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"Blue Jasmine" di Woody Allen

4 dicembre 2013 Recensioni 6 Commenti
Blue Jasmine

Warner, 5 Dicembre 2013 – Ritrovato

Sorelle adottate, Jasmine ha sposato Hal, magnate della finanza newyorkese che si è arricchito rubando al governo e agli amici, e Ginger è rimasta a lavorare in un supermarket a San Francisco. Ma quando Jasmine perderà marito e soldi tornerà dalla sorella – per ricominciare tutto da capo…


Cate Blanchett e Peter SarsgaardDopo l’ultimo esperimento europeo di To Rome With Love, Woody Allen ritorna in America e lo fa nelle due città simbolo del suo cinema anni 70, New York (Manhattan, Annie Hall) e San Francisco (Provaci Ancora Sam). Per farlo sceglie Cate Blanchett, che nell’universo dei film-di-Allen-senza-Allen deve raccogliere l’eredità nevrotica di Allen attore, sostenerne la presenza scenica, il campionario di battute ma anche (e soprattutto) il senso di angoscia. E l’esperimento funziona.

Cate Blanchett e Alec BaldwinBlanchett diventa Jasmine e dà forma ai drammi di una donna che trasforma il passato da strumento terapeutico a mostro ingombrante. La dolce vita di New York diventa un ricordo che si frappone in un gioco di flashback al presente di Ginger (Sally Hawkins), la sorella adottiva («ma con i geni peggiori»), che ha scelto di vivere a San Francisco, circondandosi di “perdenti”. E l’idea dei geni diversi diventa un diversivo in cui Allen racchiude la parabola di due sorelle unite da un destino comune. Perché se Jasmine è la bionda e raffinata inquilina di Park Avenue e Ginger ne è la brutta copia, entrambe vivono aggrappate all’idea di una vita diversa, a cui non riusciranno a dar luce. E questo non tanto per colpa di una genetica ingiusta, ma per una più generale incapacità di stare al mondo, che Ginger deciderà di soffocare nel compromesso di una vita semplice, e a cui Jasmine non riuscirà a tener testa.

Sally Hawkins e Andrew Dice ClayL’ansia, che nel primo Allen non era solo una caratteristica cronica dei personaggi ma riusciva ad aprire orizzonti narrativi e scenici nuovi (vedasi la seduta psichiatrica “a incastro” di Allen e Keaton in Annie Hall o le battute sugli antidepressivi preferiti del duo in Provaci Ancora Sam) in Blue Jasmine perde la sua componente ironica, la sua dimensione quasi spettacolare. L’ansia di Blanchett-Jasmine è un’ansia molto più intima, e forse per questo più coinvolgente. Vero, Jasmine si ritrova a parlare da sola per strada, mostra la sua fragilità agli altri (ed è stupendo il monologo con i due figli di Ginger), ma la sensazione è che dall’altra parte non ci sia nessuno in grado di ascoltare davvero.

Cate Blanchett, Max Casella, Bobby Cannavale e Sally HawkinsBlue Jasmine segna il ritorno ai grandi Leitmotiv di Allen: l’angoscia, la bugia e il tradimento (Crimini e Misfatti), il peso delle proprie origini come gabbia a tenuta stagna (La Rosa Purpurea del Cairo). Ma marca anche la loro evoluzione, in un tragitto in cui all’ironia si sostituisce una vena riflessiva più cupa, una prospettiva che rende Jasmine-Blanchett un personaggio umano, credibile e profondo.


La locandina statunitenseTitolo: Blue Jasmine (Id.)
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Fotografia: Javier Aguirresarobe
Interpreti: Cate Blanchett, Sally Hawkins, Alec Baldwin, Peter Sarsgaard, Andrew Dice Clay, Tammy Blanchard, Bobby Cannavale, Max Casella, Joy Carlin, Richard Conti, Glen Caspillo, Charlie Tahan, Annie McNamara, Daniel Jenks, Max Rutherford, Kathy Tong, Ted Neustadt, Andrew Long
Nazionalità: USA, 2013
Durata: 1h. 38′


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Attualmente ci sono 6 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Piaciuto. Ben narrato e girato.
    Maiuscola la prestazione della Blanchett ma molto brava anche la Hawkins.
    Nel complesso scorrevole.

    Domanda ad Albe: Allen ha portato più di un’attrice a vincere l’Oscar. Oltre alla già citata Blanchett quali sono le altre?

  2. Mirko scrive:

    Io so di Diane Keaton (“Io e Annie”) e Penelope Cruz (“Vicky Cristina Barcellona”) :)

  3. Alberto Cassani scrive:

    Anche Mira Sorvino e Diane Wiest (due volte). Tra attori e attrici Allen ha portato a una ventina di nomination, in totale.

  4. Marco scrive:

    Albe che ne pensi di “Magic In The Moonlight”?

  5. Alberto Cassani scrive:

    Diciamo che lo possiamo salvare ma non è niente di memorabile. Siamo più o meno sullo stesso livello dell’ultimo.

  6. Marco scrive:

    L’ultimo non l’ho visto ma concordo con te.
    Non mi è tanto piaciuta la prestazione di Firth però, troppo teatrale. A ‘sto punto meglio la Stone, molto più spontanea.

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