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"Escape Plan" di Mikael Håfström

22 ottobre 2013 Recensioni 3 Commenti
Escape Plan - Fuga dall'inferno

01 Distribution, 17 Ottobre 2013 – Raffazzonato

Ray Breslin è un professionista dell’evasione: per anni si è fatto rinchiudere in diversi penitenziari per metterne alla prova la sicurezza. Con l’ultimo incarico, però, Ray viene tratto in inganno, e può sperare di riconquistare la libertà solo con l’aiuto del misterioso Rottmayer…


Arnold Schwarzenegger e Sylvester StalloneQuando un progetto nasce male, c’è poco da fare per correggerne il tiro, e questo è il caso di Escape Plan. Dopo aver cambiato tre registi e altrettanti attori protagonisti (Bruce Willis, lo stesso Schwarzenegger, poi rientrato come coprotagonista, e infine Stallone), il progetto ha finalmente visto la luce sotto la direzione del mediocre Mikael Håfström, che nemmeno stavolta sembra riuscire a infilare un’idea decente di regia che sia una. Vero è che la banalità del soggetto non lo aiuta ma, complice anche la presenza dei due attempati protagonisti, l’impressione è quella di trovarsi di fronte a un film realizzato fuori tempo massimo.

Arnold Schwarzenegger e Sylvester StalloneL’inizio non promette neanche malissimo, con una prima evasione presentata in due tempi che sembra strizzare l’occhio a una narrazione contemporanea, ma da lì in poi la storia si divide nettamente in due e le cose prendono una brutta piega. La parte in carcere è più che altro teatro di una vecchia messa in scena per due leoni del genere, in un tripudio di battutacce (spesso fiacche) e strizzatine d’occhio che in senso negativo si piazza appena un livello sotto i due episodi de I mercenari.
Arnold Schwarzenegger e Sylvester StalloneL’aspetto positivo della cosa è che Stallone e Schwarzenegger riescono a portarsi abbastanza bene il film sulle spalle, contribuendo a dare un tono più deciso a una storia che altrimenti mancherebbe di ritmo e stimoli interessanti. Il vero problema è la parte ambientata al di fuori della “Tomba”: anche volendo sorvolare sulla piattezza totale dei personaggi, spesso la logica del racconto si fa desiderare (il piano diabolico degli antagonisti) e la confezione tecnica si dimostra di un livello davvero imbarazzante, con una fotografia e un montaggio inguardabili.

Sylvester Stallone e Arnold SchwarzeneggerIl cast di contorno dimostra solo di essere stato seguito poco e male dal regista, e se ci si può aspettare che James Caviezel e 50 Cent siano degli autentici cani, dispiace vedere sprecati Vincent D’Onofrio e Sam Neill. Questa è solo l’ultima conferma del fatto che i principali motivi d’interesse che Escape Plan può offrire sono essenzialmente extra-testuali, ovvero vedere nuovamente insieme sullo schermo due pilastri del cinema d’azione più ignorante di qualche anno fa. Il film soddisferà probabilmente i fan non troppo smaliziati della coppia, ma non offre di certo un intrattenimento memorabile.


La locandinaTitolo: Escape Plan – Fuga dall’Inferno (Escape Plan)
Regia: Mikael Håfström
Sceneggiatura: Miles Chapman, Arnell Jesko
Fotografia: Brendan Galvin
Interpreti: Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger, Jim Caviezel, Faran Tahir, Amy Ryan, Sam NeillVincent D’Onofrio, Vinnie Jones, Matt Gerald, Curtis “50 cent” Jackson, Caitriona Balfe, David Joseph Martinez, Alec Rayme, Christian Stokes, Graham Beckell
Nazionalità: USA, 2013
Durata: 1h. 45′


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Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. Fabrizio Degni scrive:

    Non chiamateli “rottamati”… Ammetto che ci vuole coraggio e tenacia per girare film del genere e farlo anche con una certa convinzione, peculiarità che di certo non mancano a due icone del cinema hollywoodiano, una eternamente mascellata e sfigata con e dal mondo, l’altra, prima della svolta “governativa”, vero e proprio deus ex machina dell’ignoranza con stile e humor ma a suo, e mio, modo, comunque grandioso.
    Il film parte da un’idea che almeno è originale, l’Houdini che anziché liberarsi dai cubi piedi d’acqua deve fare le scarpe ai servizi di sicurezza dei carceri piu’ blindati al mondo ma per, diciamo, interessi superiori, il lavoro si rivela per quella pietra tombale che schiaccia tanti che non lo hanno.
    Le cose però sono meno scontate (almeno facendo finta di non capirlo…) di quello che sembrano e il semper eterno mai piu’ mascella-moscia Stallone mostra un’intelligenza ed un acume a cui McGyver di certo avrebbe aspirato solo dopo sessioni di training autoipnotiche (“io so meglio dell’A-Team…).
    Commando qui invece fa la parte della spalla, ne prende tante sacrificandosi per il bene superiore (la l….à) ma poi con un slow-motion in onore dei tempi che furono, il regista, senza stavolta chiedergli di mostare il fisico, di fare tabula rasa di una legione intera.

    Alla fine del film ci sono tanti di qui ? che si pensa magari ad uno scherzo del destino, chesso tipo un gatto nero che passa durante le riprese e taglia di netto la pellicola, e poi amen, ma la realtà è che qui, l’unica cosa tangibile, è la mascella di Stallone (si lo era praticamente a 3/4 di schermo) smoothata da una decisa iniezione di botulino che ha finito di asfaltare ogni mimica facciale.

    Voto… 3 ma giusto perché Swarzy è un grande.

  2. Plissken scrive:

    Quando Schwarzy, Sly, Van Damme & company erano all’apice della carriera ero un ragazzo e quindi la visione dei due terrificanti capitoli dei “Mercenari” e di questo “Escape plan” è stata assistita dall’effetto nostalgia, che non solo mi ha permesso di uscirne indenne, ma anche di trovarmi stampato in faccia un sorriso beota complice nel giustificare bonariamente il lavoro di vecchi miti della celluloide.

    Spero che ciò non possa mai accadermi anche per le canzoni di Toto Cutugno… in tal caso, sparatemi pure.

    Tornando ai film in questione, se non fosse per la partecipazione di Sly e Schwarzy credo non sarebbero nemmeno stati distribuiti; mi chiedo se gli incassi al cinema derivino dagli ultraquarantenni o se il dinamico duo abbia trovato nuova linfa presso le schiere dei più giovani. Comunque per i motivi di cui sopra la cosa non mi disturba ed eventuali nuovi progetti dei due ragazzoni non mi troveranno certo avverso.

    A proposito… tra i vari film sul generis che ho visto ultimamente il migliore, o meglio, quello che mi è piaciuto di più è senz’altro “The last stand”.

  3. Marco scrive:

    Concordo con la recensione.
    Non mi ha annoiato più di tanto durante la visione, l’inizio e la parte centrale sono discreti anche se si pecca di dialoghi, purtroppo nelle scene finali diventa la solita americanata con sparatoie, fughe, stunt vista e stravista. I mediocri effetti CGI poi non l’aiutano.
    A parte il soggetto il resto è dimenticabile.

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