestà! La ragione della squadra di personaggi è semplice: questo cartone è ispirato a un gruppo di supereroi pubblicato dalla Marvel una decina di anni fa. Quello era però un fumetto serio (nel senso di classico supereroico, non un prodotto diretto ai più giovani) e nel film sono rimasti solo il nome e i poteri dei personaggi (a parte Baymax, che è un mutaforma sintetico) e l’ambientazione giapponesizzante.

  11. Andrea scrive:

    Beh Alberto, se permetti comunque parte come un film d’animazione molto “prudente” ma poi se ne discosta eccome. A me è rimasto impresso il primo scontro tra Hiro e i suoi Vs il cattivo con i Minibot, quando Hiro impazzisce e diventa FURIOSO, e quasi pazzo, per poi tornare in sè dopo che Baymax gli fa vedere i filmati del fratello. Penso che sia una svolta emozionale da parte del protagonista eseguita perfettamente, che riesce a rendere ancora più umano e ancora più evidente l’incredibile sconvolgimento di un ragazzo con certe responsabilità, che poi deve maturare di colpo. Ammetterai, assolutamente raro in prodotti di questo tipo.

    Detto questo, dire “che cos’ha la scena di volo più di quella in Dragon Trainer” è un paragone un po’ superficiale, no? E’ come dire “dopo Giuietta e Romeo, che senso ha fare un intreccio amoroso”?

  12. Alberto Cassani scrive:

    No: c’è una bella differenza tra l’idea alla base di un soggetto, che fa appunto solo da base e offre milioni di possibili sviluppi diversi, e l’impatto di una singola scena estrapolata dal suo contesto. Io non ho criticato la scena in sé, ma il fatto che la si porti a esempio dei pregi del film, quando appunto non ha niente di particolare rispetto a una scena che gli stessi spettatori hanno visto pochi anni fa.

    Quello che secondo me in questo film merita di essere davvero applaudito è il modo in cui sono trattati morte ed elaborazione del lutto, come ho scritto nella mia recensione e come noti tu stesso. Tra l’altro pensavo ne avessimo parlato più diffusamente nei commenti qui sopra, invece evidentemente erano quelli di un altro film. Il problema è che tutto il resto zoppica, aspetto tecnico a parte. Poi ci mancherebbe: rispetto a Planes questo è Quarto Potere, ma credo che sia uno dei cartoni Disney meno soddisfacente per il pubblico adulto da parecchi anni.

  13. Marco scrive:

    Concordo con la recensione di Albe.
    I pregi sono stati già enunciati (il personaggio di Baymax, l’argomento del lutto e la scena del volo), per il resto sceneggiatura insufficiente e personaggi quantomento antipatici e mai veramente divertenti nonchè superficiali. Antagonista più blando mai visto.

    Per lo meno “Zootropolis” ha una caratterizzazione dei personaggi più matura e meglio scritta, nonchè ispiratori di simpatia nonostante lo script non sia il suo punto di forza.

    Continuo a ritenere “Ralph” uno dei migliori della nuova Disney. “Frozen” ha dalla sua il bel rapporto fra le due protagoniste ma per il resto…piattezza unica.

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