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"centochiodi": incontro con Ermanno Olmi

23 marzo 2007 Interviste 0 Commenti
centochiodi

Atmosfera particolare quella che si respirava al Cinema Quattro Fontane di Roma dopo la proiezione di centochiodi, nuova e a quanto pare ultima fatica del grande Ermanno Olmi. Attesissimo, visti anche gli argomenti messi in campo, il maestro ha dato sfogo a tutta la sua passione e lucidità intellettuale…


Raz Degan con il regista Ermanno OlmiNel suo film, è la cultura o la religione ad essere messa in discussione?
A volte è più religione una cultura cui decidiamo di sottometterci. Ci sono molte religioni materiali che credono di portare cultura e civiltà nel mondo, ma queste dottrine non considerano mai la differenza tra educazione e disciplina: la disciplina è il ferreo rispetto delle regole, l’educazione è il ferreo rispetto per gli altri.

Il film è durissimo con la Chiesa, specie nella figura del Monsignore: come possiamo leggere, perciò, la figura di questa specie di Cristo?
Ogni volta che un dogma sovrasta l’uomo, questi necessita di una rivolta. Cristo come uomo ribalta tutti i dogmi, per questo chiunque viva come Cristo, è Cristo! Il miracolo dell’acqua e del vino dimostra che il vero segreto di quel miracolo è la compagnia: è insieme agli altri che l’acqua diventa vino.

Cos’è la follia? L’unico viatico per la salvezza?
L’atto di follia, quello che serve per liberarsi dalle regole, dalla schiavitù del profitto, è solamente la testimonianza di un gesto sincero, come i ragazzi che vanno ad attaccare i propri lucchetti al Ponte Milvio: è il gesto liberatorio di un amore che non vuole vincoli imposti, nonostante negli ultimi giorni, questo gesto sia stato ingiustamente banalizzato.

Il professore dice, verso la fine, che sarà Dio a dover rendere conto dei propri peccati all’umanità: condivide questa affermazione?
Il Dio di cui parlo nel film è quello nel nome del quale si sono commessi delitti e atrocità belliche, è la maschera dell’umanità, come evidenzia la situazione mondiale al momento. Ognuno di noi sente di aver bisogno di un aiuto superiore, che ci parla e ci interroga, che – soprattutto – non ci comanda mai. Ogni volta che non siamo leali con chi amiamo, la persona e quindi Dio, c’interrogano. E’ la sincerità la chiave di Dio, quella che fa interrogare noi stessi nei momenti estremi.

Nel film si parla di nuovo povertà, di gente semplice e del Po…
Bisogna riscoprire l’essenziale, il calore dei momenti lieti e cordiali, il ritorno ad una vita economicamente ed ecologicamente sostenibile. Per correggere la malsanità delle nostre vite. Crescere nel mondo rurale che racconto mi ha lasciato molto e mi ha aiutato a regolarmi negli eccessi, ma non deve mai diventare una nuova religione, quanto una scelta libera.

Per quale motivo questo sarà il suo ultimo film di finzione, per tornare d’ora in poi ai documentari?
Anche Tolstoj smise di scrivere romanzi, ed io voglio smettere di raccontare storie di finzione, anche perché il cinema è questione economica, tra l’altro. Ed in questo momento, per uscire dai meccanismi di finanziamenti – che comunque non mi sono mai mancati – che ho voglia di realtà, del sentimento della realtà, di strada e mondo. I progetti sono uno su Terra Madre, una comunità agricola moderna, ed un altro sulla trasformazione del complesso Falk di Sesto San Giovanni, vicino Milano. E poi ho il progetto di un film sulla gioia…

Il Leitmotiv del filmè quello della memoria, come i libri, pietra dello scandalo: e i film?
Non sempre i ricordi meritano di essere ricordati, così come non tutti i libri meritano di essere letti. Quello contro cui il professore si scaglia è l’arroganza dell’accademismo, dalla cui ribellione sono nati i più grandi geni.

Luna Bendandi ed Ermanno OlmiIl film parla dell’eliminazione dell’autorità e della religione: ma l’uomo, così, può salvarsi?
Le religioni portano il mondo verso il baratro, perché non sono più (se lo sono mai state) modi per regolare il pensiero: ogni rivoluzione, storicamente, è diventata una religione. Solo Cristo è riuscito a sradicare questo modo di pensare, peccato che poi ci abbia pensato il cattolicesimo a rovinare tutto.

Se il suo film venisse presentato a Cannes, sarebbe contento?
Io sono libero di fare i film come voglio e i produttori di promuoverli come credono. Non amo i Festival, vista anche la mia età, ma all’estero è meglio perché capendo poco si creano situazioni buffe.

Per concludere, la domanda che di solito si fa per prima: cosa l’ha spinta a fare questo film?
Proprio perché era il mio congedo da un certo tipo di cinema, volevo che fosse un congedo lieto, sereno, sebbene serio, pieno della voglia di un compagno di strada come Gesù.


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