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"Cannibal Holocaust" di Ruggero Deodato

29 marzo 2016 Recensioni 0 Commenti
Cannibal Holocaust

United Artists Europa, 7 Febbraio 1980 – Contraddittorio

Quattro giovani reporter spariscono durante una spedizione nella foresta amazzonica, dove si erano recati per girare un documentario sulle tribù cannibali locali. Il professor Monroe, noto antropologo, si mette sulle loro tracce e grazie al ritrovamento delle bobine girate dai ragazzi porta alla luce una crudele e inaspettata verità…


Una scena di Cannibal HolocaustA quasi quarant’anni dalla sua uscita, risulta ancora difficile collocare e comprendere del tutto un’opera come Cannibal Holocaust. È un semplice cannibal movie? È un (falso) documentario? È un film di denuncia sociale? O soltanto una furba mossa commerciale? In quest’ultimo caso sarebbe innegabile l’efficacia della pellicola, dato che ancora fa discutere e spacca in due (come una tartaruga marina, verrebbe da dire citando una delle sue tante scene raccapriccianti) critica e pubblico. Sicuramente l’etichetta di snuff-movie più volte smentita e l’alone di mistero attorno alla veridicità delle scene girate hanno stimolato la perversa curiosità di una fitta schiera di pubblico, che consolidatasi negli anni grazie al passaparola, è riuscita a elevare l’opera di Deodato a livello di cult movie. Certo è che le controversie moralmente stigmatizzabili presenti nel film, come le vere uccisioni di animali, hanno paradossalmente contribuito al suo successo.

Una famosa scena di Cannibal HolocaustCannibal Holocaust sembra essere uscito più forte dalle numerose azioni legali e dalle mutilazioni (stavolta) censorie cui è andato incontro nel periodo della sua distribuzione originale, grazie al sostegno di un pubblico sempre più numeroso, composto da vecchi estimatori e neofiti sostenitori dello splatter pornografico, di cui questo film è sicuramente uno dei progenitori. Tra i riconoscibili punti di forza della pellicola c’è sicuramente l’impianto narrativo, avanguardistico per l’epoca ma ormai abusato nella cinematografia contemporanea, ad avvalorare dunque la natura pionieristica dell’opera. Il ritrovamento del finto documentario girato dai quattro reporter permette allo spettatore di vivere due esperienze nello stesso film: dal viaggio del professor Monroe – che rappresenta una sorta di “warm-up” per gli stomaci degli spettatori – all’inferno verde dell’Amazzonia con il vero e proprio documentario.

Un momento di Cannibal HolocaustQuasi tutte le caratteristiche tecniche, esclusa la colonna sonora, appaiono nel film quasi invisibili, a testimoniare la ricerca dell’autenticità estrema, anche perché oscurate dalla violenza eccessiva che troneggia al di sopra di ogni elemento. È infatti la violenza stessa la protagonista di Cannibal Holocaust, sostenuta dall’ossessione di spingersi oltre i limiti per motivare la banale e qualunquista critica sociale sull’inciviltà dell’uomo occidentale, lanciando il quesito su chi siano i veri barbari.

Un'inquadratura di Cannibal HolocaustPurtroppo è il senso stesso dell’opera a svilire tutto ciò che di buono è presente al suo interno. La necessità di mostrare tutto è il credo dei reporter ma anche quello di Deodato, che probabilmente spinto da una critica ai suoi colleghi Jacopetti, Prosperi & co (Mondo cane) finisce per scivolare sulla stessa buccia di banana, riproponendone la stessa ipocrisia di base. Mostrare, e in questo caso praticare davvero, la violenza per sensibilizzare sulla stessa rappresenta un errore inspiegabile, che dimostra quanto Deodato sia differente dai cosiddetti “barbari” soltanto nella forma ma non nella sostanza.


Una delle locandine di Cannibal HolocaustTitolo: Cannibal Holocaust
Regia: Ruggero Deodato
Sceneggiatura: Gianfranco Clerici
Fotografia: Sergio D’Offizi
Interpreti: Robert Kerman, Francesca Ciardi, Perry Pirkanen, Luca Barbareschi, Salvatore Basile, Ricardo Fuentes, Gabriel Yorke, Paolo Paoloni, Pio Di Savoia, Luigina Rocchi
Nazionalità: Italia, 1979
Durata:1h. 32′


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