Stai leggendo:

"Paper Soldier" di Alexey German Jr

2 settembre 2008 Recensioni 0 Commenti

Inedito in Italia – Esistenziale

Kazakistan, 1961. L’ufficiale medico Daniel Pokrovski lavora al fianco dei primi cosmonauti sovietici. Il suo compito è assistere alle prove delle navi spaziali, che per ora prevedono soltanto l’utilizzo di manichini e animali: il rischio di esplosioni, durante il lancio o l’atterraggio, è alto…


Un uomo in bicicletta in campo lungo gira intorno ad una casupola mormorando «tutto andrà bene». Un giro. Due giri. «Se mi metto su una ruota sola lui ce la farà». Quando inizia il terzo giro la bicicletta ricompare senza nessuno in sella.

Una scena di Paper SoldierCe ne sono parecchie di biciclette, in Paper Soldier, presentato in concorso a Venezia65. Biciclette protagoniste di varie scene dalla composizione suggestiva, ma anche biciclette come prodotto tecnico, come strumento e ingranaggio della tradizione russa insieme ad altre dimostrazioni delle capacità tecniche dell’Unione Sovietica del 1961. Presenza filmica spuria, perché trova spazio in un’opera soprattutto umana e umanistica. L’argomento è la corsa alla Luna, la preparazione, i dubbi e le speranze di un gruppo di tecnici e cosmonauti educati nel dopoguerra alla competizione assoluta con gli USA. Una Russia che allo stesso tempo “brucia i residui del recente passato stalinista”.

Chulpan Khamatova e Anastasya Sheveleva in Paper Soldier La tenaglia etica che stringe i protagonisti impone loro un’ideologia e al tempo stesso li mette di fronte a fallimenti tecnici, con manichini e animali che continuano a morire negli esperimenti di lancio. I prescelti del gruppo non hanno motivo di credere che per loro sarà diverso, eppure l’unica cosa a cui possono aggrapparsi è il mito dello spazio, di case sulla Luna in vent’anni, ed esploratori su Marte alla fine del secolo. Tra loro il medico Daniil è direttamente responsabile della salute dei cosmonauti, oltre ad essere un simbolico concentrato di frustrazione umana: non può essere un chirurgo come il famoso padre, non può risolvere il suo dilemma mettendo se stesso a rischiare la vita nello spazio perchè respinto ai test. Non può (sembra non potere) avere un figlio con sua moglie. Fatica a varcare l’ultima soglia della discussione di dottorato. La parabola di un uomo tra potere d’azione e impossibilità di agire ha uno spessore tragico di rara potenza e schiaccia la psiche del protagonista tra le ombre di Prometeo (citato nel film) e Amleto.

Una scena di Paper SoldierLa desolazione del Kazakistan che fa da sfondo alla vicenda offre paesaggi stranianti, essi stessi lunari, campi di prigionia in fase di smantellamento e un generale senso di disperazione sospesa tra passato e futuro. Per non tirar sempre fuori Tarkovskij, citazione che sembra d’obbligo per ogni film russo, Paper Soldier ricorda talvolta Angelopoulos per l’ispirazione iconografica. Capace di superare quasi indenne i rischi di un film di difficile fruizione grazie a puntelli spazio-temporali (gli incontri alla dacia, i campi, l’addestramento) e alla semplice, folgorante bellezza della messa in scena, il regista Alexey Geman Jr conferma con forza le buone impressioni che il suo Garpastum aveva lasciato qui al Lido tre anni fa e si staglia sugli altri film in concorso per respiro e profondità, se non per gradimento festivaliero.


La locandina internazionale di Paper SoldierTitolo: Bumažnyj soldat
Regia: Alexey German Jr
Sceneggiatura: Alexey German Jr, Vladimir Arkusha
Fotografia: Alisher Khamidhodjaev, Maxim Drozdov
Interpreti: Merab Ninidze, Chulpan Khamatova, Anastasya Sheveleva
Nazionalità: Russia, 2008
Durata: 1h. 58′


Percorsi Tematici

  • Non ci sono percorsi tematici collegati a questo articolo.
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Scrivi un commento







Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure puoi iscriverti alla pagina senza commentare.