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"La moglie del poliziotto" di Philip Gröning

24 novembre 2013 Recensioni 0 Commenti
La moglie del poliziotto

Satine Film, 25 Novembre 2013 – Frammentato

Un poliziotto di un piccolo paese ha una moglie e una bambina. Sarebbero una perfetta famiglia felice, se non fosse che lui picchia la moglie. E mentre i lividi sul corpo di lei aumentano, la donna tenta di insegnare alla figlia l’amore per la vita e verso il padre…


Una scenaUna famiglia: lui, lei, e una bambina piccola. Lui fa il poliziotto, è un uomo mite, e lavora in un piccolo paese. Lo vediamo impegnato nei rilievi di un incidente e nell’uccidere un capriolo investito da un’auto. E’ un uomo dolce, che accarezza la moglie e la bambina, canta con loro e fa quello che un padre normalmente fa con la sua famiglia. Gröning ci mette quasi un’ora a mostrarci il tema del film, e lo fa con leggerezza: in una carrellata sul corpo di lei, sulla coscia, si nota un livido. Da quel momento i lividi aumenteranno, fino a ricoprire quasi completamente il corpo della donna. Non c’è un perché. Nell’algida regia di Gröning non c’è una resa dei conti, una scena madre, una provocazione, un motivo. Ci sono scatti d’ira, spesso ingiustificati. Il male si insinua nella coppia lentamente e cresce in modo costante, ma senza che lo si veda, senza odio, senza malvagità. L’uomo che picchia la moglie non è un “cattivo”, non è uno sbandato, e questo rende quello che vediamo sullo schermo ancora più insopportabile, proprio perché sfugge alla nostra comprensione. Così come ci sfugge come possa esserci ancora amore in quella famiglia.

Una scenaNon ci sono scene violente, accelerazioni di ritmo, esposizione del male. Il male è sempre sottinteso, cresce dietro le quinte, si nasconde e si insinua nella famiglia e negli animi ma non si mostra mai, né al pubblico né ai personaggi. La moglie del poliziotto è un film che cresce lento e letteralmente soffoca e angoscia lo spettatore riuscendo a creare una insostenibile pressione pur senza essere mai davvero violento. Ma lo spettatore deve essere predisposto, deve volere lasciarsi trascinare, abbandonare, al gorgo della violenza domestica perché Gröning fa di tutto per rendere la visione difficile: spezza il film in sessanta brevi capitoli che spezzano il flusso della narrazione, procede in modo lento (forse qualche minuto in meno avrebbe giovato al ritmo, senza danneggiare il discorso filmico) e algido e lascia completamente sulle spalle dello spettatore l’interpretazione e il giudizio su quello che succede. Gröning non giudica, non condanna, espone senza esporsi, non esprime un giudizio e ci presenta un film imperfetto, forte, denso e pesante ma troppo lungo con troppe scene, troppi capitoli che troppo spesso uccidono un discorso che proprio per questo diventa meno efficace.


La locandinaTitolo: Die frau des polizisten
Regia: Philip Gröning
Sceneggiatura: Philip Gröning
Fotografia: Philip Gröning
Interpreti:David Zimmerschied, Alexandra Finder, Pia Kleemann, Chiara Kleemann, Horst Rehberg, Katarina Susewind, Lars Rudolph
Nazionalità: Germania, 2013
Durata: 2h. 55′


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