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Come un gatto in tangenziale di Riccardo Milani

24 luglio 2018 Recensioni 0 Commenti
Come un gatto in tangenziale

Vision, 28 Dicembre 2017 – Banale

Giovanni, facoltoso componente di un think tank, torna da un viaggio e scopre che la figlia si è fidanzata con un coetaneo della peggior periferia romana. Decide allora di seguire i due, e in questo modo conosce la famiglia del ragazzo, in particolare la pittoresca madre. Lo scontro è inevitabile. Però, ben presto…


Passano più o meno cinque minuti dall’inizio del film, prima che una donna misteriosa distrugga il parabrezza dell’auto guidata da Antonio Albanese. Ma, dopo quell’inquadratura, è già chiaro l’evolversi della storia. Non si può certo dire che la trama di Come un gatto in tangenziale sia un film originale e non sono originali nemmeno i dialoghi o le situazioni. Tantomeno è originale il messaggio che la pellicola si sforza – con ogni evidenza possibile – di trasmettere. Film sull’integrazione, sul (difficile) rapporto tra classi sociali differenti, sugli amori impossibili che vanno avanti nonostante abbiano tutto e tutti contro ne sono stati fatti a decine. Insomma, Come un gatto in tangenziale fa della banalità la sua cifra distintiva e non regala allo spettatore nessun brivido legato alla sorpresa.

Ci sono due elementi fondamentali che permettono al film di Riccardo Milani di elevarsi dalla mediocrità alla quale era condannato: Antonio Albanese e Paola Cortellesi. I due attori non solo sono perfetti per i loro ruoli, ma grazie alla loro esperienza e alla loro bravura riescono a dare un senso a tutta la pellicola: grazie alla loro presenza scenica, ai tempi comici perfetti riescono a far ridere anche quando la battuta è telefonata e riescono a essere credibili in ogni situazione. Certo, Sonia Bergamasco e Claudio Amendola sono bravi, la sceneggiatura (a otto mani, tra cui quelle della stessa Cortellesi) tira fuori qualche buona idea e anche la regia prova a rompere qualche schema con l’uso – discreto – di grandangoli spericolati, ma se il film si regge in piedi è solo merito dei due attori protagonisti. Le capacità interpretative di Albanese gli permettono di essere sempre all’altezza della situazione e la Cortellesi riesce ad apparire meravigliosamente fuori posto ogni volta che entra in contatto con il mondo “ricco” di Albanese.

Ben lontano dall’essere un film perfetto, Come un gatto in tangenziale è una commedia che riesce a essere divertente in modo costante per tutta la durata della proiezione. Se da un lato mancano scene sfacciatamente divertenti, dall’altro non ha mai cadute di tono e si regge sempre in equilibrio, senza mai diventare volgare. Anche la riflessione sul tema delle differenti e apparentemente incompatibili classi sociali, funziona in modo egregio, pur nella leggerezza generale del discorso: non scade mai in discorsi drammatici o patetici.

Come un gatto in tangenziale è la classica commedia italiana come ce ne sono tante, innocua nei confronti dello spettatore e che scivola addosso senza quasi lasciare traccia se non un generico buon ricordo di aver visto qualcosa di positivo e di qualità. Se il valore aggiunto è sicuramente la performance dei due protagonisti e una regia discreta ma attenta, sarebbe bello se la commedia nostrana tornasse a occuparsi di temi sociali non semplicemente come un contorno per scatenare ilarità, ma come un modo per creare (anche) una riflessione seria.


La locandinaTitolo: Come un gatto in tangenziale
Regia: Riccardo Milani
Sceneggiatura: Furio Andreotti, Giulia Calenda, Paola Cortellesi, Riccardo Milani
Fotografia: Saverio Guarna
Interpreti: Paola Cortellesi, Antonio Albanese, Sonia Bergamasco, Luca Angeletti, Antonio d’Ausilio, Alice Maselli, Simone De Bianchi, Claudio Amendola
Nazionalità: Italia, 2017
Durata: 1h. 38′


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