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"Bowling a Columbine" di Michael Moore

17 ottobre 2002 Recensioni 1 Commento
Bowling a Columbine

Mikado, 17 Ottobre 2002 – Straordinario

Il 20 aprile 1999 a Littleton, una piccola cittadina del Colorado, due diciassettenni entrano alla Columbine High School armati di fucili ed esplosivi e uccidono 12 compagni di scuola e un insegnante…


Marilyn Manson in Bowling a Columbine«Cosa direi ai sopravvissuti della Columbine High School? Non direi niente. Starei piuttosto ad ascoltare quello che hanno da dire loro, che è una cosa che nessuno ha ancora fatto». E’ di Marilyn Manson la frase più bella del film. Proprio dall’Anticristo salito in Terra, da colui che è stato accusato in varie sedi di essere la vera ragione del Male che pervade le giovani menti della Generazione X, arriva il suggerimento più sensato di un documentario che ci narra i retroscena di una vicenda che di sensato ha ben poco.

Il regista Michael Moore prova il fucile avuto in regalo da una banca per aver aperto un nuovo conto correnteIl 20 aprile 1999 è noto al mondo per essere stato il giorno del più massiccio bombardamento mai attuato dagli Stati Uniti nei confronti di una nazione straniera, nello specifico il Kosovo. Ma il 20 aprile 1999 è anche il giorno del massacro della Columbine, e partendo da quel massacro il regista Michael Moore chiede – e si chiede – quale sia la ragione che porta gli Stati Uniti d’America ad avere il primato mondiale di omicidi con armi da fuoco, facendo il vuoto nei confronti di tutti gli altri paesi (quasi 11.200 omicidi l’anno negli USA, contro i 400 scarsi della Germania).

Mark Taylor, uno dei superstiti della Columbine, che ancora porta un proiettile in corpoBowling a Columbine (il titolo deriva dal fatto che i due responsabili del massacro seguivano un corso di bowling alternativo all’insegnamento scolastico dell’educazione fisica) non è un bel documentario. Non è un buon documentario. Non lo è perché quando si gira un documentario bisognerebbe presentare una situazione – raccontare una vicenda – in maniera chiara, completa e acritica. Bisognerebbe astenersi dall’esprimere la propria opinione. Invece, Moore parte da quella che è la sua opinione riguardo l’eccessiva violenza negli Stati Uniti (troppo facile procurarsi un’arma da fuoco) e fa di tutto per provare di avere ragione. In questo realizza decisamente un film di propaganda, tant’è che quando la sua visione dei fatti vacilla (in Canada ci sono 7 milioni di armi da fuoco a fronte di 30 milioni di abitanti, eppure non si sparano addosso e nessuno chiude a chiave la porta di casa) rischia di esprimere la stessa opinione degli “esperti” (ehi: i telegiornali hanno un taglio più serio e sono meno terrificanti che da noi!), per poi tornare a battere la strada che voleva percorrere fin dall’inizio, finendo per sfiorare l’inconcludenza e finendo soprattutto per sottovalutare quella che sembra invece essere la ragione più plausibile della grande differenza tra i due stati nord americani: la serietà dei politici e la conseguente serietà dei loro programmi.

In alcuni stati degli USA si possono comprare munizioni di grosso calibro dal barbiereMa Bowling for Columbine è un film straordinario: Moore sa far cinema, sa giocare bene con il mezzo filmico, dimostra di saper raccontare con pochi fotogrammi tutte le sue idee, riesce a trasmettere emozioni con soluzioni originali e montaggi non banali. E sa fare critica: in una maniera leggera, ironica, quasi satirica, ma straordinariamente efficace. Nel corso del film dà spazio a gente spesso vituperata (Marilyn Manson appunto, ma anche il Matt Stone di South Park), fa parlare gente che i media “seri” non ascoltano (South Central L.A. è pericoloso? Non è vero e ve lo dimostro), sbertuccia quelli che comandano (in particolare Charlton Heston, ma anche gli ultimi tre Presidenti degli Stati Uniti) e soprattutto demolisce l’aura di serietà e onnipotenza che i media si portano dietro (parlare seriamente dei problemi seri non fa audience?).
Con lo scrittore Barry Glassner a passeggio per South Central, il quartiere nero - e "caldo" - di Los AngelesTutto questo, Moore l’ha fatto anche attraverso trucchetti assolutamente fuori luogo, in un documentario, ma l’ha fatto con un’efficacia e una chiarezza espositiva decisamente non comuni. Come non comune è la sua città natale: Flint, in Michigan, uno dei posti più poveri di tutti gli Stati Uniti. Una cittadina in cui, durante la lavorazione di questo film, un bambino di 6 anni ha ucciso una compagna di classe con un colpo di pistola, una pistola trovata in casa dello zio. Ma chissà? Forse se sua madre non avesse dovuto fare due lavori per pagare l’affitto, riuscendo così a passare un po’ più di tempo con lui, il piccolo non sarebbe diventato un assassino. Certo che i Potenti non hanno mai fatto nulla per aiutare veramente quella donna e tutti quelli che si trovano nella stessa situazione. Perché in fondo la donna, nera e senza marito, impastava dolci in un centro commerciale frequentato da benestanti, ed è così che il mondo funziona… It’s a wonderful world, isn’t it?


La locandina di Bowling a ColumbineTitolo: Bowling a Columbine (Bowling for Columbine)
Regia: Michael Moore
Sceneggiatura: Michael Moore
Fotografia: Brian Danitz, Michael McDonough
Interpreti: Michael Moore, George W. Bush, Dick Clark, Charlton Heston, Marilyn Manson, John Nichols, Matt Stone, Barry Glassner, Mark Taylor, Richard Castaldo, Chris Rock, James Nichols, Denny Ferrell, Evan McCollum, Tom Mauser
Nazionalità: USA – Canada, 2002
Durata: 2h. 03′


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Andrea scrive:

    Sono d’accordo con la recensione.
    Moore vede sempre quello che vuol vedere (questa considerazione in generale vale per tutti i suoi documentari). Solo che lui lo espone con una sagacia e una efficacia strepitosa.

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